venerdì 26 febbraio 2016

Tè, vuoi fare una unione civile con me?

Se devo pensare all'Italia, mi viene da pensare ad un ristorante, di quelli da lusso, costosissimi, 10 stelle se esistono. Ci sono alcuni che entrano e hanno i posti migliori. Non solo non pagano, ma vengono pagati per avere questi posti. Mangiano come dei maiali e fra sonnellini, rutti e scoregge, deridono quegli altri che pagano e addirittura stabiliscono le loro portate. Poi ci sono quelli che pagano tantissimo, ma almeno mangiano, spesso gli avanzi , ma mangiano. In ogni caso hanno pagato tantissimo. Infine un'altra categoria di persone che pagano tantissimo, quanto gli altri, ma vengono derisi, messi in angolo e a loro non vengono dati gli avanzi, ma il mangiare dei cani. Questa l'Italia come la vedo io. 

Non me ne frega niente di matrimoni, per me già una convivenza sarebbe qualcosa di eccessivo. Però non sopporto più gli insulti e le mediazioni al ribasso, come se le persone fossero ossa marce da buttare. Mi sarebbe piaciuto che Renzi e il suo partito che una volta era anche il mio, avesse detto: “no gente qua non si media nulla, cada il governo, ma i diritti delle persone sono fondamentali”. Così non è stato.
Non sopporto più gli Alfano Giovanardi Formigoni di turno e amici vari che stanno al governo con lo zero per cento di voti e si permettono , non dico di formulare una opinione, legittima anche se non condivisibile, ma di offendere appellandosi sempre ad un Dio e ad una naturalità inventata. A volte mi viene da pensare, ma se esiste un Dio, quello cui loro si appellano, per legittimare le loro cazzate e il loro nulla, per favore, quel Dio, fatti vivo, manda loro un fulmine e
inceneriscigli il cervello. Temo si incenerisca il fulmine. 

 In questi giorni sono stato male, fisicamente, con gastroscopia così disastrata da sembrare un campo di guerra. Il crollo, tutte le mie questioni non risolte, e salta su un governatore della Lombardia che dice: “va bene i buoni per i bambini, ma non quelli adottati”. Ho visto una mia amica, adottata , un figlio adottato, piangere. La gente non si rende conto di quanto può fare male? Mi ha chiesto questa amica “ ma tu sei stato voluto bene?” - “si”, ho risposto. E lei, prima del pianto, ha sussurrato: “io no”. Tu che nasci, buttato via, a volte raccolto, voluto bene magari, ma mai figlio, ma come un figlio. Tu che cresci, hai speranze, hai aspettative, hai intelligenza, hai talento. E' tanto bravo anche se gay. Fanculo. Dicevo che non amo il matrimonio, ma facciamo finta che lo ami ( oddio anche il matrimonio è maschio), ci fosse il matrimonio, mi metterei il mio abito buono , una gardenia all'occhiello e magari andrei al paese delle mie origini.
Qui ho un amico cui sono affezionato ( non è gay e poi motivi religiosi ha scelto l'astinenza) lo stimo molto. Andrei in questo paese delle colline , magari accompagnato da un coro di mariachi e quando tutti escono dalla messa , in ginocchio mi rivolgerei a questo mio amico ( di sottofondo la musica dei mariachi) : “ mi vuoi sposare?”. Penso ci sarebbe un fuggi fuggi generale
e questo mio amico mi massacrerebbe di botte. Però avrei detto la fatidica frase secondo gli stereotipi zuccherosi “mi vuoi sposare?” . Così con questa legge , al massimo posso prenderlo per un braccio, accantonarlo in angolo e dirgli timidamente “ ehi tè, vuoi fare una unione civile con me? No non ti preoccupare, bambini non ne possiamo adottare. No non ti preoccupare, non dobbiamo neanche essere fedeli”. Questo mio amico non saprebbe se mettersi a ridere o mettersi a piangere, poi mi direbbe in dialetto “ Enzo piantala di fare il patacca” - “non sto facendo il patacca” e allora mi allungherebbe un calcio nel culo.

Io il calcio nel culo lo vorrei dare a tutti quegli ipocriti che nel corso degli anni hanno rovinato la vita a troppe persone. Fra non molto ci sarà anche la sollevazione degli etero sposati dato che loro con il matrimonio dovrebbero essere fedeli. Da un po' di tempo circola sui social una frase “ si, difendo i diritti dei gay. No io non sono gay”. Per me uguaglianza è quando anch'io potrò dire “ si difendo il diritto degli etero, no non sono etero”. Oppure “ si, difendo i diritti di tutti. No non sono tutti”. Comunque uno stralcio di legge sembra ci sarà, è comunque un varco. Difficoltoso, perché per molto tempo un frocio rimarrà sempre frocio e una lesbica sempre lesbica. 

 

Possibile non si debba essere persone? La gente non va a fighe o a cazzi o a culi, anche se così si usa dire, la gente va a persone. In questo momento alla radio stanno parlando di giardini-boschi verticali. Non voglio un bosco verticale, voglio un bosco vero. In ogni caso : “ehi tè, vuoi fare una unione civile con me?”. Andata male anche questa volta.

lunedì 1 febbraio 2016

l'euforia, la depressione, lo smaronamento e la rabbia

Stati di euforia, pochi. Stati di depressione, pochi. Stati di smaronamento, qualcuno. Di nervosismo, tanti. Purtroppo ne risente il cane che ,come ieri sera, dopo due giorni di cagate da family day, si è sentito abbandonato, senza famiglia e dopo mangiato è andato a stravaccarsi sul mio letto. Appiccicato come una ventosa. I suoi 34 chili sono diventati 90 e non c'è stato verso di spostarlo. Quando anche per me è arrivato il momento di andare a letto, ho cercato di infilarmi sotto le lenzuola cercando di creare un tunnel sotto di lui. Mi sono svegliato con male dappertutto e ancora il cane sopra di me. Un signore a Cesena, uno che odia gli animali che per lui sarebbero tutti da ammazzare, mi dice inorridito :“tu la tua bestia la tieni bene, ma sai che ci sono persone che fanno andare il cane sul letto?”. Io ho fatto quello stupito e ho risposto : “naaa, non ci posso credere”. Non gli ho detto che io con “la mia bestia”, ci divido anche il divano. 

Certo che di cagate pericolose al family day se ne sono dette parecchie.
Ci sono quelli che sparano cazzate perché bisogna esserci e certi voti alle elezioni fanno comodo, ma dilungarsi su di loro è come sparare sulla croce rossa. Ci sono i pretini e le suorine che cartelli in mano cantano e ballano e ti chiedi cosa abbiano bevuto, ci sono quelli presi di peso e messi su di un pullman e ci sono quelli proprio esaltati di brutto. Con un rancore e una cattiveria in corpo, reali e non solo a fini elettorali. Certo che non va bene la famiglia allargata, la famiglia che vogliono loro è quella con la donna senza nessun diritto, ma in casa a fare la schiava/coniglia del proprio marito. Di tutto questo circo che emana odio, razzismo, intransigenza,intolleranza, nazismo, mi hanno colpito due cose : il capo, quello rancoroso bresciano, quello con i sei figli adottati che dice che il sesso non deve servire al piacere, ma solo alla procreazione. 

Neanche l'avesse detta Ruini che d'altra parte, con l'arroganza
usuale, afferma : “ se togliamo questo, se togliamo quello, potremmo anche trattare”. Allo stato italiano. Che poi si postino preti che vanno a bambini o a puttane, maschi o femmine che siano, politici che vanno a trans, foto di vecchie soubrette ora parlamentari, che poi si pubblichino lettere indirizzate al figlio gay di personaggio onnipresente, no questo non mi piace. Il problema reale, per me, è che questi personaggi non valgono nulla, sono nulla, credono che viviamo tutti nel mondo dello spettacolo ( come lo intendono loro, perché il mondo dello “spettacolo”, come lo intendo io, è una cosa seria) e basta apparire, sbraitare per aumentare il proprio senso di onnipotenza . E la gente li va a votare, loro e il loro nulla. Sono rancoroso anch'io in questi giorni e non sopporto più questi discorsi sui diritti naturali. Inizino a studiare un pochino e capiranno di quanto poco naturale e divino c'è nella nostra società. Gli integralismi non sono un diritto naturale. Andare a menare dei profughi, incendiare dei campi rom, fomentare il razzismo, decidere l'odio nel nome di un Dio, no,non mi sembra molto naturale.

Dio, patria e famiglia.
Nelle mie ricerche di fino a qualche mese fa, mi sono imbattuto in elenchi, in libri, in racconti, in ricordi di racconti, in strade percorse da fascisti e tedeschi, in cittadelle fasciste, in borghi partigiani, in donne belle e generose, in donne fasciste aggressive e arroganti , più e quanto i loro mariti fascisti. Quando ero piccolo pensavo che questi tempi e queste intransigenze e questo sonno della mente non sarebbero più tornati . Pensavo che la famiglia dovesse essere la società intera e che i cardini dovessero essere il rispetto, l'affetto la solidarietà e ancora il rispetto. C'è una parte cattolica, più francescana che gesuita, più da strada e da fabbriche di operai che non di palazzi , gente in gamba che stimo e ammiro, anche se io non sono propriamente credente. Ho diversi amici che appartengono a questo mondo. Quando anni fa era venuto da noi Don Gallo, c'era da perdersi dietro la sua umanità. C'è anche un mondo di uomini e donne che ha deciso di non vivere la propria sessualità. Non capisco, ma rispetto. Peccato che in una discussione con un amico mi ero alterato e gli avevo detto “cos'è Dio ti impedisce di amare o di aprirti al mondo o la tua scelta è solo paura ?” Poi mi sono vergognato di queste parole e non ho avuto la possibilità di chiedere scusa.

La vita è faticosa a volte, a volte i percorsi sono dolorosi, a volte ti muoiono le persone care, a volte nasci , sei buttato da qualcuno e qualche volta raccolto da qualcun altro. A volte ti senti terribilmente solo e magari avresti bisogno anche tu di qualcuno vicino, oltre il tuo cane, che ti tenga per mano e ti voglia bene e finalmente sentirti acquietato, anche tu famiglia. E allora si , fanculo, ipocriti arroganti del family day.

lunedì 11 gennaio 2016

siccome sono astemio




Stasera per festeggiare il compleanno del mio amico Sergio di Faver che però ora abita da un'altra parte, mi sono bevuto un bicchiere di vino rosso, poi gli ho telefonato e: “ho brindato al tuo compleanno”. Siccome sono astemio , per me un bicchiere di vino rosso diluito peraltro con acqua, ha l'effetto di una bottiglia intera per un qualsiasi essere normale. E ho iniziato a ridere e a sparare cazzate. Fortuna che Sergio mi conosce e ha iniziato a ridere pure lui. 
Ieri sera, invece, ad una cena da amici, ho cercato di controllarmi e di bicchieri ne ho bevuto solo un quarto, però l'effetto stupidaggini e risarola è partito lo stesso. E non tutti mi conoscevano. Sto iniziando ad uscire dal guscio ed è piacevole rapportarsi di nuovo con le persone e non solo con la natura e il proprio cane. Infatti fra due settimane ho un'altra cena , che è il nostro capodanno laico, dalla mia amica Lella e li fortuna mi conoscono tutti. 
Sarà che avevo voglia di uscire dal guscio, sarà che avevo voglia di stare bene, ma ieri sera sono stato proprio bene. Begli amici , bella casa, clima sereno. In più un donnone adorabile che non conoscevo con cui ho fatto subito amicizia e che ad ogni battuta mi dava una manata sulle spalle. Tutto era perfetto, fortuna conosco i miei amici e so che dietro la perfezione c'è una inquietudine profonda che mi affascina. Si respirava quel bel clima che io chiamo di libertà, compresi i gatti che con discrezione passeggiavano su travi al soffitto, o sopra l'acquario dei pesci. Compreso il gatto più piccolo che ogni tanto si intrufolava su di una sedia e allungava la zampa sul tavolo con la speranza di arruffare qualcosa. 

Ho continuato a ridere anche in macchina perché salutandoci , la bella signora, ormai irrimediabilmente mia amica, mi ha preso a braccetto e ha sussurrato : “abbiamo mangiato troppo”, si in effetti aveva mangiato un pochino. Quelle persone che incontri e subito pensi : “io e te siamo amici”. In questi giorni in giro con il cane mi rivedo davanti tanti volti , tante frasi, tante persone. Da Fernanda Pivano che a tavola e a proposito della beat generation :”amici amici, io volevo essere scopata, altro che amici” e poi innamorata aveva guardato Marco e : “vuoi sposarmi?”. Oppure Busi che a metà conferenza e con grande sorriso si rivolge agli uomini del pubblico e : “uomini, non disperate se non vi tira più il pisello, avete sempre il culo”. Ma anche il mitico Raiz, profondamente umano e in quel periodo in crisi mistica o la gentilissima inavvicinabile Paola Turci. 
Potrei scrivere un libro su tutti questi incontri, ma anche con le persone del nostro pubblico. Non c'è mai stata differenza , per me, fra l'artista e la persona del pubblico. Amo perdutamente l'essere umano ( oltre la natura e il mio cane). E in questi giorni pensavo che questo periodo di pausa mi ci voleva. Dopo una vita a correre, stare per un periodo così senza fare nulla e come tira il vento, non è male. Ti fa avere di nuovo voglia di vita, ti fa riinnamorare del tuo lavoro , ti fa riscoprire le utopie, i sogni e i desideri da cui sei partito e sai che è ancora questo che vuoi. Che non è uno spettacolo o una rassegna. Ma un progetto di vita. 
Oggi al supermercato , un giovanottino che lavora li- qualche anno fa ci avevo fatto amicizia perché non ricordo cosa era successo, ma ad un certo punto gli avevo detto : “Ragazzino hai intenzione di rompere i coglioni a me?” e lui aveva iniziato a ridere e stava cadendo per terra. Da allora questo giovanottino tutte le volte che mi vedeva e di nascosto dai capi , quando poteva, mi parlava della sua vita, della sua morosa, dei suoi viaggi- oggi questo giovanottino , ha abbandonato il carrello e mi è corso incontro : “ Enzo mi sono licenziato, fra qualche giorno parto per Londra, qui non ho nessuna altra possibilità che continuare con questo lavoro, che peraltro per loro sono già vecchio”. Da una parte la tristezza , dall'altra mi sono commosso. Le persone hanno voglia di parlare e di sentire un po' di calore . Amo questa Lombardia in cui abito, dove la gente sembra chiusa, ma basta un sorriso e subito si aprono. In questi giorni ho anche risolto il mio dilemma “ restare qua o tornarmene sulle mie colline romagnole”. Perché scegliere, sto bene qua , sto bene la ( in realtà starei bene anche in Trentino e in tante altre parti) . Perché scegliere, finché posso continuerò ad essere il nomade che sono sempre stato. Ieri sera un''altra cosa che mi ha commosso: due ragazzi/i innamorati e per un attimo delicatamente abbracciati. Si dai alla faccia dei tanti perversi ipocriti parolai, la vita è proprio bella.

sabato 26 dicembre 2015

con un fiore rubato nei campi per spazzare le idiozie

Dai, natale terminato, pure santo Stefano, poi sta cosa dell'ultimo dell'anno, la befana e finalmente basta feste. 
Leggevo i costi di un cenone in uno dei ristoranti, quelli dei cuochi fighetti, porca miseria. Non mi scandalizza che ci siano persone disposte a spendere anche più di mille euro, si dice che l'economia deve girare, che giri. Mi scandalizza il fatto che quella notte, come tante altre notti, ci sia in giro per il mondo gente che neanche ha la possibilità di un pezzo di pane. 
Natale terminato, non è un gran problema. Mio padre odiava il natale, da sempre. Non questioni ideologiche, proprio lo odiava, se non accettarlo grazie alle abbuffate romagnole di cappelletti, tortelloni, paste al forno, galline faraone farcite, E questa cosa credo me l'abbia trasmessa. In casa nostra, grazie al cielo, il presepe non si è mai fatto, solo l'albero di natale. Anni 50 in giro la miseria era cosa mica da ridere. Avere un alberino con gli uccellini e le palline di vetro, i mandarini e le arance e un pochino di cioccolato neanche troppo, sembrava un lusso esagerato. Qua in Romagna, adesso non so, non era importante il Natale, Santa Lucia chi?, era importante la befana. Coerenza laica. 
Anni 50 si era molto poveri in tanti, peccato che molti oggi se ne siano dimenticati o se ne vergognino, era difficile avere anche dei regali. Io ne ho sempre avuti, tanti e costosi. Ma c'era qualcosa che non quadrava. A mezzanotte mia madre accendeva le luci “è arrivata la befana” e mio padre alla vista di questi regali diventava furioso come una bestia. Perchè, ho realizzato in questi anni, probabilmente quei regali arrivavano da un'altra parte. E non ci ho mai giocato, perché appena li guardavo mi venivano in mente le litigate di mio padre. Però facevo giocare i miei amici, loro ci giocavano, leggevano i giornalini, intere collezioni di “Topolino”. Da allora qualsiasi regalo mi venga fatto , mi mette terribilmente a disagio. I regali che amo ricevere sono un fiore rubato nei campi, un pensiero scritto a mano, un sorriso. 
Che a proposito di regali che arrivavano da un'altra parte, questo signore un giorno mi era stato presentato e poi l'invito dei miei a non farsi più vedere. In questi giorni mi sento un pochino in colpa, assurdo lo so, per i miei. Loro si sono sempre voluti bene, amore a prima vista, matrimonio nel giro di un mese, mia madre quando era morto mio padre , era crollata. Però litigavano in continuazione e sempre ero io il motivo. Però porca miseria non ci si può sentire in colpa per essere nati. Questa cosa quasi di colpa per essere nati, la sto percependo in diverse persone. Non si può buttare la propria vita perché allora un po' di cosine erano andate storte. O perché semplicemente la vita ti è stata storta.

 Però dai miei ho imparato tanto e me ne accorgo ora. Anni 50, si era in tanti molto poveri. Noi compresi. Ma la nostra casa è sempre stata aperta. Una cucina, un gabinetto e una camera da letto. Eppure tutti i parenti che dalle campagne arrivavano in città, anche persone in difficoltà , a casa nostra hanno sempre trovato un letto in cui dormire o un piatto in cui mangiare. C'è una cosa che ancora mi commuove: una ragazza del paese di mia madre, era rimasta incinta senza che si sapesse chi fosse il padre. I suoi genitori l' avevano buttata fuori casa e i miei, in quel periodo entrambi senza lavoro, l'avevano ospitata finché la bambina non è nata. Ora questa ragazza incinta di allora, è una signora di ottanta anni, cui sono affezionato e cui spesso telefono per darle un saluto. Anch'io fino a qualche anno fa avevo questa mentalità delle porte aperte, poi vabbè tante cose e mi sono chiuso. Adesso ho voglia ancora di dire ai miei amici, quando volete la mia casa è aperta e se avete fame si mangia quello che c'è. Viviamo nelle nostre casettine, nei nostri giardinini, nelle nostre macchinine e abbiamo paura persino della nostra ombra. E non è questione di Lega o di destra quella brutta. E' un pensiero strisciante che sta annebbiando le menti. Questa cosa che arrivano gli stranieri, ti tolgono il crocefisso, il presepe, minano le tue radici è un mantra che non riesco più a sopportare. L'Italia non doveva essere un paese laico? 
 Sono poi arrivati gli anni 60 e 70. Il boom, le case a schiera, i condomini, le automobili e i meridionali chiamati terroni. Fortunatamente siamo usciti da quella miseria e la paura di tutto ha iniziato ad avvelenare le menti. Ho voluto passare anche quest'anno il natale da solo, io e il mio cane. Gli ultimi dieci anni, i miei erano ammalati, spesso in ospedale e io mi ritrovavo qua da solo. Non è mai stato un problema. Anche l'ultimo dell'anno. Ho ricevuto diversi inviti : “non stare solo”- “desidero stare da solo”, non ho angosce, ho l'animo sereno. In questi giorni a Cesena sto vivendo come un sessantenne che va in giro con il cane, un salto al giorno per andare a salutare i parenti e in giro ci sono tanti padroni di cani che hanno spesso voglia di parlare. Ho degli amici su nel paese dei miei, ma sono praticanti oltre misura, (magari uno non ci crede, ma esistono anche i cattolici moderati) e dovere andare lassù, alla messa, per poterli vedere e salutare, mi sembra un pochino eccessivo. 
Ad un amico che avevo aspettato al freddo e che mi aveva detto “potevi anche entrare , cos'è la messa ti fa male?”, avevo risposto “non mi hanno fatto entrare”. Subito lui si è inalberato :”chi non ti ha fatto entrare?” e io “ le mie anime irrequiete”. Tramortito.
 Ho sognato un uomo, elegante con la faccia oscurata, come certe finte interviste televisive, un uomo che nonostante la faccia oscurata sembrava molto serio e mi dice : “è inutile che vieni a cercare, stai perdendo il tuo tempo. Sono tuo fratello, ma sono già morto” . Proprio a natale me lo dovevi venire a dire? Forse sta semplicemente a significare “ ritorna a vivere Enzo, non sprecare gli anni pochi o tanti che ancora hai da vivere”. E questo è l'augurio che voglio fare io : “dai giovanotte/i, massimo cent'anni e saremo tutti morti, non sprechiamo quei 90 anni che ancora ci rimangono”. Con un fiore rubato nei campi e al mio cane, un sorriso e un augurio di spazzare le idiozie che annebbiano il cervello, ciao.

giovedì 10 dicembre 2015

certe mattine l'ululare dei cani in lontananza


Ci sono certe notti, ma ci sono anche certe mattine. Con la nebbia fittissima e i cani in lontananza che ululano. E certe mattine, alla buon'ora, girare con il cane che ancora non ci si vede nulla, ti viene da pensare “ ma perché non sono rimasto a letto?”. Ogni rumore ti ritrovi impregnato oltre che dalla nebbia, da quel sudore strano che si chiama paura. Ma le paure vanno affrontate, così mi hanno sempre insegnato, e allora vai avanti e ti senti persino un pochino eroe. Poi la paura passa e la testa comincia ad andare , altro che navigare. Pensi ai tuoi amici , alle persone care che non ci sono più, alle cose non risolte della tua vita, poi dici basta botte sui maroni e pensi alla tua casa ideale, al tuo amore ideale, alle tue economie ideali, alla tua vita ideale. Poi fortuna ci si comincia a vedere, si deve ritornare a casa e i fantasmi vanno a ripiegarsi nel cassettino del cervello. E comincia la vita reale, da farti rimpiangere la camminata delle sei di mattina. In questi giorni che penso meno al teatro, mi sto accorgendo di realtà che conoscevo solo per sentito dire. Come gente che ha perso tutto e vive in un garage, come case famiglia per ragazzi problematici, come gente che va a rovistare nei rifiuti per poi rivendere quello che può. Come persone che dedicano il loro tempo, i loro soldi e la loro casa per potere dare un aiuto. Ieri in giro con una amica e tutti questi mondi mi sono saltati addosso in maniera violenta, da farmi stare male. E pensi ai tanti populismi della politica, pensi a chi cerca di cavalcare e di fomentare le paure. Pensi alla marea di esseri umani che scappano dalla miseria e dalle guerre, 700 bambini morti in mare dall'inizio dell'anno, pensi ai terrorismi e a chi si vuole impossessare di un dio, di un simbolo solo ed esclusivamente per il proprio potere. Pensi alle tante cazzate che quotidianamente ti bombardano il cervello e pensi purtroppo anche a quelli che ci credono a queste cazzate. E allora ti rifugi nella tua casa ideale, cerchi di entrare dentro il cervello del tuo amore ideale per potergli dire, come in un film americano: “ciao, come stai?”.E magari ti risponde e senti un urlo“cavolo vuoi da me?”. Mi viene in mente, aldilà della frase di quel cretino omofobo, misogino, intollerante – a proposito delle madri “surrogate” - “che gli possa scoppiare l'utero”. Ipocrisia di merda. Mi viene in mente che a un bambino che nasce non importa nulla del colore della pelle, della professione, delle ricchezze, degli orientamenti sessuali, politici o religiosi dell'uomo o della donna che lo accudiscono e lo amano.
Ha solo bisogno di essere accudito, amato e accompagnato per mano lungo quel percorso chiamato vita. Mi viene anche in mente che ad una persona anziana, ammalata e in preda alle dimenticanze non importa nulla se il figlio o la figlia, abbiano un colore di pelle, una professione, un credo religioso o politico,un orientamento sessuale piuttosto che un altro. Ha solo bisogno di avere qualcuno vicino che gli voglia bene e che lo tenga per mano per essere accompagnato verso quel tragitto chiamato del non ritorno. Tutto il resto sono sciocchezze. Mi viene anche in mente che le persone tutte, nascono e avrebbero il diritto di essere felici, avere un lavoro, una casa, qualcosa da mangiare e qualcuno da amare, la possibilità di un pensiero proprio, indipendentemente da tutto. Il resto sono solo sciocchezze, intolleranze, razzismi e idiozia. Un amico mi raccontava che stava parlando con due colleghi che non sapevano nulla dei sentinelli in piedi. Questo amico ha detto loro che si trattava di esaltati omofobi intolleranti pseudo cattolici. Non si era accorto che un altro collega li ascoltava, poi ha
iniziato ad inveire , era un sentinello in piedi, e stava per menarlo.
In questo momento in cui scrivo è sera, la nebbia già potentissima, fra poco l'ultimo giretto con Peter e poi finalmente i fantasmi del sonno potranno liberarsi e chissà che ti mostrino il varco per potere attraversare questa nebbia.

 Passata la notte, ora è mattina, i fantasmi del sonno non hanno mostrato nessun varco e vai con un'altra giornata.

lunedì 30 novembre 2015

e i topi uscirono dalle fogne

I topi stanno uscendo dalle fogne. Questa frase me l'ha detta un'amica, topi sta per reazionari, sessisti, omofobi, razzisti, arroganti, ignoranti e piccoli piccoli. Non posso dire fascisti come in effetti gli attacchi alla caritas di questi giorni , perché purtroppo le caratteristiche di cui sopra sono molto trasversali. In questi giorni leggo sulla pagina del comune di Romanengo la lettera di una signora incazzatissima perché arrivata a casa di sera, c'era un indiano che si masturbava. Stesso indiano che poi “evidentemente ubriaco o strafatto” girava a zig zag con la bicicletta per il paese. Fatto grave indubbiamente, ma poi tutta la tiritera sugli indiani e sugli stranieri "... Di questo passo dove andremo  a finire". Fatto grave che tu arrivi a casa e qualcuno si masturba davanti a te (non do neanche il beneficio del dubbio, do per assodato) ma basta girare in questi paesi il venerdì sabato sera per vedere quanti ragazzi strafatti o ubriachi vagano zigzagando, purtroppo neanche in bicicletta, ma in macchina. 
Anni fa neve e sul tetto del teatro un ragazzo e una ragazza strafattissimi stavano facendo all'amore. Il vecchio custode, pensando fossero ladri aveva chiamato i carabinieri. Non riuscivano a staccarli e non erano indiani. Molte notti uscendo dal laboratorio qualche macchina isolata nel parcheggio e non sembrava che le persone dentro stessero parlando e non erano indiani. Oppure i ragazzini di notte sui gradini della scuola.
Anni fa il mio sogno era un grande cartello all'entrata del paese “ Romanengo città della cultura, del pensiero, della tolleranza”. Ora, agli ingressi del paese, le telecamere. Questo il paese che sto lasciando definitivamente, senza nessun tipo di rancore e nel cuore le tante persone meravigliose che ho conosciuto. Il rapporto con il teatro si era chiuso definitivamente l'anno scorso ad agosto, ora dicembre 2015 si chiude definitivamente anche il nostro rapporto con il paese. Abbiamo chiuso la sede e molto tranquillamente stiamo facendo i traslochi. Per ora pausa da qualsiasi tipo di organizzazione, è un lusso come già dicevo che desideriamo percorrere, consapevoli anche dei pericoli che una decisione del genere può provocare. Per disintossicarci e ritornare alle utopie e alle battaglie dei nostri inizi. Nulla si cancella. 
Ce ne andiamo a testa alta, orgogliosi di noi e del nostro lavoro. Aldilà e oltre le chiacchiere e le scorrettezze . Volevamo allora costruire con il teatro una sorte di cattedrale nel deserto, ma poi sono arrivati i venti freddi del nord. Lascio Romanengo con tante persone nel cuore e mi commuovono in questi giorni le persone che ci fermano per strada e ci dimostrano il loro affetto. In questi mesi , a livello di amici, parenti, conoscenti, sono morte tantissime persone e altrettante si sono ritrovate ammalate. Ora sto uscendo da un periodo nero in cui l'idea della morte e della malattia invadevano i miei pensieri. E questo trasloco mi sta svegliando e mettendo allegria. Così come il raglio dell'asino per L'Idiota di Dostoyevskj. 
Sono solo , io e il mio cane, non ho legami affettivi, ho dei parenti che non riesco più a chiamare parenti, rimane l'affetto, ma non sono parenti. Sto cercando un luogo che possa sentire mio, ma continuo a rimanere strettamente legato a queste terre, agli amici che ho qua e anche alle terre della mia infanzia e della mia nascita. Lascio Romanengo , fra non molto chissà dove andrò ad abitare , ora vivo un po' a Torre e un po' a Cesena, ma fa parte della mia vita il continuo spostamento, è il mio incipit. Lascio Romanengo con tante persone nel cuore, a loro un abbraccio e il resto non ha importanza. “ e i topi uscirono dalle fogne”, questa frase della mia amica ( che fra l'altro ha fatto un giochino su chi fosse la sua sorella gemella e sono risultato io, ma si può?) mi sta martellando la testa. Fortuna che in giro ci sono anche i gatti.

lunedì 2 novembre 2015

dove eravamo dieci anni fa? Boh: san pietroburgo mi dice Marco

Dove eravamo dieci anni fa?” mi chiede Marco. “Cosa vuoi che sappia” rispondo io. Sono alle prese con Peter che da due giorni non sta molto bene e mi sta continuamente appiccicato. Addirittura prima ho visto un caro amico e avrei voluto abbracciarlo, ma Peter non gradiva e gli si stava scagliando contro. Ora sto scrivendo con una mano perché quell'altra devo fargli “pat-pat”. “dove eravamo dieci anni fa?” - “Boh!”. San Pietroburgo. Cazzo. E improvvisamente la bomba dei ricordi e delle sensazioni mi ha deflagrato la mente. Le file interminabili al consolato a Milano per avere il visto, c'era sempre qualcosa che non andava bene. Poi l'aereo, emozione, Russia, San Pietroburgo. Poi l'arrivo, file e controlli interminabili. L'uscita, una serata fredda con i mucchi di neve lungo le strade. Ad attenderci una signora del consolato italiano, e un omone biondo che sembrava uscito da un film di James Bond. E una bmw nera vecchia un pochino scassata. Dovevamo salire, l'omone biondo voleva aprirci la portiera, ma la portiera non si apriva. Tutto risolto con un calcio. Le lunghe fredde strade della periferia, i grandi palazzi brutti e grigi, chilometri. Poi improvvisamente san Pietroburgo, quella da cartolina quella della prospettiva Nevskij e l'albergo in una stradina appiccicata ad uno degli innumerevoli canali che attraversano la città. Il consolato che ci aveva invitato per il nostro spettacolo “Caravaggio” aveva fatto le cose in grande. Era una due giorni dedicata a Caravaggio con invitati tutti i maggiori corrispondenti di moda e costume e società dei giornali italiani. Una due giorni voluta dal consolato e dalla regione Piemonte per sponsorizzare una regione e una nazione. L'albergo da lusso e a disposizione una suite, una per me e una per Marco. Non avevo mai dormito in una suite tutta per me. Non male. Peccato che la tv era sintonizzata su di un unico canale porno, i porno più schifosi che abbia mai visto. Ma la mia tv era stare alle finestre. Una vista sui tetti da infarto. Ci avevano chiamato per questa due giorni eccezionali, avremmo dovuto presentare il nostro Caravaggio all'Hermitage. Prima di noi il teatro dell'Hermitage era stato calcato solo dal Piccolo. Due mesi il tempo per avere il permesso di farlo li. Hanno richiesto tutta la nostra documentazione, le foto, il testo, la nostra storia e quando ormai avevamo perso le speranze, il permesso è arrivato. Avevo già raccontato dieci anni fa questa nostra avventura: il teatro dell'hermitage, una ricchezza dell'architettura, circa venti tecnici a disposizione. Che al momento di lavorare sparivano sempre. Per cui mi sono montato i fari, vecchi fari cinematografici pesantissimi da duemila watt. Alla faccia della discrezione dei colori che volevo ricreare. Poi al momento dello spettacolo, ho cacciato i tecnici, mai visti fino allora, che mi stavano sulle spalle. Loro si sono rinchiusi in una stanza vicina e hanno continuato a bere ed a ridere per tutto lo spettacolo. Io seguivo lo spettacolo in una stanza murata, su di un monitor, pure questo vecchissimo , e facevo le luci. Per la fonica, un tecnico in un'altra stanza, che non aveva monitor né visione dello spettacolo e con cui comunicavo tramite radiotrasmittente. In inglese e né io né lui conoscevamo l'inglese. Marco imperterrito, quando si deve fare Caravaggio e ci sono io che lo proteggo, non ha paura di nulla. Lui bravissimo, sul proscenio alcuni monitors con la traduzione in simultanea, fatta dalla nipote del più grande regista russo di teatro. Aveva imparato in pratica il testo a memoria. Fortuna Marco non ha dimenticato nulla. Tutto perfetto, applausi, Marco continuava a farmi segno che anch'io salissi sul palco, non sapevo neanche come si potesse uscire da quella stanza in cui ero stato imprigionato. Poi sudato, sporco, puzzolente come una capra, pieno dei fumi di alcool che mi arrivava dalla stanza dei tecnici, sono riuscito ad uscire e vedere tutti gli invitati. Porca miseria, gente importante, signore in abito lungo, eleganza. Nel pomeriggio avevo cercato di sbirciare il museo, ma immancabilmente alcune guardie mi riportavano alle mie postazioni. Smontaggio, dico con Marco, vai con gli altri a fare presenza, qua mi arrangio io. C'era anche Laura Tonatto che aveva ideato un profumo dedicato a Caravaggio, ne hanno regalato anche un flacone, tutti numerati, a me e a Marco. La signora del consolato italiano continuava a ripetere, spicciati Enzo che dobbiamo andare, ci chiudono il museo. L'idea di dovere passare la notte imprigionato nelle stanze dell'Hermitage con le guardie notturne del museo mi ha fatto volare. Peccato che per uscire, nessuno ci aveva detto che per entrare avremmo dovuto dichiarare il contenuto delle valige, ci hanno bloccato e non solo non volevano lasciare le valige, ma neanche me e Marco. Alla fine intervento di diplomatici italiani e russi ce l'abbiamo fatta. Che bella e piacevole l'aria della notte di san Pietroburgo. Poi macchina che carica le valige da portare in albergo, taxi che carica me , Marco, la signora del consolato e un'altra persona verso la casa del console. Piazza meravigliosa, Teatro meraviglioso di fronte, assomigliava alla place des Vosges di Parigi. Documenti di rito, riconoscimento di rito, palpazioni che non hai armi di rito e infine dentro l'appartamento del console italiano. Io avrei voluto andare a fare una doccia, andarmi a cambiare, fortuna ci eravamo portati le giacche. La situazione da film, i maggiori imprenditori italiani, nobiltà decaduta e imboscati piemontesi, le maggiori firme del giornalismo modaiolo italiano. Tutto raffinatissimo finché non è arrivato il mangiare. Orde di barbari volgarissimi in abiti firmati. Il caviale mangiato a cucchiaiate. Un giovanotto da jet set di famiglia importante piemontese continuava a mangiare come un maiale e a starmi appiccicato per rompermi i maroni. Poi ci siamo capiti con un cameriere russo cui avevo detto che ero di origine mongola e mi ha fatto entrare in un cortiletto così mi sono messo a fumare e ad aspettare che tutto finisse. Siamo stati tre o quattro giorni, non ricordo, e la regola era che non avremmo mai dovuto spostarci da soli, ma dire sempre dove andavamo e possibilmente farci accompagnare da qualcuno. Figuriamoci. San Pietroburgo è bellissima, ma da paura. Le grandi case che rinchiudono dentro altre case che rinchiudono dentro altre case, sembra all'infinito. Uno potrebbe essere rapito a san Pietroburgo e nessuno se ne accorgerebbe. Abbiamo girato tanto in maniera non ufficiale.
Non puoi andare a San Pietroburgo e accontentarti dei viaggi ufficiali e programmati. Ricchezza e povertà. Grandiosità e miseria, tutto all'ennesima potenza. Non è una città da andarci da soli, ma una città da andarci e di corsa. Ieri in televisione la piazza dellHermitage invasa dalle persone in lutto per l'aereo esploso sul Sinai. Allora i venditori di tutto e tutti parlavano italiano. E poi la gente, gli ubriachi della notte , i barboni che si lavavano, alla faccia del freddo, dentro i canali, i prostituti o le prostitute tutti giovanissimi che ci inseguivano e ci ammiccavano, i ladruncoli in agguato, le chiese maestose , una tutta d'oro. Poi eravamo stati invitati ad un festival, non ricordo quale zona. Una cosa molto particolare, un festival all'aperto dove qualsiasi situazione atmosferica, pubblico e attori dovevano rimanere fino alla fine. Ma era troppo complicato per arrivarci e non avremmo avuto con noi nessuno e l'idea di perdermi su qualche aereo in qualche regione sperduta della Russia, mi ha spaventato. Il ritorno poi, con già nel cuore il mal di Russia, il solito omone biondo, la macchina nera scassata, i cumuli di neve sulle strade, i grandi squadrati palazzoni dell'ex unione sovietica, le file interminabili per il check in e l'arrivo a Malpensa. Ora il mio cane è sdraiato in veranda e mi sta guardando come per dire “andiamo a casa” . Si Peter andiamo a casa.