lunedì 15 settembre 2014

di viaggi, di camminate sul fiume e di passere al vento

Ieri sera dopo la camminata, durante la mega cena ( si deve portare qualcosa da mangiare e per fortuna esageriamo tutti ) mi sono ritrovato a parlare di teatro, di politica, di madri anziane, di viaggi, di morosi che scappano peggio dei soldi, ancora di viaggi, di figli viaggiatori e artisti, di ulivi in mezzo alle campagne e dei casini della mente. Che quando mi metto a parlare dei casini della mente con il mio amico Stefano, poi ne usciamo fuori di testa tutti e due come se già non lo fossimo un pochino di nostro. Infatti Stefano mi chiama zio. Bella la camminata, un pochino strana e diversa dal solito. Meno rituale, meno teatrale delle solite, ma altrettanto fascinosa e misteriosa. Tanta la gente giovane, ero praticamente il più vecchio. No dai , eravamo in tre ad essere i più vecchi. E Marco, il mio socio Zappa, continuava a rimarcare che le altre camminate erano più belle. Ma mi sono preso una bella soddisfazione. Mi piace , con l'aiuto della notte e ieri anche di una natura selvaggia a tratti, piena di rumori , stridii di uccelli e di echi tumultuosi di fiume, mi piace fare perdere la cognizione di spazio e di tempo. E ad un certo punto Marco, il mio socio Zappa, mi chiede “non riesco ad orizzontarmi e qua non so dove siamo”. Cioè sul fiume Oglio a Pumenengo, casa sua. Ho iniziato a volare. Mi piacciono queste camminate, mi piace quando non si parla e si sentono le persone, mi piace il popolo dei vaganti notturni, mi piace quando ci si sente protetti e una serata così mi ci voleva proprio. C'erano anche le stelle. Poi stamattina presto, solito rituale del caricare le valigie in macchina e partire, che non sono proprio i viaggi che desideravo per la mia vita, ma si deve fare e si fa. Sono cresciuto iper blindato e d'estate , quando il lavoro era tanto, i miei per tre mesi mi scaricavano su nelle colline dal fratello di mio padre che aveva una figlia già grande e anche i vicini avevano quattro femmine e un maschio, già grandi pure loro. I maschi non c'erano mai per cui sono cresciuto fra le donne, ascoltavo i loro discorsi e di nascosto spiavo i loro riti. Come le donne anziane che non tagliavano mai i capelli, li scioglievano di notte e la mattina qualche colpo veloce, annodati in testa, li nascondevano sotto un grande fazzolettone scuro. Ho tanti buchi di memoria di quei periodi, stavo bene ed ero coccolato da tutte ste donne, ma mi mancavano i miei anche se, quando c'ero io litigavano sempre e quando non c'ero andavano d'accordo. Avevo paura delle mucche , delle galline e di tutti quegli animali che di solito vivono in campagna, comprese le bisce e anche i topi. E quando le donne iniziavano il taglio e la cucitura per la trasformazione dei galletti a capponi, io terrorizzato mi nascondevo dietro qualche angolo e immancabilmente qualcuna mi chiamava “vieni li tagliamo anche a te”. Loro ridevano e io scappavo urlando. Ricordo le discese al fiume per abbeverare le vacche e per prendere l'acqua da bere, l'unica fonte che c'era in zona. E il ritorno era una meraviglia , con scene che spesso ho cercato di riportare nei miei spettacoli. Le vacche in fila indiana, di fianco le donne con un secchio per mano e uno in testa. Secchi di zinco pieni di acqua e mai ne sia caduto uno. Io dietro aggrappato alla coda dell'ultima mucca che come fanno le mucche, se devono cagare, cagano. Le ninna nanne mancate e i secchi di zinco, oltre ai fiumi, rimangono la mia dolce ossessione. Le figlie del vicino già in età di accoppiamenti e molto vivaci, giravano sempre senza mutande sotto la gonna e ogni tanto mi trovavo faccia a faccia con quegli strani peli. Più avanti negli anni avevo saputo che una delle ragazze era rimasta incinta senza fidanzato, in realtà ne aveva due e i genitori e il fratello l'avevano cacciata di casa, poi l'hanno ospitata i miei fino al momento del parto quando è ricomparso uno dei due fidanzati e ha accettato di essere lui il padre. Padre si fa per dire dato che la bimba è cresciuta e lui non l'ha mai considerata. Anche un'altra delle figlie era rimasta incinta e li si sapeva di chi era la “colpa”. Allora il padre e il fratello della ragazza sono andati a recuperare il “delinquente” e a suon di botte l'hanno convinto a sposarla. Ho ritrovato più tardi negli anni queste ragazze ormai anziane, ma, pur con vite difficoltose, avevano mantenuto la leggerezza delle loro risate e delle loro passere al vento. Volevo parlare di storie e storiacce di donne che le mie ricerche attuali fanno ritornare a galla, ma mi sono venuti in mente alcuni episodi di quel periodo, episodi che spesso mi tornano e sempre rimangono un pochino strani o quantomeno bizzarri. Piccolissimo , età forse due anni, questa storia, poi diventata di “dominio pubblico”, me l'ha sempre raccontata mia madre. Arrivano due ragazze, vestite elegantemente, scarpe con tacco e macchina fotografica e improvvisamente vedono me. Si ero bellino e i capelli sempre tirati a banana, ma che due ragazze forlivesi eleganti e con scarpe coi tacchi si aggirassero fra i sentieri polverosi delle colline romagnole con tanto di macchina fotografica per fotografare me, con la scusa che cercavano un bimbo per la pubblicità di una celebre marca di biscotti, non sta in piedi. Mi hanno raccontato che mia madre ha iniziato a litigare e ha impedito loro mi facessero le foto. Sempre per non dimenticare, anni 50 e ancora la miseria del dopoguerra. Qualche anno dopo, io 5, 6 anni sempre dagli zii, le ragazze non c'erano, solo le donne anziane. E' sceso improvvisamente dal sentiero alto un giovanotto elegante e bello, un venditore. Di solito i venditori che giravano le campagne, almeno quelle delle colline, arrivavano sporchi, sudati, pieni di mercanzie e puzzavano pure. Ancora di più degli uomini che lavoravano nei campi. Le scarpe, quando ce le avevano, erano consumate e decisamente non pulite. Io avevo cinque o sei anni eppure questo episodio l'ho stampato come una foto. Io continuavo a guardarlo, il giovanotto era bello, elegante, pulito, era imbarazzato, sudato, aveva scarpe genere mocassini, bellissime. E io sognante e innamorato continuavo a guardarlo . Non aveva mercanzie solo dei campioni di stoffa. Stoffe pesanti per vestiti, aveva versato della benzina per dimostrare che non prendevano fuoco, non chiedeva anticipi, ma solo ordinazioni. Le donne erano incantate per le stoffe, ma non si fidavano. Troppo bello, troppo pulito , troppo elegante, troppo diverso dagli altri, le donne non si fidavano e non hanno comprato nulla. Lui continuava a guardare me e faceva domande genere “ma di chi è figlio questo bel bambino?” e cose del genere. Le donne hanno rifiutato gentilmente qualsiasi tipo di acquisto e sono corse ad accalappiarmi che già stavo inseguendo il giovanotto. Poi delle convulsioni mie, non so esattamente il periodo e non ricordo assolutamente nulla. Sono stato male diversi mesi, ma non ricordo nulla. Mi hanno detto che le convulsioni erano state causate da una indigestione . Ma tutte le volte che ho chiesto indicazioni maggiori ho trovato muri pesantissimi. Ogni tanto, nelle sue attuali allucinazioni, mia madre parla di due uomini violenti che volevano “portarmi via”. A me? Ho amici e amiche che farebbero carte false pur di essere portati via da qualcuno, due poi sarebbe il massimo. Avevo fatto la camminata dicevo, quella di sabato in notturna sul fiume Oglio, ero contento. Quando sono sceso, non c'era neanche tanto traffico in autostrada e pensavo fanculo le origini, in questo periodo non ne ho proprio voglia. Non posso continuare a girare queste pur splendide strade spesso sterrate in mezzo ai greppi, burroni e avvallamenti delle colline romagnole. Avrei delle cose concrete da cui partire, ma la sto prendendo alla larga e tutto diventa sempre più incasinato. Non posso permettermi di andare giù di testa oltre quello che son già di mio. E questi fantomatici fratelli, più grandi di me, oramai saranno già vecchi e ci mancherebbe che debba badare pure loro. Arrivo tranquillo in struttura e mi faccio i complimenti per il mio carattere cercando di convincermi che sono una roccia. La mattina andata un po' così, il pomeriggio con mia madre abbiamo riso tanto. Mitico Enzo. Improvvisamente mia madre dice : “ma ti dispiace avere saputo che hai dei fratelli?” sempre specificando che lei è mia madre e non ha adottato me, ma ha adottato loro. Chi li ha mai visti? Ma quando le chiedo chi erano, dove abitavano come si chiamavano questi fratelli e i genitori di questi fratelli, lei ritorna muro. E ritorna questo Giorgio, quello più piccolo degli altri, quello più grande di me di qualche anno. Cerco di cambiare discorso, non ho voglia di massacrarmi ancora il cuore e la testa, riesco a cambiare discorso e poi prima di andare, mia madre mi dice di aspettare : “deve arrivare Giorgio, lui è sposato è già nonno, ma vuole che tu vada a dormire a casa loro”. Ma basta con questi fratelli che non mi hanno mai cercato e mia madre serafica : “sbagli, è da questa estate che ti stanno cercando, sanno che esisti, ma non sanno chi sei e non sono ancora riusciti a trovarti”. Il posto dove sono nato, non quello che mi hanno sempre detto, quello reale, lei lo chiama Germania, ma le indicazioni sono talmente precise che il posto è quello. Della madre dei ragazzi miei fratelli, diceva che era morta durante i bombardamenti. Poi quando facevo notare che durante la guerra io non ero ancora nato, mia madre si arrabbia. Da discorsi successivi sembra comunque che questa donna sia morta, forse in maniera cruenta e subito dopo il parto. Del padre, mia madre dice che non saprebbe dove rintracciarlo, l'ha visto solo una volta e l'ha sempre chiamato il tedesco. L'unica persona che ho incontrato in un sopralluogo della settimana scorsa , era uno dei 18 abitanti di questo paese che allora di abitanti ne faceva 400. Era anche di un'altra zona, si era innamorato del posto e c'era andato ad abitare. Mi ha detto che alla fine della guerra , c'era un insediamento di tedeschi, che c'era anche un podestà, per il resto non sapeva dirmi nulla. Credo risulti lampante come io non possa essere figlio di un tedesco, ma cosa intenda per tedesco e germania mia madre, non sono riuscito a capire. Morale della favola: stavo così bene quando abbiamo terminato la camminata... L'ho già raccontato, l'anno scorso al cimitero,( mi viene in mente adesso, subito dopo il crollo di mia madre), c'era questo signore, poco più alto e poco più grande di me, due tre anni. Minutino, magrolino, eleganza antica. Una bella giacca di lana, quelle di qualche anno fa, tagliata su misura, ben pettinato, pulitino , bellino, aveva qualcosa di strano, di diverso dagli altri. Mi avevano colpito i suoi capelli, che pur pettinati sembravano i miei, l'aria quasi da maestro o dottorino di campagna, le mani grandi e rovinate da contadino e un sorriso dolce educato e triste. Ho realizzato solo dopo, quando ormai eravamo lontani. La parentela non è solo una questione di sangue o di geni, la parentela è con chi stai, con chi vuoi bene, con chi divide la tua vita e le tue esperienze per cui non ho bisogno di andare a cercare delle madri , dei padri o dei fratelli. Non avrei bisogno. E' quell'omino di cui non ricordo nulla se non i particolari che ho raccontato, è lui, che parlava con delicatezza e gentilezza con mia madre tenendole le mani, è lui che non mi è stato presentato, è lui che forse si chiama Giorgio, che vado cercando.


giovedì 11 settembre 2014

tutto sarà giocato a dadi

Stratosferica pioggia da paura stanotte, ora c'è il sole e fino a domenica il tempo dovrebbe restare bello. Ho già concluso i sopralluoghi per la camminata in notturna di sabato e tutto sarà giocato a dadi. Così come il cavaliere e la morte nella loro interminabile partita a scacchi del “settimo sigillo”. Ho un percorso chiaro da cui si dipanano tanti altri percorsi. Escluso la parte iniziale e la parte finale che sono quelle ( con relative azioni ) , ad ogni bivio, incrocio o altro, io contro tutti. Chi vince stabilisce da che parte andare e ad ogni bivio una strada è tranquilla rilassante, l'altra conduce a posti da paura. Ci sarà la possibilità di rimanere sempre asciutti o magari di finire nel fango o in mezzo a boscaglie inesplorate. Il caso non esiste completamente e anche se è impossibile prevedere tutte le possibili varianti, conosco abbastanza bene i posti per evitare che ci possa perdere . Che poi non sarebbe male, la notte e il buio aiutano a perdere la cognizione di spazio e tempo, quindi se poi ci si dovesse perdere, da qualche parte si arriva. E' la vita che voglio raccontare ed esplorare, sono i fantasmi che ci annebbiano la mente che devono uscire per lasciare posto alla leggerezza. Sono le cose non dette, i magoni che uno si porta nel cuore, sono i dettami di una società che ci impongono di tenere tutto dentro. Come se i magoni, le ferite, i dolori e le cose belle appartenessero solo a noi e non anche agli altri. Perchè la solitudine e le paure da soli, in coppia in gruppo, sono una brutta cosa e ci rincretiniscono e ci fanno cattivi intolleranti. Perchè dividere , anche se per poche ore e sotto forma di gioco leggero, il proprio essere persona , mano nella mano di fianco ad altri essere persona è , in questi periodi, di deflagrante possibilità. Io non faccio per gli altri, faccio per me. E così chiederò ai partecipanti quando le carte stabiliranno, (oltre i dadi ci saranno anche le carte) oltre i percorsi, quali azioni fare. Dirò non pensate al narcisismo della bella figura o di “faccio questo per o contro”, dirò fate fare qualcosa che voi desiderate fare, qualcosa che voi vorreste fare e dividetelo. Dirò di osare. Passando a parlare di me, ma va?, oltre la situazione di mia madre, e la mia che mi sono stancato di andare in giro a cercare è che sto scoprendo in maniera negativa dei lati di parenti di mia madre, lati che non avevo mai considerato. Anni fa a Bologna avevo visto un film indiano, non ricordo il titolo. Un ragazzo vestito elegantemente, si toglie gli abiti e sotto ha mutande e canottiera sporche e stracciate. A volte cade la maschera delle persone e ti trovi la merda. A volte invece trovi dei fiori. Non voglio più sprecare energie a dove sotto c'è la merda, anche se appartiene a parenti, le mie energie le voglio dedicare a dove sotto ci sono fiori. Stamattina appena sceso dalla macchina, qua a Romanengo, mi ha investito un fortissimo odore di borotalco. Che con tutto il rispetto e l'amore per Romanengo, non è proprio il posto da fresco odore di borotalco. Magari qualcuno ha fatto il bucato ed ha esagerato con l' ammorbidente. Per ritornare alla camminata di sabato, so benissimo che nella vita non sempre c'è possibilità di scelte, però spesso ci sono dei bivi e se non si sta fermi, da una parte o dall'altra si deve andare. Senza voltarsi indietro e senza rimpianti. Chiederò ai partecipanti di osare, le paure e i pericoli che si creeranno, saranno solo mentali. Enzo ti amo

venerdì 5 settembre 2014

va avanti te che a me viene da ridere

Il mio sogno da vecchio, praticamente fra poco, mi piacerebbe una casa con un frutteto, un orto, un giardino e tanti animali tenuti liberi, compreso un asino. Poi penso che avrei bisogno di una persona che mi accudisca giardino frutteto orto e animali e il mio sogno si infrange. Per adesso ho il cane che fra poco fa i due anni e non ci siamo ancora stancati. Sto continuando a fare sogni strani contorti e non riesco a ricordare. Continuo a pensare che i sogni aiutino a dare e trovare quesiti e risposte, adesso che non ricordo i sogni, rimangono i quesiti e le risposte nascoste nella nebbia. E la nebbia non è il vuoto, ma una diversa percezione della realtà, per cui vedi ombre e fantasmi e la tua mente ha voglia di impazzire. A Cesena mi stanno succedendo strani incontri, magari con la scusa del cane o altre cose banali. Infatti ho sempre voglia di tornare a casa mia.  Gente che mi ferma, sorride, comincia a fare domande del genere che ti verrebbe da rispondere: “cazzo vuoi da me?” Poi dopo ore pensi a questi strani incontri e inizi a “catalogare”. Quelli che hanno il cane e non gliene frega niente di te, ma del tuo cane. Si è bello da impazzire, infatti dico sempre: è uguale a me. Quelli che tu parli e improvvisamente aprono il cuore e pensi: ma come fa un organo tutto sommato piccolino a contenere tanta roba? Quelli che comunque sono incontri magici che ti regalano un soffio di leggerezza e di sorriso. E fra questi incontri magici ce n'è qualcuno ancora più strano. Non credo alle casualità. Casualità è una volta, due volte, tre volte. Alla quarta volta pensi “ ho la calamita?”. E fra queste una due tre quattro volte - lasciamo perdere i miei angeli barboni di cui parlo spesso, ci sono , mi compaiono, mi dicono qualcosa, mi sorridono scompaiono, ma fanculo fermati un pochino di più. - ci sono delle persone che riescono a fermarmi con qualsiasi scusa e vanno dritto al sodo con le domande. Di dove sei, quanti anni hai, che lavoro fai, prima però mi parlano di sé. Io sono tonto e realizzo dopo: generalmente fra i 25 e i 40 anni, il loro italiano ha un accento delle colline su verso le montagne ai confini con la toscana, la pelle, poco pelo, è abbronzata, i capelli neri e hanno qualcosa di familiare. Dopo a ripensarci mi chiedo se casomai siano figli di qualcuno che sto cercando anch'io. Il problema è che lanciano dei segnali, ma l'ho detto sono tonto e realizzo solo dopo. Genere l'ultimo, penultimo, un ragazzotto con un cane enorme. Io cerco di evitarlo, il suo cane è maschio, il mio con i maschi non sempre ci va d'accordo. Praticamente mi insegue e ha una strana allegria, i cani si annusano si accovacciano e continuano ad annusarsi, io temevo si sbranassero. Mi dice che ha trovato il cane a … cioè un paese vicino a dove mi hanno sempre detto che sono nato. Il giovanotto parla solo in italiano pur con l'accento delle colline. Mi dice che vive con la sua ragazza a... cioè a metà strada da dove dovrei essere nato a quell'altro paese, quello sulle carte. Mi da l'impressione che abbia studiato, ma dice che lui ama i trattori e gli piace lavorare nei campi e nelle vigne. Tutte situate nelle zone che dovrebbero essere quelle della mia nascita. Dice tutto lui, salvo poi terminare con le domande di rito : come ti chiami , di dove sei, quanti anni hai, che lavoro fai. Mi aveva incuriosito il nome del suo cane , nome che adesso non ricordo, un nome strano e gli chiedo cosa vuol dire. Mi risponde che c'è un libro tal dei tale, neanche questo ricordo, che parla dei partigiani delle nostre colline – nostre? - e il figlio di uno di questi partigiani aveva questo nome. Con un grande sorriso se ne è andato. Poi ho chiesto ai miei amici che abitano in zona parchetto e che tutto vedono e tutto sanno, ma nessuno ha mai visto quel ragazzo neanche quel cane. Poi a casa ho pensato , ma questo qua abita in campagna e porta il cane a fare un giro nel parchettino di città? Quel ragazzo , lui era alto e bello, ma aveva i miei colori e una struttura degli occhi e del volto che mi risultavano familiari. Praticamente ogni volta che scendo faccio incontri di questo genere. Escluso l'ultimo, un signore grande grosso elegante, ma anche lui porca miseria stessi colori e stessa familiarità del volto, che mi si piazza davanti, grande sorriso e buongiorno mi dice, sorride ancora e se ne va. Fanculo, buongiorno. Ho tante paure, tante incertezze, tanti pudori. Non riesco a fare domande dirette a mia madre, già è in confusione di suo e aldilà dei dati che ho già certi, il resto continuano a rimanere supposizioni. E quando lancio per aria qualcuna di queste supposizioni, mia madre si incupisce e improvvisamente ritorna nel sonno e nel silenzio. Oggi ho lanciato una ipotesi la più probabile, fatta come una sorte di gioco. Mia madre ha capito e si è arrabbiata : “ non capisci che parlare di queste cose mi procura un grande dolore?” ed è ritornata in confusione. Salvo poi che se non parlo io , parla lei a raffica, mescolando realtà indizi e fantasmi. E poi sono io a dire “oh ragazza, se devi dirmi qualcosa dillo, non tirarmi matto”. E lei : “ma io te lo sto dicendo”. E il mio diritto a sapere si scontra con il rispetto e l'affetto che comunque devo a questa donna. Per cui stai zitto Enzo, tienti il tuo magone per te e la prossima volta che ti capitano situazioni strane con persone che hanno diverse caratteristiche simili alle tue, inizia anche tu a fare domande. Sabato prossimo , sabato 13 mi pare, conclusione di questo periodo strano con una delle mie ennesime camminate notturne sul fiume. E' dedicata ai sogni , quelli di notte, ai fantasmi, al destino. Sarà diversa, io sempre la guida, ma non ci saranno azioni esterne. Le azioni e gli attori saranno i partecipanti e non ci sarà neanche un percorso prefissato, ma tanti percorsi possibili che di volta in volta, il caso il destino le carte il capriccio o non so cosa, ci indicheranno di seguire. Volevo iniziare a lavorare ad un mio nuovo spettacolo, ma in questo periodo non ho né il tempo né la concentrazione, però inizierò tanti lavori e il primo sarà la conclusione del laboratorio che i casi della vita , a giugno, non mi hanno permesso di terminare. L'altro giorno in televisione parlavano di Argentina e hanno detto una frase che mi ha colpito tantissimo : “quando non c'è più nulla da perdere c'è tutto da guadagnare”. In questo periodo mi sento al tracollo umano psicologico sociale politico e chi più ne ha più ne metta. Ho qualcosa da perdere? No. Che poi è una domanda che mi faccio sempre. Abbiamo qualcosa da perdere? No , solo da guadagnare. Sono sicuro che se e quando riuscirò a trovare qualcuno dei miei fratelli, o mi mandano affanculo loro, o li mando io. Per adesso fanculo alle sfighe e alle malinconie, voglia di ridere e di sorridere non mi abbandonate mai

mercoledì 20 agosto 2014

Succedeva un agosto di tanti anni fa

Succedeva un agosto di tanti anni fa. Colline romagnole su verso gli appennini e la Toscana. Due ragazzi sposati da pochi anni, una piccola casa di sasso in affitto. Lui bello alto moro, sembrava un attore di cinema, quelli americani. Lei bella , piccolina, capelli lunghi castano chiaro pettinati a boccoli. Anni 50, grande miseria, lavoro poco o niente, la voglia di fuga con la speranza di un futuro migliore. Lui, figlio di contadini, il padre rossiccio di capelli, la madre castana, tanti fratelli, tutti con una somiglianza sorprendente fossero nati mori, castani o biondi, tutti alti, un pò selvatici, ma belli. Lui era il penultimo (ultimo maschio) di questa grandissima famiglia e ancora ragazzino era stato mandato a lavorare e a vivere dal fratello più grande, in un altro paese, lì su quelle colline Romagnole che avanzavano verso gli appennini e la toscana. Lei, pure loro contadini, il padre piccolo , biondo occhi azzurri, grande puttaniere, la madre alta mora pelle bianca. La ragazza, terza di cinque figli, grande voglia di vivere, carattere ribelle, non amava lavorare nei campi. Voleva fare la sarta, il meccanico, qualunque cosa , ma non lavorare nei campi. Allora ogni tanto rubava la bicicletta ai fratelli per andare ad imparare a cucire, oppure la cavalla del padrone , una cavalla matta che nessuno riusciva a cavalcare e fuggiva attraverso i calanchi. Anche lei e i suoi fratelli , caratteristiche genetiche fortissime, sembravano uno la copia dell'altro. Una romagna contadina povera e chiusa in cui spesso se una ragazza diventava madre veniva buttata fuori casa o costretta a sposarsi o a buttare via il figlio, o se una donna non riusciva ad avere figli veniva chiamata con disprezzo “la mula”. Lui abitava in cima ad una collina, nella casa in affitto del fratello, lei nella collina di fronte, nella casa dei genitori. Si sono incontrati un giorno e dopo qualche mese già sposati. Alle cinque di mattina, un giorno di novembre. Non avevano soldi per un abito da nozze, non avevano voglia di dirlo a nessuno o chissà quale altro motivo. E senza lavoro e senza soldi sono andati a cercare una stanza da abitare e li si sono trasferiti. Carattere forte lei, aveva passato ragazzina la guerra e mentre gli altri andavano nei rifugi, perchè in quella zona passava la famosa linea dei tedeschi, lei prendeva le mucche e le portava a pascolare così riusciva a portare i messaggi anche ai partigiani nascosti. Carattere ostinato lui, curioso di tutto, Peter Pan per tutta la vita, aveva abitato un'altra zona e della guerra ricordava le bombe e gli inglesi che erano entrati nella loro cantina e si erano ubriacati. Si erano incontrati e da subito avevano deciso che volevano stare assieme per tutta la vita. Pur litigando in continuazione , ma era la loro maniera di amarsi. Ora lui è morto, dopo tante malattie, due anni fa, il febbraio della grande neve, seppellito nel cimitero di quel piccolo paese. In una giornata con cumuli di neve alti fino a sei metri e un cielo pulito che si poteva vedere in lontananza il mare. Lei dopo tante malattie e la morte di quasi tutti i suoi familiari, è crollata definitivamente alla morte di lui, ora dopo mesi di coma, vive in uno stato di semi coma, dentro una struttura. Volevano una famiglia grande, nonostante la miseria, ma sognavano una famiglia grande, tutta loro. La prima figlia , alta, pelle chiara e capelli castani, nata prematura, era morta dopo poche settimane di vita. Nelle foto il volto di una neonata carina, incorniciata di pizzi e una coroncina di fiori di campo. Forse lei non poteva avere più figli, infatti diverse gravidanze naufragate. E quell'agosto lei  era ancora incinta, c'è una foto di lei con il pancione assieme a suo padre. I capelli mossi dal vento e il sorriso imbarazzato dei contadini che si fanno fare la foto. Ma cosa sia successo in quell'agosto ancora non si sa. E' un segreto che lei vorrebbe mantenere e portare con sé nella tomba. Un segreto che aldilà di suo marito e di sua madre, nessuno , almeno dei parenti conosceva o sapeva. Probabilmente un altro bimbo nato morto, o nato e morto subito. Un bimbo probabilmente biondino , alto e cui forse era già stato dato un nome. Da una altra parte su di un'altra collina, a pochi chilometri di distanza, un altro dramma, ancora non si sa, ma nasceva un altro bimbo, scuro e con gli occhi da orientale. Probabilmente ultimo di altri fratelli, tutti a quel tempo molto piccoli. Cosa sia successo nel giro di un giorno e di una notte di quel fine agosto di tanti anni fa, ancora non si sa, dato che nessuno doveva sapere. Neanche la levatrice, ora morta, una delle tante amanti del padre della ragazza che correva a dorso della cavalla matta, ha mai parlato. Da una parte un ragazzo e una ragazza, belli, giovani, senza lavoro e già alcune gravidanze naufragate, dall'altra chissà, tante troppe ipotesi. Ricorre un nome, Giorgio. E' il bimbo biondino nato e poi morto? E' il bimbo di due anni e mezzo , fratello di quello appena nato? Nei suoi deliri di sonno ormai quasi continuo, la donna ha raccontato piangendo che lei e suo marito erano troppo giovani e troppo poveri per potere prendere anche il bimbo di due anni e mezzo. Sta di fatto che quella notte di agosto il neonato con i capelli nerissimi e gli occhi a mandorla diventa il figlio della coppia che l'ha tenuto nascosto e mostrato ai parenti solo giorni dopo. Perchè nessuno aveva assistito ai parti e al passaggio. Così scuro questo bambino che una cugina della madre aveva esclamato “se non fosse finita la guerra, avrei detto che era il figlio di un marocchino”. Nel frattempo questo bambino cresceva e per una sorta di miracolo, pur diversissimo, assomigliava in maniera incredibile alla madre. Per cui nessuno si è mai fatto domande. Lui si, sempre a disagio con tutti, così diverso da tutti i propri parenti, non considerato dal padre e iper protetto dalla madre, lui si le domande se le faceva . Perchè per esempio i due nomi, uno all'anagrafe e un altro con cui era cresciuto e poi i due giorni di nascita, nato il 28 o il 29? E i tanti misteri , come quei signori che ogni tanto comparivano per avere sue notizie. Ora quei due ragazzi di allora sono diventati vecchi, lui è morto, lei con il corpo e la mente che non hanno più voglia o capacità di lottare. Anche il bimbo è diventato grande e ormai sta diventando vecchio pure lui. In un attimo di lucidità della madre le ha chiesto :” non voglio sapere , mi stai dicendo che è un grande dolore per te e troppa fatica parlarne, ma mi stai dicendo troppe cose, una contraria all'altra, ti va di raccontarmi cosa è successo realmente quei giorni di agosto di tanti anni fa?”. Lei lo guardato, gli ha sorriso e gli ha risposto : “ l'unico dono bello che la vita mi abbia mai regalato”. Ora questo bambino con la pelle sempre un pochino abbronzata e gli occhi a mandorla, è diventato grande e si avvia a diventare vecchio. E' un po' strano, solitario, sempre a disagio con il mondo, vive con un cane e da sempre è abituato a raccontare i propri sentimenti al vento o a qualche pagina di quaderno o di computer. Non ha mai festeggiato un compleanno, chissà perchè ne ha sempre avuto paura e non si è mai voluto bene dato che era sempre così diverso da tutti. In questi giorni mi sono accorto che a questo uomo che non sa se è Enzo o Giuseppe, che non sa se è nato il 28 o il 29 o forse prima, ora un pochino in confusione e a volte in apatia pericolosa, sono affezionato. E anche se non sa e forse non saprà mai, vorrei dare un abbraccio e dirgli che gli voglio bene. Forza Enzo , Giuseppe o chissà cosa sei, abbiamo la pellaccia dura, buon compleanno.

martedì 5 agosto 2014

Vorrei andare un pochino oltre le questioni di Romanengo


Vorrei andare un pochino oltre le questioni di Romanengo, cioè il teatro Galilei che continuerà ad esistere e Piccolo Parallelo che continuerà ad esistere pure lui, ma ormai irrimediabilmente separati. Non è una novità, da 26 anni che siamo a Romanengo, da 26 anni che diversi non vogliono il teatro a nostra gestione. E ora che  hanno vinto le elezioni, cosa vanno a dire ai propri elettori?: ci teniamo Piccolo Parallelo? Non cadiamo dal pero e non siamo le belle addormentate che improvvisamente si svegliano. Io sono contento di questa situazione. Qualche anno fa volevo andarmene io, ma questioni altre come per esempio la partecipazione ad alcuni bandi per cui diventava importante anche il nostro nome, ci hanno costretto moralmente a rimanere. Bandi non piccoli che hanno permesso per esempio di finanziare i corsi di musica della scuola o il bando legato alla ristrutturazione del castello di Romanengo. Peccato che di queste cose non ne abbia parlato nessuno. La gestione di un teatro costa, ma fare passare in continuazione questi costi come finanziamento a Piccolo Parallelo , questa è una delle cose che non riesco a digerire. Comunque in ogni caso , molto meglio una chiusura così eclatante, che non uscire di scena in silenzio. Succede , 26 anni fa, che un piccolo paese di provincia con un sindaco illuminato chiama noi e altri attori e ci dice “ abbiamo un teatro, facciamo già delle cose estive, cosa ne facciamo?” Noi allora si era a Bologna ed eravamo uno dei gruppi emergenti entrati poi nel progetto “la giovine Italia” voluto da Bartolucci e appoggiato da Franco Quadri. Per chi non sa chi siano : due dei nomi di rilievo del teatro italiano. Sempre in quel periodo stavo lavorando in diversi spettacoli , oltre i nostri, come “attore di giro”. Ma Bologna cominciava a starci stretta e a me di fare l'attore di giro, stavo proprio male. E ci piacciono le sfide. Avevamo la possibilità di realizzare una utopia. All'inizio contattati per consulenza artistica, poi da un certo punto ci è stato richiesto di seguire tutta la gestione del teatro. Il comune non riusciva a stare dietro i contratti , le contabilità, le fatture e soprattutto non poteva più pagare le persone che lavoravano in teatro con le famose collaborazioni con ritenuta d'acconto. Tutti costi che dovevamo gestire noi e dati con fattura a Piccolo Parallelo. Che se non sono soldi per finanziare Piccolo Parallelo, sono comunque tanti per un piccolo paese. Salvo che la maggior parte dei soldi arrivavano dalla regione e dalla provincia e non si è mai detto che Piccolo Parallelo (Marco in questo caso) seguiva e curava , assieme agli amministratori, tutte le pratiche di finanziamento . Che poi come si fa una domanda di finanziamento, ogni amministratore sa e non mi sembra il caso di specificare pubblicamente. Se da una parte posso dire che se in Italia un finanziamento viene dato in base al deficit che riesci a dimostrare, dall'altra per quanto riguarda solo i conti della parte che competeva a noi, i conti sono in regola. E' rimasto purtroppo un grosso buco di bilancio, questo si cosa grave. Tu devi spendere prima i soldi e poi il finanziamento ti viene dato. Succede, è successo, che soldi dovuti e già in delibera della provincia di Cremona, siano confluiti da altre parti e poi scomparsi. E' successo tre volte nella storia di Piccolo Parallelo a Romanengo. La prima è stata una questione umana complicata, un furto alle casse del comune e i soldi dei biglietti degli spettacoli veicolati nella amministrazione generale per cercare di tappare questo buco. La seconda riguardava Odissea. Noi e tutti i sindaci del versante bresciano di Odissea siamo andati in provincia. Grandi complimenti , l'incitamento a continuare e la “sicurezza” che i soldi promessi sarebbero arrivati. Purtroppo anche qua , scomparsi non si sa dove e grossa e naturale crisi di tutti i sindaci bresciani. La terza ho detto, riunioni interminabili,legali agguerriti, ma di questi soldi non c'è più traccia. La cosa si è molto grave e riguarda i rapporti fra le istituzioni, però addebitare anche questi costi a Piccolo Parallelo mi sembra eccessivo. Poi da cinque anni, nessuna gestione del teatro, ma collaborazione con il comune per la realizzazione delle rassegne ( serale, domenicale e mattutina per le scuole) . Ormai non ci sono più soldi dalla regione e dalla provincia e Piccolo Parallelo , in questi cinque anni, si è assunto il rischio di impresa. Questo ha comportato una serie di problemi che forse tali non sono. Il comune ci diceva , il teatro è nostro e non siete voi. E' successo che noi abbiamo seguito le nostre rassegne, per le prove chiedevamo e ci accodavamo a tutte le richieste per l'uso della sala, per il resto non abbiamo più messo piede in teatro. Non avendo più la disponibilità economica di un tecnico fisso ( non nostro, ma del teatro) tutti quelli che andavano, si arrangiavano come potevano. E in cinque anni è scomparso un po' di tutto, dai cavi al mixer luci fino alle cassette degli attrezzi. Per non parlare delle lampade dei fari. Hai un bel da spiegare : “ quando il faro è acceso, non si può spostare e le lampade non si possono toccare con le mani”. Ma aldilà delle polemiche rimane il ricordo di una bella e affascinante avventura. Marco è più attaccato al territorio di me. Io non ho territorio, non so neanche da dove arrivo ( comunque colline romagnole) , sono abituato a vivere con le valige di fianco al letto, non mi sento di Cesena e purtroppo non mi sento di nessuna parte. Mi innamoro di un posto e delle persone di un posto e li vado e così vorrei fare ancora per i prossimi anni. Anni fa ( 28 anni fa) in trentino un amico mi aveva detto: “ tu ormai sei di questi posti, sei quasi uno di noi, ma ricorda sempre che non sarai mai uno di noi”. Vero. Questa frase l'ho tenuta sempre in mente, salvo che poi nessuno è di nessuno e nessuno appartiene a qualcosa o qualcuno. Mi sono innamorato di questi posti, chiamati la bassa, mi sono innamorato di un progetto, ho cercato di capire e di studiare tutto quello che potevo, per cercare di capire, per inventarmi forse una appartenenza che in realtà non c'era. Negli ultimi anni non ho più neanche rapporti affettivi o di sesso. Non voglio legami se non con il mio cane e con Piccolo Parallelo appunto. E in questi anni di innamoramento, qualcosa è nato, qualcosa abbiamo costruito e credo lasciato. Ora purtroppo sta andando a catafascio tutto. In provincia di Cremona ormai sono solo due i teatri che funzionano, Crema e Cremona, si rassegne ce ne sono, ma tutto sommato cosine. Anche dei festival importanti è rimasto solo il nostro. Per fare un teatro non è sufficiente un elenco di spettacoli, occorre una linea, occorre una idea, una utopia e un cuore. Piccolo Parallelo continua, ci sarà la stagione invernale denominata “teatri di pianura”, ci sarà ancora Odissea. Manca una casa di riferimento, abbiamo avuto diverse offerte, ma ancora non ci sentiamo di accettare. Per ora la nostra casa di riferimento rimaniamo noi. Ho guardato Marco e gli ho detto “ porca miseria siamo invecchiati”. Mi ha risposto “pensa per te”. Volevo che Romanengo diventasse “ città di cultura e di pensiero”, desideravo tanto che venisse scritto in grande dappertutto. Oggi dovevamo stabilire la data per la prossima camminata in notturna che voglio sia strepitosa e Marco mi propone : 29 agosto cioè data del mio compleanno. Eccessivo. L'altro giorno mia madre, in uno dei suoi risvegli dal sonno ormai continuo, mi dice “io muoio il 29 agosto” . E' da 20 anni che mi dice “io muoio il tal giorno”. Le ho risposto “ morirai come tutti quando è il tuo momento”. Però per scaramzia abbiamo deciso di fare la camminata in settembre :Sabato 13 settembre. Sto dormendo pochissimo , le giornate in ospedale e le corse in autostrada incominciano a farsi sentire. Il mio cane dopo qualche abbandono in casa di amici è regredito e mangia solo se gli sto vicino e mi sta sempre appiccicato per paura me ne possa andare. Senza riferimenti purtroppo ormai neanche familiari, eppure sono stranamente felice. Ringrazio tutti per questi anni e vorrei concludere riportando due fra le tantissime mail che ci sono arrivate

Potranno toglierci il teatro ma non potranno mai toglierci il fiume, il pianalto, il mulino, i luoghi magnifici che hanno ospitato centinaia di spettacoli. L'anima di chi ama il teatro in tutte le sue manifestazioni, non si dissolve con dei no imposti. Noi tutti rimaniamo con Voi, non ci slegheranno così facilmente. Il popolo nomade non si ferma, segue la traccia polare in cerca di una casa accogliente e sincera. Tutto il vostro lavoro serio ed onesto di questi anni rimane davvero un patrimonio per chi non ne può più  di quest'epoca. Fermarsi sarebbe un delitto. “

Non abbiamo suggerimenti. Solo pensiamo che Piccolo Parallelo non solo faccia parte della storia di Romanengo, ma, molto di più, fa parte della nostra vita, della nostra famiglia. Ci ha dato soprattutto la possibilità di scegliere, perché questa è stata (e sarà) la vostra forza: spettacoli diversi per pubblici diversi, senza la presunzione di avere la verità in tasca. Questa è la cultura che ci piace; non è monotematica, non è accondiscendente, non vuole fare proseliti, ma da a ciascuno la possibilità di riflettere e di elaborare le proprie convinzioni. Ognuno ha la propria "vocazione" e voi avete quella del teatro: per questo sappiamo che non ci deluderete e ovunque metterete in scena le vostra passione, NOI saremo lì con voi”

Grazie ancora di cuore a tutti , prossima volta ritorno con le mie solite cazzatine di ordinaria quotidianità. La vita rimane pur sempre una cosa tanto bellina. Un abbraccio e ciao

venerdì 25 luglio 2014

Ma tutto il resto è vita

Finalmente sono riuscito a venire su, almeno per due giorni e anche se pochino, mi sembra un regalo bellissimo. Già settimana scorsa ero riuscito ad andare a San Martino dall'argine in quel del mantovano per la nostra replica di Caravaggio. E anche li, file interminabili in autostrada, ritorno di notte con una stanchezza da farmi stramazzare, ero felice. Mia madre, aldilà delle disperazioni di sua sorella o dei pronostici dei medici, è uscita parzialmente dallo stato di coma, ora ogni tanto si sveglia e riesce a concludere anche dei discorsi. Fortuna ho trovato un medico in gamba che mi ha ascoltato. Avevo detto : “ ne sono consapevole che la morte può arrivare da un momento all'altro, per giunta è così per tutti, però finchè c'è vita perchè non ragionare sulla vita?” Ora sempre intubata, è stata dimessa ed è in struttura. Il medico salutandomi mi ha ringraziato per il mio entusiasmo, ottimismo e per il mio carattere. La sorella di mia madre che si è disperata 45 giorni “è mia sorella e rimango qua quanto e quando mi pare” sembra quasi dispiaciuta che non sia avvenuto quello che si aspettava. Devi andare al mare?, vacci. Mi diceva “piuttosto che vederla così preferisco che muoia” parla per te, io preferisco che rimanga viva. Ne ho visti tanti di questi casi. Gente a disperarsi, a piangere, a organizzare mentalmente il funerale, poi al primo segno di miglioramento si defilano. Una persona non ha bisogno della presenza costante quando è in stato di coma, ma dopo, quando capisce e sente e ha bisogno della vicinanza. In venti anni che seguo i miei per tutte le malattie e operazioni possibili e immaginabili, ho vissuto tanto in ospedali e ho visto tantissima gente morire. In questi 45 giorni, sarà che il reparto era di lungodegenza, la moria è stata una cosa nauseante. Non ho troppa paura della morte e tanto meno di una persona che muore. Poverino che paura può fare. Quello che mi ha sconvolto è scoprire quanta gente ancora giovane viene colpita da alzheimer. C'erano alcune donne e uomini attorno ai 50 anni e già ammalati. Pensavo che l'alzheimer colpisse solo persone anziane. Fra questi cinquantenni ce n'era uno che si chiamava Mario, sempre sorridente e perso. La moglie era disperata perchè Mario amava spogliarsi e fare pipì dove capitava. Ho fatto amicizia con loro e tutte le volte che li vedevo dicevo “ se ti togli il pistolino, te lo taglio” e tutte le volte che mi vedeva , come i bambini, Mario si teneva le mani davanti al pistolino. Le prime volte le infermiere urlavano. Hai poco da urlare, chi si caga addosso e chi si spoglia, è la malattia, punto. In questi giorni non abbiamo avuto tempo, ma prossima settimana andiamo a liberare il teatro delle nostre cose rimaste. La situazione era chiara, ma giustamente Marco dice “ non voglio rimanere nel dubbio, mi deve essere detto chiaramente”. Infatti è andato a parlare con la nuova amministrazione e la risposta “ non abbiamo intenzione di continuare nessuna collaborazione con Piccolo Parallelo”. Chiaro. Nessun dramma e nessun vittimismo, d'altronde le parole spese in questi anni sono state pesanti ed è un po' difficile passarci sopra. Io penso che ogni amministrazione abbia il diritto di portare avanti le linee che ritiene opportune, quindi, da parte nostra, nessun appello, nessun vittimismo, si inizia un'altra storia. Ci sono in ballo alcune convenzioni, ma non saremo noi ad appellarci a queste convenzioni. Vivendo praticamente come me, 20 anni in ospedali tra il dolore , problemi vari e questa cosa incorporea, ma sempre presente, chiamata morte, uno pensa che la vita è sempre una cosa bellina e per questa bisogna lavorare. Per la vita appunto e senza strascichi. Come ho già detto un'altra volta, auguro alla nuova amministrazione buon lavoro, sinceramente e di tutto cuore. Si muore per malattie, per incidenti, per guerre, per fame, per disperazione, ma tutto il resto è vita.


martedì 1 luglio 2014

una ninna nanna prima di essere buttati

Avevo preso diversi impegni per questa estate, impegni di lavoro, invece un po' alla volta ho dovuto rinunciare a tutto o rimandare. Un amico mi aveva chiesto :”come sta tua madre?”. Gli avevo risposto :”hai presente un computer quando improvvisamente va in stand by e non sai se potrà ripartire o essersi fermato completamente?” . Dopo tanti ricoveri in ospedali e pronto soccorsi, dopo un pacemaker in urgenza e un successiva caduta rovinosa, da un mesetto - messi da parte gli sproloqui e i fantasmi di una demenza ormai galoppante- mia madre è entrata in una sorta di sonno continuo che ormai , vista la quasi totale assenza di segnali, può definirsi coma o precoma. E stai li senza potere fare nulla in attesa o di una improbabile ripresa o del crollo definitivo. Parenti non ne ho avvertiti, ad esclusione di una zia, ultima sorella di mio padre che però appena vista mia madre in queste condizioni è andata a casa e gli ha preso un ictus e dell'ultima sorella di mia madre che si tanto buona e generosa. ma le piace comandare in casa sua e in casa degli altri e ha una arroganza, pur determinata dal dolore, da risultare insopportabile. E al mio ultimo “ perchè non te ne stai qualche volta a casina tua senza venire a rompere in continuazione a me?” mi ha risposto “è mia sorella e sto qui quando e quanto mi pare”. Che se per lei litigare vuole dire attutire un po' il dolore, con me ha trovato il suo sollievo. Non volevo portare mia madre ancora nell'ennesimo ospedalino privato lungodegenza, ma l'ospedale principale i posti per gli anziani sono limitati e dopo avere firmato diverse volte per un non ricovero, stavolta non potevo. Da venti giorni a questa parte, nel reparto lungodegenza di questo ospedalino sta morendo tanta di quella gente che ogni mattina ti viene da dire “per favore basta, un attimo di pausa”. Come una signora vicina di letto di mia madre, due colpi di tosse e oplà. Dico al figlio “guarda che tua madre non respira più”, mi risponde “ no non è vero”. Chiamo io l'infermiera che a sua volta chiama il medico per confermare il decesso e il figlio continuava a dire “ no non è vero”. Quando ha capito che era vero ha iniziato a incazzarsi contro i medici e contro il mondo. La madre aveva 95 anni e lui quasi settanta. Mi ha fatto tenerezza perchè mi dice “adesso ho chiamato mio figlio e mi viene a dare una mano” e il figlio, quasi cinquantenne, gli ha fatto sapere con un messaggino “ non esiste proprio”. La becchina o non so come chiamarla , cioè quella che lava i morti, è una vecchia signora, puttanona bionda tinta, altissima ed esageratamente grassa. Cammina a passi strascicati, le unghie dei piedi lunghissime ad artiglio dipinte di azzurro. Arriva con un camice sporco e pieno di macchie e quando qualche parente, come farò io in caso se, vuole portare il proprio morto in un obitorio più decente, si incazza come una bestia. Quando non ci sono morti, va a prendere il caffè alla macchinetta, quando i morti sono uno o di più, smette di essere ostica e schiena dritta, grande sorriso sulle labbra, va a prendere cappuccino e brioche al bar. Mai figura ha rappresentato meglio quell'aurea evanescente e dolorosa chiamata morte. In questi giorni anche qualche bella notizia, per esempio il bimbo di un amico finalmente nato. Sempre in questi giorni in una delle ennesime litigate con mia zia che non riesco comunque a trattare male o mandarla a quel paese, dato che l'affetto fra lei e mia madre è fortisimo, le dico “ io non sono tuo nipote” e le ho racconto un po' di cosine che lei e nessun'altro sapeva. E' andata in bestia perchè mai mia madre, mio padre o mia nonna  le avevano detto qualcosa. Ho detto “ti conoscevano” e lei “io so mantenere i segreti”. Infatti dalla sera stessa , sua figlia, il genero , le nipoti, i morosi delle nipoti e non so quanti altri sapevano. Era il mio ultimo tentativo di togliere il torpore da mia madre, dato che riesce a percepire i discorsi. Volevo dire a mia madre “ bene o male mi avete cresciuto dal primo giorno, sono tuo figlio, del resto mi mancano i particolari, ma non ha importanza, rispetto il tuo silenzio”. Ma mia madre è diventata cupa e missà che questi particolari non li saprò mai. Con la discrezione che le distingue, mia cugina si è messa a fare l'investigatrice “ dobbiamo trovare dobbiamo fare” al che prima che mi combinasse guai l'ho bloccata con “ non spaccare i maroni. Quello che dovevate sapere ve l'ho detto, il resto sono questioni mie e non ti intromettere più”. sarà difficile.  Fin da piccolo ero convinto di avere un fratello gemello, ma mia madre quando ancora riusciva a parlare e pur nelle sue confusioni, mi ha garantito che non ho nessun fratello gemello. Però , sempre inframezzati da deliri e confusioni, emergeva l'idea di qualche fratello che non ho capito se sa e non mi vuole conoscere, oppure che sa della mia esistenza, ma non saprebbe dove recuperarmi, oppure ignaro del tutto. A me questa idea, prima di essere stato buttato via, poi di non essere neanche cercato o voluto, mi manda giù di testa. Però una frase di mia madre mi ha riempito di tenerezza. Mi ha detto( prima dello stato di coma) che quando le hanno appoggiato questo bimbo appena nato , io, al petto, questo bimbo, sempre io, ha iniziato a piangere e lei ha pensato “ è lui il mio figlio”. Chiaro non si può ricordare nulla del primo giorno in cui uno nasce, ma ho sempre avuto l'impressione che qualcuno, prima di mettermi sul petto di mia madre mi abbia cullato per un attimo e per un attimo mi abbia cantato una ninna nanna. E l'idea di questa ninna nanna e di “è lui il mio figlio” mi allevia la confusione , le incazzature , la rabbia e la stanchezza in cui ogni tanto in questi ultimi anni sto cadendo