Stamattina mi sono svegliato con in testa la frase di Giovanni, un
amico di Bologna : “sto leggendo il blog come puntate di un
romanzo”. Ho in mente anche un'altra frase di Gianni, amico di
Cesena: “ datti una mossa e inizia a scrivere seriamente”
suppergiù. Un mese fa mi aveva scritto una ragazza che ha una casa
editrice chiedendomi se volevo collaborare con loro. Le avevo
risposto che la scrittura è una cosa seria che va fatta seriamente,
mentre io con il blog ci sto giocando un pochino neanche mi preoccupo
se le regole ogni tanto se ne vanno per i fatti loro. Con le case
editrici ho avuto dei problemi in passato, quando credevo che sapevo
scrivere e magari mi immaginavo grande romanziere. La prima volta
con la feltrinelli, avevo 20 anni e mi aveva convocato un dirigente a
Bologna confondendo quello che avevo scritto con quello che ero io.
Era la storia complicata di crescita erotica e sentimentale di un
ragazzo bellissimo e un po' baldracca. Niente a che fare con me.
Assodato che non sono bellissimo, e assicuro neanche baldracca. Il
dirigente mi chiedeva di cambiare il finale e altre cose e l'ho
mandato a cagare. Poi i miei testi teatrali , specie il Caravaggio
che mi sono stati chiesti da tanti, ma non mi interessava. Ho sempre
detto che conosco persone che scrivono da dio e che lottano per fare
che questo diventi la loro professione. Io no, mi piace scrivere, e
basta. Quindi scrivo, non ho nessuna strategia di “marketing” e
faccio in base alle lune e agli umori. Però ho capito una cosa, io
intollerante a qualsiasi regola, che un minimo di costanza e di
scadenze dovrebbero esserci. Principalmente per me. Quindi, non so se
ci riuscirò, ho deciso di scrivere questo mio romanzo della banale
quotidianità, quasi come i grandi romanzieri del passato che
scrivevano a puntate sui giornali. In poche parole, cercherò di dare
a questo blog una cadenza settimanale e chiedo scusa ai romanzieri,
grandi o piccoli che siano. E anche agli amici che hanno la pazienza
di continuare a leggermi. Ragazzi vi voglio bene, perdonatemi.
Stamattina mi sono anche svegliato con un pensiero : voglio sposarmi.
Passa presto lo so e infatti è già passato. Ieri a cena ho visto
in televisione la storia di due ragazzi che si erano sposati in
Norvegia. Dopo le mie tantissime astinenze, mica le vado a rovinare
con una avventura una botta e via . Quindi dovesse casomai
avvicinarsi qualcuno a me, ormai situazione improbabile, gli dirò :
“ vuoi sposarmi?” e lui dovrà rispondermi “ per un'ora, una
sera, una notte, o una vita?” e qua dipenderà da chi e se me lo
chiederà. Ho bisogno di fare il cretino, continue litigate al
telefono con la sorella di mia madre e con sua figlia che sono come
tarli arroganti che vorrebbero penetrarti nel cervello. E' brutto, tu
ti fai il culo, lotti da anni, fai i salti mortali per garantire un
minimo anche la tua vita e poi arrivano loro a dire cosa e come devi
fare. E a volte si vorrei essere stronzo, vorrei rispondere a tono,
vorrei essere meno educato. Ma vedo situazioni che sono anche
peggiori, quindi buonino Enzo, la vita va avanti. E' terribile questa
cosa che tu sei solo, nel senso che non hai una famiglia, nel senso
che non sei sposato , ed è come tu non avessi visibilità, nel senso
che qualsiasi cretino di parente si sente in autorità di dire, fare
e disfare a proprio piacimento. Anche peggio quando ci si mettono i
preti e i politici. Non so se per mio carattere o perchè sono della
vergine, se poi dovessi scoprire che non sono neanche della vergine
sarebbe il tracollo definitivo, però quando scoppio faccio danni e
già nella mia vita ne ho già fatti qualcuno, di danni. Continuo a
fare sogni strani incasinati, brutti. Non è che io desideri
sposarmi, vuoi mettere però che vado dai miei parenti e dico “
questo è mio marito , oppure questa è mia moglie” in base a
quello che mi è capitato in quel momento? C'era un amico dei tempi
bolognesi che desiderava tantissimo sposarsi, per la cerimonia in sé,
per i regali, il pranzo, il viaggio. Si fidanzava anche e dato che
non gliene fregava niente, dimenticava le fidanzate a casa mia.
Questa è stata una delle volte che sono scoppiato. Il cane sta
sentendo i miei umori e quando scende dalla poltrona per cercare una
coccola, va da Marco senza accorgersi che esisto anch'io. Bella
intervista in questo momento a radio popolare da parte di Marco,
domani sera abbiamo il nostro Caravaggio. E' talmente faticoso, non
per me che sto in regia, ma per Marco, ma lui vuole continuare a
farlo anche se io continuo a ripetere “non hai più l'età”. E
lui mi risponde “pensa per te”. Io quando faccio l'attore dopo
cinque repliche mi sono già stancato. Voglio danzare. Prima della
morte di mio padre e dei tracolli di mia madre, pensavo ad uno
spettacolo per me in cui danzavo. Ho rimandato. Certo che se continua
di questo passo, mi ritroverò fra qualche anno a danzare su una
sedia a rotelle, elettrica per fare meno fatica. Ho chiesto ai
ragazzini della scuola da chef “ siete mai andati al fiume e avete
mai danzato nell'acqua?” mi hanno guardato come a qualcosa di
strano. Bisogna fare presto perchè con tutto il consumo di suolo che
c'è e che continua ad esserci, fra poco scompariranno i sassi, la
ghiaia, la sabbia e anche i fiumi. E uno per cercare di danzare
nell'acqua dovrà aspettare le piene e le alluvioni che tutte le
volte i politici sembra caschino dal pero. Dopo tanti tentativi e
fallimenti, ho telefonato ai carabinieri di un paese di mezzo fra i
due paesi in cui dovrei essere nato. Ho parlato con il capitano, ho
detto riuscite a darmi una mano? Anche lui, molto gentile, mi ha
risposto “ sono passati troppi anni”, però se trovo qualcosa ti
faccio sapere. Porca miseria devo portare il cane a fare il giretto e
dargli da mangiare che già lo vedo che mi sviene per strada. Magari
mi arriverà una telefonata “siamo i carabinieri di ...” e io
inizierò a farfugliare “ cosa ho fatto?” . Dai il nervoso da
parenti è passato e il mio cane ha appoggiato il muso sulla mia gamba. Lo amo.
venerdì 21 novembre 2014
giovedì 13 novembre 2014
la torta era buonissima e io sarò li per il nostro pubblico
Succede che hai un po' di menate in testa, ti è partito il computer,
hai dimenticato gli occhiali, hai litigato al telefono con parenti
ormai insopportabili, hai appena parlato con l'ultimo prete
contattato che ti dice non riesco a trovare nulla, giornata da
sbattere la testa contro il muro e suonano il campanello. Non riesci
a trovare le chiavi , gridi a Marco che è al telefono “tieni il
cane per favore”, finalmente riesci ad aprire. Sulla porta un bel
giovanotto, grande sorriso. In mano ha una torta, una favolosa
crostata alla marmellata di arancio. “l'ho fatta io per voi, per
dirvi grazie”. Ti sciogli e ti senti debitore per questo raggio di
sole. E poi il pomeriggio in giro con il cane pensi “ ma porca
miseria Enzo, sei attorniato da gente straordinaria, hai tanta gente
che ti vuole bene, persone in carne ed ossa e non fantasmi , gente
che ti sorride con simpatia, senza che tu abbia fatto nulla, e ti
perdi ancora nelle tue piccole depressioni autoreferenziali?”. La
solitudine appartiene a tanti, la vita faticosa appartiene a tanti, e
tu con tutte queste persone che ti sorridono, hai anche un cane che
ti sorride pure lui, osi ancora lamentarti? Ieri in radio ho sentito
l'intervista al giovanotto argentino , figlio di madre assassinata e
poi appena nato, dato in adozione e dopo trentasei anni riesce ad
incontrare la nonna paterna. Bella intervista, senza rancori e senza
rimpianti, ma piena di vita. L'avevo già detto, non è una famiglia
che vado a cercare, non è una identità, ce l'ho una mia identità
ben precisa. Neanche radici, ho anche quelle, un po' volatili, ma le
ho. E' una mancanza di non so cosa, è un tassello per completare, si
fa per dire, un puzzle. E' venuto a trovarmi un amico appena
ritornato da un lungo viaggio e abbiamo deciso che il bello della
vita non è trovare, ma cercare. Se uno ha trovato tutto , cosa gli
rimane? E il bello della vita, penso io, è la vita stessa. E' lei
che può sconfiggere la morte, non la morte reale che poveretta c'è
e non si può far nulla, ma l'idea di morte che invade una società e
la fa piombare nel rancore e nel torpore. Ho amici che gli sono morti
il padre o la madre che erano ancora piccoli. Sono ferite che non si
rimargineranno mai ed è giusto che rimangono perchè una parte di te
se n'è andata, però la vita , pur con le ferite, va avanti e ogni
tanto è capace di sorriderti. Ieri ho iniziato il primo laboratorio
di stagione. Questa estate in ospedale con mia madre, Marco mi
telefonava e io dicevo si a tutto, così mi sono ritrovato a condurre
un laboratorio per ragazzi che vogliono diventare chef ( una volta si
diceva cuoco), pensavo fossero 15, poi mi hanno detto che erano 20 e
ne ho trovati 27. Tanti, un po' difficili da gestire, però sono piacevoli e
mi sono trovato benissimo con i loro insegnanti. Mi fa impressione
che questi ragazzini di 15/16 anni passino già tante ore in cucina
alle prese con coltelli, fornelli cibi. Mi dicono che sono seri e
bravissimi, missà che è la volta buona per imparare anch'io a fare
da mangiare. Domani, venerdì 14 , presentazione della stagione a
Calcio. Non sappiamo se e quanta gente verrà. Marco prevede un
centinaio di persone, io una cinquantina, ma se fossero duecento non
sarebbe male. Ci sarà anche una mostra importante dedicata ad Alda
Merini che comunque a Calcio ha lasciato un segno molto più
importante di quello che avrei mai immaginato. Ci sarà anche Alex
Corlazzoli a presentare il suo ultimo libro. È un tipo piacevole,
tosto e adrenalinico. Sembra , in miniatura, la bella copia giovane
di Cacciari. Pur senza rimpianti, ( in ogni caso e l'ho sempre
ripetuto, non ci siamo trasferiti a Calcio, abbiamo trasferito la
nostra stagione nei teatri che hanno deciso di ospitarci, poi
vedremo. Cosa sarà il prossimo anno si vedrà) però inevitabile che
, come un film, ti passino davanti gli occhi le immagini di questi
tanti anni in cui abbiamo dato dignità di teatro ad un bel
auditorium di scuola media. Anni grandi e importanti in cui, anche da
noi, il teatro italiano ha avuto la possibilità di confrontarsi.
Non solo il teatro. Della organizzazione ho sempre amato seguire il
pubblico e gli artisti e questo è un bel patrimonio. Degli artisti,
quelli che venivano solo per il cachet e la data e non gliene fregava
nulla del resto, dimenticati. Ma sono stati pochi, la maggior parte,
arrivava e quasi ti consegnava il proprio cuore. Ho amato seguire le
prove, ho amato seguire le loro evoluzioni nel corso degli anni. Dei
tanti tantissimi che ho amato, mi piace ricordare Fernanda Pivano che
a tavola divideva i propri tortelli con Marco e gli chiedeva se la
sposava. Oppure Raiz che è arrivato timido nel suo cappottino e
berrettino. Complicato , in crisi, sensibile, dolce, di grande
intelligenza. Uno di quei giovanotti che li vedi per strada neanche
li noti, eppure, appena entrato in scena è diventato una poderosa e
sensuale bestia da palcoscenico. Mi piace ricordare Giorgio Rossi che
i vestiti gli danno sempre un po' fastidio e una volta che era
rimasto in mutande, qualcuno in paese ha sparso la voce che al
Galilei spettacoli sempre scandalosi. E ancora Moni Ovadia, prima che
diventasse famoso , poi un laboratorio che aveva fatto e io mi ero
arrabbiato perchè aveva trattato male i miei ragazzi. Poi anni dopo
, già famosissimo e di nuovo riappacificati, ci ha dedicato una
intera giornata. E concludo con Sandro Lombardi che appena arrivava
diceva “ mi sento a casa” Potrei continuare all'infinito , si è
venuto anche Paolini, e potrei scrivere un trattato , ma la cosa più
bella, oltre il teatro e gli artisti , oltre a me e a Marco, erano e
sono le persone del nostro pubblico. Anche loro in questi anni tanti
cambiamenti. Alcuni sono morti, alcuni sono partiti per altre città,
altri viaggi, però li ho tutti nel cuore. E' più bello e commovente
di un tramonto seduti su di una montagna. In questi anni ho avuto
molti problemi e ostacoli a livello politico, io faccio paura non per
gli spettacoli nostri o per quelli che presentiamo, è perchè sono
fuori da tutte le regole e amo la gente. Parlo di rispetto, apertura
della mente, parlo di cose di cui non si dovrebbe parlare, mi
arrabbio con chi predica l'idea della famiglia e poi di famiglie ne
ha tre o quattro e la sera magari va anche a puttane. Mi arrabbio con
chi adora un dio come immagine dimenticandosi del dio reale. Parlo di
omosessualità che non è una cosa sporca, è solo un aspetto della
diversità degli esseri umani. Io ateo parlo della vita come cosa
sacra. Perchè prima degli spettacoli io sono sulla porta, mi piace
stringere le mani, mi piace sorridere, mi piace guardare negli occhi
le persone e dare un po' del mio e rubare un po' del loro cuore. A
volte con Marco, spesso, ci troviamo a fare il resoconto delle nostre
vite. Vediamo i nostri amici che nel frattempo sono diventati padri,
madri, nonni, che hanno delle belle case e diverse sicurezze. Poi ci
mettiamo a ridere e Marco mi dice “ a me la mia vita piace e non la
cambierei”. Si dai , neanch'io la cambierei. E quando e se,
riuscirò a trovare i miei probabili fratelli, non sarà la mia
famiglia, saranno solo uno dei tanti tasselli che mancano alla mia
vita. Forse non succederà mai, ma io ogni tanto prima di dormire
mando loro un saluto, come mando un saluto sempre a tutti i miei
amici. Dico ciao, lo dico anche ai fantasmi che popolano la mente,
dico, prima di dormire, ciao ragazzi e ragazze, grazie. Lo dico anche
a Peter il mio cagnolotto “notte picio”. Domani ci sarò, sempre
che nel frattempo non succeda qualcosa a Cesena, aspetterò le
persone che non sanno dov'è il teatro, nella piazza di Calcio così
da fare un pezzetto di percorso assieme. Quindi se vedete un cosino
strano con la faccia da straniero, aggirarsi nella piazza di Calcio,
non chiamate la polizia, sono li per il nostro pubblico.
martedì 4 novembre 2014
il signore dei cani e il samurai di Kurosawa
Un po' qua un po' a Cesena, il cane comincia a fare confusione sugli
orari e anche sui comportamenti. E io che mi sento in colpa, gli sto
concedendo un po' troppo e questo non fa bene né al cane né al
padrone. Da un po' di tempo si sveglia alle quattro e inizia a fare
le sceneggiate. Stamattina alle quattro mi sono alzato, ho aperto la
porta e gli dico adesso vai fuori lasciami dormire. Ma senza di me
non esce, allora gli ho buttato il giocattolino giù per le scale. Ho
lasciato la porta aperta, non era freddo tirava vento, cambiare
l'aria fa solo bene e ritorno a letto. Dopo un po' mi devo alzare c'è
movimento, vado a vedere i cani sono tre. Butto fuori le due border
collie , mi tengo il mio cane e chiudo la porta, alle cinque e mezzo
mi sono alzato definitivamente. Dove abito, il mio cane sta bene, lo
spazio è enorme, c'è anche il laghetto, il ruscelletto e le lepri,
il problema che non vorrebbe mai uscire dal cancello. Il problema
adesso sono anche le due border collie che pur avendo un padrone, pur
coccolate da tutti, hanno deciso di adottarmi e stazionano
perennemente, anche di notte, sulle scale di casa. E quando giro con
il mio, loro ci seguono sempre. Dove abito mi chiamano l'uomo dei
cani. Qualche giorno fa dico basta sto merdaio e faccio una bella
pulizia di casa. Soddisfatto , tutto pulito, il cane addormentato sul
mio letto (7,30 del mattino) faccio ancora un po' di cosine , poi
vado nella sala e vedo sporco, non riuscivo a capire. Le due
cagnette si erano trascinate di pancia dalla porta fino sotto al
tavolo. Hai un bel da dire “oh ragazze, avete una casa , avete un
padrone, cosa volete da me?”. A volte la gente dice “ un cane può
essere meglio di una persona”. No dai, un cane pur adorabile, è un
cane e una persona è pur sempre una persona. E in questo periodo le
persone mi mancano tantissimo. Da tre, quattro anni non leggo un
libro, un giornale, non vedo un film, non vado a cena fuori, non vado
in giro né in qualche localaccio, non faccio quelle cose belle
chiamate cosacce. Ma non mi creo dei problemi, ci sono altre urgenze
ed inutile farsi menate. Quando sono a Cesena faccio praticamente
un'ora in giro con il cane, due ora da mia madre. Fino a sera. A
volte mia madre dorme in continuazione neanche si accorge della mia
presenza, ma voglio esserci. Giusto non giusto non lo so, ma credo
sia importante non fare sentire una persona, tua madre, sola. Ormai
sono di casa e mi trattano tutti con affetto, ogni tanto porto anche
il cane e riesco a creare un piacevole trambusto. Lui è felice di
entrare in struttura e di beccarsi le coccole di tutti. Però la sera
quando esco, l'ho sempre raccontato, il cuore è pesante e anche la
testa. Ho quasi l'impressione che il cervello mi si spappoli un
pochino alla volta. Una amica mi aveva scritto perchè preoccupata
per le mie ricerche, preoccupata che io possa cadere in quel buco
rischioso chiamato in tante maniere. Non sono le ricerche a crearmi
dei problemi. Ormai do per assodato, le paure sono altre,
dall'infanzia in poi mi sono ripiombate tutte addosso. Non sono le
ricerche delle mie origini a crearmi dei problemi, non più, qualche
volta. Chiuso con il prete Boliviano che pur con tutta la
buona volontà, neanche conosce tutti i paesi di cui parlo, ho
trovato un altro prete che gli sono diventato simpatico perchè gli
ho detto che sono stato in seminario e molti miei amici lui li
conosce. Lui ha a che fare direttamente con il paese che ho scritto
sulle carte. Però finora nessuna risposta. In quel paese non ci vado
più, mi mette angoscia. Il numero della strada non riesco a
trovarlo, ma ci sono due case, prima di arrivare al paese, che non
hanno numerazione. Una sulla destra, è una bella enorme casa
contadina con tantissimi fiori, un po' lasciata andare, ma bella.
Passando un giorno ho visto un uomo che aveva i capelli come i miei.
E sono scappato. L' altra casa, sulla sinistra è una casa enorme con
finestre e porte piene di inferriate. Sembra ci debba essere un
arsenale militare tanto è blindata. Non è la classica casa
contadina, sembra abbandonata, sempre porte e finestre chiuse, ma c'è
un cane grosso nero e un cavallo bellissimo. Ogni tanto anche un
trattore. Qui in mezzo a due alberi c'è un palo e sopra , quasi una
bandiera , un cavallo a dondolo per bimbi piccolissimi. Non vado più
in quei posti, perchè soprattutto questa casa blindata mi crea
delle fitte impressionanti al cuore e delle scariche violente al
cervello. La mia tattica era di farmi vedere e di fare parlare di me.
Ma non posso andare oltre quello che sono già andato perchè devo
proteggere mia madre. Le devo tanto, è lei mia madre, ora
è confusa nei suoi fantasmi e non vogli le cadano addosso anche le
inevitabili chiacchiere di gente e parenti. Però da quando ho
iniziato a muovermi, strani movimenti stanno succedendo. E' da una
vita che stanno succedendo e a volte non capisco se sono sano o
completamente paranoico. L'ultimo avvistamento al paese, quello
ufficiale. Al cimitero. Che uno non ci capita per caso dato che è
isolato su di una collinetta. Arrivo, sempre presto, un po' perchè
non ho voglia di vedere nessuno, un po' perchè ho sempre tante cose
da fare. Spesso vado con il cane, ma non lo porto più dentro perchè
ormai considera il cimitero come suo e se entra qualcuno gli abbaia
mica da ridere. Il cane lo lascio in macchina, finiti i miei giri,
faccio fare il giretto a lui. Dicevo, c'era parcheggiata una jeep, di
quelle grandi che costano più di un monolocale. Parcheggio dietro,
mi accorgo che la macchina ha il motore acceso , ma non faccio caso.
Appena entrato al cimitero, che è piccolissimo, sento arrivare dei
passi. Un signore suppergiù della mia età. Faceva finta di
gironzolare e guardare le tombe. Gli ho detto buongiorno, mi ha
risposto buongiorno, ma la strana sensazione che mi guardasse di
nascosto. Poi sono uscito e fortuna era arrivato il sacrestano ad
aprire la chiesa per cui ho tirato fuori il cane dalla macchina e ho
iniziato a parlare con il sacrestano che non è proprio il
sacrestano, ma un giovanotto che alle messe suona la chitarra.
Subito è uscito l'altro signore e non so per quale motivo è stato
colpito dal cane. Ci siamo guardati per un attimo, lui la faccia
molto seria. Mi sono sempre vantato , appeno vedo una persona, di
vedere subito tutto l'insieme, dal tipo di scarpe, ai capelli.
Ultimamente vedo solo particolari e non so più vedere il totale. Di
questa persona mi ha colpito l'aspetto . Fisico eccezionale, poco più
alto di me, ma sembrava me quando avevo trenta anni. I capelli.
Pelato e i capelli solo ai lati. Quando ci siamo guardati ho pensato
: “sembra uscito da un film di Kurosawa". Poco più giovane o
anziano di me, non so, però ho realizzato dopo, sembrava me da
giovane come mi fossi rasato i capelli in fronte, così come i
samurai dei film di kurosawa. Mia madre sa vedere le cose nei sogni e
un giorno mi aveva detto: “anche i tuoi fratelli ti stanno
cercando, ma non sanno chi sei”. Una volta mi aveva anche detto “
quello più vecchio mi conosce, ma non sa che sei tu il fratello che
stanno cercando”. Mi sono guardato allo specchio e mi trovo
enormemente invecchiato e avere in continuazione a che fare con le
malattie e i fantasmi , non fa bene alla salute. Fra una settimana
partiamo con la presentazione della stagione. Spero di riuscire a non
essere più assente così come lo sono stato in questi miei ultimi
anni. Il signore che ho visto sulla jeep, mi dava l'idea di un
geometra o architetto. Forse più geometra perchè sono loro che gli
piace farsi vedere con i macchinoni. Chissà se lui o gli altri usano
il computer o sanno minimamente navigare in internet. Se sanno il
mio nome e cognome, non è difficilissimo trovarmi. Mi piacerebbe
chiamarli a casa mia e dormire per una notte tutti insieme nel mio
lettone. Poi ognuno per la sua strada. Il cane inizia ad essere
insofferente e anch'io. Gli dico dai Peter andiamo a casina ed è già
subito in piedi. Ma porca troia le vite complicate.
mercoledì 15 ottobre 2014
Sette vite come i gatti e la promessa a Mario
“han sette vite come i gatti” bello il titolo di Sussurrandom
dedicato alla nostra prossima stagione. Davanti io e Marco, in mezzo
una araba fenicia. Il sottotitolo “cacciati da Romanengo....”
fa colpo. Non mi piacciono i vittimismi per cui non mi sento
assolutamente cacciato, ma come parte di una naturale evoluzione
delle cose. Nessuna guerra, nessuna sconfitta, nessuna vittoria, le
cose cambiano. Poi cosa succederà non lo so, vedremo. Stiamo
rischiando non molto, moltissimo e dopo la stagione e Odissea di
questa estate, tireremo le somme e a me, come ho sempre detto,
rientrare nelle compagnie di giro e dedicarmi ai miei spettacoli, non
mi dispiacerebbe. In ogni caso ora dobbiamo ringraziare tante , ma
tante persone. Da chi ci ha dato solidarietà e sorrisi fino ai
comuni che hanno deciso di ospitarci, agli artisti la cui
collaborazione e amicizia sono stati fondamentali, fino alle persone
del nostro pubblico che speriamo possano continuare a seguirci e a
sostenerci. Quando anni fa ho lasciato Bologna e già avevo lasciato
Cesena, ero affascinato da queste zone e la prima cosa che ho fatto
è stato di cercare di comprendere la storia e le economie che sono
quelle cose che poi portano al presente. E tutti i libri, a volte un
pochino faziosi, che di volta in volta i comuni mi regalavano, sono
diventati materiale prezioso. Rimpiango i periodi in cui ero topo di
biblioteca e andare per esempio a sfogliare libri antichissimi o
vecchi giornali era il massimo della goduria. E si scoprono cose
strane, movimenti umani strani, paludi diventate città, guerre
continue e invasioni continue. Dai romani in poi in queste zone ci ha
stazionato di tutto. Mercanti , soldati da tutta Europa con relativo
materiale umano al seguito, porti di acqua, commercianti ebrei. E il
bello , così come in tutta Italia, ogni paese, pur piccolo, ha
enormi differenziazioni e caratteristiche che li rendono unici e
belli. Qua in zona c'erano le strade che portavano a nord sud
est e ovest e quindi le grandi chiese nei punti strategici, fari
nella nebbia forse, controlli sociali sicuramente. A Calcio c'è una
delle chiese più grandi di tutta Italia. A Pumenengo invece hanno un
santuario più piccolo, però hanno la Madonna che cambia direzione.
Calcio , che sarà sede della maggior parte degli spettacoli, è in
apparenza come uno dei tanti paesi. Ci passi in mezzo e neanche lo
noti. Come Romanengo , uno fa la strada principale, entra da una
parte ed esce dall'altra, e dice “tutto qua?”. Bisogna fermarsi e
non dare nulla per scontato e le sorprese diventano tante e molto
belle. Ma non è di storia o di paesi che voglio parlare, ma di
murales, di scritte sui muri, di graffiti. L'ho promesso a Mario e
ogni promessa va mantenuta. Mario scusa la mia stupidità. Ci sono
dei paesi qua in Italia che nel murales hanno trovato la loro forza,
intere facciate continuamente rivedute. A Milano un muro del parco
nord, zona Niguarda, diviso a settori è interamente dipinto. Non so
se commissionato o opera clandestina. Qua mi sono perso un attimo sul
concetto di murales o di graffiti, in ogni caso lavori splendidi. In
giro per internet compaiono spesso facciate di palazzi dipinte come
dei tromp d'oeil. Poi ci sono le scritte, sembra quasi che noi
italiani siamo tutti pittori poeti e scrittori. La
scritta più bella e l'avevo già riferita, su di un muro di Cesena.
Un ragazzo si lamentava che avrebbe voluto fare l'amore per la prima
volta, invece si era dovuto arrangiare da solo. Pronta la risposta in
un altro scritto : “ anch'io è una vita che mi faccio le pugnette,
ma non lo vado a scrivere sui muri”. Se in autostrada hai
bisogno di un bagno, non ti serve il giornale. E anche qua al di la
dello scontato quasi sempre, a volte ti trovi dei piccoli capolavori
di letteratura erotica. A Romanengo, che io sappia, ci sono due
murales che hanno una storia importante . Uno incornicia la cassa del
teatro. Non c'erano soldi , era iniziata una collaborazione con il
liceo artistico di Crema, il sindaco aveva fatto loro una proposta e
loro avevano accettato. Questi ragazzini tutte le mattine prendevano
la corriera per venire da Crema a Romanengo e con enorme serietà,
caldo o freddo , hanno portato avanti le loro opere. Quella alla
cassa del teatro a me piace molto, peccato che , forse i ragazzini,
ogni tanto lasciano cazzate scritte con il pennarello. Peccato perchè
può piacere, può non piacere, ma è una opera d'arte. Pensata,
vissuta, sudata. Forse verrà cancellato,è comunque storia del
paese. L'altro murales è da commozione. C'è un sottopasso che
collega Romanengo al cimitero. Qua, sempre i ragazzini del liceo
artistico, sempre senza soldi, hanno dipinto scene di vita del paese.
Case, strade, gatti, cani, un topo, una nutria. Con uno sguardo
pulito da ragazzini appunto. Era nella idea del sindaco, la voglia di
dare un dolce e delicato saluto alle persone che morivano e che
venivano accompagnate al cimitero. Ci passo spesso con il cane, lui
sa che li non deve fare pipì rischio pisello tagliato, e questa idea
riesce sempre a commuovermi. E' l'idea di un paese che dice a chi va
per sempre “ non avere paura, non ti lasciamo solo”. E' un
abbraccio. Purtroppo il tempo e l'umidità del sottopasso iniziano a
fare danni. Noi per ora non lasciamo Romanengo, abbiamo una nostra
sede e sobbarcarci altre spese non ne abbiamo voglia. Però l'avventura è
partita, un po' di ansia, chiaro, nuovi rapporti da costruire, poi
come dicevo si vedrà. Siamo ai confini delle province di Bergamo
Brescia e Cremona, Calcio è bergamasca. Cittadina discreta e non
subito eclatante come per esempio Rudiano, Soncino, Orzinuovi o
Ostiano gli altri comuni che ci ospitano. Basta parcheggiare e
lasciarsi un attimo andare e una delle cose che noti sono questi
dipinti sui muri, mai troppo appariscenti, non intere facciate, però
a volte abbastanza grandi. Per la prossima estate abbiamo pensato per
Odissea ad un piccolo tour seguendo appunto questi dipinti. Che non
sono tantissimi, poco più di trenta credo, ma è una sorta di
impronta che magari scolorisce, ma c'è. Sono assolutamente
favorevole al consumo di suolo zero. La bellezza di questi paesi non
è cercare di diventare sempre più grandi , ma iniziare a
valorizzare e a ricostruire su ciò che c'è già. L'amore per un
territorio non è la distruzione tramite nuovi agglomerati anonimi,
rotonde eccessive, centri commerciali ormai vuoti o strade da fare
invidia a Los Angeles , ma vuote come i grandi centri commerciali. Se
uno parte da Soncino, verso Orzinuovi per andare a Brescia o se da
Calcio si prendono le superstrade per Bergamo, si accorge di questa
distruzione. E allora ben vengano dipinti, affreschi sui muri che per
me stanno anche ad indicare che nella vita si muore, ma il ricordo di
noi, bello o brutto che sia, rimane
sabato 11 ottobre 2014
caduto da un ufo
Ogni tanto ci si demoralizza, poi ci si rialza e via via con tempi
sempre più lunghi e una stanchezza che diventa sempre più pesante
sia a livello mentale che fisico. E finchè c'è la speranza la
voglia e il desiderio di rialzarsi, va bene. Se dovessi prendere
adesso il cane, non lo prenderei perchè non si riesce a fare tutto,
ma sono contento di averlo preso perchè anche se faticoso, mi
rigenera la vita. Non è faticoso il cane, ma da quando ce l'ho gli
avevo promesso che minimo quattro ore al giorno l'avrei fatto
camminare giocare e correre e questo minimo quattro ore al giorno le
ho sempre mantenute e superate. Anche a acosto di non dormire. Ma quando si fa male e si fa male
spesso, dato che è giocatore di rugby, non si lamenta , ma viene da
me, ma quando lo asciugo o lo spazzolo inizia a scuotersi fino a
cadere per terra con le gambe per aria, ma quando dormo arriva e
inizia a sbattere le orecchie finchè non mi sveglio e gli dico “
dai sali sul letto”. E allora la stanchezza e le malinconie
scompaiono e gli dico “Peter, felice di averti incontrato”. Oggi
ho detto cosi' anche a mia madre preoccupata per il mio continuo
correre avanti e indietro: “Si deve fare si fa, felice di averti
incontrato”. Non ho mai chiamato mio padre o mia madre con “mamma
o babbo”, ma sempre con il loro nome e anche i loro fratelli non li
ho mai chiamati zii, ma sempre con il loro nome o soprannome. Un po'
strano forse, ma è così e non ne so il motivo. E' un casino in questi giorni, ma più che
casino è proprio nebbia nel cervello. E sono stanco. Circa un anno
fa la mattonata in testa, poi prove riprove, ipotesi varie, fatti
strani continui senza mai arrivare ad una soluzione o una verità
definitivi. Consapevole che spesso la verità può dipendere da diversi
punti di vista. Ho visitato paesi, ho fatto, faccio ricerche continue
in internet, qualche volte mi sono rivolto a persone che avrebbero
dovuto sapere, ma mi sono ritrovato con dei pesci in faccia. Sui
paesi di cui parlo sto scoprendo realtà che neanche l'immaginazione
più fervida. Terre di confini sempre spostati, terre di ripicche da
guerra e dopoguerra che sembrano non avere limiti, fascisti,
partigiani, finti partigiani. Storie di soprusi, di omicidi, di
tradimenti, di gente ricchissima e di gente in totale povertà.
Storie di miniere e di traffici vari. Storie di gente che partiva per
il Belgio o per l'Australia. Storie del dopoguerra italiano, un
dopoguerra che si è trascinato per anni. In questi giorni non ho più
voglia di cercare e per ora ho gettato la spugna. Dico per ora perchè
conoscendomi, se devo arrivare ad una cosa, a costo di massacrarmi,
ci arrivo. Si dice così , tanto per fare un pochino gli sboroni. E a
proposito di sboroni - in Romagna non esiste la parolaccia, ma la
costruzione di una frase che vorrebbe essere offensiva, ma spesso
diventa ironica – oggi ho sentito questa frase di un ragazzo che
parlava al telefono con un amico : “se a te piace fare lo sborone
va bene, ma non puoi sempre fare lo sborone con il mio culo” in
dialetto. Ho spesso discussioni con Zappa il mio socio che da bravo
bergamasco, non riesce a capire queste sottigliezze e mi dice che
sono volgare. A me ste frasi piacciono tantissimo. Come la frase che
ho sempre riportato del ragazzo in ospedale. Esasperato dalla madre
che stava male, le aveva detto ( sempre in dialetto) : se da piccola
ti avessero mangiato le troie, non saremmo stati tutti meglio?”.
Con una frase del genere cosa fai? Ti metti a ridere e le
incazzature passano. Dicevo che a costo di massacrarmi ci arrivo, non
ora. Queste zone di cui parlo, hanno cambiato in continuazione
confini sia comunali che di diocesi, molti paesi non sono più paesi
, ma solo agglomerati di case spesso comperate da gente facoltosa che
le ha trasformate in ville blindatissime. Sono cambiate anche le
numerazioni e hai un bel da cercare avanti e indietro, poi cosa
cerchi, da chi vai a bussare? Non esistono neanche più le
parrocchie, diversi cimiteri sono abbandonati e gli unici preti,
ormai solo sud americani, sfruttati anche qua, fanno i pendolari fra
un paese e l'altro per cercare di mantenere almeno quell'usanza
chiamata messa. In un paese domenica scorsa mi hanno detto che fino a
due minuti prima della messa , non sapevano chi sarebbe stato il
prete che avrebbe officiato. Perchè un mese fa avevo deciso di
rivolgermi ad un prete dato che mi risulta che almeno fino agli anni
sessanta i preti erano i migliori informatori dei carabinieri dato
che sapevano e annotavano tutto. Trovato finalmente il prete,
Bolivano, responsabile di tutti gli altri, gli enuncio il fatto. Lui
mi dice “ come ti chiami, dati da nascita, nome dei tuoi
genitori,non ti preoccupare ti telefono io”. Sembrava una cosa
normalissima. Per un mese, due volte la settimana ho continuato ad
esasperarlo con telefonate “ vengo giù ci vediamo, le do una mano
nella ricerca” - “cosa vieni a fare, non ho avuto ancora tempo ti
telefono io” - Ieri gli telefono ancora e mi dice : “ si ho
capito chi sei, nei paesi che mi hai detto non ho trovato nulla,
adesso cercherò anche in altre direzioni”. L'unica sicurezza che
avevo, era di essere stato battezzato in un paese con tanto di nome,
neanche quello. Già nel mio stato di nascita, sotto il nome della
strada e del numero civico, era stato scritto qualcos'altro, poi
cancellato. Allora non esisteva il bianchetto e si raschiava il
foglio, ma non siamo riusciti a capire cosa ci fosse sotto. Io e
l'impiegata del comune. Quando il prete mi ha detto “non ho trovato
nulla”, sono crollato, per un attimo, ma sono crollato. Sono stato
cresimato, sono anche stato in seminario, da qualche parte mi avranno
battezzato. Allora ho deciso , non so per quanto, di fare finta che
niente ci sia stato. Non ho fratelli da nessuna parte, non sono stato
abbandonato o perso da nessuno, i miei genitori sono i miei genitori
e se non ho troppi elementi fisici in comune con loro dipende dai
miei geni e cellule antichissimi. Oppure , dato che in una di quelle zone di
cui parlo hanno avvistato gli ufo , forse erano comparsi anche anni
fa e mi hanno perso per strada. Dovevo parlare di Calcio, il paese di
Calcio in provincia di Bergamo, che ospiterà il maggior numero di
spettacoli della nostra rassegna, per chi è in zona “occhio
ragazzi, non mancate alla presentazione del 14 di novembre”. Ci
sarà anche un omaggio ad Alda Merini. Non letture di poesie, ma
stralci di vita raccolti e catalogati da un suo amico che quando Alda
Merini arrivava a Calcio, lui la proteggeva, La gente la
derideva e lei ne aveva paura. Il marito di Alda Merini era
originario di Calcio e a Calcio è seppellito. Avrei voluto parlare
di queste cose, come dei murales in giro sulle facciate delle case,
ma anche degli altri comuni che ci ospitano. Invece mi sono perso
nelle mie piccole cose private, ma in fin dei conti la Storia si fa
con le piccole storie private. O no? Si sono proprio fuso
martedì 30 settembre 2014
Strane cose qua nella bassa
Strane cose qua nella bassa. Un architetto aggredito, una sindaca che
gli è arrivata a casa una busta con tanto di lettera minatoria e
bossolo di pistola, mega centri commerciali sempre più vuoti, una
autostrada chiamata brebemi che affianca un'altra autostrada, che ha
devastato un territorio bellissimo e sempre vuota. Le prime nebbie
autunnali la mattina presto e in lontananza gli spari dei cacciatori.
Trattori carichi di mais, allevamenti di maiali e vacche, Gerundia
felix come il titolo del mio spettacolo che in aprile concluderà
questa nostra strana stagione di teatri di pianura. In questi giorni
e senza malinconie mi ritrovo, specie in macchina, a ripensare a
diverse cose della mia vita e la voglia e la necessità di essere
sempre un pochino nomade. Forse invidio , ma neanche troppo, chi nato
in un posto, li continua a viverci e li ci muore. Non ho mai fatto
ferie vacanze in vita mia, mi sono sempre spostato per lavoro, per
viaggiare, per cambiare la mia vita e non saprei ragionare
diversamente. Ora mi dispiace un po' per il mio cane che è un
pochino stanziale ed abitudinario e farlo salire in macchina devo
prenderlo su di peso come un sacco di patate da 35 chili. Quando
giovanotto , finito il militare, ho abbandonato Cesena per andare ad
abitare a Bologna ,uscivo da uno schema programmato e mi stavo
buttando, a qualsiasi prezzo, dentro viaggi avventurosi. Non avevo
mai girato, non ero mai andato da nessuna parte, d'estate poi
lavoravo al mare per mantenermi gli studi. E improvvisamente altri
mondi e altre realtà. E tanto cinema, praticamente un film a sera e
poi anche il teatro che all'inizio pensavo fosse solo quello
“ufficiale” e i concerti i pomeriggio tardi finito il lavoro.
Solo di musica classica dato che ero un po' fighetto e neanche sapevo
cosa fossero i grandi concertoni rock. Poi improvvisamente il 77 e
l'idea di realtà che mai avrei immaginato. Le prime performance di
body art, forse anche Marina Abramocic. Il teatro povero che veniva
dall'est, il living che veniva dall'ovest , la nuova danza dal canada
e dalla francia, il teatro di strada dall'Olanda e gli inglesi che se
non si spogliavano non stavano bene. Poi i trampoli scoperti per
caso. Me li ero fatti fare in legno di olmo mi pare, nessuno mi aveva
insegnato e quando potevo me li caricavo in spalla e andavo ai
giardini margherita. Tanto per non passare inosservati. Poi la
conoscenza di Marco e l'idea di fare teatro seriamente uscendo dal
fai da te . Un giorno Marco mi aveva spedito a Bergamo dal suo amico
Ludovico, allora del teatro tascabile, poi fuoriuscito, poi morto.
Uno che di teatro e di trampoli se ne intendeva. Mi ha detto indossa
il tuo schifo di trampoli e seguimi. Se cadi ti rialzi da solo.Un
giorno su e giù in giro per città alta. Cadere sono caduto, ma ho
fatto gradini, ho camminato, ho corso, sono caduto, sono andato a
sbattere contro colonne e quando credevo di essere una cima, Ludovico
mi ha fatto fare una scalinata in discesa che ho praticamente fatto
di pancia e di faccia. Salutandomi Ludovico mi aveva detto : “non
pensare mai di essere arrivato”. O come i miei maestri scandinavi
che io li guardavo che erano proprio belli e loro il massacro. Non
esiste non ce la posso fare, lo fai e se non ce la fai al massimo
cadi. Sto parlando di acrobatica. Sempre in questa ottica un mitico
laboratorio con Lindsay Kemp, alla galleria d'arte moderna. Lui su un
balconcino e sotto centinaia di giovanotte e giovanotti felicissimi
di farsi massacrare. Ho conosciuto poi Kemp dopo un suo spettacolo e
mi voleva portare via, ma forse non per fare il danzatore. E i tanti
ragazzi e ragazze morti per sete di vivere, belli nella loro
giovinezza. Tanti, tantissimi, troppi. Dicono che allora ero carino,
non me ne sono mai accorto, non mi interessava. Una cosa ho imparato,
non guardarsi mai allo specchio, non pensare mai di essere arrivati e
mantenere l'animo giovane e curioso, anche a costo di sembrare
qualche volta idioti. Poi diventati teatro io e Marco, 34 anni
passati in un soffio. Tante esperienze, tante realtà, tanti pianti,
tante risate, tante persone le cui facce spesso mi passano davanti
come in un film. Qualche amore importante, tanti non vissuti cui non
ho mai avuto il coraggio di dichiararmi, tanti che se anche non
c'erano non è che la mia vita cambiasse. Quello che mi piace di me è
che non ho malinconie per il passato neanche rimpianti, è stato
così. Punto. Sensi di colpa tanti. I miei hanno sofferto molto per
la mia vita, per il fatto che non ero il figlio che loro volevano e a
volte mi hanno reso la vita un pochino difficoltosa. Come se già non
l'avessi di mio. Poi hanno iniziato a stare male e questo figlio
strano è sempre stato presente e non li ha mai abbandonati. Pochi
mesi prima di morire mio padre mi diceva :” tu non sei un figlio
sei molto di più”. Ora mia madre mi dice “ sono orgogliosa di
te”. Meglio tardi che mai. Inizia ora, il 14 di novembre la
presentazione ufficiale, un'altra avventura, una delle tante. Ho
nella testa questo macigno di cui ho avuto la certezza poco più di
un anno fa, ho anche un cane che è bellissimo e adorabile. Ho degli
amori che mi vivo solo io e nella testa, ho una madre con una agonia
lunga e dolorosa, ho dei fratelli che forse non conoscerò mai, ho
degli amici non così belli come il mio cane, ma altrettanto
adorabili, ho una vita che non ha voglia di adagiarsi. E sono
stranamente felice. Speriamo non sia una forma precoce di demenza
senile
martedì 23 settembre 2014
fra eschimesi , mongoli e venti glaciali
Siamo un pochino in ritardo, ma partiremo. Con la stagione intendo e
anche con i laboratori, ma siamo in dirittura d'arrivo e partiremo.
Di fronte a me il mio socio Zappa, aria seriosa al computer, di
fianco il mio cane che ha i calori e sta cercando di farsi tutto
quello a portata di mano o di pisello e poi appoggia il muso sulle
mie gambe ed inizia ad ululare. Un breve salto al bar, incontri
piacevoli e il cane ormai senza pudore e senza remore. Negli ultimi
due anni, non che gli altri fossero stati meno pesanti, ho
appesantito troppo il cuore e la mente. In un momento di crisi avevo
detto con Zappa:” mi piacerebbe riavere la mia vita”. Lui mi ha
risposto :” è questa la tua vita”. In effetti la storia, la
personalità e il vissuto di una persona non si costruiscono con i
“se” o con i “vorrei o avrei voluto”. Ora sto cercando di
uscire dalla nebbia, la mia vita è questa, ci sono delle
responsabilità e vanno affrontate, ci sono dei dolori e delle
ferite, ma la gente è piena di dolori e di ferite. Io ho la
possibilità e anche la sfrontatezza di poterne parlare. E più
parlo, più diverse umanità mi si avvicinano e aprono il loro cuore.
E' un regalo bellissimo. Quando vado in struttura da mia madre,
faccio sempre quello allegro, conosco tutti, infermieri, oss, medici,
ricoverati, saluto tutti, faccio sempre un giro a salutare tutti. C'è
una signora che tutte le volte mi chiama , mi prende la mano e ci
appoggia la faccia. Ma quando esco dalla struttura, c'è sempre un
gruppo di signori seduti davanti alla porta di ingresso che saluto
con “ciao ragazzini”, quando esco dalla struttura, non riesco a
salire subito in macchina, devo aspettare un attimo perchè mi sembra
che la testa e il cuore scoppino. La vita di una persona non si fa
con i se e i tuoi parenti alla fin fine sono quelli che , nel bene o
nel male , ti hanno cresciuto. Probabilmente in questi giorni
arriverò alla conclusione delle mie ricerche. Ho scoperto che non
voglio più cercare nessuno, voglio solo sapere la verità, anche se
ogni verità ha tante sfaccettature non sempre visibili. Non so cosa
sia avere un fratello, non l'ho mai avuto, so quello che mi
raccontano i miei amici. Mi manca, come probabilmente a tutti i figli
unici, qualcuno con cui sei cresciuto assieme, mi manca magari stare
sul lettone quando hai paura dei temporali, mi mancano le litigate,
le gelosie, le solidarietà. Quello che immagino possa essere un
rapporto tra fratelli. Ma questo è il tempo della nascita ,
dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono i periodi in cui un fratello
di sangue cresce come tuo fratello. Ora, qualunque sia la verità, è
tardi. Dopo 60 anni non si possono recuperare dei rapporti che non ci
sono mai stati. Probabilmente fra non molto, se si riusciranno a
sciogliere i nodi, mi verrà data una busta o forse no. Mia padre e
mia madre, sono quelli che mi hanno cresciuto e non ho bisogno di
cercare altri padri e altre madri , però il motivo per cui sono
stato buttato via, questo mi brucia tantissimo e questo vorrei
sapere. Poi per i fratelli, ci sono non ci sono, credo sia ormai
tardi e aldilà dell'idea romantica, credo seriamente di non avere
più voglia di conoscerli. Mia madre mi aveva detto il nome di un suo
cugino che forse sapeva qualcosa. So che era ammalato, chiamo prima
il figlio, che mi risponde “ora sta bene e puoi parlare”. Nel
frattempo ho parlato con lui, con il figlio intendo. Non ha fatto
una piega e mi ha detto “ come mai alla tua età ti metti a
cercare, ora, stai cercando l'eredità da dividere?” e poi ha
continuato “ e se scopri che magari i tuoi parenti sono dei
delinquenti?” e se invece fossero brave persone? Parlo poi con il
cugino di mia madre che mi ha aggredito , mi ha dato del fanfarone,
del bugiardo paranoico, concludendo che se avevo delle fisime, dovevo
alzare il culo e andare a cercare. Fanculo. In effetti cosa vado a
cercare, quello che dovevo sapere lo so, per il resto avevo solo
bisogno di un sorriso e un abbraccio, ma il mondo è pieno di persone
disposte a darti un sorriso ed un abbraccio. Questa estate nei
giardinetti dove porto il cane quando sono a Cesena, c'era un
barbone, penso cinese. Comunque asiatico. Alto, magrissimo, una certa
dignità, sempre con la giacca, sporca, ma sempre giacca. Aveva una
bicicletta e li accatasto probabilmente tutto il suo mondo. Un tipo
strano che non guardava nessuno, parlava da solo. Totalmente
scoordinato un pochino effeminato. Poi un giorno il mio cane si è
sdraiato vicino a lui per avere le coccole. Quando sono riuscito ad
alzare il cane e riprendere la camminata, il giovanotto ha iniziato a
seguirci, completamente innamorato del cane e anche lui , quasi alla
ricerca di un padrone. L'ho depistato perchè non avevo voglia di
essere seguito. L'altro giorno, sempre con il cane e sempre solito
giardinetto, vedo in lontananza una persona seduta con grande
compostezza su una delle panchine, una donna che continuava a
fissarmi. Sembrava orientale e subito ho pensato fosse il giovanotto
barbone che si era vestito da donna. Quella era la mia direzione e
sono andato avanti , curioso di vedere la trasformazione. Non era il
giovanotto, ma una signora italiana, un donnone. Tutta in nero,
scarpe, calze, gonna ,camicetta, e giacca. Un bel donnone con la
faccia triste e lineamenti vagamente orientali. Una di quelle signore
che tu vedi e pensi “questa è abituata a comandare”, troppo
elegante e raffinata, un rolex al polso che costa più della mia
macchina, ottima fattura di vestiti, ottimo taglio di capelli. Una
donna così non va ai giardinetti. Troppo costosa la bicicletta e la
borsa, troppo a disagio la signora a stare seduta sulla panchina di
una giardinetto. Quando ormai ero vicino , mi ha guardato e si è
messa le mani in faccia, poi non mi ha più guardato e ha fatto finta
di parlare al telefonino. Non so cosa c'entra, ma mi ha inquietato
tanto, non si è mai voltata, poi in lontananza ho visto che prendeva
la bicicletta e ripartiva. Forse solo una coincidenza, ma in quel
momento ho pensato “voglio solo sapere la verità, non voglio nulla
da nessuno e non voglio incontrare nessuno”. La storia dei popoli,
aldilà della storia ufficiale è fatta di sangue di sudore e di
sperma e di battaglie e guerre solo per interessi economici. Non
esiste una razza privilegiata, non esistono razze, ma mescolamenti
continui a ferite continue. A me nella vita è sempre piaciuta la
ricerca, mai il risultato. Il bello di fare uno spettacolo è la
preparazione, poi, bello o brutto, è uno spettacolo. In questi
ultimi mesi ho avuto la mente annebbiata, per i problemi di mia
madre, per i problemi miei e ho continuato ad avanzare cercando di
spostare la nebbia. Ora forse la nebbia sta diradando e penso che non
mi interessa più. Un po' come “madame de sade” di Mishima.
Aspetta una vita che il marito possa ritornare a casa e quando questo
sta per succedere, chiede ai domestici di chiudere le porte e di non
farlo entrare. Gli scritti, i romanzi, i film, il teatro, le favole
hanno bisogno di storie forti, spesso maledette, quelle storie
appunto di sangue sudore e sperma, la vita reale avrebbe bisogno di
un pochino di tranquillità. Io non ho più voglia di cercare, anni
fa ho scoperto, per via delle allergie, che ho i valori del c1 e c2
(esami del sangue sulle cellule) alterati, una questione genetica mi
hanno detto. Allora mi piace pensare che magari appartengo ad una
delle etnie eschimesi ( così posso dare del terrone a tutti) oppure
immaginare di essere mongolo , diretta discendenza di gengis kan. “Il
gruppo etnico
mongolo è caratterizzato da pelle giallastra a volte un po' scura,
capelli neri e molto spessi e forti (la calvizie
è praticamente sconosciuta, la canizie
si manifesta rarissimamente prima dei 55 anni), barba
non presente prima dei 25 anni di età e non raggiungente lunghezze
superiori a 14 cm in genere, peli solo su ascelle e genitali
e spesso anche qui ritardati o radi.La statura non è alta
(circa 168 cm in media per gli uomini e 160 cm per le
donne), ma la corporatura è robusta, resistente alle fatiche, al
forte caldo e forte
freddo.” questo
da wikipedia. Non sono proprio giallino, ho pochi peli, anche se non
così glabro, ma tutto il resto ci sta. Continuo ad avere il magone,
ma anche anche tanta voglia di ridere e di vivere e il piacevole
sorriso che ho ricevuto stamattina al bar riempie il cuore e
dona un pochino di serenità. Il cane si è addormentato, Marco sta
continuando a lavorare, io a cazzeggiare e fuori c'è il sole.
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