venerdì 25 luglio 2014

Ma tutto il resto è vita

Finalmente sono riuscito a venire su, almeno per due giorni e anche se pochino, mi sembra un regalo bellissimo. Già settimana scorsa ero riuscito ad andare a San Martino dall'argine in quel del mantovano per la nostra replica di Caravaggio. E anche li, file interminabili in autostrada, ritorno di notte con una stanchezza da farmi stramazzare, ero felice. Mia madre, aldilà delle disperazioni di sua sorella o dei pronostici dei medici, è uscita parzialmente dallo stato di coma, ora ogni tanto si sveglia e riesce a concludere anche dei discorsi. Fortuna ho trovato un medico in gamba che mi ha ascoltato. Avevo detto : “ ne sono consapevole che la morte può arrivare da un momento all'altro, per giunta è così per tutti, però finchè c'è vita perchè non ragionare sulla vita?” Ora sempre intubata, è stata dimessa ed è in struttura. Il medico salutandomi mi ha ringraziato per il mio entusiasmo, ottimismo e per il mio carattere. La sorella di mia madre che si è disperata 45 giorni “è mia sorella e rimango qua quanto e quando mi pare” sembra quasi dispiaciuta che non sia avvenuto quello che si aspettava. Devi andare al mare?, vacci. Mi diceva “piuttosto che vederla così preferisco che muoia” parla per te, io preferisco che rimanga viva. Ne ho visti tanti di questi casi. Gente a disperarsi, a piangere, a organizzare mentalmente il funerale, poi al primo segno di miglioramento si defilano. Una persona non ha bisogno della presenza costante quando è in stato di coma, ma dopo, quando capisce e sente e ha bisogno della vicinanza. In venti anni che seguo i miei per tutte le malattie e operazioni possibili e immaginabili, ho vissuto tanto in ospedali e ho visto tantissima gente morire. In questi 45 giorni, sarà che il reparto era di lungodegenza, la moria è stata una cosa nauseante. Non ho troppa paura della morte e tanto meno di una persona che muore. Poverino che paura può fare. Quello che mi ha sconvolto è scoprire quanta gente ancora giovane viene colpita da alzheimer. C'erano alcune donne e uomini attorno ai 50 anni e già ammalati. Pensavo che l'alzheimer colpisse solo persone anziane. Fra questi cinquantenni ce n'era uno che si chiamava Mario, sempre sorridente e perso. La moglie era disperata perchè Mario amava spogliarsi e fare pipì dove capitava. Ho fatto amicizia con loro e tutte le volte che li vedevo dicevo “ se ti togli il pistolino, te lo taglio” e tutte le volte che mi vedeva , come i bambini, Mario si teneva le mani davanti al pistolino. Le prime volte le infermiere urlavano. Hai poco da urlare, chi si caga addosso e chi si spoglia, è la malattia, punto. In questi giorni non abbiamo avuto tempo, ma prossima settimana andiamo a liberare il teatro delle nostre cose rimaste. La situazione era chiara, ma giustamente Marco dice “ non voglio rimanere nel dubbio, mi deve essere detto chiaramente”. Infatti è andato a parlare con la nuova amministrazione e la risposta “ non abbiamo intenzione di continuare nessuna collaborazione con Piccolo Parallelo”. Chiaro. Nessun dramma e nessun vittimismo, d'altronde le parole spese in questi anni sono state pesanti ed è un po' difficile passarci sopra. Io penso che ogni amministrazione abbia il diritto di portare avanti le linee che ritiene opportune, quindi, da parte nostra, nessun appello, nessun vittimismo, si inizia un'altra storia. Ci sono in ballo alcune convenzioni, ma non saremo noi ad appellarci a queste convenzioni. Vivendo praticamente come me, 20 anni in ospedali tra il dolore , problemi vari e questa cosa incorporea, ma sempre presente, chiamata morte, uno pensa che la vita è sempre una cosa bellina e per questa bisogna lavorare. Per la vita appunto e senza strascichi. Come ho già detto un'altra volta, auguro alla nuova amministrazione buon lavoro, sinceramente e di tutto cuore. Si muore per malattie, per incidenti, per guerre, per fame, per disperazione, ma tutto il resto è vita.


martedì 1 luglio 2014

una ninna nanna prima di essere buttati

Avevo preso diversi impegni per questa estate, impegni di lavoro, invece un po' alla volta ho dovuto rinunciare a tutto o rimandare. Un amico mi aveva chiesto :”come sta tua madre?”. Gli avevo risposto :”hai presente un computer quando improvvisamente va in stand by e non sai se potrà ripartire o essersi fermato completamente?” . Dopo tanti ricoveri in ospedali e pronto soccorsi, dopo un pacemaker in urgenza e un successiva caduta rovinosa, da un mesetto - messi da parte gli sproloqui e i fantasmi di una demenza ormai galoppante- mia madre è entrata in una sorta di sonno continuo che ormai , vista la quasi totale assenza di segnali, può definirsi coma o precoma. E stai li senza potere fare nulla in attesa o di una improbabile ripresa o del crollo definitivo. Parenti non ne ho avvertiti, ad esclusione di una zia, ultima sorella di mio padre che però appena vista mia madre in queste condizioni è andata a casa e gli ha preso un ictus e dell'ultima sorella di mia madre che si tanto buona e generosa. ma le piace comandare in casa sua e in casa degli altri e ha una arroganza, pur determinata dal dolore, da risultare insopportabile. E al mio ultimo “ perchè non te ne stai qualche volta a casina tua senza venire a rompere in continuazione a me?” mi ha risposto “è mia sorella e sto qui quando e quanto mi pare”. Che se per lei litigare vuole dire attutire un po' il dolore, con me ha trovato il suo sollievo. Non volevo portare mia madre ancora nell'ennesimo ospedalino privato lungodegenza, ma l'ospedale principale i posti per gli anziani sono limitati e dopo avere firmato diverse volte per un non ricovero, stavolta non potevo. Da venti giorni a questa parte, nel reparto lungodegenza di questo ospedalino sta morendo tanta di quella gente che ogni mattina ti viene da dire “per favore basta, un attimo di pausa”. Come una signora vicina di letto di mia madre, due colpi di tosse e oplà. Dico al figlio “guarda che tua madre non respira più”, mi risponde “ no non è vero”. Chiamo io l'infermiera che a sua volta chiama il medico per confermare il decesso e il figlio continuava a dire “ no non è vero”. Quando ha capito che era vero ha iniziato a incazzarsi contro i medici e contro il mondo. La madre aveva 95 anni e lui quasi settanta. Mi ha fatto tenerezza perchè mi dice “adesso ho chiamato mio figlio e mi viene a dare una mano” e il figlio, quasi cinquantenne, gli ha fatto sapere con un messaggino “ non esiste proprio”. La becchina o non so come chiamarla , cioè quella che lava i morti, è una vecchia signora, puttanona bionda tinta, altissima ed esageratamente grassa. Cammina a passi strascicati, le unghie dei piedi lunghissime ad artiglio dipinte di azzurro. Arriva con un camice sporco e pieno di macchie e quando qualche parente, come farò io in caso se, vuole portare il proprio morto in un obitorio più decente, si incazza come una bestia. Quando non ci sono morti, va a prendere il caffè alla macchinetta, quando i morti sono uno o di più, smette di essere ostica e schiena dritta, grande sorriso sulle labbra, va a prendere cappuccino e brioche al bar. Mai figura ha rappresentato meglio quell'aurea evanescente e dolorosa chiamata morte. In questi giorni anche qualche bella notizia, per esempio il bimbo di un amico finalmente nato. Sempre in questi giorni in una delle ennesime litigate con mia zia che non riesco comunque a trattare male o mandarla a quel paese, dato che l'affetto fra lei e mia madre è fortisimo, le dico “ io non sono tuo nipote” e le ho racconto un po' di cosine che lei e nessun'altro sapeva. E' andata in bestia perchè mai mia madre, mio padre o mia nonna  le avevano detto qualcosa. Ho detto “ti conoscevano” e lei “io so mantenere i segreti”. Infatti dalla sera stessa , sua figlia, il genero , le nipoti, i morosi delle nipoti e non so quanti altri sapevano. Era il mio ultimo tentativo di togliere il torpore da mia madre, dato che riesce a percepire i discorsi. Volevo dire a mia madre “ bene o male mi avete cresciuto dal primo giorno, sono tuo figlio, del resto mi mancano i particolari, ma non ha importanza, rispetto il tuo silenzio”. Ma mia madre è diventata cupa e missà che questi particolari non li saprò mai. Con la discrezione che le distingue, mia cugina si è messa a fare l'investigatrice “ dobbiamo trovare dobbiamo fare” al che prima che mi combinasse guai l'ho bloccata con “ non spaccare i maroni. Quello che dovevate sapere ve l'ho detto, il resto sono questioni mie e non ti intromettere più”. sarà difficile.  Fin da piccolo ero convinto di avere un fratello gemello, ma mia madre quando ancora riusciva a parlare e pur nelle sue confusioni, mi ha garantito che non ho nessun fratello gemello. Però , sempre inframezzati da deliri e confusioni, emergeva l'idea di qualche fratello che non ho capito se sa e non mi vuole conoscere, oppure che sa della mia esistenza, ma non saprebbe dove recuperarmi, oppure ignaro del tutto. A me questa idea, prima di essere stato buttato via, poi di non essere neanche cercato o voluto, mi manda giù di testa. Però una frase di mia madre mi ha riempito di tenerezza. Mi ha detto( prima dello stato di coma) che quando le hanno appoggiato questo bimbo appena nato , io, al petto, questo bimbo, sempre io, ha iniziato a piangere e lei ha pensato “ è lui il mio figlio”. Chiaro non si può ricordare nulla del primo giorno in cui uno nasce, ma ho sempre avuto l'impressione che qualcuno, prima di mettermi sul petto di mia madre mi abbia cullato per un attimo e per un attimo mi abbia cantato una ninna nanna. E l'idea di questa ninna nanna e di “è lui il mio figlio” mi allevia la confusione , le incazzature , la rabbia e la stanchezza in cui ogni tanto in questi ultimi anni sto cadendo

mercoledì 28 maggio 2014

camminate sul fiume ed elezioni a Romanengo

Finito il circo, in senso buono, delle elezioni, si sa come è andata sul piano nazionale, sul piano locale niente era così scontato e qualche strascico di polemiche e pianti sono rimasti. Ma preferisco iniziare con le mie camminate in notturna, che ripeto non sono camminate e basta , ma un viaggio dentro di sé in cui se riesco ( e non sempre ci riesco) a conquistare le persone del pubblico, sono loro il vero grande spettacolo. Natura ed esseri umani. 

Con un po' di narcisismo velato di commozione ( sono umano anch'io) riporto quello che ha scritto Lella sulla sua pagina fb : “quello di sabato è stato il mio terzo respiro del fiume,da un'idea di Enzo e messo in scena con Marco e Emi, ma per la prima volta a casa"mia", E' stato diverso, anche perchè il giorno prima abbiamo provato il percorso e ho capito davvero cosa intende Enzo quando dice che lo deve sentire, il fiume. E' stata una camminata tra amici, vecchi e nuovi, eravamo in tanti. Se uno si lascia andare alle proprie emozioni, è un viaggio attraverso la propria vita, è un percorso profondo e assolutamente non banale. Quando siamo arrivati al fiume, e ho visto l'Oglio, in pieno tramonto, ho capito che le mie radici sono qua, nonostante non ci siano le montagne intorno. Mi sono sentita parte di quello e quelli che avevo intorno. Il ritorno è stato magico, accompagnati da stelle e lucciole....” 

Stelle e lucciole, si all'improvviso nei boschi di Volongo sono comparse le lucciole che sommate alle stelle in cielo, che sommate alle splendide persone, si proprio una gran bella cosa. Prossima camminata nostra sarà il 21 giugno , mi spiace non partire dalle nostre zone, ma dopo tanti anni era doveroso scoprire anche qualcos'altro. Sempre fiume Oglio e all'interno del parco Oglio nord, ma una zona totalmente differente in luoghi piatti fra borghi abbandonati e ospiti di persone che stimiamo . Ancora non ho fatti sopralluoghi. C'è un tempo per tutto, c'è un tempo che va rispettato. Da anni ho deciso di rispettare i tempi delle cose e delle azioni. Anni fa per fare uno spettacolo mi ci volevano nove mesi, tutti i giorni. Poi i tempi delle produzioni hanno imposto tempi diversi, ma non ero più io. Qua per le camminate , dato che ho la presunzione di parlare al cuore e alla mente, il tempo da rispettare è fondamentale. Perchè sono i luoghi a dirti dove e cosa fare. Perchè sono le persone che ogni tanto i tempi per aprire le saracinesche, oi. A Volongo un ragazzo mi dice : qua ho abbracciato degli sconosciuti e solo ora mi accorgo che non hai abbracciato le persone cui voglio bene. oi. In questi giorni sempre su e giù, come sta mia madre? Un passo avanti tre indietro. Come stanno le mie menate? Stanno li sopite da qualche parte, ma ci sono ancora tutte. 

Ridendo all'incontro sul teatro voluta da una delle liste qua a Romanengo avevo fatto una disquisizione sulla differenza fra essere e avere e ho portato come esempio : “ io non sono bello , ho la bellezza”. Tanto per essere sempre un pochino deficienti. Dopo quarant'anni, a Romanengo, di sinistra prima e centrosinistra dopo, ha vinto una coalizione di destra, cioè ha stravinto. Tutti sanno che , anche se ultimamente non riesco a trovare una mia collocazione a sinistra ( infatti per la prima volta in vita mia e contro tutti i miei principi, questa volta non sono andato a votare) non sono mai stato di destra, né lega né Pdl, né altro, neanche grillino. Ma il gioco della democrazia impone dei cambiamenti , la destra ha stravinto e posso augurare solo e sinceramente buon lavoro. Ho sempre detto che a Romanengo ci sono stati degli ottimi amministratori , che solo averne uno i paesi vicini, altro che leccarsi i baffi. Auguro al nuovo sindaco e a chi con lui di essere altrettanto o ancora più grande di chi lo ha preceduto. 

I numeri parlano, la gente ha votato e su questo non si discute. Ma voglio parlare degli altri, non voglio entrare in nessuna polemica e se nel periodo elettorale, complici anche i miei problemi familiari, mi sono defilato e mica da ridere, però sempre e senza riuscirci ho cercato di attutire i colpi bassi e violentissimi che una sinistra e centro sinistra frantumati hanno saputo darsi. Credo che in democrazia, ogni persona abbia il diritto di muoversi come meglio crede, speravo dato che ho amici e persone che stimo in tutte queste frantumazioni, che tante brutte parole o appunto colpi bassi, non venissero messi in campo. Anni fa , prima vittoria dell'attuale sindaco uscente, mi ero messo in campo e i colpi che mi sono stati dati hanno provocato ferite ancora di difficile digestione. Successivo mandato, pur tifando una certa parte, non mi sono esposto direttamente, non per paura di altre ferite o di altri colpi pesanti che comunque ci sono stati anche perchè sembrava quasi che il teatro ed io in specifico fossimo il male del mondo. Ma perchè , pur avendo mie idee politiche, faccio parte comunque di qualcosa di istituzionale e quindi era giusto stessi un pochino da parte. 

Questa volte no, non riuscivo a capire bene cosa stesse succedendo. Pur sentendomi più in sintonia con una parte ( capeggiata da una signora di nome Evi) avevo anche amici dall'altra. Un ottimo sindaco da una parte e due ottimi ex sindaci dall'altra. Durante le elezioni le parole sprecate sono tante e spesso vigorose, ma ripeto non voglio entrare nel merito. Il centro destra ha vinto, stravinto. Rispetto e buon lavoro per i vincitori. Ma un post della signora Evi, mi ha fatto venire il magone. Chiedeva scusa, Perdono, scaricandosi addosso tutto il peso della sconfitta. E questo non l'ho trovato giusto. Si lotta, si vince a volte, si perde a volte, forse non ci sono errori, o solo errori, forse ci sono dei cambiamenti, forse ci sono dei giochi oltre e più grandi di noi, forse ci sono tante cose. Non conosco i rappresentanti del movimento 5 stelle, ma le altre tre compagini avevano dei bei gruppi di lavoro. Io ho conosciuto il gruppo di Evi e la loro utopia e il loro entusiasmo erano davvero belli. Ai tanti amici che so che mi stanno leggendo dico basta pianti, rimproveri o rancori che comunque rimarranno, si riprende a lavorare. Come cosa sarà il teatro? Non lo so e obiettivamente ora è il mio pensiero minore. 

Vada come vada, oggi una fresca giornata di sole, il mio collega davanti a me è in splendida forma e il mio cane vicino a me come sempre adorabile. Buon lavoro a tutti e il 21 giugno la camminata non si chiamerà più il respiro del fiume, ma “il respiro dell'angelo”. Perchè nella vita a volte magari succede che magari pensi di non farcela più, ed ecco improvvisamente un angelo, sotto forma di persona o di cane o di albero o di chissà cosa, ti compare davanti e ti da il giusto carburante per continuare. Il respiro dell'angelo, dedicato ad un cuore e ad una mente che hanno voglia , spesso, di un amichevole e fraterno abbraccio vigoroso. Non sono così megalomane e presuntuoso da pensare di essere io l'angelo, ma ci sto lavorando. Scherzo e la vita con tutte le sue innumerevoli ferite continua ad essere qualcosa che amo da impazzire

giovedì 15 maggio 2014

gli amori sono come i soldi. vanno e vanno

Il titolo doveva essere :”il sole il tramonto la luce le tenebre, ma poi il ritorno” e' il ritorno di cui non ero sicuro, non il ritorno della camminata chiaro, ma quello dal sonno della mente. Così ho lasciato un titolo già usato e un pochino più rassicurante : “ le battaglie della vita le fughe gli incontri gli amori persi e quelli ritrovati” . Rassicurante si fa per dire dato che si parla anche di amori ritrovati che per quello che mi riguarda gli amori sono come i soldi, vanno e vanno. Ti passano di fianco e neanche gli sfiora l'idea di fermarsi. Stavo parlando della camminata “il respiro del fiume” sabato 24 maggio a Volongo , terra quasi di confine fra Cremona e Mantova. Zona strana per me, quella che abbiamo scelto per la camminata, tanti pioppi, pochi boschi, tanti campi, fiume placido che ci crescono le ninfee, due cigni, poi improvvisamente una cascata, amo da impazzire il rumore delle cascate, poi ancora tranquillo e infine il fiume che ha un nome, Gambara, confluisce dentro l'Oglio. Con calma e in un dedalo di isolette paludose e fangose. E si raggiunge l'assoluto. E' il casino della mente, totale, è il perdersi e ritrovarsi in qualcos'altro. Tutti ogni tanto ci si perde. Tutti ogni tanto, non necessariamente, ci si ritrova. Il casino trovarsi in qualcos'altro. Ieri volevo stare una giornata intera dentro e attorno al fiume Gambara, io il mio cane, panini al seguito. Poi telefonata notturna , ulteriore ricovero per mia madre e sono dovuto scendere. Si ormai il percorso della camminata lo conosco, ma non mi sono mai perso. Perchè le mie camminate, per funzionare, devono fare scattare qualcosa nella mente e fare perdere la cognizione di spazio e di tempo. Il sonno della ragione quello ogni tanto popolato di mostri , ma anche di cose belle. Più sto seguendo il lento degradarsi, neanche troppo lento, delle cellule nervose di mia madre e vedo gli altri messi come o peggio di lei l'angoscia lascia il posto allo stupore. Quella cosa tutto sommato piccolina che abbiamo in testa riesce sempre a stupirmi. Due signori l'altro giorno stavano discutendo animatamente su chi avesse cantato la canzone “mamma”. Tito Schipa dice uno, ma va la risponde l'altro che aggiunge : “Dalida”. No Dalida no. E dopo ore uno dice “credo l'abbia cantata un certo Dante Alighieri”. Si non conosco, ma credo sia proprio lui aggiunge l'altro signore e così riappacificati si sono fatti accompagnare alla sala pranzo. Io a forza di inseguire i malanni e le farneticazioni di mia madre, mi sto perdendo e mi sto aggrappando ad una mia identità che fa buchi da tutte le parti. Ho sempre detto che non amo Cesena, però amo le colline e allora quando sono giù, qualche volte prendo la macchina e vado a perdermi lungo stradine strette come mulattiere appiccicate a fatica su greppi e calanchi da paura. Stamattina sono andato su di una collina, li da solo come un cretino. Da una parte in lontananza, il posto in cui dovrei o avrei dovuto essere nato, chilossà. Dall'altra parte in lontananza, il posto segnato sull'atto di nascita. Ha importanza sapere? No, so già , è il seguito che mi fa paura. Mia madre sta soffrendo tantissimo e mi lancia messaggi in apparenza farneticanti, incasinati si, ma hanno una loro logica che non riesco e non ho voglia di decifrare. Una caduta banale quella di mia madre, ha battuto la testa contro uno spigolo, qualche punto, ma le medicine anticoagulanti hanno creato qualche danno depositato sotto forma di sangue dentro la testa. Mia zia che dice che lei problemi alla testa mai avuti e mai ne avrà, ma che per me è rincoglionita tanto quanto mia madre, continua a telefonarmi “Enzo te non mi dici la verità”. Zia chi cantava la canzone “mamma”? Oggi, sempre mia zia, dice :” io credo che tua madre abbia dei segreti, ma non me li ha mai voluti dire” . “certo che li ha e io so “ rispondo io e lei “dimmeli”. Ma scusa, se non te li dice mia madre, vengo a dirteli io? A momenti mi strangolava. Il sole il tramonto la luce le tenebre, ma poi il ritorno, speriamo. La zona in cui mi sono fermato stamattina è zona di confine fra diversi comuni, zona di miniere abbandonate, una volta zona di traffici e violenze. In questa mia ricerca ormai un po' troppo ossessiva sto riscoprendo una Romagna che non conoscevo e mi sta affascinando. Le mie camminate in notturna non seguono un copione stereotipato, ma variano come il variare della mia testa incasinata perchè le mie camminate sono io , ma non lancio messaggi, indico un percorso in cui perdersi. E allora per non farli perdere troppo, ai partecipanti, meglio non addentrarsi troppo nelle tenebre, meglio parlare di amori? Chisse ne frega degli amori persi e ritrovati. Stasera o domani telefono alla mia amica Lella che organizza il tutto : “ me e te ormai possiamo parlare solo di amori che fuggono e neanche si vedono con il canocchiale, torniamo al titolo che volevo e che il posto mi ispirava. I labirinti il buio della mente, il bau bau” . Lella mi risponderà parla per te, ma poi sarà dalla mia parte. Sempre stranezze della romagna, non distante dalle colline che dico io, c'è un paese che si chiama Sarsina e c'è un santuario dedicato ad un santo che si chiamava Vicinio mi pare. Qui ci sono i preti , ecorcisti ufficiali , quelli che mandano via il diavolo e gli indemoniati. Tutta la gente in fila, poi arriva il prete ti benedice e ti appoggia un collare di ferro. Ho promesso ai miei amici che prima o poi li carico su di un pulman e li porto a benedire. Cioè a farsi benedire. Oggi in ospedale volevo chiedere informazione alla dottoressa che segue mia madre. Ottimo come medico, ostica come persona. Mi ha guardato e mi dice “ non ho tempo da perdere, venga domani”. Ho pensato ,dato che la conosco da anni : “ ma te scopare qualche volta no?” mi ha guardato storto. In quel momento due infermiere hanno chiuso le porte , allontanato le persone e sono avanzate con un letto con su una persona totalmente ricoperta da un lenzuolo bianco. Dai si meglio perdersi ed essere un pochino folli che la vita una volta che se ne va, mica ritorna. Perdersi e ritrovarsi in una altra identità. Terribile, ma ci si può sopravvivere e vorrei dire a me e alle mie amiche e amici che come me si sentono tanto sfigati, che poi non lo sono loro e neanche io, che si gli amori vanno e vanno, ma forse da qualche parte c'è qualcuno, oltre il nostro cane, profondamente innamorato di noi e noi persi fra i calanchi e le mulattiere della vita, neanche ce ne accorgiamo. Quindi basta lamentele ragazze, il tram è già passato

giovedì 17 aprile 2014

il cuore e la mente , mondi vicini lontani affascinanti

Ormai le amicizie che ho, sono una telefonata, uno sguardo, un saluto, due righe in internet. Tutto rimane in superficie, ma queste superfici nascondono mondi affascinanti e in parte sconosciuti. Su, quando arrivo da me, un po' il lavoro , un po' la stanchezza, non riesco più a vedere nessuno. E anche nell'altra mia “casa” la val di Cembra, è tanto che non vado. Non che prima fossi un campione di frequentazioni umane. In questo mi sento molto romagnolo, quelli delle colline su verso le montagne ai confini con la toscana. Una collina una casa o gruppi piccolini di case. Si rimane li a controllare la valle, ogni tanto si scende, poi si ritorna nel proprio eremo. Il tempo qua a cesena, ho ancora meno possibilità di frequentazioni, allora mi aggrappo ai piccoli momenti: un saluto due chiacchiere e intanto il film della vita della persona che ho di fronte mi entra nel cuore. E quando qualcuno mi racconta qualcosa di sé, lo sapevo già. Ce l'hai scritto negli occhi , ce l'hai scritto nel cuore. Non vedo le vite degli altri, percepisco quello che una persona mi trasmette tramite uno sguardo un sorriso o un ciao. Se uno non vuole, non vedo nulla. Merito o tramite il cane , ma anche gli ospedali, ultimamente di questi sguardi ne ho incrociati e ne incrocio tantissimi. C'è il giovanotto e la sua morosa, belli figoni con il cagnettino da lecco. Ieri vedo lui e così di passaggio mi dice “sabato mi sono sposato non ho detto niente a nessuno. Finita la cerimonia abbiamo telefonato a parenti genitori fratelli amici. Non ho mai ricevuto tanti fanculo in vita mia” rideva divertito. Lui e tutte le persone con cui “entro in contatto” hanno un dolore e ferite profondissime nel cuore ed è questo che me le fa sentire amiche. C'è un signore sui cinquant'anni che vedo da un anno. Lui la mattina presto a correre, io a camminare con il cane. Un signore strano, solitario, cupo, corpo atletico una volta. “ bello il tuo cane” , oppure “ mannaggia se tira”. Mai più di una frase per volta. Dopo un anno gli ho detto ciao e mi sono presentato. Per me è normale, incontri delle persone e sempre ciao, è normale fermarsi e dare la mano : “ piacere sono Enzo”. Questo fatto stravolge, ma in maniera positiva, è come se in quel momento io facessi chissà cosa. E in quel momento improvvisamente il cuore si apre, a volte poi succede che magari possa richiudersi subito. Come se troppa ossigenazione dovuta all'apertura facesse male. Questo signore un poliziotto, meridionale mi di dice, poi mi racconta che aveva portato su i suoi, il padre era morto quasi subito, e ora la madre era molto ammalata. La mattina una corsettina, poi a casa della madre, poi al lavoro. Secondo me è anche mal maritato, ma questo me lo dirà la prossima volta. C'è la signora , faccia rifatta sembra Cher, praticamente anoressica, corre e si lamenta e quando è in macchina, sul suo maggiolone nero, quando mi vede si blocca in mezzo alla strada e urla complimenti a me e al cane, quasi fossimo una coppia di fatto. L'ultimo un ragazzino, infermiere, lavora nell'istituto dove in questo periodo e spero ancora per non molto “ ho portato in galera mia madre” ( parole di mia madre e di sua sorella) . Biondo occhi azzurri, spiccato accento rimanese. Niente di particolare , biondi e così chiari ce ne sono in romagna. Per esempio mio nonno, pelo biondo occhi azzurrissimi. Praticamente uguale uguale a me. Sto infermiere mi guardava sempre in maniera strana e abbiamo avuto sempre qualcosa da dire, infatti anche oggi, visti alcuni suoi comportamenti, ad un certo punto mi è scappato “hai deciso di rompermi i coglioni?”. Poi ho scoperto che non si chiama Andrea, ma Andrej, per un attimo ci siamo guardati e la sua vita di bimbo russo adottato mi è passata davanti e mi ha fatto tenerezza. Aveva solo voglia di un sorriso e io non l'avevo mai considerato. Quando riuscirò a riprendere il mio lavoro a tempo pieno, mi piacerebbe mettere in scena tutte queste diverse affascinati variegate umanità. Una sorta di circo della vita. Di momenti di persone che si incrociano è piena la letteratura e anche i film. Mi viene in mente Kieslowski e le sue casualità non casualità. La mattina mi alzo prestissimo, freddo boia, così posso portare il cane a correre e sfogarsi in una zona dove a quell'ora non c'è nessuno e anche questi gesti continui ritmati rituali uguali giorno dopo giorno, tirare e ritirare la palla un bastone un giochino, mi rimandano ad un film. Si forse tutto questo non è molto, però sono alcuni anni che avanti e indietro, notti in ospedale, vita spericolata , ma solo perchè in macchina in autostrada ci do pesante, sono alcuni anni che non vado al cinema o che non leggo un libro, che non riesco a scrivere o a produrre qualcosa di bello, che non riesco a fare nulla di quello che dovrebbe essere la vita di una persona. Ecco questo poco o non molto, questi sguardi e sorrissi affrettati, a me sembrano tantissimo e forse, probabilmente si, sarò stupido, ma continuo sempre a ritenermi una persona fortunata. Infatti il mio cane quando non vuole fare una cosa ha imparato a mordicchiarmi il culo. Per chi ci crede, per chi non ci crede, buona Pasqua, buone vacanze o buone quello che a uno gli pare.

lunedì 7 aprile 2014

mutandine e casacchine di cotone grezzo

La discontinuità è una delle anime della mia vita, ma poi comunque ci sono, anche se qualcuno potrebbe anche dire “chissenefrega”. Non sono dimagrito tantissimo da fare pensare “ommioddio è diventato anoressico”. Credo che il pericolo non esista, quello dell'ommioddio. Sempre su e giù, si qualche chilo l'ho perso, sono comunque 65 chili e continuo a vedermi ciccio. Continuo a ringraziare la vita, anche se mi sembra un pochino bastarda e a ringraziare il mio carattere. Si qualche crollo ogni tanto ci sta, ma poi finita li. Come l'altra sera , finisco il laboratorio, ritorno a casa, un po' di problemi in testa, fame da nervoso, mangio una mozzarella. Metà perchè l'altra me l'ha rubata il cane. Di notte ho iniziato a stare male. Le tensioni accumulate, sudori freddi, svenimenti e quel virus micidiale alla pancia che per due giorni ha costituito un notevole colpo basso alla mia ormai cronica stitichezza. La mattina chiamo Marco, gli dico per favore prendimi il cane sto male, cosa hai fatto? Niente, ma se mi prendi il cane ti ringrazio. Dopo due ore , pieno di malinconie e sensi di colpa, vado in sede a riprendermi il cane che per tutto il giorno è rimasto a letto con me. E anche se gli dicevo :”Peter non starmi addosso che sto male” , lui voleva tenere la sua faccia contro la mia. E sono dovuto uscire e mi sono dovuto mettere anche a giocare, ogni tanto una fuga in casa, sempre il virus, e Peter peterone picio pistolino, sempre dietro. Mia madre alti e bassi, più bassi che alti, ormai si era stanziata a letto e non camminava più e anche mangiare sembrava avere detto stop. Piccolo riepilogo: tre mesi pesanti con tanti ricoveri e un intervento ( e non che gli ultimi anni siano stati leggeri). L'ultimo ricovero , una lungodegenza, lasciata li in attesa di morire. Ho firmato e l'ho riportata a casa. Con le tante patologie, passate, in atto, e probabili future, malinconie, depressioni, panico e confusione mica da ridere, la signora che veniva qualche ora totalmente impreparata e inadeguata. Io ho cercato di fare del mio meglio – prossimo lavoro potrei fare il badante di notte così guadagnerei un pochino di più – però risultati non riuscivo ad ottenerne. In questi casi, come sa chi ci è passato o ci sta passando, non emerge lo spirito migliore delle persone cui ti stai dedicando, per cui niente ragionamenti o sensi di colpa, bisogna agire. Ho detto : qua ho bisogno di una mano e di gente specializzata. Tutti i centri per anziani di Cesena, pieni all'inverosimile, quelli un po' migliori. Alla fine opto per un centro su nelle colline direzione Rimini. Un centro privato, dico la tengo per un mese, ma aldilà dei tanti discorsi iniziali e del costo non indifferente, le prospettive non sono state così rosee. Avevo detto, queste le patologie di mia madre, ma aldilà delle cure mediche necessarie, questa donna ha bisogno di essere seguita un attimo , di essere coccolata. Si non si preoccupi, siamo quello che lei cerca. Avevo pensato, questa donna appartiene a quella generazione , ragazzi durante e subito dopo la guerra, hanno sofferto tanto, hanno a volte ferite ancora aperte. Avevo detto , mettetela dove c'è gente, ha bisogno di parlare, di non sentirsi sola. L'hanno messa in un piano dove la maggior parte sono chiusi in camera ormai alla fine e dei sette rimasti, sei non parlano. Diciamo che l'unica cosa che ha funzionato è la fisioterapia e una massiccia dose di vitamine per cui ha ripreso un pochino alla volta a camminare e a mangiare. Al pomeriggio, dato che è una struttura privata – quando ho saputo che la proprietaria è figlia di … mi sono giurato di non mangiare più polli romagnoli per tutta la vita – e i dipendenti ultra sotto dimensionati, tengono i pazienti seduti su di una sedia , legati con una cintura perchè non cadano. Questa è l'attività che mi dicevano ricreativa. Però ora un pochino riesce a camminare e a mangiare. Sono due settimane che riesco a stare su in zona bergamasca cremonese ben tre giorni di seguito e mi sembrano un gran regalo. Poi ritorno giù e mi prende una strana sensazione che non avevo mai considerato. Qui dove sono ora, è casa dei miei e quando arrivavo, mi aspettavano. Mio padre, con cui non ho mai avuto buoni rapporti , ma che negli ultimi anni della sua vita impazziva per me, pur ormai non vedente, mi aspettava guardando alla finestra. Comunque c'era qualcuno. In queste due settimane , ritorno e la casa è vuota, le finestre chiuse e un po' di magone arriva. Fra due settimane finisce il mese e pur con una vista meravigliosa sulle colline romagnole, quelle verso il mare ( io sono delle colline su verso le montagne e la toscana) non ho intenzione di continuare in questa struttura. Spero mi si aprano altre porte, non so e spero che i tempi non siano lunghissimi perchè mia madre rischierebbe di tornare indietro e io di impazzire completamente. Vedremo. Quando scendo, la domenica la riporto a casa e gli altri giorni mangio in struttura con loro, anche se a volte un pochino di mal di stomaco, specie in questo periodo , mi viene. Ho cercato tutte le possibilità e sto cercando ancora, anche di portare mia madre su da me. Ma poi ho pensato che se per me sarebbe più comodo, avrei le strutture e le persone giuste e i medici giusti cui appoggiarmi, per lei sarebbe una grande violenza. Alcune signore del suo paese di origine, diventate anziane, non sono state lasciate da sole nella loro casa, ma portate giù in città , chiuse da sole per tutto il giorno in appartamento senza conoscere o avere la possibilità di parlare con qualcuno se non i propri figli. E hanno iniziato a decadere. Massì dai, a forza di pensare, di chiedere e di cercare, qualcosa verrà fuori. Ho detto con mia madre : “non so ancora quale soluzione troveremo, ma voglio che sia la migliore per te. Che tu abbia ancora un giorno, un mese, un anno dieci o più anni di vita, voglio che tu li possa vivere bene, con dignità e con un pochino di leggerezza”. In questi ultimi mesi cercavo delle risposte ad alcuni quesiti e misteri della mia vita, ma le risposte ce le ho già chiare in testa e non ho ho più voglia di cercare, non hanno più importanza. E quando qualche mio cugino mi dice che in effetti non assomiglio tantissimo a nessuno di loro, rispondo che in me sono confluiti geni antichissimi che loro neanche si sognano. Si chiaro, l'affetto c'è, ma sono debitore ai miei. Perchè da piccolo mi hanno salvato la vita tante volte. Con la generazione di mia madre e di mio padre, sta scomparendo una generazione particolare e importante della nostra vita politica e sociale. Gente che ha fatto la fame, che ha sofferto, che ha sognato, che ha anche sbagliato tanto, ma nella speranza di un mondo migliore per loro e i loro figli. Una amica mi dice, è strano quanto tu sia sereno. Cosa devo fare, cosa si deve fare? Oggi avevo detto, mangio su e su ho mangiato. A mezzogiorno, in realtà ore 11 che uno ha ancora lo stomaco chiuso, mi danno un cosa che mia madre dice che buono, io dico che strano semolino. Mi rispondono , no è polenta. In Romagna il concetto di polenta è molto differente rispetto al nord italia. La polenta qua è un primo, quindi meno dura e di solito con ragù. Questa era un pappetta acquosa e granulosa e ho iniziato a ridere pensando ad un bergamasco che gli capitasse sta sbobba in tavola, non parlo della minestra di verdura di questa sera. Sono uscito, aria pulita, bella fresca, le colline di alberi da frutta ormai sfioriti, due chiacchiere con un ragazzo che va a trovare il nonno. Lui nel dialetto della zona e in macchina ho ricominciato a ridere. Pochi chilometri dopo Cesena, andando verso Rimini, la “e” diventa “oi” e anche alcune “i” , la moila, la poira, la foiga. Infatti c'è una signora vicino a mia madre che spesso mi dice “ avessi un figlio come te, la mi fiola la è bona, la è broiva, ma l'an capois un caz”. Nelle colline dei miei e nelle montagne dei nonni, la “e” rimane “e”, ma cambiano gli accenti e rimangono le finali. Oggi dovevo cercare dei documenti di mia madre,ma lei ultimamente continuava a spostare tutto, non sono mai andato nei cassetti suoi e di mio padre. Ma oggi dovevo. I documenti non li ho trovati, ma ho trovato una scatolina con dentro degli indumenti da bimbo. Anni poveri gli anni '50 ed erano casacchine, mutandine, calzini e berrettini da neonato, fatti in casa. Semplici, ma bellissimi. Cotone e lana molto grezzi, non li avevo mai visti e mi hanno fatto tenerezza. Fra poco è notte, una notte leggera di primavera quasi estate e alla faccia della polenta e della minestra di verdure di oggi, spero di fare dei bei sogni. Dedicato ai miei tanti amici e amiche che hanno vissuto o stanno vivendo situazioni del genere.

giovedì 27 febbraio 2014

una folata di vento che mi abbracci e mi dica ciao

Dico: faccio una scappata veloce, vabbè tre giorni la settimana sono sempre giù. Però era l'anniversario della morte di mio padre, sapevo che mia madre era in crisi più del solito, dico facciamoci ancora altri 300 e 300 chilometri. Poi la notte mia madre è stata male, pronto soccorso. Ormai una volta al mese. Dicono che sono problemi legati alla pancia, c'è un casino di patologie, solite cose che una volta al mese mi sento dire. Non menate, situazioni sempre gravi e al limite. Dicono qua non c'è posto la ricoveriamo in una casa di cura privata. Cerco di oppormi, già qualche mese fa , altra casa di cura, l'hanno tenuta li senza fare niente, no casa di cura mi rispondono, fanculo. Pratiche usuali, dicono alla sera abbiamo poco personale occorrerebbe la presenza di una persona. Di solito le notti per i miei, dopo rapporti disastrosi con le varie badanti notturne, le ho sempre fatte io, ma in questo periodo , come si dice in Romagna, sono a terra da fagioli. E vai per la badante che comunque è la signora che viene già a casa per qualche ora al giorno. Praticamente una qualche flebo per disidratare, faccio notare che mia madre non mangia praticamente più, mi dicono : siamo noi i medici. Il secondo giorno ricoverano, nel letto vicino, una signora altissima completamente strafatta. Poi abbiamo fatto amicizia, una puttanona russa ex modella ancora piacente, una di quelle avventuriere pericolose così come si legge nei feilleton. Sposata non so quante volte, un patrimonio immenso dissipato, tantissimi fidanzati, non ho capito quanti figli dati in affido non ricordava neanche a chi, ormai senza fissa dimora e senza amanti, salvo qualche vecchietto che la sera le portava il vino. Ormai la sua professione i tentativi di suicidio e il ricorso agli assistenti sociali. Mi stava simpatica, anche se consapevole una donna del genere meglio tenerla lontana. Una sera il suo amico vecchiotto le ha portato del vino ( il tavernello in busta) , lei prima ne ha sorseggiato voluttuosa un piccolo sorso nel bicchiere che era di mia madre, poi due piccoli sorsi. Dopo un'ora era attaccata al cartone e aveva finito il vino. Dopo una settimana dico ai medici “se tenete qua mia madre senza farle neanche un esame e in attesa che muoia, tanto vale che la porti a casa a morire nel suo letto”. Questo di sabato. Fortuna nel frattempo Marco mi aveva portato giù il cane che è stato la mia salvezza. Il lunedì mia madre inizia ad accusare dolori lancinanti, poi la sera improvvisamente il cuore smette di battere, poi riprende , sta donna  in coma. Chiamo il pronto soccorso, arrivo di ambulanza, fortuna un infermiere che capisce subito il problema, poi i medici e poi di corsa in ospedale. Nei giorni precedenti il cane era stato adorabile, lo è ancora, cioè è il mio cane. Forse memore della volta che stava male e mia madre aveva preso una coperta e si era sdraiata a terra accucciata a lui, le è sempre stato vicino , sdraiato nel letto di fianco a lei. Con grande delicatezza. E' un po' stressato, gli mancano gli ampi spazi e le corse lungo il fiume, pure a me, comunque quelle quattro ore di camminata e corse al giorno , pur con i salti mortali, sono sempre riuscito a garantirgliele. Quello che non riuscirò mai a capire dei cani, è che quando sono in giro e vedono un altro cane, sembra non ne abbiano mai visto uno. Per ritornare all'ospedale, dopo diversi consulti fra di loro , mi chiamano i medici e iniziano a sgridare con me. Per i troppi farmaci che prende mia madre. Ma cazzo glieli avete dati voi e fortuna che io avevo dimezzato le dosi. Conclusione , prolungata intossicazioni da farmaci ed in specifico dalla digitale contenuta in uno di questi. Tre giorni per disintossicarla e poi via , pacemaker e raddoppio di medicine. Quello che mi fa rabbia dei medici è che a forza di specializzarsi in un settore, tendono a dimenticare che la persone non è solo un cervello, o uno stomaco, o dei reni, o un cuore. E' l'insieme di queste cose. Alla casa di cura avevo detto, guardate che sta donna ha dei grossi problemi di cuore e  di testa a volte, mi hanno risposto che non ci potevano fare niente. Ora è allettata e mangia poco o niente, anche se non ci sarebbero motivi per continuare a dormire e a mangiare poco o niente. E' la paura, si questo si, però una donna di 85 anni che negli ultimi 20 anni ha subito più di quindici operazioni devastanti e tutte da patologie capite poco prima del danno irreversibile ( sembra strano , ma su mia madre i medici hanno sempre sbagliato diagnosi, poi va in coma ed improvvisamente la soluzione) Fortuna ho trovato medici in gamba, ma sempre e solo all'ultimo momento. Dicevo una donna di 85 anni con tante operazioni alle spalle e tante patologie rimaste, ormai con un equilibrio nervoso fragilissimo, a cosa servono tutte le tante medicine che ancora deve prendere? Le salvano la vita, mi rispondono. Siamo sicuri? I veleni che salvano la vita poi si depositano e creano altri problemi. Il pacemaker è relativamente una sciocchezzina, dicono, per mia madre è stato devastante, oltre l'idea di avere ancora qualcos'altro di estraneo dentro il corpo. E' chiaro che una persona si cerca di farla vivere il più possibile, però un cardiologo, come un chirurgo o un ortopedico o quale altra specializzazione, se gli dici “ha presente tutto il resto?” non ti può rispondere “ io le sto salvando il cuore”. Ho molti amici medici che stimo tantissimo, conosco medici straordinari ( ne conosco altrettanti bbbrrrr) così come le persone della nostra società. E ho l'impressione che non i medici, ma tutta la nostra società si stia perdendo a cercare di curare un particolare senza più avere la capacità di considerare o vedere l'insieme. Morale della favola , ormai è un mese che sono a Cesena senza la possibilità di potermi spostare ad esclusione dei girettini con il mio cagnotto che mi sembra sempre piccolino e tutti mi dicono dio quanto è grande. Sono fortunato ad avere il carattere che ho, perchè si incazzature e demoralizzazioni ci sono, e anche stanchezza infinita, però mi passano nel giro di poche ore. Da piccolo i miei, ad esclusione delle case di parenti , dispersi fra le montagne, colline mare pianura delle province di forlì cesena rimini e ravenna, non mi hanno mai portato da nessuna parte. Mi accorgo ora che conosco pochissimo di queste colline e montagne che mi stanno affascinando molto più della città in cui non mi sono mai sentito a casa. Ho anche scoperto che non sono nato esattamente dove mi è sempre stato detto e ho anche scoperto tante altre cose e ho deciso di interrompere una ricerca che mi stava e mi sta ossessionando. Non è il momento ora, poi si vedrà. Mi piacerebbe un giorno di primavera o d'estate prendere la macchina e girare lungo queste colline e montagne così care ai corridori di bicicletta. Tanti posti sentiti raccontare, alcuni ormai anche abbandonati e che non ho mai visto. Io che sono sempre fuggito e che spero di fuggire ancora, avrei bisogno ora di riappacificarmi con questi luoghi la cui storia e il cui vissuto fanno comunque parte di me. Non ho nulla da trovare o da cercare, solo una “folata” di vento che improvvisamente mi abbracci e mi dica ciao. Un amico, un poeta della valle di Cembra, aveva scritto sul suo facebook : “ la morte non fa parte della vita, la morte è la fine della vita”. In questi 20 e passa anni di ospedali dei miei, di gente morire ne ho vista tanta. Sono morti tantissimi parenti e tanti amici e allora tutte le volte che posso, dico che bello ancora un'altra giornata. Mi manca molto la mia vita che poi alla fin fine non so qual'è, non quella che avrei voluto, ma quella che vorrei. Ma la vita di una persona , piaccia o non piaccia, è quello che questa persona sta vivendo. Marco è stato un grande amico, non solo mi ha portato il cane che mi mancava in maniera incredibile, ma è anche ritornato e abbiamo parlato pure di lavoro. Volevo lavorare sul Sosia , volevo danzare, ma non ci riuscirei per la data che ci eravamo dato , quella in cartellone. Avevo voglia di danzare e ogni rinuncia la vivo come una sorta di sconfitta. Ho chiesto a Marco di coprirmi ancora qualche volta per il laboratorio. Qua non voglio rinunciare, non sarà il lavoro che mi ero prefissato, ma lavoro sarà. Poche persone, ma cui devo molto. Poi si vedrà. Nella mia testa sto progettando un casino di cose e ho, avrei, voglia di vivere. L'ultimo ricovero i medici hanno detto a mia madre “ signora suo figlio le ha salvato la vita”, lei ha risposto “ se aspettava io smettevo di soffrire e lui iniziava a stare bene”. Fanculo e grazie alla vita. Si una piccola folata di vento che mi abbracci e mi dica “ciao”.