Fame, vado dal panettiere e mi chiede :”domani vuole il merluzzo?”
- “scusi?” - “ dato che di solito viene a prendere il merluzzo”
- “io?” - “si”. Ancora continuano a confondermi con Marco
quando non pensano che io abiti con lui. Ormai oltre il bavaglino
“non baciatemi” dovrò aggiungere un altro bavaglino “non sono
Marco sono Enzo”. Come se già i miei tre nomi non fossero
sufficienti. Come va? Si va. Mi sento come un pugile suonato che
continua a saltellare e a menare pugni all'aria in attesa di un
ipotetico gong. Non sono depresso, sono un pochino perso, un pochino
più del solito. Mi ha spalancato la mente la lunga telefonata con un
amico. Vorrei fare questo, vorrei fare quest'altro e questo amico ad
un certo punto dice: “ cosa aspetti , non hai molto tempo” Porca
troia. In effetti se mi va bene bene potrei avere a disposizione
ancora poco più di trent'anni. Improbabile. Se va bene sarebbero più
probabili venti anni. Se va male male , fra poco. In effetti a volte
si ragiona come se la vita durasse una eternità, di contro a volte
ci si immobilizza in attesa di . In attesa di cosa? Vorrei fare
questo vorrei quello. Fallo. Bisognerebbe andare da certi politici,
quelli che ti fanno vergognare di essere italiano :- “ehi tè , ma
quanto tempo pensi di avere ancora?” . Sono sempre in movimento che
il cane alle 19 crolla come una pera cotta . Devo svegliarlo per
dargli da mangiare e obbligarlo ad uscire per l'ultima pipì. Poi lui
continua a dormire e si sveglia alle quattro, quattro e mezzo, viene
da me a scuotersi finchè non gli dico, “dai sali”. Salta sul
letto. A peso morto si lascia andare, non di fianco, ma su di me e si
riaddormenta. Poco prima delle sei ci si sveglia ed è già
appiccicato alla porta. Dove abito, non c'è un giardino, ma un parco
enorme, a volte anche molto frequentato. E il mio tipo di cane non
può essere lasciato in giro da solo per cui mi sono ritagliato lo
spazio del mio giardinetto per costruire una sorta di recinto per
lui, oltre che per me. Scendi le scale, aspettami, lasciami bere il
caffè. Un recintino giardino , sono stato bravo, ma lo sto
apprezzando solo io perchè il cane non ne vuole sapere e Marco dice
“ cos'è sta baracca?”. Non riesco a pensare o a decidere cosa
farò i prossimi anni ( nella eventualità che ne abbia ancora
trenta, di anni a disposizione) . Qua nella bassa bergamasca ai
confini bresciani e cremonesi, non mi trovo male, ho il mio lavoro
che mi piace e ho tante persone amiche. Gente in gamba che stimo
molto. Anche se come carattere sono un lupo di quelli in fuga. Come
se qualcuno mi braccasse. Quando mai? Magari qualcuno mi braccasse.
Il legame con Cesena improvvisamente è diventato più forte di
quello che avrei immaginato, non riesco a staccarmene, ma non mi ci
vedo a vivere a Cesena. Ora mi stanno affascinando i posti delle
colline in cui sono nato o quanto meno ho vissuto fino ai tre anni
di età. Prima o poi riuscirò a decidere. Ora continuo ad andare
sempre avanti e indietro senza sentirmi mai a casa da nessuna parte.
Di contro ho la fortuna di potere andare sempre avanti e indietro che
stare sempre in un posto si potrebbe impazzire. Continua la stagione,
continuano i laboratori e siccome un laboratorio teatrale a volte può
smuovere cose profonde, ogni tanto qualcuno mi va in crisi. Così
riesco a rinverdire i miei sensi di colpa. Non sento la mancanza di
sesso, non me ne frega niente o quasi. Ma ogni tanto una persona che
mi si appiccichi addosso come il mio cane, si mi manca. Esperienze
tante ne ho, avute. Sono consapevole di non essere di primissimo pelo
eppure da qualche anno penso o mi innamoro o niente. In effetti
niente. In questo ultimo mese credo mi si siano imbiancati molto i
capelli, me lo hanno già fatto notare in tanti, e farsi i fatti
propri no? Sono stato a trovare i ragazzini della periferia
bergamasca dove riprenderò il lavoro a maggio e uno di questi mi
dice “ ciao prof” - “non sono prof, sono Enzo” - ciao Prof
Enzo, l'ultima volta avevi i capelli lunghi e grigi, ora li hai corti
e bianchi, ma stai benissimo”. E' andata peggio a Marco. In
palestra. Un giovanotto diciottenne lo guarda e gli dice : “ strano
vedere gente della sua età in palestra”. Pota. Fuori il sole un
pochino ammalato, il cane stravaccato nella veranda della nostra
sede, Marco a lavorare, io a perdermi. Che giornate di merda.
giovedì 19 marzo 2015
martedì 3 marzo 2015
Giuseppe Paolo Enzo il mio nome
Sono nato il 29 di agosto, forse
il 28, probabilmente il 27 e sono stato battezzato il 2 settembre,
Era domenica e mi dicono che allora si usava battezzare pochi giorni
dopo la nascita. Non riuscivo a trovare il mio documento di
battesimo, nessun mistero, era il prete ad essere imbranato. E'
cambiato prete, c'è anche un bel rapporto di amicizia, lui mi dice
vieni a messa, io gli rispondo figurati. E comunque sto certificato è
saltato fuori. Niente di particolare, quello che mi hanno sempre
detto. La madrina una zia, moglie del fratello di mio padre.
Certificata con un nome strano, ma noi la chiamavamo sempre con un
altro nome. Si usa in Romagna, dai un nome e chiami il figlio con un
altro nome. Io sono sempre stato chiamato Enzo, ma all'anagrafe
segnato come Giuseppe. E ho sempre avuto difficoltà con i due nomi,
però ho imparato a conviverci. Giuseppe è quello riflessivo,
saggio, Enzo è quello adrenalinico un pochino pazzo, per nulla
saggio. E Paolo chi è? Perchè ho scoperto che il mio primo nome è
Giuseppe, il nome da sempre ufficiale, nessuna novità. Come secondo
nome risulta Paolo e infine , finalmente, Enzo. Paolo? Ho sempre
saputo di essere doppio, adesso scopro di essere triplo. Giuseppe
Paolo Enzo, è una cosa sciocca lo so, non ho niente contro Paolo, è
un bel nome, addirittura me lo mettono come secondo nome, e sono
andato in tilt. Oggi è un mese che è morta mia madre, sono ancora
un pochino perso e continuo ad andare giù con la stessa frequenza di
prima. Un salto al cimitero, un salto a casa per dare aria alle
stanze e poi di nuovo su. Le cose pratiche mi sto perdendo e non ho
ancora toccato nulla delle cose dei miei. Sarà il tempo a farmi
decidere. Dovesse capitarmi fra le mani un probabile o improbabile
fratello lo massacro. Oggi è stata ricoverata anche la sorella di
mia madre. In questi mesi abbiamo litigato spesso. Poi ad un certo
punto le ho detto: “ sto sbagliando tutto, è tua sorella ,
l'ultima che ti è rimasta viva, ma renditi conto che io sono il
figlio e che sono sempre io a correre. Però non posso dimenticare
l'affetto profondo che legava voi fratelli e non posso dimenticare
quanto hai corso per tutti, compresi i miei”. Questo era Giuseppe a
parlare, Enzo invece pensava :” non rompetemi più le palle”
soprattutto nei confronti della figlia di mia zia. Paolo invece era
andato al bar. Ora è in ospedale , mia zia, mi dispiace e scenderò
a trovarla. Concluso il secondo ciclo di laboratori con i ragazzini,
questi di una scuola alla periferia di Bergamo. Ritornerò a maggio
per tirare le conclusioni. L'ultimo incontro, dal primo giorno
volevano fare gli zombi, ho detto: “dai adesso facciamo gli zombi”.
E abbiamo iniziato a percorrere i corridoi e le scalinate della
scuola , inseguiti da tutti gli altri studenti che volevano
partecipare pure loro. Gli zombi più deficienti che abbia mai visto,
però ci siamo divertiti. Sto continuando il laboratorio serale e mi
trovo bene. Ieri sono stato in un negozio per comprare delle cose da
giardinaggio e il commesso era uno dei giovanotti della sera. L'ho
guardato : “sei tu?”. E' diventato rosso. Mi sono accorto di una
cosa. Per troppa discrezione o pudore io non chiedo mai nulla della
vita degli altri. Mi sono accorto che forse il non chiedere nulla,
può non essere recepito come pudore, ma come indifferenza. Mercoledì
chiederò vita morte e miracoli a tutti. Marco è seduto nella
veranda della nostra sede, è pensieroso gli passerà, sdraiato
vicino a lui io mio cane. In questi giorni stiamo facendo anche i
sopralluoghi per il nostro festival Odissea. Bei posti e belle
persone. Mi da fastidio scoprire che mi chiamo anche Paolo e
non averlo mai saputo. Dai che c'è il sole e fra non molto la
primavera.
venerdì 6 febbraio 2015
ciao ma, volevo che il tuo viaggio fosse leggero
Quando era morto mio padre, un
mese prima avevo sognato che lo avevo accompagnato in stazione.
Doveva prendere il treno, io portavo la valigia, lui di fianco a me,
con il suo cappottone e il cappello in testa. Ma in treno non l'hanno
fatto salire perchè dicevano era troppo pieno, dovevamo aspettare il
treno successivo. Una settimana fa, dopo gli ultimi esami di mia
madre avevo sognato che eravamo a casa, poi arrivava mio padre, molto
serio. Mia madre si è arrabbiata con lui perchè l'aveva lasciata
sola per tre anni, poi ha iniziato a piegare le lenzuola e a mettere
a posto tutte le cose della loro stanza. Anch'io ho preparare la mia
valigia e mio padre e mia madre si sono arrabbiati con me “non devi
andare” mi dicevano. Io avevo risposto “ dopo tanto tempo, non
pensate che anche io abbia diritto ad andarmene?”. E mia madre
sorridendo aveva risposto “no”. Mio padre è morto durante la
grande nevicata di , esattamente , tre anni fa. Mia madre gli ultimi
giorni continuava a chiedermi “ma quando inizia a nevicare?”,
oppure mi diceva “Enzo per favore lasciami andare, tuo padre mi
aspetta, devo tornare a casa”. Sono stati anni pesanti, chiaramente
più per i miei che non per me. Ma pesanti e ora mi accorgo che mi
sono serviti. A riappacificarmi con loro, ad elaborare un lutto, a
capire che la vita è sempre una cosa bellina che vale la pena di
essere vissuta. Ho capito che nelle cose non si può stabilire un
tempo e che molte volte il tempo non dipende da te. Anni fa nelle
società contadine, almeno da noi in Romagna, quando moriva qualcuno,
era un evento che riguardava tutto il paese, non perchè tutti
partecipavano al funerale, ma perchè tutti si sentivano parte di
questo lutto. Praticamente ci si trasferiva a casa del morto e per
uno o due giorni rimanevano li, come parte integrante di quella
famiglia. Ora non si riesce più ad attendere, sembra che non abbiamo
più tempo per nulla. Anche il morto si deve seppellire in fretta,
qualche pianto, qualche fiore, il dolore che uno si tiene nel cuore e
via. Tre anni fa quando è morto mio padre, causa neve, c'era negli
obitori di Cesena un accatastamento esagerato di bare, dato che per
ordinanze ed impossibilità, non si riusciva a seppellire nessuno. IL
primo giorno utile è iniziato il via vai dei furgoni delle onoranze,
sembrava una catena di montaggio. Quei giorni, io e mia madre, siamo
rimasti lì, lei non si voleva spostare dalla bara. Eravamo
praticamente soli, in una delle tante stanze piene di bare con morti
lasciati lì da soli. Per me questo era stato un tempo necessario per
riappacificarmi con un padre sempre assente che ha iniziato a
considerarmi figlio gli ultimi anni della sua vita. Per mia madre no.
Dopo la sepoltura il crollo totale, le sue tante operazioni ritornate
a galla, i suoi tanti mali, la sua vita difficile. Ero convinto
morisse qualche giorno dopo. Non era ancora il suo tempo. Avevo
sognato che avrebbe dovuto percorrere una lunga agonia di tre anni, e
così è stato, sempre peggio fino agli ultimi giorni. A volte
lucida, a volte persa nei propri fantasmi. In questi tre anni,
alcune piccole e banali scoperte hanno creato alcuni misteri a
proposito della mia nascita. Sono andato un pochino in tilt e
nell'ultimo anno ho cercato di capire e di scoprire, ma ero partito
con il piede sbagliato e avevo continuato in maniera altrettanto
sbagliata e ostinata. Mia madre ha percepito queste cose, più che
percepire facevo proprio delle domande e ad un certo punto ho smesso
perchè stavo aggiungendo dolore ad un dolore che era già troppo.
Dopo ho cercato solo di essere vicino e per lei ero diventato tutto:
suo figlio , suo padre, sua madre, i suoi fratelli. Mi hanno aiutato
la mia continua, comunque, voglia di ridere e di scherzare su tutto,
ma soprattutto la consapevolezza che tanti altri vivono drammi anche
peggiori. Ormai siamo abituati a vivere nelle nostre macchinine,
nelle nostre casine, nei nostri piccoli mondi chiusi e questo non fa
bene. Mi fa piacere pensare che ogni persona appartiene al mondo, non
è una proprietà privata. Mia madre è morta martedì mattina e l'ho
seppellita ieri giovedì. Ero appena partito da Cesena perchè sapevo
che mancavano pochi giorni, dovevo sistemare alcune cose, lasciare
Peter a Marco e poi volevo stare con lei fino al momento della fine.
Mi ha preceduto di due giorni. Quel martedì mattina, alle cinque e
mezzo quando sono uscito con Peter, lui continuava ad ululare,
pensavo stesse male perchè non si è messo a correre, mi camminava
vicino, lentamente, quasi a fatica. Ogni tanto si bloccava perso a
guardare il vuoto. Poi la telefonata e la corsa in autostrada. Aldilà
delle cose pratiche che bisogna comunque fare, ho cercato di stare
li, con mia madre, il più tempo possibile. Mi serviva questo tempo.
Non eravamo in uno stanzone da obitorio, ma in una stanza
dell'istituto con un tavolino in cui avevo appoggiato i fiori, quasi
fosse un tavolo di casa, di fianco il bagno e una cappella che mi è
servita dato che ogni tanto ci andavo a sedere per riscaldarmi. Nel
corridoio la macchinetta del caffè, vicino un cortile per fumare.
Non avevo bisogno di altro. Avevo pensato che quando mia madre moriva
, le avrei preso una ciocca di capelli per quella cosa chiamata esame
del dna. Poi mi sono ricordato di una cosa che ho sempre saputo : che
una famiglia non è tale per vincoli legali o per propaganda da
estremismi politici e religiosi, una famiglia è tale perchè c'è un
insieme di persone che si vogliono bene. E che ad un bimbo appena
nato, non interessano cellule o questioni genetiche , ma qualcuno che
lo possa tenere in braccio e volergli bene. Mia madre, quando mi
hanno appoggiato a lei, dopo un iniziale rifiuto, mi ha sentito
piangere, mi ha preso in braccio e mi ha detto “ sei tu mio
figlio”. Poi che per un anno mi abbia fatto dormire sempre sdraiato
sulla sua pancia, poi che per tutta la vita si sia rifiutata, anche
in maniera sbagliata, di tagliare il cordone ombelicale, questa è
un'altra questione. “tu sei mio figlio” e tutto il resto non
ricordo, ma è giusto così. E non ho tagliato nessuna ciocca di
capelli. Un padre e una madre li ho avuti, per un certo periodo mi
hanno accompagnato loro, poi li ho accompagnati io. Sono loro la mia
eredità e le mie radici. Poi qualcos'altro dovesse succedere, non
sarò più io a cercare, ma lo vivrò come un regalo. Niente di più
e niente di meno. In questi tre giorni ho voluto creare attorno a mia
madre un clima di serenità. Ho una strana concezione della morte,
non sono credente, ma credo che un viaggio comunque ci sia. Quale e
come non lo so. Ma una viaggio si e ho sempre pensato che una persona
che muore ne ha già abbastanza di suo, di bagaglio pesante da
portarsi dietro, e che una volta morto bisogna avere il coraggio di
lasciarlo partire senza fare pesare a lui il nostro dolore e i nostri
pianti. Mia madre mi diceva “quando muoio non mi interessano fiori
o offerte o un libro in cui lasciare il proprio pensiero, spesso solo
frasi di circostanza, voglio la gente, amo stare con la gente, voglio
un sorriso, voglio una carezza”. La gente c'è stata tanta, la
stanza, la cappella e il corridoio erano pieni. Ho cercato di fare il
padrone di casa, ho cercato di fare sentire tutti a casa e mi faceva
piacere parlassero di tutte le loro cose, come appunto in una casa.
Sono crollato solo quando un cugino, un omone altissimo con
problemi al cuore, molto affezionato a mia madre, ha iniziato a
tremare e a piangere, poi si è seduto assente, come un bambino.
Esattamente come tanti anni fa, quando era un bambino ed era morto
suo padre, il fratello di mia madre. In tutte le grandi famiglie, nel
corso degli anni si creano o si possono creare dei problemi, a volte
insormontabili. E' successo così anche con le famiglie da parte di
mio padre e di mia madre. In questi giorni ho cercato di ricucire dei
rapporti e ci sono riuscito. E lì con gli amici, i parenti, i
conoscenti, ho sentito vivo e vibrante il mio concetto di famiglia.
Tanti. E poi via su per le colline verso la chiesa e il cimitero di
quel paese che mia madre ha sempre sentito e vissuto come il suo
paese. Avevo chiesto al prete, un giovane africano con cui siamo
entrati subito in sintonia, di essere io a fare il saluto di addio a
mia madre. Non ho parlato di lei, non volevo parlare di lei. Quando
qualcuno muore è comunque bravo, bello, dolce, gentile, grande
lavoratore. Balle, mai che ci si ricordi che uno è stato anche una
persona reale. Volevo parlare della generazione di mia madre, una
generazione di uomini e donne, bambini durante la guerra e giovani
donne e uomini dopo, che senza dimenticare la voglia di vivere, si sono rimboccati le maniche, hanno patito la miseria, ma hanno ricostruito
quel mondo che sembrava bellissimo e che noi, i figli di quella
generazione , abbiamo contribuito a distruggere. Ho voluto parlare di
quel pezzetto di terra di Romagna che in realtà ho conosciuto solo da un anno,
di quelle strade da paura su in cima a colline senza alberi che
sembra siano state tagliate con una accetta da un gigante incazzato.
Ho voluto parlare delle donne di questo piccolo fazzoletto di terra e
di come, pur anche fra tante litigate, ogni problema o ogni evento
non era una questione personale, ma diventava gioia, o dolore o
problema di tutti. C'è un episodio che mi ha sempre colpito. C'era
un giovanotto che era stato dato per disperso in guerra, ma la moglie
non si arrendeva, il paese non si arrendeva. Poi un giorno, un giorno
di festa perchè erano tutti a messa , arriva qualcuno che urla
qualcosa. Tutte le persone sono uscite dalla chiesa con in testa la
moglie di questo uomo, correndo giù per la stradina ripida. Nel
frattempo, questo uomo che era riuscito a ritornare ,stava risalendo
dal paese vicino, cinque chilometri , alla fine della discesa. Man
mano saliva, le persone uscivano dalle case, lo applaudivano e gli si
accodavano dietro. A metà percorso i due cortei si sono incontrati e
tutti hanno iniziato a ridere, a piangere, ad abbracciarsi. Non ho
malinconie per il passato, il passato è stato miseria, il passato è
stato una cosa dura, ma non amo chi , oggi, si chiude nel proprio
giardino e pensa che il suo orizzonte limitato sia la realtà del
mondo. Mi sarebbe piaciuto che il giovanotto , che in chiesa suonava
e cantava durante la mesa per mia madre, avesse suonato una ninna
nanna, volevo che la bara di mia madre, uscendo, fosse accompagnata
dal suono di una ninna nanna. Quella ninna nanna che mia madre, la
sua generazione e i figli di quella generazione non hanno mai potuto
avere perchè la miseria era tanta e c'era da lavorare. Ma il
giovanotto non sapeva suonare senza uno spartito, allora ho dedicato
questa ninna nanna metaforica a mia madre, a mio padre, ai miei
parenti, quelli vivi , quelli morti, a quelli che avrei voluto
conoscere, ma non ho mai avuto la possibilità di conoscere, ma
soprattutto agli uomini e alle donne di quel piccolo pezzetto di
terra di Romagna in cui in questo ultimo anno anche io mi sono sentito a casa.
Poi dopo baci e abbracci, molti mi facevano i complimenti, no non
volevo i complimenti, volevo raccontare solo quello che avevo nel
cuore. Molti mi hanno detto che sono una persona speciale, no non
sono una persona speciale, sono un cretino come tanti. E sorridevo. Mi era venuta in mente una frase che una volta quando ero ragazzo,
mia madre mi aveva detto arrabbiata : “ se tu fossi stato un po'
più bello e meno intelligente, forse avresti vissuto meglio. Peccato
non sei neanche troppo intelligente”. E lì era finita la sfuriata
e abbiamo iniziato a ridere come due idioti. In questi mesi, tanti
amici o persone che conosco, hanno perso persone care, a loro un
abbraccio e un sorriso. Ciao ma, volevo che il tuo viaggio fosse
leggero come il vento delle tue colline che si incrociano fra la
montagna e il mare, forse non ci sono riuscito, ma ci ho provato
giovedì 22 gennaio 2015
Non è stato il freddo la cosa peggiore
“non è stato il freddo la cosa
peggiore” è lo spettacolo che Marco Zappalaglio , Marco Ravasio e
Raffaella Matta hanno dedicato alla memoria. Sabato a Romanengo,
martedì a Calcio. Io risulto come regista, in realtà ho dato solo
qualche occhiata alle prove e il merito va unicamente a loro. Voce
recitante e due violoncelli da pelle d'oca. Lo dico tutti gli anni,
siamo stati una delle primissime realtà ad avere pensato anche al
teatro per la giornata della memoria. Non è un merito. Nel
tempo e in giro sono arrivate anche diverse speculazioni, ma è cosa
secondaria, l'importante che questa giornata sia via via patrimonio
di tutti. Ogni anno cerchiamo di viverlo in maniera diversa, anni fa
oltre ad uno spettacolo , poi avevamo voluto la proiezione del film
“Amen”. Polemiche a non finire da quella parte politica che ci
ha sempre attaccato. Secondo me “Amen” non è mai stato un film
contro la chiesa, ma una denuncia di chi anche nella chiesa, non ha
visto, non ha sentito, e soprattutto ha collaborato. L'inizio del
film era un pugno allo stomaco: parata nazista e alcuni ragazzini con
handicap che correvano incoscienti al ritmo delle musiche. Gli stessi
ragazzini poi fatti fuori per l'inizio della selezione della razza.
La giornata della memoria per me è la giornata della vergogna di chi
nel nome di una razza , di un dio, di non so quale ideale ha
perpetuato dei massacri incredibili con il silenzio e la complicità
di troppi. Allora e oggi. Se uno ha tempo e voglia , c'è questo
librone che è “Kalendarium”: è la cronistoria certosina, giorno dopo giorno, dei numeri di Auscwitz dal 1939 al 1945. Senza commenti,
solo numeri e nomi. Nulla di inventato, ma dai registri ufficiali.
Stai male. La Shoah, il genocidio , ha riguardato il popolo ebraico.
Fra i 5 e i 6 milioni di persone sterminate, i numeri parlano. Questo
credo non si debba dimenticare, neanche oggi, mai. Perchè questione
primaria e principale della selezione della razza era l'idea dello
stermino totale del popolo ebraico e del furto dei loro beni. Non
bisogna neanche dimenticare che oltre la Shoah erano stati
calendarizzati anche altri stermini di diverse tipologie di persone e
di nazionalità. Neanche bisogna dimenticare le varie nazioni alleate
e la loro collaborazione. La propaganda: guardare i filmati
dell'epoca sulle varie adunate, i vari proclami , la scorrettezza
delle informazioni e la teatralità di chi aspira ad ergersi a dio.
Non ci sono solo i tedeschi, non è responsabilità solo dei tedeschi
perchè tanti altri sapevano , li hanno appoggiati e poi anche
aiutati a fuggire. Rastrellamenti e leggi razziali ci sono stati
anche in Italia e credo soprattutto in questi periodi sia utile non
dimenticarlo. Mi vengono in mente alcune immagini di racconti di mia
madre. Le donne obbligate in fila , obbligate anche se poi la
propaganda mostrava donne felici esultanti, a dare l'anello o le cose
d'oro che possedevano, i bambini e le bambine come allora mia madre,
costretti ad indossare delle divise al primo arrivo di un capetto o
di donna Rachele. Mi vengono in mente i cugini di mia nonna, un prete
e un frate, seviziati, spogliati, violati, unghie , lingua e occhi
strappati. Corpi che mia nonna, seguita di nascosto da mia madre poco
più che bambina, aveva dovuto raccogliere e riconoscere. Mi vengono
in mente le varie delazioni, le tante botte che mia madre ha preso e
poi ancora i fascisti, i partigiani, i finti partigiani e le persone
mai più ritornate dal fronte. E le rese dei conti che hanno
continuato fino ai primi anni 50 quando i fascisti sembravano
definitivamente scomparsi. E la storia ci insegna come non fossero
scomparsi. La follia di una guerra, la follia della
guerra e la tanta follia di tanti squilibrati che riescono ad
ubriacare dei popoli ad uso e consumo del loro potere e della loro
ricchezza. Settanta anni, mai più guerre, mai più massacri. Solo
parole: quante guerre, massacri, genocidi in questi settanta anni?
Quanta follia spesso nel nome di una finta pace, o di un dio, quanti
soldi e vendita di armi dietro ai discorsi. Quanta ignoranza e voglia
di non sapere e vedere. Fra le testimonianze, reali, che Marco
racconta, c'è anche la storia di un signore francese che alla età
di 16 anni era stato arrestato dalla gendarmeria perchè ritenuto
omosessuale. E chiedo scusa ai vari partecipanti ai convegni su come guarire gli ammalati,
chiedo scusa a chi si nasconde dietro la propria nullità per gridare
culattone , chiedo scusa ai sentinelli in piedi : ho usato e osato la
parola omosessualità. Questo ragazzo , 16 anni, viene arrestato, gli
avevano rubato un orologio e hanno arrestato lui. Sempre 16 anni
deportato poi, perchè sospettato di omosessualità, in un campo di
concentramento. Violentato e seviziato da avere poi i segni e
problemi per tutta la vita. Di fronte a lui e ad altre persone in
fila, hanno portato un ragazzo, il suo amico, lo hanno spogliato e
poi fatto sbranare dai cani. Patetico? No, solo uno dei tanti
episodi, tantissimi. Ma non ci sono solo gli ebrei,gli stranieri, i
polacchi, i sediziosi, gli omosessuali, i testimoni di Geova, gli
zingari. Tempo fa avevo visto un servizio televisivo in cui parlava
una donna. Una che in tarda età aveva scoperto che sua madre era
stata una delle tante “puttane” (parole di questa donna) del
reich. Nel nome della selezione della razza, tante donne, rigidamente
catalogate, ispezionate e analizzate, diventavano o per loro scelta o
non sempre per loro scelta, le “puttane” di altrettanti maschi
rigidamente catalogati e controllati, per fare nascere questa “razza”
superiore. Questa donna che raccontava, era stata uno dei tanti figli
concepiti da questo delirio e quando lo aveva saputo aveva cercato di
ammazzarsi. Ecco, parlare di Shoah, non è essere comunisti,
anticlericali, omosessuali. Non è fare propaganda e via via, è solo
cercare di non dimenticare . È solo cercare , nel proprio piccolo,
di fare migliore questo presente sempre più cupo e sempre più
piccolo. Volevo parlare dei miei laboratori che stanno andando molto
bene, volevo parlare del mio cane che in questo periodo sente il
calore delle femmine e mi sta tirando scemo, volevo parlare delle mie
tante sciocchezzine, ma mi sono lasciato trasportare
sabato 17 gennaio 2015
Non dite al governatore quanti pirla ci sono in giro
Bello
lo spettacolo de “i sacchi di sabbia” sabato scorso a Orzinuovi.
Non tantissima gente, ma ne valeva la pena. Loro, “i sacchi”,
sono molto bravi e atipici. Non solo bravi , ma belle persone anche
fuori, li conosciamo da anni e ci scalda il cuore tutte le volte che
possiamo invitarli su da noi. E' difficile ricominciare e ricostruire
altri territori , ma un giovanotto bergamasco, l'altro, e un
giovanotto romagnolo,forse, io,viaggiatori del mondo, del cuore e del
pensiero, viva le esagerazioni, non si lasciano intimorire da nulla.
Quasi. Ricominciare sempre, fa pur parte di questa professione.
Domani, domenica, spettacolo per i bambini a Soncino con il folle e
iper adrenalinico Benuzzi, professore di fisica che nel tempo libero,
o viceversa, fa anche , e bene, follie di giocolerie teatrali. Spesso
mi chiedo che cos'è sta cosa chiamata cultura , che schifo gli
ulteriori tagli alla scuola, e ancora non sono riuscito a capirci
niente. Chiaro a livello antropologico tutto è cultura, compreso il
Karaoke, gli spettacoli da oratorio,le finte drag queen che ci
tengono a specificare che loro sono maschi, i finti premi o le
parate dei politici e quella cosa ormai insopportabile che sono i
format. Personalmente non ho da ridire nulla, anche questa è
cultura, magari bieca dal mio punto di vista, ma è cultura. Non ho
nulla contro gli spettacoli di non professionisti. In Trentino esiste
una forte tradizione con attori e registi molto bravi, gente che
comunque sa cantare, sa ballare, sa suonare strumenti, sa stare in
scena. Ho visto spettacoli belli e a dire la verità anche qualcuno
non proprio edificante, ho amici che stimo tantissimo e questi
spettacoli sono comunque una possibilità che viene utilizzata con il
massimo della rigorosità e serietà. Ho anche amici poeti performer
e posso assicurare che fanno cose di altissimo livello e anche di
più. Se usciamo dall'ambito del Trentino in zone in cui il teatro
dialettale o di non professionisti non ha questa solida tradizione, a
volte si , si trovano anche delle cose carine. A volte trovo persone
che pensano che studiare non serva a nulla, che pagare i contributi
enpals sia un furto così come fare una fattura, trovo persone che
pensano di essere il genio per cui grazie della loro presenza. Non mi
scandalizza e comunque continuo a pensare che anche questa, sia
cultura. Non li ho mai attaccati anche quando lo spettacolo da oratorio
diventa un bieco minestrone di luoghi comuni, propaganda politica e
bieca comicità basata sulle parolacce, sul sesso e sul fare la finta
drag queen sempre a gambe larghe. Mi da fastidio quando alcune di
queste persone pensano che il loro mondo è li, rinchiuso nel loro
piccolo giardino, tutto il resto è merda. Non sto parlando a
vanvera, sto parlando di un episodio reale, ma ci ho già dedicato
troppo tempo. Viva la diversità, viva le culture. Io non so se
faccio cultura o se porto cultura, cerco di fare il mio lavoro.
Cerco di continuare a studiare , cerco di essere coerente e onesto.
Cerco, non sempre ci si riesce. Sono solo un piccolo artigiano
ostinato e incasinato. Stanno continuando i laboratori nelle scuole .
Chiuso , momentaneamente, con i ragazzini che vogliono diventare aiuto
cuoco, ora mi ritrovo con ragazzi più grandini che non ho capito
bene quale specialità merceologica vadano a cercare. Non sono
ragazzi facili, alcuni proprio problematici, ma mi piacciono e mi
sento a casa. Perchè la loro rabbia, la loro voglia di ridere e di
vivere le ho anch'io. Mercoledì sera l'avvio del laboratorio “per
grandi” a Calcio. Tantissimi, perchè 20 per un laboratorio sono
tanti. E' fisiologico che dal prossimo incontro qualcuno non ci sarà,
ma ci fossero anche tutti, vale la pena faticare un pochino di più.
I punti di partenza : la maschera e il corpo. Maschera intesa come
noi, così come nel testo che cito in continuazione “la vita umana
come rappresentazione teatrale” geniale nella sua ovvietà. Poi il
gioco, il gioco è importante, ci fa ridere di noi, ci fa amare gli
altri, fa sentire gruppo. Altro punto la passione . Il cuore e la
mente. Porca miseria c'è bisogno di passione, c'è bisogno di
intelligenza, se decidi di darti, datti. L'amore non può essere solo
tattica. Ulteriore tema: La tecnica. Ci può essere tutto, uno può
sbarellare quanto gli pare, ma la tecnica, sempre specificando che
non è una scienza perfetta, o c'è o ci si lavora . Se io fossi così
come sono anche in amore, porca miseria altro che follie. E se e
quando succederà chi lo sa. Poi la danza e il canto ed infine le
visioni e la follia. Questi i temi che mi sono dato e per una volta
mi si conceda il narcisismo di una mega sega mentale determinato da
un messaggino che mi ha inviato una amica partecipante al
laboratorio. “energia, passione, voglia di fare. Voto 10 e lode”
. Basta seghe e basta narcisismi. E' cultura anche questa? Cioè le
seghe mentali intendo? Allora sarei uomo di grandissima cultura. Sono a Cesena
ora, domani riparto per esserci anch'io allo spettacolo di Benuzzi,
fra qualche giorno sarò ancora qua. E' la vita. Nei tre giorni che
sono mancato, alcune signore sono morte, broncopolmoniti
velenosissime, mia madre è stata messa in una stanza di isolamento,
i magoni aumentano. E i fantasmi pure. Mia madre donna battagliera,
che ha sofferto tantissimo, ha lottato tantissimo perchè una persona
dei pesci tutto e solo tantissimo, eppure mi stupisce per i segnali
pur incasinati che continua mandarmi. Più avanti inizierò a
scrivere qualcosa di questa storia, ma non voglio parlare di me, sarò
il filo conduttore di tantissime ( forse sono un po' pesci anch'io)
storie di donne e di uomini che hanno popolato quelle colline che ora
mi stanno tormentando. La famiglia naturale, fondata sulla fedeltà,
sulla felicità , per fare sesso solo li, inventata da chissà chi,
protetta da tanti puttanieri che stabiliscono nel nome di un Dio
plasmato a loro immagine chi e cosa si debba amare. “figuriamoci se
mi faccio intimidire da questi quattro pirla” sempre molto chic il
signor Maroni. Ma per loro ( non i quattro pirla) è cultura anche
questa da patrocinare con i soldi della regione e con il logo di Expo e nessun antropologo si azzarderebbe ad affermare il
contrario.
giovedì 8 gennaio 2015
E' una questione che non va bene
Chissà se una temperatura del
corpo troppo bassa è una questione genetica o se è proprio una
questione che non va bene. O se c'entrano qualcosa anche la mancanza
di proteine. Vedremo. Spesso la mia temperatura non arriva ai 36
gradi, chissà se per farla salire dovrò fare uso di alcool,
ricominciare a mangiare un po' di proteine o farmi abbracciare. Opto
per l'ultima. E quando sarò allo stremo delle mie forze, mi siederò
come un barbone in un qualche angolo di strada con un cartello tenuto
in bocca dal cane : “ ho bisogno di un abbraccio prolungato”. E
abbracceranno il cane. Una volta un signore mi ha raccontato come lui
e un suo amico andando a caccia in un paese dell'est, in inverno,
praticamente stavano congelando. Allora hanno trovato una baita, si
sono spogliati degli abiti bagnati e ghiacciati e sono stati nudi
abbracciati protetti dall'unica coperta che avevano trovato. Il mio
commento da uomo che non ama la caccia è stato : “ wow”. Mi ha
guardato male. Ieri ho ricominciato i laboratori in un'altra scuola
su nella bergamasca. Ragazze e ragazzi fra i 15 e i 18 anni. Molti
gli stranieri. Alcune ragazzine di diversi paesi del sud america
avevano iniziato le scommesse su di me :” è boliviano, no
peruviano...” mi sono sentito a casa. Mi hanno chiesto: “ di dove
sei?” Ho risposto non lo so. Ho fatto un figurone. Mi piacciono
molto e penso mi troverò bene. Prossima settimana iniziano anche i
laboratori serali, ho già tanti iscritti e se qualcuno mi chiederà
da dove provengo dirò che sono stato trasportato da un qualche
vento freddo del nord. Vedendo ieri i ragazzini stranieri improvvisamente mi
sono venute in mente tutte le volte che la polizia mi ha fermato per
controllo dei documenti e mi stava venendo il nervoso, ma il sorriso,
la complicità e l'amicizia che i ragazzini hanno deciso di darmi in
toto , mi hanno ridato il buon umore e l'entusiasmo. L'altro giorno
in televisione ho sentito una ex signora della lega dire degli
albanesi “ il nostro popolo fratello”. Stanno cambiando i tempi o
stanno cambiando le rotte del razzismo? Temo che adesso, con questa
brutta storia di Parigi, si alzeranno altri scudi. Marco sta già
ragionando sul prossimo nostro festival estivo, io non riesco ad
andare oltre la settimana. Con i partecipanti del laboratorio serale
mi piacerebbe fare qualcosa di grandioso legato agli archetipi, ai
sogni, alla spiritualità, alla leggerezza dei fantasmi. Ho la testa
che ha voglia di scoppiare, speriamo che tengano anche i corpi.
Perchè dovranno cavalcare l'aria e i pensieri. Sono distrutto per i
continui avanti e indietro da Cesena, ma non intendo mollare. Mia
madre è li, come una piccola larva che ogni tanto ragiona, però c'è
e faccio di tutto perchè possa rimanere in vita il più possibile.
Perchè quando lei morirà, temo moriranno anche i miei ricordi,
anche se non sono mai riuscito a percepirli. Sto vivendo fra pensieri
di morte e voglia di vivere. Quando sono a Cesena , qualche volta
porto in struttura anche il cane. Ed è bello vedere la sua vivacità
che crea un momentaneo entusiasmo e diversi scompigli negli anziani
ospiti. Peccato che il cane , oltre le coccole, sia affascinato da
tubi , tubicini, stomie, sondini, cateteri e devo fare molta
attenzione. E improvvisamente ,dopo tanto tempo, avrei voglia di
amare. Ma non so chi e non so come, dato che non ho neanche il tempo
di respirare. Ma vorrei una bella storia , non mediata dalla
stupidità e dalle paure. Una storia che abbia la leggerezza del
vento di primavera e il calore delle giornate estive. La paura,
brutta bestia, ne abbiamo tante. Paura di tutto , è una società che
ha paura di tutto fuorchè dell'idiozia. Essere massa per paura delle
proprie singolarità. Mi piacerebbe capitare per caso una qualche
volta , una qualche piazza dove si mettono i famosi sentinelli e
perdere il guinzaglio del mio cane. Che non corre verso le persone
per azzannarle, ma per leccargli la faccia. Garantisco però che con
tutte le buone intenzioni, vedere sta bestiolina correre verso
qualcuno, c'è da avere paura. Dai che devo anche lavorare. Domani
venerdì riprendiamo la stagione alla rocca di Orzinuovi con il bello
spettacolo "piccoli suicidi...." dei fiorentini “i sacchi di sabbia”. Già diverse
prenotazioni, forse faremo il pieno, io ho un freddo boia per la mia
temperatura bassa, ma fuori c'è il sole e dentro la voglia di ridere
o quantomeno sorridere. Viva il mio cane.
sabato 3 gennaio 2015
Non sono stato adottato
Ieri
piccolo crollo. Ormai li conosco , stress ansia stanchezza panico.
Qualcosa da mangiare che non digerisci, respiro pesante, gambe
pesanti, cuore che fa male. Quando arriva alla brutta ci sono anche
la sudorazione eccessiva, gli svenimenti, il mal di mare e il cuore
che sembra impazzire. In questi casi arranchi in un qualche pronto
soccorso, esami di tutti i tipi, qualche punturina, dormi per una
notte. Rimani rincoglionito per un altro giorno e poi te ne sei già
dimenticato. Ormai conosco questi sintomi e cerco per quello che è
possibile di non arrivare agli estremi. Non si deve dire ommioddio
cosa sta succedendo, lo sai. Ieri in giro con il cane iniziano tutti.
Ho pensato meglio arrivare a casa che non cadere per terra. E il cane
non capiva perchè stessimo ritornando indietro. Poi ho continuato a
parlare con me : enzo è solo stress stanchezza, panico. Non è un
attacco di cuore, il cuore , per ora, sta bene. Non hai , per ora,
problemi ai polmoni, anche se sei un fumatore. E' inutile che ti fai
venire il mal di mare, lo vedi che siamo in terra ferma. In questi
casi quando si arriva a casa, mai andare a letto, l'autocompiacimento
del tuo star male ti fa credere di essere ammalato. Mai sedersi su di
un cuscino per terra perchè poi ti sdrai un attimino e tutti i
sintomi ne approfittano. Sdraiarsi su di un divano, come un normale
riposino. E dato che il panico spesso è un grosso inganno del
cervello, gli ho detto fanculo e mi sono addormentato. Dopo un'oretta
con il cane che mi leccava la faccia, mi sono svegliato un po'
dolorante, ma pericolo scampato e finalmente ho riportato Peter al
suo dovuto girettone. Dietro casa mia c'è un laghetto in questi
giorni ghiacciato. Ho provato se il ghiaccio teneva, teneva. Cosi'
giocando con il cane, ho buttato il bastone in mezzo al laghetto. La
scena è stata meravigliosa, all'inizio Peter ha tastato diffidente
questo terreno scivoloso, poi si è buttato, non avevo mai visto un
cane pattinare e arrivare di pancia. Ma c'è arrivato, ha agguantato
il bastone e scivolone da una parte, scivolone dall'altra è uscito.
Del genere : quando si vuole qualcosa, mai fermarsi di fronte a
nulla. E' una bella lezione. Per le mie questioni, per ora ho detto
attimo di pausa. Ci sono stati dei periodi che ho pensato di lasciar
perdere. Ma il lasciar perdere non fa parte del mio carattere. Quando
inizi una ricerca o un viaggio mentale, parti da alcune ipotesi o te
le costruisci cammin facendo. Evidentemente sono partito con il piede
sbagliato. Quello che so di certo è che non sono stato adottato,
ufficialmente. Ho riscontri di tutti i generi. Ho scoperto una cosa
terribile, se una persona è stata ufficialmente adottata non può
avere l'originale dell'atto di nascita, ma ci deve essere un atto del
tribunale. Devo sgomberare la mente da tutte le ipotesi che mi sono
fatto finora, compresi fratelli non fratelli , eventuale gemello.
Quello che fino ad ora ho di certo, è una totale incompatibilità
fra il mio gruppo sanguigno e quello dei miei genitori. Ho di certo
ancora le cartelle cliniche di mia madre, anche se alcune sono
sparite. Ho un certificato di nascita che dichiara i miei come miei
genitori, ma il paese è tutt'altra cosa rispetto al paese in cui per
sessanta anni ho creduto di essere nato. Addirittura collocato sotto
un altro comune. Questo certificato di nascita ha, sotto il nome del
paese, il nome di un altro paese cancellato con il raschietto. Quello
che ho di certo è un certificato di battesimo che non si trova da
nessuna parte e anche dove sono stato cresimato non c'è certificato
o trascrizione alcuna. Poi ci sono le presenze strane del passato o
del presente, ma potrebbero essere solo casualità. Di certo ho che
nel passato, cose riferite da mia madre in tempi non sospetti, una
volta, io piccolo, erano arrivati a casa nostra due uomini, ( mia
madre ha sempre detto : due delinquenti vestiti da carabinieri) che
chiedevano dei soldi, non ce n'erano, poi hanno minacciato di
portarsi via il bambino, io. E hanno anche menato mia madre, poi sono
andati alle sue urla e all'arrivo dei vicini. Di certo so che ogni
tanto compariva un uomo. Da ragazzino mia madre me l'ha anche
presentato. Mia madre mi ha sempre detto che questo uomo era stato un
suo “filarino” prima che lei conoscesse mio padre, cosa che ho
verificato non essere assolutamente vera. Poi questo uomo ha smesso
di venire perchè i miei gli avevano intimato di non farsi più
vedere. Questo uomo credo sia , era, perchè ora è morto, medico.
Tre fratelli, uno medico, uno maestro elementare, uno prete. So chi
sono, ricchi proprietari terrieri, proprietari del fondo dove
lavoravano i familiari del marito di mia zia. Non credo che uno di
loro possa essere un mio eventuale padre naturale, però credo
sapessero qualcosa o in qualche maniera fossero implicati. Il figlio
del medico , ha qualche anno meno di me ed è medico pure lui, ma non
posso telefonargli o scrivergli perchè gli creerei dei dubbi e delle
paure inutili e sono sicuro infondate. Ma la tentazione l'ho avuta,
casomai pensavo il padre avesse lasciato degli archivi. Un'altra
ipotesi da cui ero partito, ipotesi molto probabile e avvallata da
tanti discorsi pur sconnessi di mia madre, è quella di un figlio
morto suo, scambiato per un figlio vivo di un'altra donna che non
poteva o voleva tenere. Ma se andassi fino in fondo a questa ipotesi
scatterebbero gli estremi di un reato e non mi sembra il caso. Un
medico , un prete, un maestro e una levatrice , come avevo già
raccontato, amante di mio nonno, possono avvalorare tutte le ipotesi
possibili immaginabili. Quello che non ho ancora fatto e non so se lo
farò è un test genetico. Non è per avere delle sicurezze, quello
le ho già, ma sarei terrorizzato dal fatto di sapere che magari sono
figlio di parenti molto stretti. Dopo tanti misteri vorrei per me una
soluzione più drammatica avventurosa e meno banale. Tutti, preti ,
carabinieri, impiegati di comuni mi chiedevano chi te lo fa fare,
cosa vai a cercare. Cazzo volete, è la mia vita. Non vado a cercare
radici, anche se il mio aspetto vagamente orientale mi ha sempre
incuriosito, forse è solo una questione di orgoglio. Mi scoccia
ammetterlo, ma forse è solo una questione di orgoglio
momentaneamente calpestato. Uno, soprattutto figlio unico, spesso ha
una presenza costante che si chiama mancanza. Ci impari a convivere,
è con te presenza che non ti abbandona. Se trovi, che mancanza
sarebbe? Per ora dicevo, ho deciso di abbandonare qualsiasi ricerca,
non ho voglia di impazzire per i casini degli altri, ma le riprenderò
più avanti con più tempo e partendo da una angolazione diversa. Ho
un'altra sicurezza, verificata dopo diversi scontri, che nessun
parente stretto mi ha visto nascere,ma solo dopo qualche giorno o
settimana e non sono nato in un ospedale ,ma in una casa e i parenti,
legatissimi fra loro, abitavano molto vicini. In realtà l'unica
sicurezza che ho è che comunque da qualche parte e in qualche
maniera sono nato. Il mio cane è stanco di starsene accovacciato
sulla poltrona di Piccolo Parallelo, io sono stanco di stare qua al
freddo, perchè la nostra sede è proprio fredda. Prossima settimana,
fanculo al mondo e alle questioni personali, si ricomincia tutto. E
ho voglia di ricominciare tutto che di queste festività decisamente non entusiasmanti, sono stanco.
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