Finalmente
sono riuscito a venire su, almeno per due giorni e anche se pochino,
mi sembra un regalo bellissimo. Già settimana scorsa ero riuscito ad
andare a San Martino dall'argine in quel del mantovano per la nostra
replica di Caravaggio. E anche li, file interminabili in autostrada,
ritorno di notte con una stanchezza da farmi stramazzare, ero felice.
Mia madre, aldilà delle disperazioni di sua sorella o dei pronostici
dei medici, è uscita parzialmente dallo stato di coma, ora ogni
tanto si sveglia e riesce a concludere anche dei discorsi. Fortuna ho
trovato un medico in gamba che mi ha ascoltato. Avevo detto : “ ne
sono consapevole che la morte può arrivare da un momento all'altro,
per giunta è così per tutti, però finchè c'è vita perchè non
ragionare sulla vita?” Ora sempre intubata, è stata dimessa ed è
in struttura. Il medico salutandomi mi ha ringraziato per il mio
entusiasmo, ottimismo e per il mio carattere. La sorella di mia madre
che si è disperata 45 giorni “è mia sorella e rimango qua quanto
e quando mi pare” sembra quasi dispiaciuta che non sia avvenuto
quello che si aspettava. Devi andare al mare?, vacci. Mi diceva
“piuttosto che vederla così preferisco che muoia” parla per te,
io preferisco che rimanga viva. Ne ho visti tanti di questi casi.
Gente a disperarsi, a piangere, a organizzare mentalmente il
funerale, poi al primo segno di miglioramento si defilano. Una
persona non ha bisogno della presenza costante quando è in stato di
coma, ma dopo, quando capisce e sente e ha bisogno della vicinanza.
In venti anni che seguo i miei per tutte le malattie e operazioni
possibili e immaginabili, ho vissuto tanto in ospedali e ho visto
tantissima gente morire. In questi 45 giorni, sarà che il reparto
era di lungodegenza, la moria è stata una cosa nauseante. Non ho
troppa paura della morte e tanto meno di una persona che muore.
Poverino che paura può fare. Quello che mi ha sconvolto è scoprire
quanta gente ancora giovane viene colpita da alzheimer. C'erano
alcune donne e uomini attorno ai 50 anni e già ammalati. Pensavo che
l'alzheimer colpisse solo persone anziane. Fra questi cinquantenni ce
n'era uno che si chiamava Mario, sempre sorridente e perso. La moglie
era disperata perchè Mario amava spogliarsi e fare pipì dove
capitava. Ho fatto amicizia con loro e tutte le volte che li vedevo
dicevo “ se ti togli il pistolino, te lo taglio” e tutte le volte
che mi vedeva , come i bambini, Mario si teneva le mani davanti al
pistolino. Le prime volte le infermiere urlavano. Hai poco da urlare,
chi si caga addosso e chi si spoglia, è la malattia, punto. In
questi giorni non abbiamo avuto tempo, ma prossima settimana andiamo
a liberare il teatro delle nostre cose rimaste. La situazione era
chiara, ma giustamente Marco dice “ non voglio rimanere nel dubbio,
mi deve essere detto chiaramente”. Infatti è andato a parlare con
la nuova amministrazione e la risposta “ non abbiamo intenzione di
continuare nessuna collaborazione con Piccolo Parallelo”. Chiaro.
Nessun dramma e nessun vittimismo, d'altronde le parole spese in
questi anni sono state pesanti ed è un po' difficile passarci sopra.
Io penso che ogni amministrazione abbia il diritto di portare avanti
le linee che ritiene opportune, quindi, da parte nostra, nessun
appello, nessun vittimismo, si inizia un'altra storia. Ci sono in
ballo alcune convenzioni, ma non saremo noi ad appellarci a queste
convenzioni. Vivendo praticamente come me, 20 anni in ospedali tra il
dolore , problemi vari e questa cosa incorporea, ma sempre presente,
chiamata morte, uno pensa che la vita è sempre una cosa bellina e
per questa bisogna lavorare. Per la vita appunto e senza strascichi.
Come ho già detto un'altra volta, auguro alla nuova amministrazione
buon lavoro, sinceramente e di tutto cuore. Si muore per malattie,
per incidenti, per guerre, per fame, per disperazione, ma tutto il
resto è vita.venerdì 25 luglio 2014
Ma tutto il resto è vita
Finalmente
sono riuscito a venire su, almeno per due giorni e anche se pochino,
mi sembra un regalo bellissimo. Già settimana scorsa ero riuscito ad
andare a San Martino dall'argine in quel del mantovano per la nostra
replica di Caravaggio. E anche li, file interminabili in autostrada,
ritorno di notte con una stanchezza da farmi stramazzare, ero felice.
Mia madre, aldilà delle disperazioni di sua sorella o dei pronostici
dei medici, è uscita parzialmente dallo stato di coma, ora ogni
tanto si sveglia e riesce a concludere anche dei discorsi. Fortuna ho
trovato un medico in gamba che mi ha ascoltato. Avevo detto : “ ne
sono consapevole che la morte può arrivare da un momento all'altro,
per giunta è così per tutti, però finchè c'è vita perchè non
ragionare sulla vita?” Ora sempre intubata, è stata dimessa ed è
in struttura. Il medico salutandomi mi ha ringraziato per il mio
entusiasmo, ottimismo e per il mio carattere. La sorella di mia madre
che si è disperata 45 giorni “è mia sorella e rimango qua quanto
e quando mi pare” sembra quasi dispiaciuta che non sia avvenuto
quello che si aspettava. Devi andare al mare?, vacci. Mi diceva
“piuttosto che vederla così preferisco che muoia” parla per te,
io preferisco che rimanga viva. Ne ho visti tanti di questi casi.
Gente a disperarsi, a piangere, a organizzare mentalmente il
funerale, poi al primo segno di miglioramento si defilano. Una
persona non ha bisogno della presenza costante quando è in stato di
coma, ma dopo, quando capisce e sente e ha bisogno della vicinanza.
In venti anni che seguo i miei per tutte le malattie e operazioni
possibili e immaginabili, ho vissuto tanto in ospedali e ho visto
tantissima gente morire. In questi 45 giorni, sarà che il reparto
era di lungodegenza, la moria è stata una cosa nauseante. Non ho
troppa paura della morte e tanto meno di una persona che muore.
Poverino che paura può fare. Quello che mi ha sconvolto è scoprire
quanta gente ancora giovane viene colpita da alzheimer. C'erano
alcune donne e uomini attorno ai 50 anni e già ammalati. Pensavo che
l'alzheimer colpisse solo persone anziane. Fra questi cinquantenni ce
n'era uno che si chiamava Mario, sempre sorridente e perso. La moglie
era disperata perchè Mario amava spogliarsi e fare pipì dove
capitava. Ho fatto amicizia con loro e tutte le volte che li vedevo
dicevo “ se ti togli il pistolino, te lo taglio” e tutte le volte
che mi vedeva , come i bambini, Mario si teneva le mani davanti al
pistolino. Le prime volte le infermiere urlavano. Hai poco da urlare,
chi si caga addosso e chi si spoglia, è la malattia, punto. In
questi giorni non abbiamo avuto tempo, ma prossima settimana andiamo
a liberare il teatro delle nostre cose rimaste. La situazione era
chiara, ma giustamente Marco dice “ non voglio rimanere nel dubbio,
mi deve essere detto chiaramente”. Infatti è andato a parlare con
la nuova amministrazione e la risposta “ non abbiamo intenzione di
continuare nessuna collaborazione con Piccolo Parallelo”. Chiaro.
Nessun dramma e nessun vittimismo, d'altronde le parole spese in
questi anni sono state pesanti ed è un po' difficile passarci sopra.
Io penso che ogni amministrazione abbia il diritto di portare avanti
le linee che ritiene opportune, quindi, da parte nostra, nessun
appello, nessun vittimismo, si inizia un'altra storia. Ci sono in
ballo alcune convenzioni, ma non saremo noi ad appellarci a queste
convenzioni. Vivendo praticamente come me, 20 anni in ospedali tra il
dolore , problemi vari e questa cosa incorporea, ma sempre presente,
chiamata morte, uno pensa che la vita è sempre una cosa bellina e
per questa bisogna lavorare. Per la vita appunto e senza strascichi.
Come ho già detto un'altra volta, auguro alla nuova amministrazione
buon lavoro, sinceramente e di tutto cuore. Si muore per malattie,
per incidenti, per guerre, per fame, per disperazione, ma tutto il
resto è vita.martedì 1 luglio 2014
una ninna nanna prima di essere buttati
Avevo
preso diversi impegni per questa estate, impegni di lavoro, invece un
po' alla volta ho dovuto rinunciare a tutto o rimandare. Un amico mi
aveva chiesto :”come sta tua madre?”. Gli avevo risposto :”hai
presente un computer quando improvvisamente va in stand by e non sai
se potrà ripartire o essersi fermato completamente?” . Dopo tanti
ricoveri in ospedali e pronto soccorsi, dopo un pacemaker in urgenza
e un successiva caduta rovinosa, da un mesetto - messi da parte gli
sproloqui e i fantasmi di una demenza ormai galoppante- mia madre è
entrata in una sorta di sonno continuo che ormai , vista la quasi
totale assenza di segnali, può definirsi coma o precoma. E stai li
senza potere fare nulla in attesa o di una improbabile ripresa o del
crollo definitivo. Parenti non ne ho avvertiti, ad esclusione di una
zia, ultima sorella di mio padre che però appena vista mia madre in
queste condizioni è andata a casa e gli ha preso un ictus e
dell'ultima sorella di mia madre che si tanto buona e generosa. ma
le piace comandare in casa sua e in casa degli altri e ha una
arroganza, pur determinata dal dolore, da risultare insopportabile. E
al mio ultimo “ perchè non te ne stai qualche volta a casina tua
senza venire a rompere in continuazione a me?” mi ha risposto “è
mia sorella e sto qui quando e quanto mi pare”. Che se per lei
litigare vuole dire attutire un po' il dolore, con me ha trovato il
suo sollievo. Non volevo portare mia madre ancora nell'ennesimo
ospedalino privato lungodegenza, ma l'ospedale principale i posti per
gli anziani sono limitati e dopo avere firmato diverse volte per un
non ricovero, stavolta non potevo. Da venti giorni a questa parte,
nel reparto lungodegenza di questo ospedalino sta morendo tanta di
quella gente che ogni mattina ti viene da dire “per favore basta,
un attimo di pausa”. Come una signora vicina di letto di mia madre,
due colpi di tosse e oplà. Dico al figlio “guarda che tua madre
non respira più”, mi risponde “ no non è vero”. Chiamo io
l'infermiera che a sua volta chiama il medico per confermare il
decesso e il figlio continuava a dire “ no non è vero”. Quando
ha capito che era vero ha iniziato a incazzarsi contro i medici e
contro il mondo. La madre aveva 95 anni e lui quasi settanta. Mi ha
fatto tenerezza perchè mi dice “adesso ho chiamato mio figlio e mi
viene a dare una mano” e il figlio, quasi cinquantenne, gli ha
fatto sapere con un messaggino “ non esiste proprio”. La
becchina o non so come chiamarla , cioè quella che lava i morti, è
una vecchia signora, puttanona bionda tinta, altissima ed
esageratamente grassa. Cammina a passi strascicati, le unghie dei
piedi lunghissime ad artiglio dipinte di azzurro. Arriva con un
camice sporco e pieno di macchie e quando qualche parente, come farò io
in caso se, vuole portare il proprio morto in un obitorio più decente, si
incazza come una bestia. Quando non ci sono morti, va a prendere il
caffè alla macchinetta, quando i morti sono uno o di più, smette di
essere ostica e schiena dritta, grande sorriso sulle labbra, va a
prendere cappuccino e brioche al bar. Mai figura ha rappresentato
meglio quell'aurea evanescente e dolorosa chiamata morte. In questi
giorni anche qualche bella notizia, per esempio il bimbo di un amico
finalmente nato. Sempre in questi giorni in una delle ennesime
litigate con mia zia che non riesco comunque a trattare male o
mandarla a quel paese, dato che l'affetto fra lei e mia madre è
fortisimo, le dico “ io non sono tuo nipote” e le ho racconto un
po' di cosine che lei e nessun'altro sapeva. E' andata in bestia
perchè mai mia madre, mio padre o mia nonna le avevano detto qualcosa. Ho detto “ti conoscevano” e lei “io so mantenere i
segreti”. Infatti dalla sera stessa , sua figlia, il genero , le
nipoti, i morosi delle nipoti e non so quanti altri sapevano. Era il
mio ultimo tentativo di togliere il torpore da mia madre, dato che
riesce a percepire i discorsi. Volevo dire a mia madre “ bene o
male mi avete cresciuto dal primo giorno, sono tuo figlio, del resto
mi mancano i particolari, ma non ha importanza, rispetto il tuo
silenzio”. Ma mia madre è diventata cupa e missà che questi
particolari non li saprò mai. Con la discrezione che le distingue,
mia cugina si è messa a fare l'investigatrice “ dobbiamo trovare
dobbiamo fare” al che prima che mi combinasse guai l'ho bloccata
con “ non spaccare i maroni. Quello che dovevate sapere ve l'ho
detto, il resto sono questioni mie e non ti intromettere più”. sarà difficile. Fin
da piccolo ero convinto di avere un fratello gemello, ma mia madre
quando ancora riusciva a parlare e pur nelle sue confusioni, mi ha
garantito che non ho nessun fratello gemello. Però , sempre
inframezzati da deliri e confusioni, emergeva l'idea di qualche
fratello che non ho capito se sa e non mi vuole conoscere, oppure
che sa della mia esistenza, ma non saprebbe dove recuperarmi, oppure
ignaro del tutto. A me questa idea, prima di essere stato buttato
via, poi di non essere neanche cercato o voluto, mi manda giù di
testa. Però una frase di mia madre mi ha riempito di tenerezza. Mi
ha detto( prima dello stato di coma) che quando le hanno appoggiato
questo bimbo appena nato , io, al petto, questo bimbo, sempre io, ha iniziato a
piangere e lei ha pensato “ è lui il mio figlio”. Chiaro non si
può ricordare nulla del primo giorno in cui uno nasce, ma ho sempre
avuto l'impressione che qualcuno, prima di mettermi sul petto di mia
madre mi abbia cullato per un attimo e per un attimo mi abbia cantato
una ninna nanna. E l'idea di questa ninna nanna e di “è lui il mio
figlio” mi allevia la confusione , le incazzature , la rabbia e la stanchezza in cui ogni tanto
in questi ultimi anni sto cadendo
mercoledì 28 maggio 2014
camminate sul fiume ed elezioni a Romanengo
Finito
il circo, in senso buono, delle elezioni, si sa come è andata sul
piano nazionale, sul piano locale niente era così scontato e qualche
strascico di polemiche e pianti sono rimasti. Ma preferisco iniziare
con le mie camminate in notturna, che ripeto non sono camminate e
basta , ma un viaggio dentro di sé in cui se riesco ( e non sempre
ci riesco) a conquistare le persone del pubblico, sono loro il vero
grande spettacolo. Natura ed esseri umani.
Con un po' di narcisismo
velato di commozione ( sono umano anch'io) riporto quello che ha
scritto Lella sulla sua pagina fb : “quello di sabato è stato il
mio terzo respiro del fiume,da un'idea di Enzo e messo in scena con
Marco e Emi, ma per la prima volta a casa"mia", E' stato
diverso, anche perchè il giorno prima abbiamo provato il percorso e
ho capito davvero cosa intende Enzo quando dice che lo deve sentire,
il fiume. E' stata una camminata tra amici, vecchi e nuovi, eravamo
in tanti. Se uno si lascia andare alle proprie emozioni, è un
viaggio attraverso la propria vita, è un percorso profondo e
assolutamente non banale. Quando siamo arrivati al fiume, e ho visto
l'Oglio, in pieno tramonto, ho capito che le mie radici sono qua,
nonostante non ci siano le montagne intorno. Mi sono sentita parte di
quello e quelli che avevo intorno. Il ritorno è stato magico,
accompagnati da stelle e lucciole....”
Stelle e lucciole, si
all'improvviso nei boschi di Volongo sono comparse le lucciole che
sommate alle stelle in cielo, che sommate alle splendide persone, si
proprio una gran bella cosa. Prossima camminata nostra sarà il 21
giugno , mi spiace non partire dalle nostre zone, ma dopo tanti anni
era doveroso scoprire anche qualcos'altro. Sempre fiume Oglio e
all'interno del parco Oglio nord, ma una zona totalmente differente
in luoghi piatti fra borghi abbandonati e ospiti di persone che
stimiamo . Ancora non ho fatti sopralluoghi. C'è un tempo per tutto,
c'è un tempo che va rispettato. Da anni ho deciso di rispettare i
tempi delle cose e delle azioni. Anni fa per fare uno spettacolo mi
ci volevano nove mesi, tutti i giorni. Poi i tempi delle produzioni
hanno imposto tempi diversi, ma non ero più io. Qua per le camminate
, dato che ho la presunzione di parlare al cuore e alla mente, il
tempo da rispettare è fondamentale. Perchè sono i luoghi a dirti
dove e cosa fare. Perchè sono le persone che ogni tanto i tempi per
aprire le saracinesche, oi. A Volongo un ragazzo mi dice : qua ho
abbracciato degli sconosciuti e solo ora mi accorgo che non hai
abbracciato le persone cui voglio bene. oi. In questi giorni sempre
su e giù, come sta mia madre? Un passo avanti tre indietro. Come
stanno le mie menate? Stanno li sopite da qualche parte, ma ci sono
ancora tutte.
Ridendo all'incontro sul teatro voluta da una delle
liste qua a Romanengo avevo fatto una disquisizione sulla differenza
fra essere e avere e ho portato come esempio : “ io non sono bello
, ho la bellezza”. Tanto per essere sempre un pochino deficienti.
Dopo quarant'anni, a Romanengo, di sinistra prima e centrosinistra
dopo, ha vinto una coalizione di destra, cioè ha stravinto. Tutti
sanno che , anche se ultimamente non riesco a trovare una mia
collocazione a sinistra ( infatti per la prima volta in vita mia e
contro tutti i miei principi, questa volta non sono andato a votare)
non sono mai stato di destra, né lega né Pdl, né altro, neanche
grillino. Ma il gioco della democrazia impone dei cambiamenti , la
destra ha stravinto e posso augurare solo e sinceramente buon lavoro.
Ho sempre detto che a Romanengo ci sono stati degli ottimi
amministratori , che solo averne uno i paesi vicini, altro che
leccarsi i baffi. Auguro al nuovo sindaco e a chi con lui di essere
altrettanto o ancora più grande di chi lo ha preceduto.
I numeri
parlano, la gente ha votato e su questo non si discute. Ma voglio
parlare degli altri, non voglio entrare in nessuna polemica e se nel
periodo elettorale, complici anche i miei problemi familiari, mi sono
defilato e mica da ridere, però sempre e senza riuscirci ho cercato
di attutire i colpi bassi e violentissimi che una sinistra e centro
sinistra frantumati hanno saputo darsi. Credo che in democrazia, ogni
persona abbia il diritto di muoversi come meglio crede, speravo dato
che ho amici e persone che stimo in tutte queste frantumazioni, che
tante brutte parole o appunto colpi bassi, non venissero messi in
campo. Anni fa , prima vittoria dell'attuale sindaco uscente, mi ero
messo in campo e i colpi che mi sono stati dati hanno provocato
ferite ancora di difficile digestione. Successivo mandato, pur
tifando una certa parte, non mi sono esposto direttamente, non per
paura di altre ferite o di altri colpi pesanti che comunque ci sono
stati anche perchè sembrava quasi che il teatro ed io in specifico
fossimo il male del mondo. Ma perchè , pur avendo mie idee
politiche, faccio parte comunque di qualcosa di istituzionale e
quindi era giusto stessi un pochino da parte.
Questa volte no, non
riuscivo a capire bene cosa stesse succedendo. Pur sentendomi più in
sintonia con una parte ( capeggiata da una signora di nome Evi) avevo
anche amici dall'altra. Un ottimo sindaco da una parte e due ottimi
ex sindaci dall'altra. Durante le elezioni le parole sprecate sono
tante e spesso vigorose, ma ripeto non voglio entrare nel merito. Il
centro destra ha vinto, stravinto. Rispetto e buon lavoro per i
vincitori. Ma un post della signora Evi, mi ha fatto venire il
magone. Chiedeva scusa, Perdono, scaricandosi addosso tutto il peso
della sconfitta. E questo non l'ho trovato giusto. Si lotta, si vince
a volte, si perde a volte, forse non ci sono errori, o solo errori,
forse ci sono dei cambiamenti, forse ci sono dei giochi oltre e più
grandi di noi, forse ci sono tante cose. Non conosco i rappresentanti
del movimento 5 stelle, ma le altre tre compagini avevano dei bei
gruppi di lavoro. Io ho conosciuto il gruppo di Evi e la loro utopia
e il loro entusiasmo erano davvero belli. Ai tanti amici che so che
mi stanno leggendo dico basta pianti, rimproveri o rancori che
comunque rimarranno, si riprende a lavorare. Come cosa sarà il
teatro? Non lo so e obiettivamente ora è il mio pensiero minore.
Vada come vada, oggi una fresca giornata di sole, il mio collega
davanti a me è in splendida forma e il mio cane vicino a me come
sempre adorabile. Buon lavoro a tutti e il 21 giugno la camminata non
si chiamerà più il respiro del fiume, ma “il respiro
dell'angelo”. Perchè nella vita a volte magari succede che magari
pensi di non farcela più, ed ecco improvvisamente un angelo, sotto
forma di persona o di cane o di albero o di chissà cosa, ti compare
davanti e ti da il giusto carburante per continuare. Il respiro
dell'angelo, dedicato ad un cuore e ad una mente che hanno voglia ,
spesso, di un amichevole e fraterno abbraccio vigoroso. Non sono così
megalomane e presuntuoso da pensare di essere io l'angelo, ma ci sto
lavorando. Scherzo e la vita con tutte le sue innumerevoli ferite
continua ad essere qualcosa che amo da impazzire
giovedì 15 maggio 2014
gli amori sono come i soldi. vanno e vanno
Il titolo doveva essere :”il sole il tramonto la luce le tenebre,
ma poi il ritorno” e' il ritorno di cui non ero sicuro, non il
ritorno della camminata chiaro, ma quello dal sonno della mente. Così
ho lasciato un titolo già usato e un pochino più rassicurante : “
le battaglie della vita le fughe gli incontri gli amori persi e
quelli ritrovati” . Rassicurante si fa per dire dato che si parla
anche di amori ritrovati che per quello che mi riguarda gli amori
sono come i soldi, vanno e vanno. Ti passano di fianco e neanche gli
sfiora l'idea di fermarsi. Stavo parlando della camminata “il
respiro del fiume” sabato 24 maggio a Volongo , terra quasi di
confine fra Cremona e Mantova. Zona strana per me, quella che abbiamo
scelto per la camminata, tanti pioppi, pochi boschi, tanti campi,
fiume placido che ci crescono le ninfee, due cigni, poi
improvvisamente una cascata, amo da impazzire il rumore delle
cascate, poi ancora tranquillo e infine il fiume che ha un nome,
Gambara, confluisce dentro l'Oglio. Con calma e in un dedalo di
isolette paludose e fangose. E si raggiunge l'assoluto. E' il casino
della mente, totale, è il perdersi e ritrovarsi in qualcos'altro.
Tutti ogni tanto ci si perde. Tutti ogni tanto, non necessariamente,
ci si ritrova. Il casino trovarsi in qualcos'altro. Ieri volevo stare
una giornata intera dentro e attorno al fiume Gambara, io il mio
cane, panini al seguito. Poi telefonata notturna , ulteriore ricovero
per mia madre e sono dovuto scendere. Si ormai il percorso della
camminata lo conosco, ma non mi sono mai perso. Perchè le mie
camminate, per funzionare, devono fare scattare qualcosa nella mente
e fare perdere la cognizione di spazio e di tempo. Il sonno della
ragione quello ogni tanto popolato di mostri , ma anche di cose
belle. Più sto seguendo il lento degradarsi, neanche troppo lento,
delle cellule nervose di mia madre e vedo gli altri messi come o
peggio di lei l'angoscia lascia il posto allo stupore. Quella cosa
tutto sommato piccolina che abbiamo in testa riesce sempre a
stupirmi. Due signori l'altro giorno stavano discutendo animatamente
su chi avesse cantato la canzone “mamma”. Tito Schipa dice uno,
ma va la risponde l'altro che aggiunge : “Dalida”. No Dalida no.
E dopo ore uno dice “credo l'abbia cantata un certo Dante
Alighieri”. Si non conosco, ma credo sia proprio lui aggiunge
l'altro signore e così riappacificati si sono fatti accompagnare
alla sala pranzo. Io a forza di inseguire i malanni e le
farneticazioni di mia madre, mi sto perdendo e mi sto aggrappando ad
una mia identità che fa buchi da tutte le parti. Ho sempre detto che
non amo Cesena, però amo le colline e allora quando sono giù,
qualche volte prendo la macchina e vado a perdermi lungo stradine
strette come mulattiere appiccicate a fatica su greppi e calanchi da
paura. Stamattina sono andato su di una collina, li da solo come un
cretino. Da una parte in lontananza, il posto in cui dovrei o avrei
dovuto essere nato, chilossà. Dall'altra parte in lontananza, il
posto segnato sull'atto di nascita. Ha importanza sapere? No, so già
, è il seguito che mi fa paura. Mia madre sta soffrendo tantissimo e
mi lancia messaggi in apparenza farneticanti, incasinati si, ma hanno
una loro logica che non riesco e non ho voglia di decifrare. Una
caduta banale quella di mia madre, ha battuto la testa contro uno
spigolo, qualche punto, ma le medicine anticoagulanti hanno creato
qualche danno depositato sotto forma di sangue dentro la testa. Mia
zia che dice che lei problemi alla testa mai avuti e mai ne avrà, ma
che per me è rincoglionita tanto quanto mia madre, continua a
telefonarmi “Enzo te non mi dici la verità”. Zia chi cantava la
canzone “mamma”? Oggi, sempre mia zia, dice :” io credo che tua
madre abbia dei segreti, ma non me li ha mai voluti dire” . “certo
che li ha e io so “ rispondo io e lei “dimmeli”. Ma scusa, se
non te li dice mia madre, vengo a dirteli io? A momenti mi
strangolava. Il sole il tramonto la luce le tenebre, ma poi il
ritorno, speriamo. La zona in cui mi sono fermato stamattina è zona
di confine fra diversi comuni, zona di miniere abbandonate, una volta
zona di traffici e violenze. In questa mia ricerca ormai un po'
troppo ossessiva sto riscoprendo una Romagna che non conoscevo e mi
sta affascinando. Le mie camminate in notturna non seguono un copione
stereotipato, ma variano come il variare della mia testa incasinata
perchè le mie camminate sono io , ma non lancio messaggi, indico un
percorso in cui perdersi. E allora per non farli perdere troppo, ai
partecipanti, meglio non addentrarsi troppo nelle tenebre, meglio
parlare di amori? Chisse ne frega degli amori persi e ritrovati.
Stasera o domani telefono alla mia amica Lella che organizza il tutto
: “ me e te ormai possiamo parlare solo di amori che fuggono e
neanche si vedono con il canocchiale, torniamo al titolo che volevo e
che il posto mi ispirava. I labirinti il buio della mente, il bau
bau” . Lella mi risponderà parla per te, ma poi sarà dalla mia
parte. Sempre stranezze della romagna, non distante dalle colline che
dico io, c'è un paese che si chiama Sarsina e c'è un santuario
dedicato ad un santo che si chiamava Vicinio mi pare. Qui ci sono i
preti , ecorcisti ufficiali , quelli che mandano via il diavolo e
gli indemoniati. Tutta la gente in fila, poi arriva il prete ti
benedice e ti appoggia un collare di ferro. Ho promesso ai miei amici
che prima o poi li carico su di un pulman e li porto a benedire. Cioè
a farsi benedire. Oggi in ospedale volevo chiedere informazione alla
dottoressa che segue mia madre. Ottimo come medico, ostica come
persona. Mi ha guardato e mi dice “ non ho tempo da perdere, venga
domani”. Ho pensato ,dato che la conosco da anni : “ ma te
scopare qualche volta no?” mi ha guardato storto. In quel momento
due infermiere hanno chiuso le porte , allontanato le persone e sono
avanzate con un letto con su una persona totalmente ricoperta da un
lenzuolo bianco. Dai si meglio perdersi ed essere un pochino folli
che la vita una volta che se ne va, mica ritorna. Perdersi e
ritrovarsi in una altra identità. Terribile, ma ci si può
sopravvivere e vorrei dire a me e alle mie amiche e amici che come me
si sentono tanto sfigati, che poi non lo sono loro e neanche io, che
si gli amori vanno e vanno, ma forse da qualche parte c'è qualcuno,
oltre il nostro cane, profondamente innamorato di noi e noi persi fra
i calanchi e le mulattiere della vita, neanche ce ne accorgiamo.
Quindi basta lamentele ragazze, il tram è già passato
giovedì 17 aprile 2014
il cuore e la mente , mondi vicini lontani affascinanti
Ormai le amicizie che ho, sono una telefonata, uno sguardo, un
saluto, due righe in internet. Tutto rimane in superficie, ma queste
superfici nascondono mondi affascinanti e in parte sconosciuti. Su,
quando arrivo da me, un po' il lavoro , un po' la stanchezza, non
riesco più a vedere nessuno. E anche nell'altra mia “casa” la
val di Cembra, è tanto che non vado. Non che prima fossi un campione
di frequentazioni umane. In questo mi sento molto romagnolo, quelli
delle colline su verso le montagne ai confini con la toscana. Una
collina una casa o gruppi piccolini di case. Si rimane li a
controllare la valle, ogni tanto si scende, poi si ritorna nel
proprio eremo. Il tempo qua a cesena, ho ancora meno possibilità di
frequentazioni, allora mi aggrappo ai piccoli momenti: un saluto due
chiacchiere e intanto il film della vita della persona che ho di
fronte mi entra nel cuore. E quando qualcuno mi racconta qualcosa di
sé, lo sapevo già. Ce l'hai scritto negli occhi , ce l'hai scritto
nel cuore. Non vedo le vite degli altri, percepisco quello che una
persona mi trasmette tramite uno sguardo un sorriso o un ciao. Se
uno non vuole, non vedo nulla. Merito o tramite il cane , ma anche
gli ospedali, ultimamente di questi sguardi ne ho incrociati e ne
incrocio tantissimi. C'è il giovanotto e la sua morosa, belli figoni
con il cagnettino da lecco. Ieri vedo lui e così di passaggio mi
dice “sabato mi sono sposato non ho detto niente a nessuno. Finita
la cerimonia abbiamo telefonato a parenti genitori fratelli amici.
Non ho mai ricevuto tanti fanculo in vita mia” rideva divertito.
Lui e tutte le persone con cui “entro in contatto” hanno un
dolore e ferite profondissime nel cuore ed è questo che me le fa
sentire amiche. C'è un signore sui cinquant'anni che vedo da un
anno. Lui la mattina presto a correre, io a camminare con il cane. Un
signore strano, solitario, cupo, corpo atletico una volta. “ bello
il tuo cane” , oppure “ mannaggia se tira”. Mai più di una
frase per volta. Dopo un anno gli ho detto ciao e mi sono presentato.
Per me è normale, incontri delle persone e sempre ciao, è normale
fermarsi e dare la mano : “ piacere sono Enzo”. Questo fatto
stravolge, ma in maniera positiva, è come se in quel momento io
facessi chissà cosa. E in quel momento improvvisamente il cuore si
apre, a volte poi succede che magari possa richiudersi subito. Come
se troppa ossigenazione dovuta all'apertura facesse male. Questo
signore un poliziotto, meridionale mi di dice, poi mi racconta che
aveva portato su i suoi, il padre era morto quasi subito, e ora la
madre era molto ammalata. La mattina una corsettina, poi a casa della
madre, poi al lavoro. Secondo me è anche mal maritato, ma questo me
lo dirà la prossima volta. C'è la signora , faccia rifatta sembra
Cher, praticamente anoressica, corre e si lamenta e quando è in
macchina, sul suo maggiolone nero, quando mi vede si blocca in mezzo
alla strada e urla complimenti a me e al cane, quasi fossimo una
coppia di fatto. L'ultimo un ragazzino, infermiere, lavora
nell'istituto dove in questo periodo e spero ancora per non molto “
ho portato in galera mia madre” ( parole di mia madre e di sua
sorella) . Biondo occhi azzurri, spiccato accento rimanese. Niente di
particolare , biondi e così chiari ce ne sono in romagna. Per
esempio mio nonno, pelo biondo occhi azzurrissimi. Praticamente
uguale uguale a me. Sto infermiere mi guardava sempre in maniera
strana e abbiamo avuto sempre qualcosa da dire, infatti anche oggi,
visti alcuni suoi comportamenti, ad un certo punto mi è scappato
“hai deciso di rompermi i coglioni?”. Poi ho scoperto che non si
chiama Andrea, ma Andrej, per un attimo ci siamo guardati e la sua
vita di bimbo russo adottato mi è passata davanti e mi ha fatto
tenerezza. Aveva solo voglia di un sorriso e io non l'avevo mai
considerato. Quando riuscirò a riprendere il mio lavoro a tempo
pieno, mi piacerebbe mettere in scena tutte queste diverse
affascinati variegate umanità. Una sorta di circo della vita. Di
momenti di persone che si incrociano è piena la letteratura e anche
i film. Mi viene in mente Kieslowski e le sue casualità non
casualità. La mattina mi alzo prestissimo, freddo boia, così posso
portare il cane a correre e sfogarsi in una zona dove a quell'ora non
c'è nessuno e anche questi gesti continui ritmati rituali uguali
giorno dopo giorno, tirare e ritirare la palla un bastone un
giochino, mi rimandano ad un film. Si forse tutto questo non è
molto, però sono alcuni anni che avanti e indietro, notti in
ospedale, vita spericolata , ma solo perchè in macchina in
autostrada ci do pesante, sono alcuni anni che non vado al cinema o
che non leggo un libro, che non riesco a scrivere o a produrre
qualcosa di bello, che non riesco a fare nulla di quello che dovrebbe
essere la vita di una persona. Ecco questo poco o non molto, questi sguardi e sorrissi affrettati, a me
sembrano tantissimo e forse, probabilmente si, sarò stupido, ma
continuo sempre a ritenermi una persona fortunata. Infatti il mio
cane quando non vuole fare una cosa ha imparato a mordicchiarmi il
culo. Per chi ci crede, per chi non ci crede, buona Pasqua, buone
vacanze o buone quello che a uno gli pare.
lunedì 7 aprile 2014
mutandine e casacchine di cotone grezzo
La discontinuità è una delle anime della mia vita, ma poi comunque
ci sono, anche se qualcuno potrebbe anche dire “chissenefrega”.
Non sono dimagrito tantissimo da fare pensare “ommioddio è
diventato anoressico”. Credo che il pericolo non esista, quello
dell'ommioddio. Sempre su e giù, si qualche chilo l'ho perso, sono
comunque 65 chili e continuo a vedermi ciccio. Continuo a ringraziare
la vita, anche se mi sembra un pochino bastarda e a ringraziare il
mio carattere. Si qualche crollo ogni tanto ci sta, ma poi finita li.
Come l'altra sera , finisco il laboratorio, ritorno a casa, un po' di
problemi in testa, fame da nervoso, mangio una mozzarella. Metà
perchè l'altra me l'ha rubata il cane. Di notte ho iniziato a stare
male. Le tensioni accumulate, sudori freddi, svenimenti e quel virus
micidiale alla pancia che per due giorni ha costituito un notevole
colpo basso alla mia ormai cronica stitichezza. La mattina chiamo
Marco, gli dico per favore prendimi il cane sto male, cosa hai fatto?
Niente, ma se mi prendi il cane ti ringrazio. Dopo due ore , pieno di
malinconie e sensi di colpa, vado in sede a riprendermi il cane che
per tutto il giorno è rimasto a letto con me. E anche se gli dicevo
:”Peter non starmi addosso che sto male” , lui voleva tenere la
sua faccia contro la mia. E sono dovuto uscire e mi sono dovuto
mettere anche a giocare, ogni tanto una fuga in casa, sempre il
virus, e Peter peterone picio pistolino, sempre dietro. Mia madre
alti e bassi, più bassi che alti, ormai si era stanziata a letto e
non camminava più e anche mangiare sembrava avere detto stop.
Piccolo riepilogo: tre mesi pesanti con tanti ricoveri e un
intervento ( e non che gli ultimi anni siano stati leggeri). L'ultimo ricovero , una lungodegenza, lasciata li in
attesa di morire. Ho firmato e l'ho riportata a casa. Con le tante
patologie, passate, in atto, e probabili future, malinconie,
depressioni, panico e confusione mica da ridere, la signora che
veniva qualche ora totalmente impreparata e inadeguata. Io ho cercato
di fare del mio meglio – prossimo lavoro potrei fare il badante di
notte così guadagnerei un pochino di più – però risultati non
riuscivo ad ottenerne. In questi casi, come sa chi ci è passato o ci
sta passando, non emerge lo spirito migliore delle persone cui ti
stai dedicando, per cui niente ragionamenti o sensi di colpa, bisogna
agire. Ho detto : qua ho bisogno di una mano e di gente
specializzata. Tutti i centri per anziani di Cesena, pieni
all'inverosimile, quelli un po' migliori. Alla fine opto per un
centro su nelle colline direzione Rimini. Un centro privato, dico la
tengo per un mese, ma aldilà dei tanti discorsi iniziali e del costo
non indifferente, le prospettive non sono state così rosee. Avevo
detto, queste le patologie di mia madre, ma aldilà delle cure
mediche necessarie, questa donna ha bisogno di essere seguita un
attimo , di essere coccolata. Si non si preoccupi, siamo quello che
lei cerca. Avevo pensato, questa donna appartiene a quella
generazione , ragazzi durante e subito dopo la guerra, hanno sofferto
tanto, hanno a volte ferite ancora aperte. Avevo detto , mettetela
dove c'è gente, ha bisogno di parlare, di non sentirsi sola.
L'hanno messa in un piano dove la maggior parte sono chiusi in
camera ormai alla fine e dei sette rimasti, sei non parlano. Diciamo
che l'unica cosa che ha funzionato è la fisioterapia e una massiccia
dose di vitamine per cui ha ripreso un pochino alla volta a camminare
e a mangiare. Al pomeriggio, dato che è una struttura privata –
quando ho saputo che la proprietaria è figlia di … mi sono giurato
di non mangiare più polli romagnoli per tutta la vita – e i
dipendenti ultra sotto dimensionati, tengono i pazienti seduti su
di una sedia , legati con una cintura perchè non cadano. Questa è
l'attività che mi dicevano ricreativa. Però ora un pochino riesce a
camminare e a mangiare. Sono due settimane che riesco a stare su in
zona bergamasca cremonese ben tre giorni di seguito e mi sembrano un
gran regalo. Poi ritorno giù e mi prende una strana sensazione che
non avevo mai considerato. Qui dove sono ora, è casa dei miei e
quando arrivavo, mi aspettavano. Mio padre, con cui non ho mai avuto
buoni rapporti , ma che negli ultimi anni della sua vita impazziva
per me, pur ormai non vedente, mi aspettava guardando alla finestra.
Comunque c'era qualcuno. In queste due settimane , ritorno e la casa
è vuota, le finestre chiuse e un po' di magone arriva. Fra due
settimane finisce il mese e pur con una vista meravigliosa sulle
colline romagnole, quelle verso il mare ( io sono delle colline su
verso le montagne e la toscana) non ho intenzione di continuare in
questa struttura. Spero mi si aprano altre porte, non so e spero che
i tempi non siano lunghissimi perchè mia madre rischierebbe di
tornare indietro e io di impazzire completamente. Vedremo. Quando
scendo, la domenica la riporto a casa e gli altri giorni mangio in struttura con
loro, anche se a volte un pochino di mal di stomaco, specie in questo
periodo , mi viene. Ho cercato tutte le possibilità e sto cercando
ancora, anche di portare mia madre su da me. Ma poi ho pensato che se
per me sarebbe più comodo, avrei le strutture e le persone giuste e
i medici giusti cui appoggiarmi, per lei sarebbe una grande violenza.
Alcune signore del suo paese di origine, diventate anziane, non sono
state lasciate da sole nella loro casa, ma portate giù in città ,
chiuse da sole per tutto il giorno in appartamento senza conoscere o
avere la possibilità di parlare con qualcuno se non i propri figli.
E hanno iniziato a decadere. Massì dai, a forza di pensare, di
chiedere e di cercare, qualcosa verrà fuori. Ho detto con mia madre
: “non so ancora quale soluzione troveremo, ma voglio che sia la
migliore per te. Che tu abbia ancora un giorno, un mese, un anno
dieci o più anni di vita, voglio che tu li possa vivere bene, con
dignità e con un pochino di leggerezza”. In questi ultimi mesi
cercavo delle risposte ad alcuni quesiti e misteri della mia vita, ma
le risposte ce le ho già chiare in testa e non ho ho più voglia di
cercare, non hanno più importanza. E quando qualche mio cugino mi
dice che in effetti non assomiglio tantissimo a nessuno di loro,
rispondo che in me sono confluiti geni antichissimi che loro neanche
si sognano. Si chiaro, l'affetto c'è, ma sono debitore ai miei.
Perchè da piccolo mi hanno salvato la vita tante volte. Con la
generazione di mia madre e di mio padre, sta scomparendo una
generazione particolare e importante della nostra vita politica e
sociale. Gente che ha fatto la fame, che ha sofferto, che ha sognato,
che ha anche sbagliato tanto, ma nella speranza di un mondo migliore
per loro e i loro figli. Una amica mi dice, è strano quanto tu sia
sereno. Cosa devo fare, cosa si deve fare? Oggi avevo detto, mangio
su e su ho mangiato. A mezzogiorno, in realtà ore 11 che uno ha
ancora lo stomaco chiuso, mi danno un cosa che mia madre dice che
buono, io dico che strano semolino. Mi rispondono , no è polenta.
In Romagna il concetto di polenta è molto differente rispetto al
nord italia. La polenta qua è un primo, quindi meno dura e di solito
con ragù. Questa era un pappetta acquosa e granulosa e ho iniziato a
ridere pensando ad un bergamasco che gli capitasse sta sbobba in
tavola, non parlo della minestra di verdura di questa sera. Sono
uscito, aria pulita, bella fresca, le colline di alberi da frutta
ormai sfioriti, due chiacchiere con un ragazzo che va a trovare il
nonno. Lui nel dialetto della zona e in macchina ho ricominciato a
ridere. Pochi chilometri dopo Cesena, andando verso Rimini, la “e”
diventa “oi” e anche alcune “i” , la moila, la poira, la
foiga. Infatti c'è una signora vicino a mia madre che spesso mi dice
“ avessi un figlio come te, la mi fiola la è bona, la è broiva,
ma l'an capois un caz”. Nelle colline dei miei e nelle montagne dei
nonni, la “e” rimane “e”, ma cambiano gli accenti e rimangono
le finali. Oggi dovevo cercare dei documenti di mia madre,ma lei
ultimamente continuava a spostare tutto, non sono mai andato nei
cassetti suoi e di mio padre. Ma oggi dovevo. I documenti non li ho
trovati, ma ho trovato una scatolina con dentro degli indumenti da
bimbo. Anni poveri gli anni '50 ed erano casacchine, mutandine,
calzini e berrettini da neonato, fatti in casa. Semplici, ma
bellissimi. Cotone e lana molto grezzi, non li avevo mai visti e mi
hanno fatto tenerezza. Fra poco è notte, una notte leggera di
primavera quasi estate e alla faccia della polenta e della minestra
di verdure di oggi, spero di fare dei bei sogni. Dedicato ai miei
tanti amici e amiche che hanno vissuto o stanno vivendo situazioni
del genere.
giovedì 27 febbraio 2014
una folata di vento che mi abbracci e mi dica ciao
Dico:
faccio una scappata veloce, vabbè tre giorni la settimana sono
sempre giù. Però era l'anniversario della morte di mio padre,
sapevo che mia madre era in crisi più del solito, dico facciamoci
ancora altri 300 e 300 chilometri. Poi la notte mia madre è stata
male, pronto soccorso. Ormai una volta al mese. Dicono che sono
problemi legati alla pancia, c'è un casino di patologie, solite cose
che una volta al mese mi sento dire. Non menate, situazioni sempre
gravi e al limite. Dicono qua non c'è posto la ricoveriamo in una
casa di cura privata. Cerco di oppormi, già qualche mese fa , altra
casa di cura, l'hanno tenuta li senza fare niente, no casa di cura mi
rispondono, fanculo. Pratiche usuali, dicono alla sera abbiamo poco
personale occorrerebbe la presenza di una persona. Di solito le notti
per i miei, dopo rapporti disastrosi con le varie badanti notturne,
le ho sempre fatte io, ma in questo periodo , come si dice in
Romagna, sono a terra da fagioli. E vai per la badante che comunque è
la signora che viene già a casa per qualche ora al giorno.
Praticamente una qualche flebo per disidratare, faccio notare che mia
madre non mangia praticamente più, mi dicono : siamo noi i medici.
Il secondo giorno ricoverano, nel letto vicino, una signora altissima
completamente strafatta. Poi abbiamo fatto amicizia, una puttanona
russa ex modella ancora piacente, una di quelle avventuriere
pericolose così come si legge nei feilleton. Sposata non so quante
volte, un patrimonio immenso dissipato, tantissimi fidanzati, non ho
capito quanti figli dati in affido non ricordava neanche a chi, ormai
senza fissa dimora e senza amanti, salvo qualche vecchietto che la
sera le portava il vino. Ormai la sua professione i tentativi di
suicidio e il ricorso agli assistenti sociali. Mi stava simpatica,
anche se consapevole una donna del genere meglio tenerla lontana. Una
sera il suo amico vecchiotto le ha portato del vino ( il tavernello
in busta) , lei prima ne ha sorseggiato voluttuosa un piccolo sorso
nel bicchiere che era di mia madre, poi due piccoli sorsi. Dopo
un'ora era attaccata al cartone e aveva finito il vino. Dopo una
settimana dico ai medici “se tenete qua mia madre senza farle
neanche un esame e in attesa che muoia, tanto vale che la porti a
casa a morire nel suo letto”. Questo di sabato. Fortuna nel
frattempo Marco mi aveva portato giù il cane che è stato la mia
salvezza. Il lunedì mia madre inizia ad accusare dolori
lancinanti, poi la sera improvvisamente il cuore smette di battere,
poi riprende , sta donna in coma. Chiamo il pronto
soccorso, arrivo di ambulanza, fortuna un infermiere che capisce
subito il problema, poi i medici e poi di corsa in ospedale. Nei
giorni precedenti il cane era stato adorabile, lo è ancora, cioè è
il mio cane. Forse memore della volta che stava male e mia madre
aveva preso una coperta e si era sdraiata a terra accucciata a lui,
le è sempre stato vicino , sdraiato nel letto di fianco a lei. Con
grande delicatezza. E' un po' stressato, gli mancano gli ampi spazi e
le corse lungo il fiume, pure a me, comunque quelle quattro ore di
camminata e corse al giorno , pur con i salti mortali, sono sempre
riuscito a garantirgliele. Quello che non riuscirò mai a capire dei
cani, è che quando sono in giro e vedono un altro cane, sembra non
ne abbiano mai visto uno. Per ritornare all'ospedale, dopo diversi
consulti fra di loro , mi chiamano i medici e iniziano a sgridare con
me. Per i troppi farmaci che prende mia madre. Ma cazzo glieli avete
dati voi e fortuna che io avevo dimezzato le dosi. Conclusione ,
prolungata intossicazioni da farmaci ed in specifico dalla digitale
contenuta in uno di questi. Tre giorni per disintossicarla e poi via
, pacemaker e raddoppio di medicine. Quello che mi fa rabbia dei
medici è che a forza di specializzarsi in un settore, tendono a
dimenticare che la persone non è solo un cervello, o uno stomaco, o
dei reni, o un cuore. E' l'insieme di queste cose. Alla casa di cura
avevo detto, guardate che sta donna ha dei grossi problemi di cuore e di testa a volte, mi hanno risposto che non ci
potevano fare niente. Ora è allettata e mangia poco o niente, anche
se non ci sarebbero motivi per continuare a dormire e a mangiare poco
o niente. E' la paura, si questo si, però una donna di 85 anni che
negli ultimi 20 anni ha subito più di quindici operazioni devastanti
e tutte da patologie capite poco prima del danno irreversibile (
sembra strano , ma su mia madre i medici hanno sempre sbagliato
diagnosi, poi va in coma ed improvvisamente la soluzione) Fortuna
ho trovato medici in gamba, ma sempre e solo all'ultimo momento.
Dicevo una donna di 85 anni con tante operazioni alle spalle e tante
patologie rimaste, ormai con un equilibrio nervoso fragilissimo, a
cosa servono tutte le tante medicine che ancora deve prendere? Le
salvano la vita, mi rispondono. Siamo sicuri? I veleni che salvano la
vita poi si depositano e creano altri problemi. Il pacemaker è
relativamente una sciocchezzina, dicono, per mia madre è stato
devastante, oltre l'idea di avere ancora qualcos'altro di estraneo
dentro il corpo. E' chiaro che una persona si cerca di farla vivere
il più possibile, però un cardiologo, come un chirurgo o un
ortopedico o quale altra specializzazione, se gli dici “ha presente
tutto il resto?” non ti può rispondere “ io le sto salvando il
cuore”. Ho molti amici medici che stimo tantissimo, conosco medici
straordinari ( ne conosco altrettanti bbbrrrr) così come le persone
della nostra società. E ho l'impressione che non i medici, ma tutta
la nostra società si stia perdendo a cercare di curare un
particolare senza più avere la capacità di considerare o vedere
l'insieme. Morale della favola , ormai è un mese che sono a Cesena
senza la possibilità di potermi spostare ad esclusione dei girettini
con il mio cagnotto che mi sembra sempre piccolino e tutti mi dicono
dio quanto è grande. Sono fortunato ad avere il carattere che ho,
perchè si incazzature e demoralizzazioni ci sono, e anche stanchezza
infinita, però mi passano nel giro di poche ore. Da piccolo i miei,
ad esclusione delle case di parenti , dispersi fra le montagne,
colline mare pianura delle province di forlì cesena rimini e
ravenna, non mi hanno mai portato da nessuna parte. Mi accorgo ora
che conosco pochissimo di queste colline e montagne che mi stanno
affascinando molto più della città in cui non mi sono mai sentito a
casa. Ho anche scoperto che non sono nato esattamente dove mi è
sempre stato detto e ho anche scoperto tante altre cose e ho deciso
di interrompere una ricerca che mi stava e mi sta ossessionando. Non
è il momento ora, poi si vedrà. Mi piacerebbe un giorno di
primavera o d'estate prendere la macchina e girare lungo queste
colline e montagne così care ai corridori di bicicletta. Tanti posti
sentiti raccontare, alcuni ormai anche abbandonati e che non ho mai
visto. Io che sono sempre fuggito e che spero di fuggire ancora,
avrei bisogno ora di riappacificarmi con questi luoghi la cui storia
e il cui vissuto fanno comunque parte di me. Non ho nulla da trovare
o da cercare, solo una “folata” di vento che improvvisamente mi
abbracci e mi dica ciao. Un amico, un poeta della valle di Cembra,
aveva scritto sul suo facebook : “ la morte non fa parte della
vita, la morte è la fine della vita”. In questi 20 e passa anni di
ospedali dei miei, di gente morire ne ho vista tanta. Sono morti
tantissimi parenti e tanti amici e allora tutte le volte che posso,
dico che bello ancora un'altra giornata. Mi manca molto la mia vita
che poi alla fin fine non so qual'è, non quella che avrei voluto, ma
quella che vorrei. Ma la vita di una persona , piaccia o non piaccia,
è quello che questa persona sta vivendo. Marco è stato un grande
amico, non solo mi ha portato il cane che mi mancava in maniera
incredibile, ma è anche ritornato e abbiamo parlato pure di lavoro.
Volevo lavorare sul Sosia , volevo danzare, ma non ci riuscirei per
la data che ci eravamo dato , quella in cartellone. Avevo voglia di
danzare e ogni rinuncia la vivo come una sorta di sconfitta. Ho
chiesto a Marco di coprirmi ancora qualche volta per il laboratorio.
Qua non voglio rinunciare, non sarà il lavoro che mi ero prefissato,
ma lavoro sarà. Poche persone, ma cui devo molto. Poi si vedrà.
Nella mia testa sto progettando un casino di cose e ho, avrei, voglia
di vivere. L'ultimo ricovero i medici hanno detto a mia madre “
signora suo figlio le ha salvato la vita”, lei ha risposto “ se
aspettava io smettevo di soffrire e lui iniziava a stare bene”.
Fanculo e grazie alla vita. Si una piccola folata di vento che
mi abbracci e mi dica “ciao”.
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