Stratosferica
pioggia da paura stanotte, ora c'è il sole e fino a domenica il
tempo dovrebbe restare bello. Ho già concluso i sopralluoghi per la
camminata in notturna di sabato e tutto sarà giocato a dadi. Così
come il cavaliere e la morte nella loro interminabile partita a
scacchi del “settimo sigillo”. Ho un percorso chiaro da cui
si dipanano tanti altri percorsi. Escluso la parte iniziale e la
parte finale che sono quelle ( con relative azioni ) , ad ogni bivio,
incrocio o altro, io contro tutti. Chi vince stabilisce da che parte
andare e ad ogni bivio una strada è tranquilla rilassante, l'altra
conduce a posti da paura. Ci sarà la possibilità di rimanere sempre
asciutti o magari di finire nel fango o in mezzo a boscaglie
inesplorate. Il caso non esiste completamente e anche se è
impossibile prevedere tutte le possibili varianti, conosco abbastanza
bene i posti per evitare che ci possa perdere . Che poi non sarebbe
male, la notte e il buio aiutano a perdere la cognizione di spazio e
tempo, quindi se poi ci si dovesse perdere, da qualche parte si
arriva. E' la vita che voglio raccontare ed esplorare, sono i
fantasmi che ci annebbiano la mente che devono uscire per lasciare
posto alla leggerezza. Sono le cose non dette, i magoni che uno si
porta nel cuore, sono i dettami di una società che ci impongono di
tenere tutto dentro. Come se i magoni, le ferite, i dolori e le cose
belle appartenessero solo a noi e non anche agli altri. Perchè la
solitudine e le paure da soli, in coppia in gruppo, sono una brutta
cosa e ci rincretiniscono e ci fanno cattivi intolleranti. Perchè
dividere , anche se per poche ore e sotto forma di gioco leggero, il
proprio essere persona , mano nella mano di fianco ad altri essere
persona è , in questi periodi, di deflagrante possibilità. Io non
faccio per gli altri, faccio per me. E così chiederò ai
partecipanti quando le carte stabiliranno, (oltre i dadi ci saranno
anche le carte) oltre i percorsi, quali azioni fare. Dirò non
pensate al narcisismo della bella figura o di “faccio questo per o
contro”, dirò fate fare qualcosa che voi desiderate fare, qualcosa
che voi vorreste fare e dividetelo. Dirò di osare. Passando a
parlare di me, ma va?, oltre la situazione di mia madre, e la mia che
mi sono stancato di andare in giro a cercare è che sto scoprendo in
maniera negativa dei lati di parenti di mia madre, lati che non avevo
mai considerato. Anni fa a Bologna avevo visto un film indiano, non
ricordo il titolo. Un ragazzo vestito elegantemente, si toglie gli
abiti e sotto ha mutande e canottiera sporche e stracciate. A volte
cade la maschera delle persone e ti trovi la merda. A volte invece
trovi dei fiori. Non voglio più sprecare energie a dove sotto c'è
la merda, anche se appartiene a parenti, le mie energie le voglio
dedicare a dove sotto ci sono fiori. Stamattina appena sceso dalla
macchina, qua a Romanengo, mi ha investito un fortissimo odore di
borotalco. Che con tutto il rispetto e l'amore per Romanengo, non è
proprio il posto da fresco odore di borotalco. Magari qualcuno ha
fatto il bucato ed ha esagerato con l' ammorbidente. Per ritornare
alla camminata di sabato, so benissimo che nella vita non sempre c'è
possibilità di scelte, però spesso ci sono dei bivi e se non si sta
fermi, da una parte o dall'altra si deve andare. Senza voltarsi
indietro e senza rimpianti. Chiederò ai partecipanti di osare, le
paure e i pericoli che si creeranno, saranno solo mentali. Enzo ti
amo
giovedì 11 settembre 2014
venerdì 5 settembre 2014
va avanti te che a me viene da ridere
Il mio sogno da vecchio, praticamente
fra poco, mi piacerebbe una casa con un frutteto, un orto, un
giardino e tanti animali tenuti liberi, compreso un asino. Poi
penso che avrei bisogno di una persona che mi accudisca giardino
frutteto orto e animali e il mio sogno si infrange. Per adesso ho il
cane che fra poco fa i due anni e non ci siamo ancora stancati. Sto
continuando a fare sogni strani contorti e non riesco a ricordare.
Continuo a pensare che i sogni aiutino a dare e trovare quesiti e
risposte, adesso che non ricordo i sogni, rimangono i quesiti e le
risposte nascoste nella nebbia. E la nebbia non è il vuoto, ma una
diversa percezione della realtà, per cui vedi ombre e fantasmi e la
tua mente ha voglia di impazzire. A Cesena mi stanno succedendo
strani incontri, magari con la scusa del cane o altre cose banali. Infatti ho sempre voglia di tornare a casa mia.
Gente che mi ferma, sorride, comincia a fare domande del genere che
ti verrebbe da rispondere: “cazzo vuoi da me?” Poi dopo ore pensi
a questi strani incontri e inizi a “catalogare”. Quelli che hanno
il cane e non gliene frega niente di te, ma del tuo cane. Si è bello
da impazzire, infatti dico sempre: è uguale a me. Quelli che tu
parli e improvvisamente aprono il cuore e pensi: ma come fa un organo
tutto sommato piccolino a contenere tanta roba? Quelli che comunque
sono incontri magici che ti regalano un soffio di leggerezza e di
sorriso. E fra questi incontri magici ce n'è qualcuno ancora più
strano. Non credo alle casualità. Casualità è una volta, due
volte, tre volte. Alla quarta volta pensi “ ho la calamita?”. E
fra queste una due tre quattro volte - lasciamo perdere i miei angeli
barboni di cui parlo spesso, ci sono , mi compaiono, mi dicono
qualcosa, mi sorridono scompaiono, ma fanculo fermati un pochino di
più. - ci sono delle persone che riescono a fermarmi con qualsiasi
scusa e vanno dritto al sodo con le domande. Di dove sei, quanti anni
hai, che lavoro fai, prima però mi parlano di sé. Io sono tonto e
realizzo dopo: generalmente fra i 25 e i 40 anni, il loro italiano ha
un accento delle colline su verso le montagne ai confini con la
toscana, la pelle, poco pelo, è abbronzata, i capelli neri e hanno
qualcosa di familiare. Dopo a ripensarci mi chiedo se casomai siano
figli di qualcuno che sto cercando anch'io. Il problema è che
lanciano dei segnali, ma l'ho detto sono tonto e realizzo solo dopo.
Genere l'ultimo, penultimo, un ragazzotto con un cane enorme. Io
cerco di evitarlo, il suo cane è maschio, il mio con i maschi non
sempre ci va d'accordo. Praticamente mi insegue e ha una strana
allegria, i cani si annusano si accovacciano e continuano ad
annusarsi, io temevo si sbranassero. Mi dice che ha trovato il cane a
… cioè un paese vicino a dove mi hanno sempre detto che sono nato.
Il giovanotto parla solo in italiano pur con l'accento delle colline.
Mi dice che vive con la sua ragazza a... cioè a metà strada da dove
dovrei essere nato a quell'altro paese, quello sulle carte. Mi da
l'impressione che abbia studiato, ma dice che lui ama i trattori e
gli piace lavorare nei campi e nelle vigne. Tutte situate nelle zone
che dovrebbero essere quelle della mia nascita. Dice tutto lui, salvo
poi terminare con le domande di rito : come ti chiami , di dove sei,
quanti anni hai, che lavoro fai. Mi aveva incuriosito il nome del suo
cane , nome che adesso non ricordo, un nome strano e gli chiedo cosa
vuol dire. Mi risponde che c'è un libro tal dei tale, neanche questo
ricordo, che parla dei partigiani delle nostre colline – nostre? -
e il figlio di uno di questi partigiani aveva questo nome. Con un
grande sorriso se ne è andato. Poi ho chiesto ai miei amici che
abitano in zona parchetto e che tutto vedono e tutto sanno, ma
nessuno ha mai visto quel ragazzo neanche quel cane. Poi a casa ho
pensato , ma questo qua abita in campagna e porta il cane a fare un
giro nel parchettino di città? Quel ragazzo , lui era alto e
bello, ma aveva i miei colori e una struttura degli occhi e del
volto che mi risultavano familiari. Praticamente ogni volta che
scendo faccio incontri di questo genere. Escluso l'ultimo, un signore
grande grosso elegante, ma anche lui porca miseria stessi colori e stessa
familiarità del volto, che mi si piazza davanti, grande sorriso e
buongiorno mi dice, sorride ancora e se ne va. Fanculo, buongiorno.
Ho tante paure, tante incertezze, tanti pudori. Non riesco a fare
domande dirette a mia madre, già è in confusione di suo e aldilà
dei dati che ho già certi, il resto continuano a rimanere
supposizioni. E quando lancio per aria qualcuna di queste
supposizioni, mia madre si incupisce e improvvisamente ritorna nel
sonno e nel silenzio. Oggi ho lanciato una ipotesi la più probabile,
fatta come una sorte di gioco. Mia madre ha capito e si è arrabbiata
: “ non capisci che parlare di queste cose mi procura un grande
dolore?” ed è ritornata in confusione. Salvo poi che se non parlo
io , parla lei a raffica, mescolando realtà indizi e fantasmi. E
poi sono io a dire “oh ragazza, se devi dirmi qualcosa dillo, non
tirarmi matto”. E lei : “ma io te lo sto dicendo”. E il mio
diritto a sapere si scontra con il rispetto e l'affetto che comunque
devo a questa donna. Per cui stai zitto Enzo, tienti il tuo magone
per te e la prossima volta che ti capitano situazioni strane con
persone che hanno diverse caratteristiche simili alle tue, inizia
anche tu a fare domande. Sabato prossimo , sabato 13 mi pare,
conclusione di questo periodo strano con una delle mie ennesime
camminate notturne sul fiume. E' dedicata ai sogni , quelli di notte,
ai fantasmi, al destino. Sarà diversa, io sempre la guida, ma non ci
saranno azioni esterne. Le azioni e gli attori saranno i partecipanti
e non ci sarà neanche un percorso prefissato, ma tanti percorsi
possibili che di volta in volta, il caso il destino le carte il
capriccio o non so cosa, ci indicheranno di seguire. Volevo iniziare
a lavorare ad un mio nuovo spettacolo, ma in questo periodo non ho né
il tempo né la concentrazione, però inizierò tanti lavori e il
primo sarà la conclusione del laboratorio che i casi della vita , a
giugno, non mi hanno permesso di terminare. L'altro giorno in
televisione parlavano di Argentina e hanno detto una frase che mi ha
colpito tantissimo : “quando non c'è più nulla da perdere c'è
tutto da guadagnare”. In questo periodo mi sento al tracollo umano
psicologico sociale politico e chi più ne ha più ne metta. Ho
qualcosa da perdere? No. Che poi è una domanda che mi faccio sempre.
Abbiamo qualcosa da perdere? No , solo da guadagnare. Sono sicuro che
se e quando riuscirò a trovare qualcuno dei miei fratelli, o mi
mandano affanculo loro, o li mando io. Per adesso fanculo alle
sfighe e alle malinconie, voglia di ridere e di sorridere non mi
abbandonate mai
mercoledì 20 agosto 2014
Succedeva un agosto di tanti anni fa
Succedeva un agosto di tanti anni fa. Colline romagnole
su verso gli appennini e la Toscana. Due ragazzi sposati da pochi
anni, una piccola casa di sasso in affitto. Lui bello alto moro,
sembrava un attore di cinema, quelli americani. Lei bella ,
piccolina, capelli lunghi castano chiaro pettinati a boccoli. Anni
50, grande miseria, lavoro poco o niente, la voglia di fuga con la
speranza di un futuro migliore. Lui, figlio di contadini, il padre
rossiccio di capelli, la madre castana, tanti fratelli, tutti con una
somiglianza sorprendente fossero nati mori, castani o biondi, tutti
alti, un pò selvatici, ma belli. Lui era il penultimo (ultimo
maschio) di questa grandissima famiglia e ancora ragazzino era stato
mandato a lavorare e a vivere dal fratello più grande, in un altro
paese, lì su quelle colline Romagnole che avanzavano verso gli
appennini e la toscana. Lei, pure loro contadini, il padre piccolo ,
biondo occhi azzurri, grande puttaniere, la madre alta mora pelle
bianca. La ragazza, terza di cinque figli, grande voglia di vivere, carattere
ribelle, non amava lavorare nei campi. Voleva fare la sarta, il
meccanico, qualunque cosa , ma non lavorare nei campi. Allora ogni
tanto rubava la bicicletta ai fratelli per andare ad imparare a
cucire, oppure la cavalla del padrone , una cavalla matta che
nessuno riusciva a cavalcare e fuggiva attraverso i calanchi. Anche
lei e i suoi fratelli , caratteristiche genetiche fortissime,
sembravano uno la copia dell'altro. Una romagna contadina povera e
chiusa in cui spesso se una ragazza diventava madre veniva buttata
fuori casa o costretta a sposarsi o a buttare via il figlio, o se una
donna non riusciva ad avere figli veniva chiamata con disprezzo “la
mula”. Lui abitava in cima ad una collina, nella casa in affitto
del fratello, lei nella collina di fronte, nella casa dei genitori.
Si sono incontrati un giorno e dopo qualche mese già sposati. Alle
cinque di mattina, un giorno di novembre. Non avevano soldi per un
abito da nozze, non avevano voglia di dirlo a nessuno o chissà quale
altro motivo. E senza lavoro e senza soldi sono andati a cercare una
stanza da abitare e li si sono trasferiti. Carattere forte lei, aveva
passato ragazzina la guerra e mentre gli altri andavano nei rifugi,
perchè in quella zona passava la famosa linea dei tedeschi, lei
prendeva le mucche e le portava a pascolare così riusciva a portare
i messaggi anche ai partigiani nascosti. Carattere ostinato lui,
curioso di tutto, Peter Pan per tutta la vita, aveva abitato
un'altra zona e della guerra ricordava le bombe e gli inglesi che
erano entrati nella loro cantina e si erano ubriacati. Si erano
incontrati e da subito avevano deciso che volevano stare assieme per
tutta la vita. Pur litigando in continuazione , ma era la loro
maniera di amarsi. Ora lui è morto, dopo tante malattie, due anni
fa, il febbraio della grande neve, seppellito nel cimitero di quel
piccolo paese. In una giornata con cumuli di neve alti fino a sei
metri e un cielo pulito che si poteva vedere in lontananza il mare.
Lei dopo tante malattie e la morte di quasi tutti i suoi familiari, è
crollata definitivamente alla morte di lui, ora dopo mesi di coma,
vive in uno stato di semi coma, dentro una struttura. Volevano una
famiglia grande, nonostante la miseria, ma sognavano una famiglia
grande, tutta loro. La prima figlia , alta, pelle chiara e capelli
castani, nata prematura, era morta dopo poche settimane di vita.
Nelle foto il volto di una neonata carina, incorniciata di pizzi e
una coroncina di fiori di campo. Forse lei non poteva avere più
figli, infatti diverse gravidanze naufragate. E quell'agosto lei
era ancora incinta, c'è una foto di lei con il pancione assieme a
suo padre. I capelli mossi dal vento e il sorriso imbarazzato dei
contadini che si fanno fare la foto. Ma cosa sia successo in
quell'agosto ancora non si sa. E' un segreto che lei vorrebbe
mantenere e portare con sé nella tomba. Un segreto che aldilà di
suo marito e di sua madre, nessuno , almeno dei parenti conosceva o
sapeva. Probabilmente un altro bimbo nato morto, o nato e morto
subito. Un bimbo probabilmente biondino , alto e cui forse era già
stato dato un nome. Da una altra parte su di un'altra collina, a
pochi chilometri di distanza, un altro dramma, ancora non si sa, ma
nasceva un altro bimbo, scuro e con gli occhi da orientale.
Probabilmente ultimo di altri fratelli, tutti a quel tempo molto
piccoli. Cosa sia successo nel giro di un giorno e di una notte di
quel fine agosto di tanti anni fa, ancora non si sa, dato che nessuno
doveva sapere. Neanche la levatrice, ora morta, una delle tante
amanti del padre della ragazza che correva a dorso della cavalla
matta, ha mai parlato. Da una parte un ragazzo e una ragazza, belli,
giovani, senza lavoro e già alcune gravidanze naufragate, dall'altra
chissà, tante troppe ipotesi. Ricorre un nome, Giorgio. E' il bimbo
biondino nato e poi morto? E' il bimbo di due anni e mezzo , fratello
di quello appena nato? Nei suoi deliri di sonno ormai quasi continuo,
la donna ha raccontato piangendo che lei e suo marito erano troppo giovani e
troppo poveri per potere prendere anche il bimbo di due anni e mezzo. Sta di fatto che
quella notte di agosto il neonato con i capelli nerissimi e gli occhi a
mandorla diventa il figlio della coppia che l'ha tenuto nascosto e
mostrato ai parenti solo giorni dopo. Perchè nessuno aveva assistito
ai parti e al passaggio. Così scuro questo bambino che una cugina
della madre aveva esclamato “se non fosse finita la guerra, avrei
detto che era il figlio di un marocchino”. Nel frattempo questo
bambino cresceva e per una sorta di miracolo, pur diversissimo,
assomigliava in maniera incredibile alla madre. Per cui nessuno si è
mai fatto domande. Lui si, sempre a disagio con tutti, così diverso
da tutti i propri parenti, non considerato dal padre e iper protetto
dalla madre, lui si le domande se le faceva . Perchè per esempio i
due nomi, uno all'anagrafe e un altro con cui era cresciuto e poi i
due giorni di nascita, nato il 28 o il 29? E i tanti misteri , come
quei signori che ogni tanto comparivano per avere sue notizie. Ora
quei due ragazzi di allora sono diventati vecchi, lui è morto, lei
con il corpo e la mente che non hanno più voglia o capacità di
lottare. Anche il bimbo è diventato grande e ormai sta diventando
vecchio pure lui. In un attimo di lucidità della madre le ha chiesto
:” non voglio sapere , mi stai dicendo che è un grande dolore per
te e troppa fatica parlarne, ma mi stai dicendo troppe cose, una
contraria all'altra, ti va di raccontarmi cosa è successo realmente
quei giorni di agosto di tanti anni fa?”. Lei lo guardato, gli ha
sorriso e gli ha risposto : “ l'unico dono bello che la vita mi
abbia mai regalato”. Ora questo bambino con la pelle sempre un
pochino abbronzata e gli occhi a mandorla, è diventato grande e si
avvia a diventare vecchio. E' un po' strano, solitario, sempre a
disagio con il mondo, vive con un cane e da sempre è abituato a
raccontare i propri sentimenti al vento o a qualche pagina di
quaderno o di computer. Non ha mai festeggiato un compleanno, chissà
perchè ne ha sempre avuto paura e non si è mai voluto bene dato che
era sempre così diverso da tutti. In questi giorni mi sono accorto
che a questo uomo che non sa se è Enzo o Giuseppe, che non sa se è
nato il 28 o il 29 o forse prima, ora un pochino in confusione e a
volte in apatia pericolosa, sono affezionato. E anche se non sa e
forse non saprà mai, vorrei dare un abbraccio e dirgli che gli
voglio bene. Forza Enzo , Giuseppe o chissà cosa sei, abbiamo la
pellaccia dura, buon compleanno.
martedì 5 agosto 2014
Vorrei andare un pochino oltre le questioni di Romanengo
Vorrei
andare un pochino oltre le questioni di Romanengo, cioè il teatro
Galilei che continuerà ad esistere e Piccolo Parallelo che
continuerà ad esistere pure lui, ma ormai irrimediabilmente
separati. Non è una novità, da 26 anni che siamo a Romanengo, da 26
anni che diversi non vogliono il teatro a nostra gestione. E ora che hanno vinto le elezioni, cosa vanno
a dire ai propri elettori?: ci teniamo Piccolo Parallelo? Non cadiamo
dal pero e non siamo le belle addormentate che improvvisamente si
svegliano. Io sono contento di questa situazione. Qualche anno fa
volevo andarmene io, ma questioni altre come per esempio la
partecipazione ad alcuni bandi per cui diventava importante anche il
nostro nome, ci hanno costretto moralmente a rimanere. Bandi non
piccoli che hanno permesso per esempio di finanziare i corsi di
musica della scuola o il bando legato alla ristrutturazione del
castello di Romanengo. Peccato che di queste cose non ne abbia
parlato nessuno. La gestione di un teatro costa, ma fare passare in
continuazione questi costi come finanziamento a Piccolo Parallelo ,
questa è una delle cose che non riesco a digerire. Comunque in ogni
caso , molto meglio una chiusura così eclatante, che non uscire di
scena in silenzio. Succede , 26 anni fa, che un piccolo paese di
provincia con un sindaco illuminato chiama noi e altri attori e ci
dice “ abbiamo un teatro, facciamo già delle cose estive, cosa ne
facciamo?” Noi allora si era a Bologna ed eravamo uno dei gruppi
emergenti entrati poi nel progetto “la giovine Italia” voluto da
Bartolucci e appoggiato da Franco Quadri. Per chi non sa chi siano :
due dei nomi di rilievo del teatro italiano. Sempre in quel periodo
stavo lavorando in diversi spettacoli , oltre i nostri, come “attore
di giro”. Ma Bologna cominciava a starci stretta e a me di fare
l'attore di giro, stavo proprio male. E ci piacciono le sfide.
Avevamo la possibilità di realizzare una utopia. All'inizio
contattati per consulenza artistica, poi da un certo punto ci è
stato richiesto di seguire tutta la gestione del teatro. Il comune
non riusciva a stare dietro i contratti , le contabilità, le fatture
e soprattutto non poteva più pagare le persone che lavoravano in
teatro con le famose collaborazioni con ritenuta d'acconto. Tutti
costi che dovevamo gestire noi e dati con fattura a Piccolo
Parallelo. Che se non sono soldi per finanziare Piccolo Parallelo,
sono comunque tanti per un piccolo paese. Salvo che la maggior parte
dei soldi arrivavano dalla regione e dalla provincia e non si è mai
detto che Piccolo Parallelo (Marco in questo caso) seguiva e curava ,
assieme agli amministratori, tutte le pratiche di finanziamento . Che
poi come si fa una domanda di finanziamento, ogni amministratore sa e
non mi sembra il caso di specificare pubblicamente. Se da una parte
posso dire che se in Italia un finanziamento viene dato in base al
deficit che riesci a dimostrare, dall'altra per quanto riguarda solo
i conti della parte che competeva a noi, i conti sono in regola. E'
rimasto purtroppo un grosso buco di bilancio, questo si cosa grave.
Tu devi spendere prima i soldi e poi il finanziamento ti viene dato.
Succede, è successo, che soldi dovuti e già in delibera della
provincia di Cremona, siano confluiti da altre parti e poi scomparsi.
E' successo tre volte nella storia di Piccolo Parallelo a Romanengo.
La prima è stata una questione umana complicata, un furto alle casse
del comune e i soldi dei biglietti degli spettacoli veicolati nella
amministrazione generale per cercare di tappare questo buco. La
seconda riguardava Odissea. Noi e tutti i sindaci del versante
bresciano di Odissea siamo andati in provincia. Grandi complimenti ,
l'incitamento a continuare e la “sicurezza” che i soldi promessi
sarebbero arrivati. Purtroppo anche qua , scomparsi non si sa dove e
grossa e naturale crisi di tutti i sindaci bresciani. La terza ho
detto, riunioni interminabili,legali agguerriti, ma di questi soldi
non c'è più traccia. La cosa si è molto grave e riguarda i
rapporti fra le istituzioni, però addebitare anche questi costi a
Piccolo Parallelo mi sembra eccessivo. Poi da cinque anni, nessuna
gestione del teatro, ma collaborazione con il comune per la
realizzazione delle rassegne ( serale, domenicale e mattutina per le
scuole) . Ormai non ci sono più soldi dalla regione e dalla provincia e Piccolo Parallelo , in
questi cinque anni, si è assunto il rischio di impresa. Questo ha
comportato una serie di problemi che forse tali non sono. Il comune
ci diceva , il teatro è nostro e non siete voi. E' successo che noi
abbiamo seguito le nostre rassegne, per le prove chiedevamo e ci
accodavamo a tutte le richieste per l'uso della sala, per il resto
non abbiamo più messo piede in teatro. Non avendo più la
disponibilità economica di un tecnico fisso ( non nostro, ma del
teatro) tutti quelli che andavano, si arrangiavano come potevano. E
in cinque anni è scomparso un po' di tutto, dai cavi al mixer luci
fino alle cassette degli attrezzi. Per non parlare delle lampade dei
fari. Hai un bel da spiegare : “ quando il faro è acceso, non si
può spostare e le lampade non si possono toccare con le mani”. Ma
aldilà delle polemiche rimane il ricordo di una bella e
affascinante avventura. Marco è più attaccato al territorio di me.
Io non ho territorio, non so neanche da dove arrivo ( comunque
colline romagnole) , sono abituato a vivere con le valige di fianco
al letto, non mi sento di Cesena e purtroppo non mi sento di nessuna
parte. Mi innamoro di un posto e delle persone di un posto e li vado
e così vorrei fare ancora per i prossimi anni. Anni fa ( 28 anni fa)
in trentino un amico mi aveva detto: “ tu ormai sei di questi
posti, sei quasi uno di noi, ma ricorda sempre che non sarai mai uno
di noi”. Vero. Questa frase l'ho tenuta sempre in mente, salvo che
poi nessuno è di nessuno e nessuno appartiene a qualcosa o qualcuno.
Mi sono innamorato di questi posti, chiamati la bassa, mi sono
innamorato di un progetto, ho cercato di capire e di studiare tutto
quello che potevo, per cercare di capire, per inventarmi forse una
appartenenza che in realtà non c'era. Negli ultimi anni non ho più
neanche rapporti affettivi o di sesso. Non voglio legami se non con
il mio cane e con Piccolo Parallelo appunto. E in questi anni di
innamoramento, qualcosa è nato, qualcosa abbiamo costruito e credo
lasciato. Ora purtroppo sta andando a catafascio tutto. In provincia
di Cremona ormai sono solo due i teatri che funzionano, Crema e
Cremona, si rassegne ce ne sono, ma tutto sommato cosine. Anche dei
festival importanti è rimasto solo il nostro. Per fare un teatro non
è sufficiente un elenco di spettacoli, occorre una linea, occorre
una idea, una utopia e un cuore. Piccolo Parallelo continua, ci sarà
la stagione invernale denominata “teatri di pianura”, ci sarà
ancora Odissea. Manca una casa di riferimento, abbiamo avuto diverse
offerte, ma ancora non ci sentiamo di accettare. Per ora la nostra
casa di riferimento rimaniamo noi. Ho guardato Marco e gli ho detto “
porca miseria siamo invecchiati”. Mi ha risposto “pensa per te”.
Volevo che Romanengo diventasse “ città di cultura e di pensiero”,
desideravo tanto che venisse scritto in grande dappertutto. Oggi
dovevamo stabilire la data per la prossima camminata in notturna che
voglio sia strepitosa e Marco mi propone : 29 agosto cioè data del
mio compleanno. Eccessivo. L'altro giorno mia madre, in uno dei suoi
risvegli dal sonno ormai continuo, mi dice “io muoio il 29 agosto”
. E' da 20 anni che mi dice “io muoio il tal giorno”. Le ho
risposto “ morirai come tutti quando è il tuo momento”. Però
per scaramzia abbiamo deciso di fare la camminata in settembre
:Sabato 13 settembre. Sto dormendo pochissimo , le giornate in
ospedale e le corse in autostrada incominciano a farsi sentire. Il
mio cane dopo qualche abbandono in casa di amici è regredito e
mangia solo se gli sto vicino e mi sta sempre appiccicato per paura
me ne possa andare. Senza riferimenti purtroppo ormai neanche
familiari, eppure sono stranamente felice. Ringrazio tutti per
questi anni e vorrei concludere riportando due fra le tantissime mail
che ci sono arrivate
“Potranno
toglierci il teatro ma non potranno mai toglierci il fiume, il
pianalto, il mulino, i luoghi magnifici che hanno ospitato centinaia
di spettacoli. L'anima di chi ama il teatro in tutte le sue
manifestazioni, non si dissolve con dei no imposti. Noi tutti
rimaniamo con Voi, non ci slegheranno così facilmente. Il popolo
nomade non si ferma, segue la traccia polare in cerca di una casa
accogliente e sincera. Tutto il vostro lavoro serio ed onesto di
questi anni rimane davvero un patrimonio per chi non ne può più
di quest'epoca. Fermarsi sarebbe un delitto. “
“Non
abbiamo suggerimenti. Solo pensiamo che Piccolo Parallelo non solo
faccia parte della storia di Romanengo, ma, molto di più, fa parte
della nostra vita, della nostra famiglia. Ci ha dato soprattutto la
possibilità di scegliere, perché questa è stata (e sarà) la
vostra forza: spettacoli diversi per pubblici diversi, senza la
presunzione di avere la verità in tasca. Questa è la cultura che ci
piace; non è monotematica, non è accondiscendente, non vuole fare
proseliti, ma da a ciascuno la possibilità di riflettere e di
elaborare le proprie convinzioni. Ognuno ha la propria "vocazione"
e voi avete quella del teatro: per questo sappiamo che non ci
deluderete e ovunque metterete in scena le vostra passione, NOI
saremo lì con voi”
Grazie
ancora di cuore a tutti , prossima volta ritorno con le mie solite
cazzatine di ordinaria quotidianità. La vita rimane pur sempre una cosa tanto bellina. Un abbraccio e ciao
venerdì 25 luglio 2014
Ma tutto il resto è vita
Finalmente
sono riuscito a venire su, almeno per due giorni e anche se pochino,
mi sembra un regalo bellissimo. Già settimana scorsa ero riuscito ad
andare a San Martino dall'argine in quel del mantovano per la nostra
replica di Caravaggio. E anche li, file interminabili in autostrada,
ritorno di notte con una stanchezza da farmi stramazzare, ero felice.
Mia madre, aldilà delle disperazioni di sua sorella o dei pronostici
dei medici, è uscita parzialmente dallo stato di coma, ora ogni
tanto si sveglia e riesce a concludere anche dei discorsi. Fortuna ho
trovato un medico in gamba che mi ha ascoltato. Avevo detto : “ ne
sono consapevole che la morte può arrivare da un momento all'altro,
per giunta è così per tutti, però finchè c'è vita perchè non
ragionare sulla vita?” Ora sempre intubata, è stata dimessa ed è
in struttura. Il medico salutandomi mi ha ringraziato per il mio
entusiasmo, ottimismo e per il mio carattere. La sorella di mia madre
che si è disperata 45 giorni “è mia sorella e rimango qua quanto
e quando mi pare” sembra quasi dispiaciuta che non sia avvenuto
quello che si aspettava. Devi andare al mare?, vacci. Mi diceva
“piuttosto che vederla così preferisco che muoia” parla per te,
io preferisco che rimanga viva. Ne ho visti tanti di questi casi.
Gente a disperarsi, a piangere, a organizzare mentalmente il
funerale, poi al primo segno di miglioramento si defilano. Una
persona non ha bisogno della presenza costante quando è in stato di
coma, ma dopo, quando capisce e sente e ha bisogno della vicinanza.
In venti anni che seguo i miei per tutte le malattie e operazioni
possibili e immaginabili, ho vissuto tanto in ospedali e ho visto
tantissima gente morire. In questi 45 giorni, sarà che il reparto
era di lungodegenza, la moria è stata una cosa nauseante. Non ho
troppa paura della morte e tanto meno di una persona che muore.
Poverino che paura può fare. Quello che mi ha sconvolto è scoprire
quanta gente ancora giovane viene colpita da alzheimer. C'erano
alcune donne e uomini attorno ai 50 anni e già ammalati. Pensavo che
l'alzheimer colpisse solo persone anziane. Fra questi cinquantenni ce
n'era uno che si chiamava Mario, sempre sorridente e perso. La moglie
era disperata perchè Mario amava spogliarsi e fare pipì dove
capitava. Ho fatto amicizia con loro e tutte le volte che li vedevo
dicevo “ se ti togli il pistolino, te lo taglio” e tutte le volte
che mi vedeva , come i bambini, Mario si teneva le mani davanti al
pistolino. Le prime volte le infermiere urlavano. Hai poco da urlare,
chi si caga addosso e chi si spoglia, è la malattia, punto. In
questi giorni non abbiamo avuto tempo, ma prossima settimana andiamo
a liberare il teatro delle nostre cose rimaste. La situazione era
chiara, ma giustamente Marco dice “ non voglio rimanere nel dubbio,
mi deve essere detto chiaramente”. Infatti è andato a parlare con
la nuova amministrazione e la risposta “ non abbiamo intenzione di
continuare nessuna collaborazione con Piccolo Parallelo”. Chiaro.
Nessun dramma e nessun vittimismo, d'altronde le parole spese in
questi anni sono state pesanti ed è un po' difficile passarci sopra.
Io penso che ogni amministrazione abbia il diritto di portare avanti
le linee che ritiene opportune, quindi, da parte nostra, nessun
appello, nessun vittimismo, si inizia un'altra storia. Ci sono in
ballo alcune convenzioni, ma non saremo noi ad appellarci a queste
convenzioni. Vivendo praticamente come me, 20 anni in ospedali tra il
dolore , problemi vari e questa cosa incorporea, ma sempre presente,
chiamata morte, uno pensa che la vita è sempre una cosa bellina e
per questa bisogna lavorare. Per la vita appunto e senza strascichi.
Come ho già detto un'altra volta, auguro alla nuova amministrazione
buon lavoro, sinceramente e di tutto cuore. Si muore per malattie,
per incidenti, per guerre, per fame, per disperazione, ma tutto il
resto è vita.martedì 1 luglio 2014
una ninna nanna prima di essere buttati
Avevo
preso diversi impegni per questa estate, impegni di lavoro, invece un
po' alla volta ho dovuto rinunciare a tutto o rimandare. Un amico mi
aveva chiesto :”come sta tua madre?”. Gli avevo risposto :”hai
presente un computer quando improvvisamente va in stand by e non sai
se potrà ripartire o essersi fermato completamente?” . Dopo tanti
ricoveri in ospedali e pronto soccorsi, dopo un pacemaker in urgenza
e un successiva caduta rovinosa, da un mesetto - messi da parte gli
sproloqui e i fantasmi di una demenza ormai galoppante- mia madre è
entrata in una sorta di sonno continuo che ormai , vista la quasi
totale assenza di segnali, può definirsi coma o precoma. E stai li
senza potere fare nulla in attesa o di una improbabile ripresa o del
crollo definitivo. Parenti non ne ho avvertiti, ad esclusione di una
zia, ultima sorella di mio padre che però appena vista mia madre in
queste condizioni è andata a casa e gli ha preso un ictus e
dell'ultima sorella di mia madre che si tanto buona e generosa. ma
le piace comandare in casa sua e in casa degli altri e ha una
arroganza, pur determinata dal dolore, da risultare insopportabile. E
al mio ultimo “ perchè non te ne stai qualche volta a casina tua
senza venire a rompere in continuazione a me?” mi ha risposto “è
mia sorella e sto qui quando e quanto mi pare”. Che se per lei
litigare vuole dire attutire un po' il dolore, con me ha trovato il
suo sollievo. Non volevo portare mia madre ancora nell'ennesimo
ospedalino privato lungodegenza, ma l'ospedale principale i posti per
gli anziani sono limitati e dopo avere firmato diverse volte per un
non ricovero, stavolta non potevo. Da venti giorni a questa parte,
nel reparto lungodegenza di questo ospedalino sta morendo tanta di
quella gente che ogni mattina ti viene da dire “per favore basta,
un attimo di pausa”. Come una signora vicina di letto di mia madre,
due colpi di tosse e oplà. Dico al figlio “guarda che tua madre
non respira più”, mi risponde “ no non è vero”. Chiamo io
l'infermiera che a sua volta chiama il medico per confermare il
decesso e il figlio continuava a dire “ no non è vero”. Quando
ha capito che era vero ha iniziato a incazzarsi contro i medici e
contro il mondo. La madre aveva 95 anni e lui quasi settanta. Mi ha
fatto tenerezza perchè mi dice “adesso ho chiamato mio figlio e mi
viene a dare una mano” e il figlio, quasi cinquantenne, gli ha
fatto sapere con un messaggino “ non esiste proprio”. La
becchina o non so come chiamarla , cioè quella che lava i morti, è
una vecchia signora, puttanona bionda tinta, altissima ed
esageratamente grassa. Cammina a passi strascicati, le unghie dei
piedi lunghissime ad artiglio dipinte di azzurro. Arriva con un
camice sporco e pieno di macchie e quando qualche parente, come farò io
in caso se, vuole portare il proprio morto in un obitorio più decente, si
incazza come una bestia. Quando non ci sono morti, va a prendere il
caffè alla macchinetta, quando i morti sono uno o di più, smette di
essere ostica e schiena dritta, grande sorriso sulle labbra, va a
prendere cappuccino e brioche al bar. Mai figura ha rappresentato
meglio quell'aurea evanescente e dolorosa chiamata morte. In questi
giorni anche qualche bella notizia, per esempio il bimbo di un amico
finalmente nato. Sempre in questi giorni in una delle ennesime
litigate con mia zia che non riesco comunque a trattare male o
mandarla a quel paese, dato che l'affetto fra lei e mia madre è
fortisimo, le dico “ io non sono tuo nipote” e le ho racconto un
po' di cosine che lei e nessun'altro sapeva. E' andata in bestia
perchè mai mia madre, mio padre o mia nonna le avevano detto qualcosa. Ho detto “ti conoscevano” e lei “io so mantenere i
segreti”. Infatti dalla sera stessa , sua figlia, il genero , le
nipoti, i morosi delle nipoti e non so quanti altri sapevano. Era il
mio ultimo tentativo di togliere il torpore da mia madre, dato che
riesce a percepire i discorsi. Volevo dire a mia madre “ bene o
male mi avete cresciuto dal primo giorno, sono tuo figlio, del resto
mi mancano i particolari, ma non ha importanza, rispetto il tuo
silenzio”. Ma mia madre è diventata cupa e missà che questi
particolari non li saprò mai. Con la discrezione che le distingue,
mia cugina si è messa a fare l'investigatrice “ dobbiamo trovare
dobbiamo fare” al che prima che mi combinasse guai l'ho bloccata
con “ non spaccare i maroni. Quello che dovevate sapere ve l'ho
detto, il resto sono questioni mie e non ti intromettere più”. sarà difficile. Fin
da piccolo ero convinto di avere un fratello gemello, ma mia madre
quando ancora riusciva a parlare e pur nelle sue confusioni, mi ha
garantito che non ho nessun fratello gemello. Però , sempre
inframezzati da deliri e confusioni, emergeva l'idea di qualche
fratello che non ho capito se sa e non mi vuole conoscere, oppure
che sa della mia esistenza, ma non saprebbe dove recuperarmi, oppure
ignaro del tutto. A me questa idea, prima di essere stato buttato
via, poi di non essere neanche cercato o voluto, mi manda giù di
testa. Però una frase di mia madre mi ha riempito di tenerezza. Mi
ha detto( prima dello stato di coma) che quando le hanno appoggiato
questo bimbo appena nato , io, al petto, questo bimbo, sempre io, ha iniziato a
piangere e lei ha pensato “ è lui il mio figlio”. Chiaro non si
può ricordare nulla del primo giorno in cui uno nasce, ma ho sempre
avuto l'impressione che qualcuno, prima di mettermi sul petto di mia
madre mi abbia cullato per un attimo e per un attimo mi abbia cantato
una ninna nanna. E l'idea di questa ninna nanna e di “è lui il mio
figlio” mi allevia la confusione , le incazzature , la rabbia e la stanchezza in cui ogni tanto
in questi ultimi anni sto cadendo
mercoledì 28 maggio 2014
camminate sul fiume ed elezioni a Romanengo
Finito
il circo, in senso buono, delle elezioni, si sa come è andata sul
piano nazionale, sul piano locale niente era così scontato e qualche
strascico di polemiche e pianti sono rimasti. Ma preferisco iniziare
con le mie camminate in notturna, che ripeto non sono camminate e
basta , ma un viaggio dentro di sé in cui se riesco ( e non sempre
ci riesco) a conquistare le persone del pubblico, sono loro il vero
grande spettacolo. Natura ed esseri umani.
Con un po' di narcisismo
velato di commozione ( sono umano anch'io) riporto quello che ha
scritto Lella sulla sua pagina fb : “quello di sabato è stato il
mio terzo respiro del fiume,da un'idea di Enzo e messo in scena con
Marco e Emi, ma per la prima volta a casa"mia", E' stato
diverso, anche perchè il giorno prima abbiamo provato il percorso e
ho capito davvero cosa intende Enzo quando dice che lo deve sentire,
il fiume. E' stata una camminata tra amici, vecchi e nuovi, eravamo
in tanti. Se uno si lascia andare alle proprie emozioni, è un
viaggio attraverso la propria vita, è un percorso profondo e
assolutamente non banale. Quando siamo arrivati al fiume, e ho visto
l'Oglio, in pieno tramonto, ho capito che le mie radici sono qua,
nonostante non ci siano le montagne intorno. Mi sono sentita parte di
quello e quelli che avevo intorno. Il ritorno è stato magico,
accompagnati da stelle e lucciole....”
Stelle e lucciole, si
all'improvviso nei boschi di Volongo sono comparse le lucciole che
sommate alle stelle in cielo, che sommate alle splendide persone, si
proprio una gran bella cosa. Prossima camminata nostra sarà il 21
giugno , mi spiace non partire dalle nostre zone, ma dopo tanti anni
era doveroso scoprire anche qualcos'altro. Sempre fiume Oglio e
all'interno del parco Oglio nord, ma una zona totalmente differente
in luoghi piatti fra borghi abbandonati e ospiti di persone che
stimiamo . Ancora non ho fatti sopralluoghi. C'è un tempo per tutto,
c'è un tempo che va rispettato. Da anni ho deciso di rispettare i
tempi delle cose e delle azioni. Anni fa per fare uno spettacolo mi
ci volevano nove mesi, tutti i giorni. Poi i tempi delle produzioni
hanno imposto tempi diversi, ma non ero più io. Qua per le camminate
, dato che ho la presunzione di parlare al cuore e alla mente, il
tempo da rispettare è fondamentale. Perchè sono i luoghi a dirti
dove e cosa fare. Perchè sono le persone che ogni tanto i tempi per
aprire le saracinesche, oi. A Volongo un ragazzo mi dice : qua ho
abbracciato degli sconosciuti e solo ora mi accorgo che non hai
abbracciato le persone cui voglio bene. oi. In questi giorni sempre
su e giù, come sta mia madre? Un passo avanti tre indietro. Come
stanno le mie menate? Stanno li sopite da qualche parte, ma ci sono
ancora tutte.
Ridendo all'incontro sul teatro voluta da una delle
liste qua a Romanengo avevo fatto una disquisizione sulla differenza
fra essere e avere e ho portato come esempio : “ io non sono bello
, ho la bellezza”. Tanto per essere sempre un pochino deficienti.
Dopo quarant'anni, a Romanengo, di sinistra prima e centrosinistra
dopo, ha vinto una coalizione di destra, cioè ha stravinto. Tutti
sanno che , anche se ultimamente non riesco a trovare una mia
collocazione a sinistra ( infatti per la prima volta in vita mia e
contro tutti i miei principi, questa volta non sono andato a votare)
non sono mai stato di destra, né lega né Pdl, né altro, neanche
grillino. Ma il gioco della democrazia impone dei cambiamenti , la
destra ha stravinto e posso augurare solo e sinceramente buon lavoro.
Ho sempre detto che a Romanengo ci sono stati degli ottimi
amministratori , che solo averne uno i paesi vicini, altro che
leccarsi i baffi. Auguro al nuovo sindaco e a chi con lui di essere
altrettanto o ancora più grande di chi lo ha preceduto.
I numeri
parlano, la gente ha votato e su questo non si discute. Ma voglio
parlare degli altri, non voglio entrare in nessuna polemica e se nel
periodo elettorale, complici anche i miei problemi familiari, mi sono
defilato e mica da ridere, però sempre e senza riuscirci ho cercato
di attutire i colpi bassi e violentissimi che una sinistra e centro
sinistra frantumati hanno saputo darsi. Credo che in democrazia, ogni
persona abbia il diritto di muoversi come meglio crede, speravo dato
che ho amici e persone che stimo in tutte queste frantumazioni, che
tante brutte parole o appunto colpi bassi, non venissero messi in
campo. Anni fa , prima vittoria dell'attuale sindaco uscente, mi ero
messo in campo e i colpi che mi sono stati dati hanno provocato
ferite ancora di difficile digestione. Successivo mandato, pur
tifando una certa parte, non mi sono esposto direttamente, non per
paura di altre ferite o di altri colpi pesanti che comunque ci sono
stati anche perchè sembrava quasi che il teatro ed io in specifico
fossimo il male del mondo. Ma perchè , pur avendo mie idee
politiche, faccio parte comunque di qualcosa di istituzionale e
quindi era giusto stessi un pochino da parte.
Questa volte no, non
riuscivo a capire bene cosa stesse succedendo. Pur sentendomi più in
sintonia con una parte ( capeggiata da una signora di nome Evi) avevo
anche amici dall'altra. Un ottimo sindaco da una parte e due ottimi
ex sindaci dall'altra. Durante le elezioni le parole sprecate sono
tante e spesso vigorose, ma ripeto non voglio entrare nel merito. Il
centro destra ha vinto, stravinto. Rispetto e buon lavoro per i
vincitori. Ma un post della signora Evi, mi ha fatto venire il
magone. Chiedeva scusa, Perdono, scaricandosi addosso tutto il peso
della sconfitta. E questo non l'ho trovato giusto. Si lotta, si vince
a volte, si perde a volte, forse non ci sono errori, o solo errori,
forse ci sono dei cambiamenti, forse ci sono dei giochi oltre e più
grandi di noi, forse ci sono tante cose. Non conosco i rappresentanti
del movimento 5 stelle, ma le altre tre compagini avevano dei bei
gruppi di lavoro. Io ho conosciuto il gruppo di Evi e la loro utopia
e il loro entusiasmo erano davvero belli. Ai tanti amici che so che
mi stanno leggendo dico basta pianti, rimproveri o rancori che
comunque rimarranno, si riprende a lavorare. Come cosa sarà il
teatro? Non lo so e obiettivamente ora è il mio pensiero minore.
Vada come vada, oggi una fresca giornata di sole, il mio collega
davanti a me è in splendida forma e il mio cane vicino a me come
sempre adorabile. Buon lavoro a tutti e il 21 giugno la camminata non
si chiamerà più il respiro del fiume, ma “il respiro
dell'angelo”. Perchè nella vita a volte magari succede che magari
pensi di non farcela più, ed ecco improvvisamente un angelo, sotto
forma di persona o di cane o di albero o di chissà cosa, ti compare
davanti e ti da il giusto carburante per continuare. Il respiro
dell'angelo, dedicato ad un cuore e ad una mente che hanno voglia ,
spesso, di un amichevole e fraterno abbraccio vigoroso. Non sono così
megalomane e presuntuoso da pensare di essere io l'angelo, ma ci sto
lavorando. Scherzo e la vita con tutte le sue innumerevoli ferite
continua ad essere qualcosa che amo da impazzire
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