venerdì 21 novembre 2014

vuoi sposarmi?

Stamattina mi sono svegliato con in testa la frase di Giovanni, un amico di Bologna : “sto leggendo il blog come puntate di un romanzo”. Ho in mente anche un'altra frase di Gianni, amico di Cesena: “ datti una mossa e inizia a scrivere seriamente” suppergiù. Un mese fa mi aveva scritto una ragazza che ha una casa editrice chiedendomi se volevo collaborare con loro. Le avevo risposto che la scrittura è una cosa seria che va fatta seriamente, mentre io con il blog ci sto giocando un pochino neanche mi preoccupo se le regole ogni tanto se ne vanno per i fatti loro. Con le case editrici ho avuto dei problemi in passato, quando credevo che sapevo scrivere e magari mi immaginavo grande romanziere. La prima volta con la feltrinelli, avevo 20 anni e mi aveva convocato un dirigente a Bologna confondendo quello che avevo scritto con quello che ero io. Era la storia complicata di crescita erotica e sentimentale di un ragazzo bellissimo e un po' baldracca. Niente a che fare con me. Assodato che non sono bellissimo, e assicuro neanche baldracca. Il dirigente mi chiedeva di cambiare il finale e altre cose e l'ho mandato a cagare. Poi i miei testi teatrali , specie il Caravaggio che mi sono stati chiesti da tanti, ma non mi interessava. Ho sempre detto che conosco persone che scrivono da dio e che lottano per fare che questo diventi la loro professione. Io no, mi piace scrivere, e basta. Quindi scrivo, non ho nessuna strategia di “marketing” e faccio in base alle lune e agli umori. Però ho capito una cosa, io intollerante a qualsiasi regola, che un minimo di costanza e di scadenze dovrebbero esserci. Principalmente per me. Quindi, non so se ci riuscirò, ho deciso di scrivere questo mio romanzo della banale quotidianità, quasi come i grandi romanzieri del passato che scrivevano a puntate sui giornali. In poche parole, cercherò di dare a questo blog una cadenza settimanale e chiedo scusa ai romanzieri, grandi o piccoli che siano. E anche agli amici che hanno la pazienza di continuare a leggermi. Ragazzi vi voglio bene, perdonatemi. Stamattina mi sono anche svegliato con un pensiero : voglio sposarmi. Passa presto lo so e infatti è già passato. Ieri a cena ho visto in televisione la storia di due ragazzi che si erano sposati in Norvegia. Dopo le mie tantissime astinenze, mica le vado a rovinare con una avventura una botta e via . Quindi dovesse casomai avvicinarsi qualcuno a me, ormai situazione improbabile, gli dirò : “ vuoi sposarmi?” e lui dovrà rispondermi “ per un'ora, una sera, una notte, o una vita?” e qua dipenderà da chi e se me lo chiederà. Ho bisogno di fare il cretino, continue litigate al telefono con la sorella di mia madre e con sua figlia che sono come tarli arroganti che vorrebbero penetrarti nel cervello. E' brutto, tu ti fai il culo, lotti da anni, fai i salti mortali per garantire un minimo anche la tua vita e poi arrivano loro a dire cosa e come devi fare. E a volte si vorrei essere stronzo, vorrei rispondere a tono, vorrei essere meno educato. Ma vedo situazioni che sono anche peggiori, quindi buonino Enzo, la vita va avanti. E' terribile questa cosa che tu sei solo, nel senso che non hai una famiglia, nel senso che non sei sposato , ed è come tu non avessi visibilità, nel senso che qualsiasi cretino di parente si sente in autorità di dire, fare e disfare a proprio piacimento. Anche peggio quando ci si mettono i preti e i politici. Non so se per mio carattere o perchè sono della vergine, se poi dovessi scoprire che non sono neanche della vergine sarebbe il tracollo definitivo, però quando scoppio faccio danni e già nella mia vita ne ho già fatti qualcuno, di danni. Continuo a fare sogni strani incasinati, brutti. Non è che io desideri sposarmi, vuoi mettere però che vado dai miei parenti e dico “ questo è mio marito , oppure questa è mia moglie” in base a quello che mi è capitato in quel momento? C'era un amico dei tempi bolognesi che desiderava tantissimo sposarsi, per la cerimonia in sé, per i regali, il pranzo, il viaggio. Si fidanzava anche e dato che non gliene fregava niente, dimenticava le fidanzate a casa mia. Questa è stata una delle volte che sono scoppiato. Il cane sta sentendo i miei umori e quando scende dalla poltrona per cercare una coccola, va da Marco senza accorgersi che esisto anch'io. Bella intervista in questo momento a radio popolare da parte di Marco, domani sera abbiamo il nostro Caravaggio. E' talmente faticoso, non per me che sto in regia, ma per Marco, ma lui vuole continuare a farlo anche se io continuo a ripetere “non hai più l'età”. E lui mi risponde “pensa per te”. Io quando faccio l'attore dopo cinque repliche mi sono già stancato. Voglio danzare. Prima della morte di mio padre e dei tracolli di mia madre, pensavo ad uno spettacolo per me in cui danzavo. Ho rimandato. Certo che se continua di questo passo, mi ritroverò fra qualche anno a danzare su una sedia a rotelle, elettrica per fare meno fatica. Ho chiesto ai ragazzini della scuola da chef “ siete mai andati al fiume e avete mai danzato nell'acqua?” mi hanno guardato come a qualcosa di strano. Bisogna fare presto perchè con tutto il consumo di suolo che c'è e che continua ad esserci, fra poco scompariranno i sassi, la ghiaia, la sabbia e anche i fiumi. E uno per cercare di danzare nell'acqua dovrà aspettare le piene e le alluvioni che tutte le volte i politici sembra caschino dal pero. Dopo tanti tentativi e fallimenti, ho telefonato ai carabinieri di un paese di mezzo fra i due paesi in cui dovrei essere nato. Ho parlato con il capitano, ho detto riuscite a darmi una mano? Anche lui, molto gentile, mi ha risposto “ sono passati troppi anni”, però se trovo qualcosa ti faccio sapere. Porca miseria devo portare il cane a fare il giretto e dargli da mangiare che già lo vedo che mi sviene per strada. Magari mi arriverà una telefonata “siamo i carabinieri di ...” e io inizierò a farfugliare “ cosa ho fatto?” . Dai il nervoso da parenti è passato e il mio cane ha appoggiato il muso sulla mia gamba. Lo amo.

giovedì 13 novembre 2014

la torta era buonissima e io sarò li per il nostro pubblico

Succede che hai un po' di menate in testa, ti è partito il computer, hai dimenticato gli occhiali, hai litigato al telefono con parenti ormai insopportabili, hai appena parlato con l'ultimo prete contattato che ti dice non riesco a trovare nulla, giornata da sbattere la testa contro il muro e suonano il campanello. Non riesci a trovare le chiavi , gridi a Marco che è al telefono “tieni il cane per favore”, finalmente riesci ad aprire. Sulla porta un bel giovanotto, grande sorriso. In mano ha una torta, una favolosa crostata alla marmellata di arancio. “l'ho fatta io per voi, per dirvi grazie”. Ti sciogli e ti senti debitore per questo raggio di sole. E poi il pomeriggio in giro con il cane pensi “ ma porca miseria Enzo, sei attorniato da gente straordinaria, hai tanta gente che ti vuole bene, persone in carne ed ossa e non fantasmi , gente che ti sorride con simpatia, senza che tu abbia fatto nulla, e ti perdi ancora nelle tue piccole depressioni autoreferenziali?”. La solitudine appartiene a tanti, la vita faticosa appartiene a tanti, e tu con tutte queste persone che ti sorridono, hai anche un cane che ti sorride pure lui, osi ancora lamentarti? Ieri in radio ho sentito l'intervista al giovanotto argentino , figlio di madre assassinata e poi appena nato, dato in adozione e dopo trentasei anni riesce ad incontrare la nonna paterna. Bella intervista, senza rancori e senza rimpianti, ma piena di vita. L'avevo già detto, non è una famiglia che vado a cercare, non è una identità, ce l'ho una mia identità ben precisa. Neanche radici, ho anche quelle, un po' volatili, ma le ho. E' una mancanza di non so cosa, è un tassello per completare, si fa per dire, un puzzle. E' venuto a trovarmi un amico appena ritornato da un lungo viaggio e abbiamo deciso che il bello della vita non è trovare, ma cercare. Se uno ha trovato tutto , cosa gli rimane? E il bello della vita, penso io, è la vita stessa. E' lei che può sconfiggere la morte, non la morte reale che poveretta c'è e non si può far nulla, ma l'idea di morte che invade una società e la fa piombare nel rancore e nel torpore. Ho amici che gli sono morti il padre o la madre che erano ancora piccoli. Sono ferite che non si rimargineranno mai ed è giusto che rimangono perchè una parte di te se n'è andata, però la vita , pur con le ferite, va avanti e ogni tanto è capace di sorriderti. Ieri ho iniziato il primo laboratorio di stagione. Questa estate in ospedale con mia madre, Marco mi telefonava e io dicevo si a tutto, così mi sono ritrovato a condurre un laboratorio per ragazzi che vogliono diventare chef ( una volta si diceva cuoco), pensavo fossero 15, poi mi hanno detto che erano 20 e ne ho trovati 27. Tanti, un po' difficili da gestire, però sono piacevoli e mi sono trovato benissimo con i loro insegnanti. Mi fa impressione che questi ragazzini di 15/16 anni passino già tante ore in cucina alle prese con coltelli, fornelli cibi. Mi dicono che sono seri e bravissimi, missà che è la volta buona per imparare anch'io a fare da mangiare. Domani, venerdì 14 , presentazione della stagione a Calcio. Non sappiamo se e quanta gente verrà. Marco prevede un centinaio di persone, io una cinquantina, ma se fossero duecento non sarebbe male. Ci sarà anche una mostra importante dedicata ad Alda Merini che comunque a Calcio ha lasciato un segno molto più importante di quello che avrei mai immaginato. Ci sarà anche Alex Corlazzoli a presentare il suo ultimo libro. È un tipo piacevole, tosto e adrenalinico. Sembra , in miniatura, la bella copia giovane di Cacciari. Pur senza rimpianti, ( in ogni caso e l'ho sempre ripetuto, non ci siamo trasferiti a Calcio, abbiamo trasferito la nostra stagione nei teatri che hanno deciso di ospitarci, poi vedremo. Cosa sarà il prossimo anno si vedrà) però inevitabile che , come un film, ti passino davanti gli occhi le immagini di questi tanti anni in cui abbiamo dato dignità di teatro ad un bel auditorium di scuola media. Anni grandi e importanti in cui, anche da noi, il teatro italiano ha avuto la possibilità di confrontarsi. Non solo il teatro. Della organizzazione ho sempre amato seguire il pubblico e gli artisti e questo è un bel patrimonio. Degli artisti, quelli che venivano solo per il cachet e la data e non gliene fregava nulla del resto, dimenticati. Ma sono stati pochi, la maggior parte, arrivava e quasi ti consegnava il proprio cuore. Ho amato seguire le prove, ho amato seguire le loro evoluzioni nel corso degli anni. Dei tanti tantissimi che ho amato, mi piace ricordare Fernanda Pivano che a tavola divideva i propri tortelli con Marco e gli chiedeva se la sposava. Oppure Raiz che è arrivato timido nel suo cappottino e berrettino. Complicato , in crisi, sensibile, dolce, di grande intelligenza. Uno di quei giovanotti che li vedi per strada neanche li noti, eppure, appena entrato in scena è diventato una poderosa e sensuale bestia da palcoscenico. Mi piace ricordare Giorgio Rossi che i vestiti gli danno sempre un po' fastidio e una volta che era rimasto in mutande, qualcuno in paese ha sparso la voce che al Galilei spettacoli sempre scandalosi. E ancora Moni Ovadia, prima che diventasse famoso , poi un laboratorio che aveva fatto e io mi ero arrabbiato perchè aveva trattato male i miei ragazzi. Poi anni dopo , già famosissimo e di nuovo riappacificati, ci ha dedicato una intera giornata. E concludo con Sandro Lombardi che appena arrivava diceva “ mi sento a casa” Potrei continuare all'infinito , si è venuto anche Paolini, e potrei scrivere un trattato , ma la cosa più bella, oltre il teatro e gli artisti , oltre a me e a Marco, erano e sono le persone del nostro pubblico. Anche loro in questi anni tanti cambiamenti. Alcuni sono morti, alcuni sono partiti per altre città, altri viaggi, però li ho tutti nel cuore. E' più bello e commovente di un tramonto seduti su di una montagna. In questi anni ho avuto molti problemi e ostacoli a livello politico, io faccio paura non per gli spettacoli nostri o per quelli che presentiamo, è perchè sono fuori da tutte le regole e amo la gente. Parlo di rispetto, apertura della mente, parlo di cose di cui non si dovrebbe parlare, mi arrabbio con chi predica l'idea della famiglia e poi di famiglie ne ha tre o quattro e la sera magari va anche a puttane. Mi arrabbio con chi adora un dio come immagine dimenticandosi del dio reale. Parlo di omosessualità che non è una cosa sporca, è solo un aspetto della diversità degli esseri umani. Io ateo parlo della vita come cosa sacra. Perchè prima degli spettacoli io sono sulla porta, mi piace stringere le mani, mi piace sorridere, mi piace guardare negli occhi le persone e dare un po' del mio e rubare un po' del loro cuore. A volte con Marco, spesso, ci troviamo a fare il resoconto delle nostre vite. Vediamo i nostri amici che nel frattempo sono diventati padri, madri, nonni, che hanno delle belle case e diverse sicurezze. Poi ci mettiamo a ridere e Marco mi dice “ a me la mia vita piace e non la cambierei”. Si dai , neanch'io la cambierei. E quando e se, riuscirò a trovare i miei probabili fratelli, non sarà la mia famiglia, saranno solo uno dei tanti tasselli che mancano alla mia vita. Forse non succederà mai, ma io ogni tanto prima di dormire mando loro un saluto, come mando un saluto sempre a tutti i miei amici. Dico ciao, lo dico anche ai fantasmi che popolano la mente, dico, prima di dormire, ciao ragazzi e ragazze, grazie. Lo dico anche a Peter il mio cagnolotto “notte picio”. Domani ci sarò, sempre che nel frattempo non succeda qualcosa a Cesena, aspetterò le persone che non sanno dov'è il teatro, nella piazza di Calcio così da fare un pezzetto di percorso assieme. Quindi se vedete un cosino strano con la faccia da straniero, aggirarsi nella piazza di Calcio, non chiamate la polizia, sono li per il nostro pubblico.

martedì 4 novembre 2014

il signore dei cani e il samurai di Kurosawa

Un po' qua un po' a Cesena, il cane comincia a fare confusione sugli orari e anche sui comportamenti. E io che mi sento in colpa, gli sto concedendo un po' troppo e questo non fa bene né al cane né al padrone. Da un po' di tempo si sveglia alle quattro e inizia a fare le sceneggiate. Stamattina alle quattro mi sono alzato, ho aperto la porta e gli dico adesso vai fuori lasciami dormire. Ma senza di me non esce, allora gli ho buttato il giocattolino giù per le scale. Ho lasciato la porta aperta, non era freddo tirava vento, cambiare l'aria fa solo bene e ritorno a letto. Dopo un po' mi devo alzare c'è movimento, vado a vedere i cani sono tre. Butto fuori le due border collie , mi tengo il mio cane e chiudo la porta, alle cinque e mezzo mi sono alzato definitivamente. Dove abito, il mio cane sta bene, lo spazio è enorme, c'è anche il laghetto, il ruscelletto e le lepri, il problema che non vorrebbe mai uscire dal cancello. Il problema adesso sono anche le due border collie che pur avendo un padrone, pur coccolate da tutti, hanno deciso di adottarmi e stazionano perennemente, anche di notte, sulle scale di casa. E quando giro con il mio, loro ci seguono sempre. Dove abito mi chiamano l'uomo dei cani. Qualche giorno fa dico basta sto merdaio e faccio una bella pulizia di casa. Soddisfatto , tutto pulito, il cane addormentato sul mio letto (7,30 del mattino) faccio ancora un po' di cosine , poi vado nella sala e vedo sporco, non riuscivo a capire. Le due cagnette si erano trascinate di pancia dalla porta fino sotto al tavolo. Hai un bel da dire “oh ragazze, avete una casa , avete un padrone, cosa volete da me?”. A volte la gente dice “ un cane può essere meglio di una persona”. No dai, un cane pur adorabile, è un cane e una persona è pur sempre una persona. E in questo periodo le persone mi mancano tantissimo. Da tre, quattro anni non leggo un libro, un giornale, non vedo un film, non vado a cena fuori, non vado in giro né in qualche localaccio, non faccio quelle cose belle chiamate cosacce. Ma non mi creo dei problemi, ci sono altre urgenze ed inutile farsi menate. Quando sono a Cesena faccio praticamente un'ora in giro con il cane, due ora da mia madre. Fino a sera. A volte mia madre dorme in continuazione neanche si accorge della mia presenza, ma voglio esserci. Giusto non giusto non lo so, ma credo sia importante non fare sentire una persona, tua madre, sola. Ormai sono di casa e mi trattano tutti con affetto, ogni tanto porto anche il cane e riesco a creare un piacevole trambusto. Lui è felice di entrare in struttura e di beccarsi le coccole di tutti. Però la sera quando esco, l'ho sempre raccontato, il cuore è pesante e anche la testa. Ho quasi l'impressione che il cervello mi si spappoli un pochino alla volta. Una amica mi aveva scritto perchè preoccupata per le mie ricerche, preoccupata che io possa cadere in quel buco rischioso chiamato in tante maniere. Non sono le ricerche a crearmi dei problemi. Ormai do per assodato, le paure sono altre, dall'infanzia in poi mi sono ripiombate tutte addosso. Non sono le ricerche delle mie origini a crearmi dei problemi, non più, qualche volta. Chiuso con il prete Boliviano che pur con tutta la buona volontà, neanche conosce tutti i paesi di cui parlo, ho trovato un altro prete che gli sono diventato simpatico perchè gli ho detto che sono stato in seminario e molti miei amici lui li conosce. Lui ha a che fare direttamente con il paese che ho scritto sulle carte. Però finora nessuna risposta. In quel paese non ci vado più, mi mette angoscia. Il numero della strada non riesco a trovarlo, ma ci sono due case, prima di arrivare al paese, che non hanno numerazione. Una sulla destra, è una bella enorme casa contadina con tantissimi fiori, un po' lasciata andare, ma bella. Passando un giorno ho visto un uomo che aveva i capelli come i miei. E sono scappato. L' altra casa, sulla sinistra è una casa enorme con finestre e porte piene di inferriate. Sembra ci debba essere un arsenale militare tanto è blindata. Non è la classica casa contadina, sembra abbandonata, sempre porte e finestre chiuse, ma c'è un cane grosso nero e un cavallo bellissimo. Ogni tanto anche un trattore. Qui in mezzo a due alberi c'è un palo e sopra , quasi una bandiera , un cavallo a dondolo per bimbi piccolissimi. Non vado più in quei posti, perchè soprattutto questa casa blindata mi crea delle fitte impressionanti al cuore e delle scariche violente al cervello. La mia tattica era di farmi vedere e di fare parlare di me. Ma non posso andare oltre quello che sono già andato perchè devo proteggere mia madre. Le devo tanto, è lei mia madre, ora è confusa nei suoi fantasmi e non vogli le cadano addosso anche le inevitabili chiacchiere di gente e parenti. Però da quando ho iniziato a muovermi, strani movimenti stanno succedendo. E' da una vita che stanno succedendo e a volte non capisco se sono sano o completamente paranoico. L'ultimo avvistamento al paese, quello ufficiale. Al cimitero. Che uno non ci capita per caso dato che è isolato su di una collinetta. Arrivo, sempre presto, un po' perchè non ho voglia di vedere nessuno, un po' perchè ho sempre tante cose da fare. Spesso vado con il cane, ma non lo porto più dentro perchè ormai considera il cimitero come suo e se entra qualcuno gli abbaia mica da ridere. Il cane lo lascio in macchina, finiti i miei giri, faccio fare il giretto a lui. Dicevo, c'era parcheggiata una jeep, di quelle grandi che costano più di un monolocale. Parcheggio dietro, mi accorgo che la macchina ha il motore acceso , ma non faccio caso. Appena entrato al cimitero, che è piccolissimo, sento arrivare dei passi. Un signore suppergiù della mia età. Faceva finta di gironzolare e guardare le tombe. Gli ho detto buongiorno, mi ha risposto buongiorno, ma la strana sensazione che mi guardasse di nascosto. Poi sono uscito e fortuna era arrivato il sacrestano ad aprire la chiesa per cui ho tirato fuori il cane dalla macchina e ho iniziato a parlare con il sacrestano che non è proprio il sacrestano, ma un giovanotto che alle messe suona la chitarra. Subito è uscito l'altro signore e non so per quale motivo è stato colpito dal cane. Ci siamo guardati per un attimo, lui la faccia molto seria. Mi sono sempre vantato , appeno vedo una persona, di vedere subito tutto l'insieme, dal tipo di scarpe, ai capelli. Ultimamente vedo solo particolari e non so più vedere il totale. Di questa persona mi ha colpito l'aspetto . Fisico eccezionale, poco più alto di me, ma sembrava me quando avevo trenta anni. I capelli. Pelato e i capelli solo ai lati. Quando ci siamo guardati ho pensato : “sembra uscito da un film di Kurosawa". Poco più giovane o anziano di me, non so, però ho realizzato dopo, sembrava me da giovane come mi fossi rasato i capelli in fronte, così come i samurai dei film di kurosawa. Mia madre sa vedere le cose nei sogni e un giorno mi aveva detto: “anche i tuoi fratelli ti stanno cercando, ma non sanno chi sei”. Una volta mi aveva anche detto “ quello più vecchio mi conosce, ma non sa che sei tu il fratello che stanno cercando”. Mi sono guardato allo specchio e mi trovo enormemente invecchiato e avere in continuazione a che fare con le malattie e i fantasmi , non fa bene alla salute. Fra una settimana partiamo con la presentazione della stagione. Spero di riuscire a non essere più assente così come lo sono stato in questi miei ultimi anni. Il signore che ho visto sulla jeep, mi dava l'idea di un geometra o architetto. Forse più geometra perchè sono loro che gli piace farsi vedere con i macchinoni. Chissà se lui o gli altri usano il computer o sanno minimamente navigare in internet. Se sanno il mio nome e cognome, non è difficilissimo trovarmi. Mi piacerebbe chiamarli a casa mia e dormire per una notte tutti insieme nel mio lettone. Poi ognuno per la sua strada. Il cane inizia ad essere insofferente e anch'io. Gli dico dai Peter andiamo a casina ed è già subito in piedi. Ma porca troia le vite complicate.

mercoledì 15 ottobre 2014

Sette vite come i gatti e la promessa a Mario

“han sette vite come i gatti” bello il titolo di Sussurrandom dedicato alla nostra prossima stagione. Davanti io e Marco, in mezzo una araba fenicia. Il sottotitolo “cacciati da Romanengo....” fa colpo. Non mi piacciono i vittimismi per cui non mi sento assolutamente cacciato, ma come parte di una naturale evoluzione delle cose. Nessuna guerra, nessuna sconfitta, nessuna vittoria, le cose cambiano. Poi cosa succederà non lo so, vedremo. Stiamo rischiando non molto, moltissimo e dopo la stagione e Odissea di questa estate, tireremo le somme e a me, come ho sempre detto, rientrare nelle compagnie di giro e dedicarmi ai miei spettacoli, non mi dispiacerebbe. In ogni caso ora dobbiamo ringraziare tante , ma tante persone. Da chi ci ha dato solidarietà e sorrisi fino ai comuni che hanno deciso di ospitarci, agli artisti la cui collaborazione e amicizia sono stati fondamentali, fino alle persone del nostro pubblico che speriamo possano continuare a seguirci e a sostenerci. Quando anni fa ho lasciato Bologna e già avevo lasciato Cesena, ero affascinato da queste zone e la prima cosa che ho fatto è stato di cercare di comprendere la storia e le economie che sono quelle cose che poi portano al presente. E tutti i libri, a volte un pochino faziosi, che di volta in volta i comuni mi regalavano, sono diventati materiale prezioso. Rimpiango i periodi in cui ero topo di biblioteca e andare per esempio a sfogliare libri antichissimi o vecchi giornali era il massimo della goduria. E si scoprono cose strane, movimenti umani strani, paludi diventate città, guerre continue e invasioni continue. Dai romani in poi in queste zone ci ha stazionato di tutto. Mercanti , soldati da tutta Europa con relativo materiale umano al seguito, porti di acqua, commercianti ebrei. E il bello , così come in tutta Italia, ogni paese, pur piccolo, ha enormi differenziazioni e caratteristiche che li rendono unici e belli. Qua in zona c'erano le strade che portavano a nord sud est e ovest e quindi le grandi chiese nei punti strategici, fari nella nebbia forse, controlli sociali sicuramente. A Calcio c'è una delle chiese più grandi di tutta Italia. A Pumenengo invece hanno un santuario più piccolo, però hanno la Madonna che cambia direzione. Calcio , che sarà sede della maggior parte degli spettacoli, è in apparenza come uno dei tanti paesi. Ci passi in mezzo e neanche lo noti. Come Romanengo , uno fa la strada principale, entra da una parte ed esce dall'altra, e dice “tutto qua?”. Bisogna fermarsi e non dare nulla per scontato e le sorprese diventano tante e molto belle. Ma non è di storia o di paesi che voglio parlare, ma di murales, di scritte sui muri, di graffiti. L'ho promesso a Mario e ogni promessa va mantenuta. Mario scusa la mia stupidità. Ci sono dei paesi qua in Italia che nel murales hanno trovato la loro forza, intere facciate continuamente rivedute. A Milano un muro del parco nord, zona Niguarda, diviso a settori è interamente dipinto. Non so se commissionato o opera clandestina. Qua mi sono perso un attimo sul concetto di murales o di graffiti, in ogni caso lavori splendidi. In giro per internet compaiono spesso facciate di palazzi dipinte come dei tromp d'oeil. Poi ci sono le scritte, sembra quasi che noi italiani siamo  tutti pittori poeti e scrittori. La scritta più bella e l'avevo già riferita, su di un muro di Cesena. Un ragazzo si lamentava che avrebbe voluto fare l'amore per la prima volta, invece si era dovuto arrangiare da solo. Pronta la risposta in un altro scritto : “ anch'io è una vita che mi faccio le pugnette, ma non lo vado a scrivere sui muri”. Se in autostrada hai bisogno di un bagno, non ti serve il giornale. E anche qua al di la dello scontato quasi sempre, a volte ti trovi dei piccoli capolavori di letteratura erotica. A Romanengo, che io sappia, ci sono due murales che hanno una storia importante . Uno incornicia la cassa del teatro. Non c'erano soldi , era iniziata una collaborazione con il liceo artistico di Crema, il sindaco aveva fatto loro una proposta e loro avevano accettato. Questi ragazzini tutte le mattine prendevano la corriera per venire da Crema a Romanengo e con enorme serietà, caldo o freddo , hanno portato avanti le loro opere. Quella alla cassa del teatro a me piace molto, peccato che , forse i ragazzini, ogni tanto lasciano cazzate scritte con il pennarello. Peccato perchè può piacere, può non piacere, ma è una opera d'arte. Pensata, vissuta, sudata. Forse verrà cancellato,è comunque storia del paese. L'altro murales è da commozione. C'è un sottopasso che collega Romanengo al cimitero. Qua, sempre i ragazzini del liceo artistico, sempre senza soldi, hanno dipinto scene di vita del paese. Case, strade, gatti, cani, un topo, una nutria. Con uno sguardo pulito da ragazzini appunto. Era nella idea del sindaco, la voglia di dare un dolce e delicato saluto alle persone che morivano e che venivano accompagnate al cimitero. Ci passo spesso con il cane, lui sa che li non deve fare pipì rischio pisello tagliato, e questa idea riesce sempre a commuovermi. E' l'idea di un paese che dice a chi va per sempre “ non avere paura, non ti lasciamo solo”. E' un abbraccio. Purtroppo il tempo e l'umidità del sottopasso iniziano a fare danni. Noi per ora non lasciamo Romanengo, abbiamo una nostra sede e sobbarcarci altre spese non ne abbiamo voglia. Però l'avventura è partita, un po' di ansia, chiaro, nuovi rapporti da costruire, poi come dicevo si vedrà. Siamo ai confini delle province di Bergamo Brescia e Cremona, Calcio è bergamasca. Cittadina discreta e non subito eclatante come per esempio Rudiano, Soncino, Orzinuovi o Ostiano gli altri comuni che ci ospitano. Basta parcheggiare e lasciarsi un attimo andare e una delle cose che noti sono questi dipinti sui muri, mai troppo appariscenti, non intere facciate, però a volte abbastanza grandi. Per la prossima estate abbiamo pensato per Odissea ad un piccolo tour seguendo appunto questi dipinti. Che non sono tantissimi, poco più di trenta credo, ma è una sorta di impronta che magari scolorisce, ma c'è. Sono assolutamente favorevole al consumo di suolo zero. La bellezza di questi paesi non è cercare di diventare sempre più grandi , ma iniziare a valorizzare e a ricostruire su ciò che c'è già. L'amore per un territorio non è la distruzione tramite nuovi agglomerati anonimi, rotonde eccessive, centri commerciali ormai vuoti o strade da fare invidia a Los Angeles , ma vuote come i grandi centri commerciali. Se uno parte da Soncino, verso Orzinuovi per andare a Brescia o se da Calcio si prendono le superstrade per Bergamo, si accorge di questa distruzione. E allora ben vengano dipinti, affreschi sui muri che per me stanno anche ad indicare che nella vita si muore, ma il ricordo di noi, bello o brutto che sia, rimane

sabato 11 ottobre 2014

caduto da un ufo

Ogni tanto ci si demoralizza, poi ci si rialza e via via con tempi sempre più lunghi e una stanchezza che diventa sempre più pesante sia a livello mentale che fisico. E finchè c'è la speranza la voglia e il desiderio di rialzarsi, va bene. Se dovessi prendere adesso il cane, non lo prenderei perchè non si riesce a fare tutto, ma sono contento di averlo preso perchè anche se faticoso, mi rigenera la vita. Non è faticoso il cane, ma da quando ce l'ho gli avevo promesso che minimo quattro ore al giorno l'avrei fatto camminare giocare e correre e questo minimo quattro ore al giorno le ho sempre mantenute e superate. Anche a acosto di non dormire.  Ma quando si fa male e si fa male spesso, dato che è giocatore di rugby, non si lamenta , ma viene da me, ma quando lo asciugo o lo spazzolo inizia a scuotersi fino a cadere per terra con le gambe per aria, ma quando dormo arriva e inizia a sbattere le orecchie finchè non mi sveglio e gli dico “ dai sali sul letto”. E allora la stanchezza e le malinconie scompaiono e gli dico “Peter, felice di averti incontrato”. Oggi ho detto cosi' anche a mia madre preoccupata per il mio continuo correre avanti e indietro: “Si deve fare si fa, felice di averti incontrato”. Non ho mai chiamato mio padre o mia madre con “mamma o babbo”, ma sempre con il loro nome e anche i loro fratelli non li ho mai chiamati zii, ma sempre con il loro nome o soprannome. Un po' strano forse, ma è così e non ne so il motivo. E' un casino in questi giorni, ma più che casino è proprio nebbia nel cervello. E sono stanco. Circa un anno fa la mattonata in testa, poi prove riprove, ipotesi varie, fatti strani continui senza mai arrivare ad una soluzione o una verità definitivi. Consapevole che spesso la verità può dipendere da diversi punti di vista. Ho visitato paesi, ho fatto, faccio ricerche continue in internet, qualche volte mi sono rivolto a persone che avrebbero dovuto sapere, ma mi sono ritrovato con dei pesci in faccia. Sui paesi di cui parlo sto scoprendo realtà che neanche l'immaginazione più fervida. Terre di confini sempre spostati, terre di ripicche da guerra e dopoguerra che sembrano non avere limiti, fascisti, partigiani, finti partigiani. Storie di soprusi, di omicidi, di tradimenti, di gente ricchissima e di gente in totale povertà. Storie di miniere e di traffici vari. Storie di gente che partiva per il Belgio o per l'Australia. Storie del dopoguerra italiano, un dopoguerra che si è trascinato per anni. In questi giorni non ho più voglia di cercare e per ora ho gettato la spugna. Dico per ora perchè conoscendomi, se devo arrivare ad una cosa, a costo di massacrarmi, ci arrivo. Si dice così , tanto per fare un pochino gli sboroni. E a proposito di sboroni - in Romagna non esiste la parolaccia, ma la costruzione di una frase che vorrebbe essere offensiva, ma spesso diventa ironica – oggi ho sentito questa frase di un ragazzo che parlava al telefono con un amico : “se a te piace fare lo sborone va bene, ma non puoi sempre fare lo sborone con il mio culo” in dialetto. Ho spesso discussioni con Zappa il mio socio che da bravo bergamasco, non riesce a capire queste sottigliezze e mi dice che sono volgare. A me ste frasi piacciono tantissimo. Come la frase che ho sempre riportato del ragazzo in ospedale. Esasperato dalla madre che stava male, le aveva detto ( sempre in dialetto) : se da piccola ti avessero mangiato le troie, non saremmo stati tutti meglio?”. Con una frase del genere cosa fai? Ti metti a ridere e le incazzature passano. Dicevo che a costo di massacrarmi ci arrivo, non ora. Queste zone di cui parlo, hanno cambiato in continuazione confini sia comunali che di diocesi, molti paesi non sono più paesi , ma solo agglomerati di case spesso comperate da gente facoltosa che le ha trasformate in ville blindatissime. Sono cambiate anche le numerazioni e hai un bel da cercare avanti e indietro, poi cosa cerchi, da chi vai a bussare? Non esistono neanche più le parrocchie, diversi cimiteri sono abbandonati e gli unici preti, ormai solo sud americani, sfruttati anche qua, fanno i pendolari fra un paese e l'altro per cercare di mantenere almeno quell'usanza chiamata messa. In un paese domenica scorsa mi hanno detto che fino a due minuti prima della messa , non sapevano chi sarebbe stato il prete che avrebbe officiato. Perchè un mese fa avevo deciso di rivolgermi ad un prete dato che mi risulta che almeno fino agli anni sessanta i preti erano i migliori informatori dei carabinieri dato che sapevano e annotavano tutto. Trovato finalmente il prete, Bolivano, responsabile di tutti gli altri, gli enuncio il fatto. Lui mi dice “ come ti chiami, dati da nascita, nome dei tuoi genitori,non ti preoccupare ti telefono io”. Sembrava una cosa normalissima. Per un mese, due volte la settimana ho continuato ad esasperarlo con telefonate “ vengo giù ci vediamo, le do una mano nella ricerca” - “cosa vieni a fare, non ho avuto ancora tempo ti telefono io” - Ieri gli telefono ancora e mi dice : “ si ho capito chi sei, nei paesi che mi hai detto non ho trovato nulla, adesso cercherò anche in altre direzioni”. L'unica sicurezza che avevo, era di essere stato battezzato in un paese con tanto di nome, neanche quello. Già nel mio stato di nascita, sotto il nome della strada e del numero civico, era stato scritto qualcos'altro, poi cancellato. Allora non esisteva il bianchetto e si raschiava il foglio, ma non siamo riusciti a capire cosa ci fosse sotto. Io e l'impiegata del comune. Quando il prete mi ha detto “non ho trovato nulla”, sono crollato, per un attimo, ma sono crollato. Sono stato cresimato, sono anche stato in seminario, da qualche parte mi avranno battezzato. Allora ho deciso , non so per quanto, di fare finta che niente ci sia stato. Non ho fratelli da nessuna parte, non sono stato abbandonato o perso da nessuno, i miei genitori sono i miei genitori e se non ho troppi elementi fisici in comune con loro dipende dai miei geni e cellule antichissimi. Oppure , dato che in una di quelle zone di cui parlo hanno avvistato gli ufo , forse erano comparsi anche anni fa e mi hanno perso per strada. Dovevo parlare di Calcio, il paese di Calcio in provincia di Bergamo, che ospiterà il maggior numero di spettacoli della nostra rassegna, per chi è in zona “occhio ragazzi, non mancate alla presentazione del 14 di novembre”. Ci sarà anche un omaggio ad Alda Merini. Non letture di poesie, ma stralci di vita raccolti e catalogati da un suo amico che quando Alda Merini arrivava a Calcio, lui la proteggeva, La gente la derideva e lei ne aveva paura. Il marito di Alda Merini era originario di Calcio e a Calcio è seppellito. Avrei voluto parlare di queste cose, come dei murales in giro sulle facciate delle case, ma anche degli altri comuni che ci ospitano. Invece mi sono perso nelle mie piccole cose private, ma in fin dei conti la Storia si fa con le piccole storie private. O no? Si sono proprio fuso

martedì 30 settembre 2014

Strane cose qua nella bassa

Strane cose qua nella bassa. Un architetto aggredito, una sindaca che gli è arrivata a casa una busta con tanto di lettera minatoria e bossolo di pistola, mega centri commerciali sempre più vuoti, una autostrada chiamata brebemi che affianca un'altra autostrada, che ha devastato un territorio bellissimo e sempre vuota. Le prime nebbie autunnali la mattina presto e in lontananza gli spari dei cacciatori. Trattori carichi di mais, allevamenti di maiali e vacche, Gerundia felix come il titolo del mio spettacolo che in aprile concluderà questa nostra strana stagione di teatri di pianura. In questi giorni e senza malinconie mi ritrovo, specie in macchina, a ripensare a diverse cose della mia vita e la voglia e la necessità di essere sempre un pochino nomade. Forse invidio , ma neanche troppo, chi nato in un posto, li continua a viverci e li ci muore. Non ho mai fatto ferie vacanze in vita mia, mi sono sempre spostato per lavoro, per viaggiare, per cambiare la mia vita e non saprei ragionare diversamente. Ora mi dispiace un po' per il mio cane che è un pochino stanziale ed abitudinario e farlo salire in macchina devo prenderlo su di peso come un sacco di patate da 35 chili. Quando giovanotto , finito il militare, ho abbandonato Cesena per andare ad abitare a Bologna ,uscivo da uno schema programmato e mi stavo buttando, a qualsiasi prezzo, dentro viaggi avventurosi. Non avevo mai girato, non ero mai andato da nessuna parte, d'estate poi lavoravo al mare per mantenermi gli studi. E improvvisamente altri mondi e altre realtà. E tanto cinema, praticamente un film a sera e poi anche il teatro che all'inizio pensavo fosse solo quello “ufficiale” e i concerti i pomeriggio tardi finito il lavoro. Solo di musica classica dato che ero un po' fighetto e neanche sapevo cosa fossero i grandi concertoni rock. Poi improvvisamente il 77 e l'idea di realtà che mai avrei immaginato. Le prime performance di body art, forse anche Marina Abramocic. Il teatro povero che veniva dall'est, il living che veniva dall'ovest , la nuova danza dal canada e dalla francia, il teatro di strada dall'Olanda e gli inglesi che se non si spogliavano non stavano bene. Poi i trampoli scoperti per caso. Me li ero fatti fare in legno di olmo mi pare, nessuno mi aveva insegnato e quando potevo me li caricavo in spalla e andavo ai giardini margherita. Tanto per non passare inosservati. Poi la conoscenza di Marco e l'idea di fare teatro seriamente uscendo dal fai da te . Un giorno Marco mi aveva spedito a Bergamo dal suo amico Ludovico, allora del teatro tascabile, poi fuoriuscito, poi morto. Uno che di teatro e di trampoli se ne intendeva. Mi ha detto indossa il tuo schifo di trampoli e seguimi. Se cadi ti rialzi da solo.Un giorno su e giù in giro per città alta. Cadere sono caduto, ma ho fatto gradini, ho camminato, ho corso, sono caduto, sono andato a sbattere contro colonne e quando credevo di essere una cima, Ludovico mi ha fatto fare una scalinata in discesa che ho praticamente fatto di pancia e di faccia. Salutandomi Ludovico mi aveva detto : “non pensare mai di essere arrivato”. O come i miei maestri scandinavi che io li guardavo che erano proprio belli e loro il massacro. Non esiste non ce la posso fare, lo fai e se non ce la fai al massimo cadi. Sto parlando di acrobatica. Sempre in questa ottica un mitico laboratorio con Lindsay Kemp, alla galleria d'arte moderna. Lui su un balconcino e sotto centinaia di giovanotte e giovanotti felicissimi di farsi massacrare. Ho conosciuto poi Kemp dopo un suo spettacolo e mi voleva portare via, ma forse non per fare il danzatore. E i tanti ragazzi e ragazze morti per sete di vivere, belli nella loro giovinezza. Tanti, tantissimi, troppi. Dicono che allora ero carino, non me ne sono mai accorto, non mi interessava. Una cosa ho imparato, non guardarsi mai allo specchio, non pensare mai di essere arrivati e mantenere l'animo giovane e curioso, anche a costo di sembrare qualche volta idioti. Poi diventati teatro io e Marco, 34 anni passati in un soffio. Tante esperienze, tante realtà, tanti pianti, tante risate, tante persone le cui facce spesso mi passano davanti come in un film. Qualche amore importante, tanti non vissuti cui non ho mai avuto il coraggio di dichiararmi, tanti che se anche non c'erano non è che la mia vita cambiasse. Quello che mi piace di me è che non ho malinconie per il passato neanche rimpianti, è stato così. Punto. Sensi di colpa tanti. I miei hanno sofferto molto per la mia vita, per il fatto che non ero il figlio che loro volevano e a volte mi hanno reso la vita un pochino difficoltosa. Come se già non l'avessi di mio. Poi hanno iniziato a stare male e questo figlio strano è sempre stato presente e non li ha mai abbandonati. Pochi mesi prima di morire mio padre mi diceva :” tu non sei un figlio sei molto di più”. Ora mia madre mi dice “ sono orgogliosa di te”. Meglio tardi che mai. Inizia ora, il 14 di novembre la presentazione ufficiale, un'altra avventura, una delle tante. Ho nella testa questo macigno di cui ho avuto la certezza poco più di un anno fa, ho anche un cane che è bellissimo e adorabile. Ho degli amori che mi vivo solo io e nella testa, ho una madre con una agonia lunga e dolorosa, ho dei fratelli che forse non conoscerò mai, ho degli amici non così belli come il mio cane, ma altrettanto adorabili, ho una vita che non ha voglia di adagiarsi. E sono stranamente felice. Speriamo non sia una forma precoce di demenza senile

martedì 23 settembre 2014

fra eschimesi , mongoli e venti glaciali


Siamo un pochino in ritardo, ma partiremo. Con la stagione intendo e anche con i laboratori, ma siamo in dirittura d'arrivo e partiremo. Di fronte a me il mio socio Zappa, aria seriosa al computer, di fianco il mio cane che ha i calori e sta cercando di farsi tutto quello a portata di mano o di pisello e poi appoggia il muso sulle mie gambe ed inizia ad ululare. Un breve salto al bar, incontri piacevoli e il cane ormai senza pudore e senza remore. Negli ultimi due anni, non che gli altri fossero stati meno pesanti, ho appesantito troppo il cuore e la mente. In un momento di crisi avevo detto con Zappa:” mi piacerebbe riavere la mia vita”. Lui mi ha risposto :” è questa la tua vita”. In effetti la storia, la personalità e il vissuto di una persona non si costruiscono con i “se” o con i “vorrei o avrei voluto”. Ora sto cercando di uscire dalla nebbia, la mia vita è questa, ci sono delle responsabilità e vanno affrontate, ci sono dei dolori e delle ferite, ma la gente è piena di dolori e di ferite. Io ho la possibilità e anche la sfrontatezza di poterne parlare. E più parlo, più diverse umanità mi si avvicinano e aprono il loro cuore. E' un regalo bellissimo. Quando vado in struttura da mia madre, faccio sempre quello allegro, conosco tutti, infermieri, oss, medici, ricoverati, saluto tutti, faccio sempre un giro a salutare tutti. C'è una signora che tutte le volte mi chiama , mi prende la mano e ci appoggia la faccia. Ma quando esco dalla struttura, c'è sempre un gruppo di signori seduti davanti alla porta di ingresso che saluto con “ciao ragazzini”, quando esco dalla struttura, non riesco a salire subito in macchina, devo aspettare un attimo perchè mi sembra che la testa e il cuore scoppino. La vita di una persona non si fa con i se e i tuoi parenti alla fin fine sono quelli che , nel bene o nel male , ti hanno cresciuto. Probabilmente in questi giorni arriverò alla conclusione delle mie ricerche. Ho scoperto che non voglio più cercare nessuno, voglio solo sapere la verità, anche se ogni verità ha tante sfaccettature non sempre visibili. Non so cosa sia avere un fratello, non l'ho mai avuto, so quello che mi raccontano i miei amici. Mi manca, come probabilmente a tutti i figli unici, qualcuno con cui sei cresciuto assieme, mi manca magari stare sul lettone quando hai paura dei temporali, mi mancano le litigate, le gelosie, le solidarietà. Quello che immagino possa essere un rapporto tra fratelli. Ma questo è il tempo della nascita , dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono i periodi in cui un fratello di sangue cresce come tuo fratello. Ora, qualunque sia la verità, è tardi. Dopo 60 anni non si possono recuperare dei rapporti che non ci sono mai stati. Probabilmente fra non molto, se si riusciranno a sciogliere i nodi, mi verrà data una busta o forse no. Mia padre e mia madre, sono quelli che mi hanno cresciuto e non ho bisogno di cercare altri padri e altre madri , però il motivo per cui sono stato buttato via, questo mi brucia tantissimo e questo vorrei sapere. Poi per i fratelli, ci sono non ci sono, credo sia ormai tardi e aldilà dell'idea romantica, credo seriamente di non avere più voglia di conoscerli. Mia madre mi aveva detto il nome di un suo cugino che forse sapeva qualcosa. So che era ammalato, chiamo prima il figlio, che mi risponde “ora sta bene e puoi parlare”. Nel frattempo ho parlato con lui, con il figlio intendo. Non ha fatto una piega e mi ha detto “ come mai alla tua età ti metti a cercare, ora, stai cercando l'eredità da dividere?” e poi ha continuato “ e se scopri che magari i tuoi parenti sono dei delinquenti?” e se invece fossero brave persone? Parlo poi con il cugino di mia madre che mi ha aggredito , mi ha dato del fanfarone, del bugiardo paranoico, concludendo che se avevo delle fisime, dovevo alzare il culo e andare a cercare. Fanculo. In effetti cosa vado a cercare, quello che dovevo sapere lo so, per il resto avevo solo bisogno di un sorriso e un abbraccio, ma il mondo è pieno di persone disposte a darti un sorriso ed un abbraccio. Questa estate nei giardinetti dove porto il cane quando sono a Cesena, c'era un barbone, penso cinese. Comunque asiatico. Alto, magrissimo, una certa dignità, sempre con la giacca, sporca, ma sempre giacca. Aveva una bicicletta e li accatasto probabilmente tutto il suo mondo. Un tipo strano che non guardava nessuno, parlava da solo. Totalmente scoordinato un pochino effeminato. Poi un giorno il mio cane si è sdraiato vicino a lui per avere le coccole. Quando sono riuscito ad alzare il cane e riprendere la camminata, il giovanotto ha iniziato a seguirci, completamente innamorato del cane e anche lui , quasi alla ricerca di un padrone. L'ho depistato perchè non avevo voglia di essere seguito. L'altro giorno, sempre con il cane e sempre solito giardinetto, vedo in lontananza una persona seduta con grande compostezza su una delle panchine, una donna che continuava a fissarmi. Sembrava orientale e subito ho pensato fosse il giovanotto barbone che si era vestito da donna. Quella era la mia direzione e sono andato avanti , curioso di vedere la trasformazione. Non era il giovanotto, ma una signora italiana, un donnone. Tutta in nero, scarpe, calze, gonna ,camicetta, e giacca. Un bel donnone con la faccia triste e lineamenti vagamente orientali. Una di quelle signore che tu vedi e pensi “questa è abituata a comandare”, troppo elegante e raffinata, un rolex al polso che costa più della mia macchina, ottima fattura di vestiti, ottimo taglio di capelli. Una donna così non va ai giardinetti. Troppo costosa la bicicletta e la borsa, troppo a disagio la signora a stare seduta sulla panchina di una giardinetto. Quando ormai ero vicino , mi ha guardato e si è messa le mani in faccia, poi non mi ha più guardato e ha fatto finta di parlare al telefonino. Non so cosa c'entra, ma mi ha inquietato tanto, non si è mai voltata, poi in lontananza ho visto che prendeva la bicicletta e ripartiva. Forse solo una coincidenza, ma in quel momento ho pensato “voglio solo sapere la verità, non voglio nulla da nessuno e non voglio incontrare nessuno”. La storia dei popoli, aldilà della storia ufficiale è fatta di sangue di sudore e di sperma e di battaglie e guerre solo per interessi economici. Non esiste una razza privilegiata, non esistono razze, ma mescolamenti continui a ferite continue. A me nella vita è sempre piaciuta la ricerca, mai il risultato. Il bello di fare uno spettacolo è la preparazione, poi, bello o brutto, è uno spettacolo. In questi ultimi mesi ho avuto la mente annebbiata, per i problemi di mia madre, per i problemi miei e ho continuato ad avanzare cercando di spostare la nebbia. Ora forse la nebbia sta diradando e penso che non mi interessa più. Un po' come “madame de sade” di Mishima. Aspetta una vita che il marito possa ritornare a casa e quando questo sta per succedere, chiede ai domestici di chiudere le porte e di non farlo entrare. Gli scritti, i romanzi, i film, il teatro, le favole hanno bisogno di storie forti, spesso maledette, quelle storie appunto di sangue sudore e sperma, la vita reale avrebbe bisogno di un pochino di tranquillità. Io non ho più voglia di cercare, anni fa ho scoperto, per via delle allergie, che ho i valori del c1 e c2 (esami del sangue sulle cellule) alterati, una questione genetica mi hanno detto. Allora mi piace pensare che magari appartengo ad una delle etnie eschimesi ( così posso dare del terrone a tutti) oppure immaginare di essere mongolo , diretta discendenza di gengis kan. “Il gruppo etnico mongolo è caratterizzato da pelle giallastra a volte un po' scura, capelli neri e molto spessi e forti (la calvizie è praticamente sconosciuta, la canizie si manifesta rarissimamente prima dei 55 anni), barba non presente prima dei 25 anni di età e non raggiungente lunghezze superiori a 14 cm in genere, peli solo su ascelle e genitali e spesso anche qui ritardati o radi.La statura non è alta (circa 168 cm in media per gli uomini e 160 cm per le donne), ma la corporatura è robusta, resistente alle fatiche, al forte caldo e forte freddo.” questo da wikipedia. Non sono proprio giallino, ho pochi peli, anche se non così glabro, ma tutto il resto ci sta. Continuo ad avere il magone, ma anche anche tanta voglia di ridere e di vivere e il piacevole sorriso che ho ricevuto stamattina al bar  riempie il cuore e  dona un pochino di serenità. Il cane si è addormentato, Marco sta continuando a lavorare, io a cazzeggiare e fuori c'è il sole.