Un po' qua un po' a Cesena, il cane comincia a fare confusione sugli
orari e anche sui comportamenti. E io che mi sento in colpa, gli sto
concedendo un po' troppo e questo non fa bene né al cane né al
padrone. Da un po' di tempo si sveglia alle quattro e inizia a fare
le sceneggiate. Stamattina alle quattro mi sono alzato, ho aperto la
porta e gli dico adesso vai fuori lasciami dormire. Ma senza di me
non esce, allora gli ho buttato il giocattolino giù per le scale. Ho
lasciato la porta aperta, non era freddo tirava vento, cambiare
l'aria fa solo bene e ritorno a letto. Dopo un po' mi devo alzare c'è
movimento, vado a vedere i cani sono tre. Butto fuori le due border
collie , mi tengo il mio cane e chiudo la porta, alle cinque e mezzo
mi sono alzato definitivamente. Dove abito, il mio cane sta bene, lo
spazio è enorme, c'è anche il laghetto, il ruscelletto e le lepri,
il problema che non vorrebbe mai uscire dal cancello. Il problema
adesso sono anche le due border collie che pur avendo un padrone, pur
coccolate da tutti, hanno deciso di adottarmi e stazionano
perennemente, anche di notte, sulle scale di casa. E quando giro con
il mio, loro ci seguono sempre. Dove abito mi chiamano l'uomo dei
cani. Qualche giorno fa dico basta sto merdaio e faccio una bella
pulizia di casa. Soddisfatto , tutto pulito, il cane addormentato sul
mio letto (7,30 del mattino) faccio ancora un po' di cosine , poi
vado nella sala e vedo sporco, non riuscivo a capire. Le due
cagnette si erano trascinate di pancia dalla porta fino sotto al
tavolo. Hai un bel da dire “oh ragazze, avete una casa , avete un
padrone, cosa volete da me?”. A volte la gente dice “ un cane può
essere meglio di una persona”. No dai, un cane pur adorabile, è un
cane e una persona è pur sempre una persona. E in questo periodo le
persone mi mancano tantissimo. Da tre, quattro anni non leggo un
libro, un giornale, non vedo un film, non vado a cena fuori, non vado
in giro né in qualche localaccio, non faccio quelle cose belle
chiamate cosacce. Ma non mi creo dei problemi, ci sono altre urgenze
ed inutile farsi menate. Quando sono a Cesena faccio praticamente
un'ora in giro con il cane, due ora da mia madre. Fino a sera. A
volte mia madre dorme in continuazione neanche si accorge della mia
presenza, ma voglio esserci. Giusto non giusto non lo so, ma credo
sia importante non fare sentire una persona, tua madre, sola. Ormai
sono di casa e mi trattano tutti con affetto, ogni tanto porto anche
il cane e riesco a creare un piacevole trambusto. Lui è felice di
entrare in struttura e di beccarsi le coccole di tutti. Però la sera
quando esco, l'ho sempre raccontato, il cuore è pesante e anche la
testa. Ho quasi l'impressione che il cervello mi si spappoli un
pochino alla volta. Una amica mi aveva scritto perchè preoccupata
per le mie ricerche, preoccupata che io possa cadere in quel buco
rischioso chiamato in tante maniere. Non sono le ricerche a crearmi
dei problemi. Ormai do per assodato, le paure sono altre,
dall'infanzia in poi mi sono ripiombate tutte addosso. Non sono le
ricerche delle mie origini a crearmi dei problemi, non più, qualche
volta. Chiuso con il prete Boliviano che pur con tutta la
buona volontà, neanche conosce tutti i paesi di cui parlo, ho
trovato un altro prete che gli sono diventato simpatico perchè gli
ho detto che sono stato in seminario e molti miei amici lui li
conosce. Lui ha a che fare direttamente con il paese che ho scritto
sulle carte. Però finora nessuna risposta. In quel paese non ci vado
più, mi mette angoscia. Il numero della strada non riesco a
trovarlo, ma ci sono due case, prima di arrivare al paese, che non
hanno numerazione. Una sulla destra, è una bella enorme casa
contadina con tantissimi fiori, un po' lasciata andare, ma bella.
Passando un giorno ho visto un uomo che aveva i capelli come i miei.
E sono scappato. L' altra casa, sulla sinistra è una casa enorme con
finestre e porte piene di inferriate. Sembra ci debba essere un
arsenale militare tanto è blindata. Non è la classica casa
contadina, sembra abbandonata, sempre porte e finestre chiuse, ma c'è
un cane grosso nero e un cavallo bellissimo. Ogni tanto anche un
trattore. Qui in mezzo a due alberi c'è un palo e sopra , quasi una
bandiera , un cavallo a dondolo per bimbi piccolissimi. Non vado più
in quei posti, perchè soprattutto questa casa blindata mi crea
delle fitte impressionanti al cuore e delle scariche violente al
cervello. La mia tattica era di farmi vedere e di fare parlare di me.
Ma non posso andare oltre quello che sono già andato perchè devo
proteggere mia madre. Le devo tanto, è lei mia madre, ora
è confusa nei suoi fantasmi e non vogli le cadano addosso anche le
inevitabili chiacchiere di gente e parenti. Però da quando ho
iniziato a muovermi, strani movimenti stanno succedendo. E' da una
vita che stanno succedendo e a volte non capisco se sono sano o
completamente paranoico. L'ultimo avvistamento al paese, quello
ufficiale. Al cimitero. Che uno non ci capita per caso dato che è
isolato su di una collinetta. Arrivo, sempre presto, un po' perchè
non ho voglia di vedere nessuno, un po' perchè ho sempre tante cose
da fare. Spesso vado con il cane, ma non lo porto più dentro perchè
ormai considera il cimitero come suo e se entra qualcuno gli abbaia
mica da ridere. Il cane lo lascio in macchina, finiti i miei giri,
faccio fare il giretto a lui. Dicevo, c'era parcheggiata una jeep, di
quelle grandi che costano più di un monolocale. Parcheggio dietro,
mi accorgo che la macchina ha il motore acceso , ma non faccio caso.
Appena entrato al cimitero, che è piccolissimo, sento arrivare dei
passi. Un signore suppergiù della mia età. Faceva finta di
gironzolare e guardare le tombe. Gli ho detto buongiorno, mi ha
risposto buongiorno, ma la strana sensazione che mi guardasse di
nascosto. Poi sono uscito e fortuna era arrivato il sacrestano ad
aprire la chiesa per cui ho tirato fuori il cane dalla macchina e ho
iniziato a parlare con il sacrestano che non è proprio il
sacrestano, ma un giovanotto che alle messe suona la chitarra.
Subito è uscito l'altro signore e non so per quale motivo è stato
colpito dal cane. Ci siamo guardati per un attimo, lui la faccia
molto seria. Mi sono sempre vantato , appeno vedo una persona, di
vedere subito tutto l'insieme, dal tipo di scarpe, ai capelli.
Ultimamente vedo solo particolari e non so più vedere il totale. Di
questa persona mi ha colpito l'aspetto . Fisico eccezionale, poco più
alto di me, ma sembrava me quando avevo trenta anni. I capelli.
Pelato e i capelli solo ai lati. Quando ci siamo guardati ho pensato
: “sembra uscito da un film di Kurosawa". Poco più giovane o
anziano di me, non so, però ho realizzato dopo, sembrava me da
giovane come mi fossi rasato i capelli in fronte, così come i
samurai dei film di kurosawa. Mia madre sa vedere le cose nei sogni e
un giorno mi aveva detto: “anche i tuoi fratelli ti stanno
cercando, ma non sanno chi sei”. Una volta mi aveva anche detto “
quello più vecchio mi conosce, ma non sa che sei tu il fratello che
stanno cercando”. Mi sono guardato allo specchio e mi trovo
enormemente invecchiato e avere in continuazione a che fare con le
malattie e i fantasmi , non fa bene alla salute. Fra una settimana
partiamo con la presentazione della stagione. Spero di riuscire a non
essere più assente così come lo sono stato in questi miei ultimi
anni. Il signore che ho visto sulla jeep, mi dava l'idea di un
geometra o architetto. Forse più geometra perchè sono loro che gli
piace farsi vedere con i macchinoni. Chissà se lui o gli altri usano
il computer o sanno minimamente navigare in internet. Se sanno il
mio nome e cognome, non è difficilissimo trovarmi. Mi piacerebbe
chiamarli a casa mia e dormire per una notte tutti insieme nel mio
lettone. Poi ognuno per la sua strada. Il cane inizia ad essere
insofferente e anch'io. Gli dico dai Peter andiamo a casina ed è già
subito in piedi. Ma porca troia le vite complicate.
martedì 4 novembre 2014
mercoledì 15 ottobre 2014
Sette vite come i gatti e la promessa a Mario
“han sette vite come i gatti” bello il titolo di Sussurrandom
dedicato alla nostra prossima stagione. Davanti io e Marco, in mezzo
una araba fenicia. Il sottotitolo “cacciati da Romanengo....”
fa colpo. Non mi piacciono i vittimismi per cui non mi sento
assolutamente cacciato, ma come parte di una naturale evoluzione
delle cose. Nessuna guerra, nessuna sconfitta, nessuna vittoria, le
cose cambiano. Poi cosa succederà non lo so, vedremo. Stiamo
rischiando non molto, moltissimo e dopo la stagione e Odissea di
questa estate, tireremo le somme e a me, come ho sempre detto,
rientrare nelle compagnie di giro e dedicarmi ai miei spettacoli, non
mi dispiacerebbe. In ogni caso ora dobbiamo ringraziare tante , ma
tante persone. Da chi ci ha dato solidarietà e sorrisi fino ai
comuni che hanno deciso di ospitarci, agli artisti la cui
collaborazione e amicizia sono stati fondamentali, fino alle persone
del nostro pubblico che speriamo possano continuare a seguirci e a
sostenerci. Quando anni fa ho lasciato Bologna e già avevo lasciato
Cesena, ero affascinato da queste zone e la prima cosa che ho fatto
è stato di cercare di comprendere la storia e le economie che sono
quelle cose che poi portano al presente. E tutti i libri, a volte un
pochino faziosi, che di volta in volta i comuni mi regalavano, sono
diventati materiale prezioso. Rimpiango i periodi in cui ero topo di
biblioteca e andare per esempio a sfogliare libri antichissimi o
vecchi giornali era il massimo della goduria. E si scoprono cose
strane, movimenti umani strani, paludi diventate città, guerre
continue e invasioni continue. Dai romani in poi in queste zone ci ha
stazionato di tutto. Mercanti , soldati da tutta Europa con relativo
materiale umano al seguito, porti di acqua, commercianti ebrei. E il
bello , così come in tutta Italia, ogni paese, pur piccolo, ha
enormi differenziazioni e caratteristiche che li rendono unici e
belli. Qua in zona c'erano le strade che portavano a nord sud
est e ovest e quindi le grandi chiese nei punti strategici, fari
nella nebbia forse, controlli sociali sicuramente. A Calcio c'è una
delle chiese più grandi di tutta Italia. A Pumenengo invece hanno un
santuario più piccolo, però hanno la Madonna che cambia direzione.
Calcio , che sarà sede della maggior parte degli spettacoli, è in
apparenza come uno dei tanti paesi. Ci passi in mezzo e neanche lo
noti. Come Romanengo , uno fa la strada principale, entra da una
parte ed esce dall'altra, e dice “tutto qua?”. Bisogna fermarsi e
non dare nulla per scontato e le sorprese diventano tante e molto
belle. Ma non è di storia o di paesi che voglio parlare, ma di
murales, di scritte sui muri, di graffiti. L'ho promesso a Mario e
ogni promessa va mantenuta. Mario scusa la mia stupidità. Ci sono
dei paesi qua in Italia che nel murales hanno trovato la loro forza,
intere facciate continuamente rivedute. A Milano un muro del parco
nord, zona Niguarda, diviso a settori è interamente dipinto. Non so
se commissionato o opera clandestina. Qua mi sono perso un attimo sul
concetto di murales o di graffiti, in ogni caso lavori splendidi. In
giro per internet compaiono spesso facciate di palazzi dipinte come
dei tromp d'oeil. Poi ci sono le scritte, sembra quasi che noi
italiani siamo tutti pittori poeti e scrittori. La
scritta più bella e l'avevo già riferita, su di un muro di Cesena.
Un ragazzo si lamentava che avrebbe voluto fare l'amore per la prima
volta, invece si era dovuto arrangiare da solo. Pronta la risposta in
un altro scritto : “ anch'io è una vita che mi faccio le pugnette,
ma non lo vado a scrivere sui muri”. Se in autostrada hai
bisogno di un bagno, non ti serve il giornale. E anche qua al di la
dello scontato quasi sempre, a volte ti trovi dei piccoli capolavori
di letteratura erotica. A Romanengo, che io sappia, ci sono due
murales che hanno una storia importante . Uno incornicia la cassa del
teatro. Non c'erano soldi , era iniziata una collaborazione con il
liceo artistico di Crema, il sindaco aveva fatto loro una proposta e
loro avevano accettato. Questi ragazzini tutte le mattine prendevano
la corriera per venire da Crema a Romanengo e con enorme serietà,
caldo o freddo , hanno portato avanti le loro opere. Quella alla
cassa del teatro a me piace molto, peccato che , forse i ragazzini,
ogni tanto lasciano cazzate scritte con il pennarello. Peccato perchè
può piacere, può non piacere, ma è una opera d'arte. Pensata,
vissuta, sudata. Forse verrà cancellato,è comunque storia del
paese. L'altro murales è da commozione. C'è un sottopasso che
collega Romanengo al cimitero. Qua, sempre i ragazzini del liceo
artistico, sempre senza soldi, hanno dipinto scene di vita del paese.
Case, strade, gatti, cani, un topo, una nutria. Con uno sguardo
pulito da ragazzini appunto. Era nella idea del sindaco, la voglia di
dare un dolce e delicato saluto alle persone che morivano e che
venivano accompagnate al cimitero. Ci passo spesso con il cane, lui
sa che li non deve fare pipì rischio pisello tagliato, e questa idea
riesce sempre a commuovermi. E' l'idea di un paese che dice a chi va
per sempre “ non avere paura, non ti lasciamo solo”. E' un
abbraccio. Purtroppo il tempo e l'umidità del sottopasso iniziano a
fare danni. Noi per ora non lasciamo Romanengo, abbiamo una nostra
sede e sobbarcarci altre spese non ne abbiamo voglia. Però l'avventura è
partita, un po' di ansia, chiaro, nuovi rapporti da costruire, poi
come dicevo si vedrà. Siamo ai confini delle province di Bergamo
Brescia e Cremona, Calcio è bergamasca. Cittadina discreta e non
subito eclatante come per esempio Rudiano, Soncino, Orzinuovi o
Ostiano gli altri comuni che ci ospitano. Basta parcheggiare e
lasciarsi un attimo andare e una delle cose che noti sono questi
dipinti sui muri, mai troppo appariscenti, non intere facciate, però
a volte abbastanza grandi. Per la prossima estate abbiamo pensato per
Odissea ad un piccolo tour seguendo appunto questi dipinti. Che non
sono tantissimi, poco più di trenta credo, ma è una sorta di
impronta che magari scolorisce, ma c'è. Sono assolutamente
favorevole al consumo di suolo zero. La bellezza di questi paesi non
è cercare di diventare sempre più grandi , ma iniziare a
valorizzare e a ricostruire su ciò che c'è già. L'amore per un
territorio non è la distruzione tramite nuovi agglomerati anonimi,
rotonde eccessive, centri commerciali ormai vuoti o strade da fare
invidia a Los Angeles , ma vuote come i grandi centri commerciali. Se
uno parte da Soncino, verso Orzinuovi per andare a Brescia o se da
Calcio si prendono le superstrade per Bergamo, si accorge di questa
distruzione. E allora ben vengano dipinti, affreschi sui muri che per
me stanno anche ad indicare che nella vita si muore, ma il ricordo di
noi, bello o brutto che sia, rimane
sabato 11 ottobre 2014
caduto da un ufo
Ogni tanto ci si demoralizza, poi ci si rialza e via via con tempi
sempre più lunghi e una stanchezza che diventa sempre più pesante
sia a livello mentale che fisico. E finchè c'è la speranza la
voglia e il desiderio di rialzarsi, va bene. Se dovessi prendere
adesso il cane, non lo prenderei perchè non si riesce a fare tutto,
ma sono contento di averlo preso perchè anche se faticoso, mi
rigenera la vita. Non è faticoso il cane, ma da quando ce l'ho gli
avevo promesso che minimo quattro ore al giorno l'avrei fatto
camminare giocare e correre e questo minimo quattro ore al giorno le
ho sempre mantenute e superate. Anche a acosto di non dormire. Ma quando si fa male e si fa male
spesso, dato che è giocatore di rugby, non si lamenta , ma viene da
me, ma quando lo asciugo o lo spazzolo inizia a scuotersi fino a
cadere per terra con le gambe per aria, ma quando dormo arriva e
inizia a sbattere le orecchie finchè non mi sveglio e gli dico “
dai sali sul letto”. E allora la stanchezza e le malinconie
scompaiono e gli dico “Peter, felice di averti incontrato”. Oggi
ho detto cosi' anche a mia madre preoccupata per il mio continuo
correre avanti e indietro: “Si deve fare si fa, felice di averti
incontrato”. Non ho mai chiamato mio padre o mia madre con “mamma
o babbo”, ma sempre con il loro nome e anche i loro fratelli non li
ho mai chiamati zii, ma sempre con il loro nome o soprannome. Un po'
strano forse, ma è così e non ne so il motivo. E' un casino in questi giorni, ma più che
casino è proprio nebbia nel cervello. E sono stanco. Circa un anno
fa la mattonata in testa, poi prove riprove, ipotesi varie, fatti
strani continui senza mai arrivare ad una soluzione o una verità
definitivi. Consapevole che spesso la verità può dipendere da diversi
punti di vista. Ho visitato paesi, ho fatto, faccio ricerche continue
in internet, qualche volte mi sono rivolto a persone che avrebbero
dovuto sapere, ma mi sono ritrovato con dei pesci in faccia. Sui
paesi di cui parlo sto scoprendo realtà che neanche l'immaginazione
più fervida. Terre di confini sempre spostati, terre di ripicche da
guerra e dopoguerra che sembrano non avere limiti, fascisti,
partigiani, finti partigiani. Storie di soprusi, di omicidi, di
tradimenti, di gente ricchissima e di gente in totale povertà.
Storie di miniere e di traffici vari. Storie di gente che partiva per
il Belgio o per l'Australia. Storie del dopoguerra italiano, un
dopoguerra che si è trascinato per anni. In questi giorni non ho più
voglia di cercare e per ora ho gettato la spugna. Dico per ora perchè
conoscendomi, se devo arrivare ad una cosa, a costo di massacrarmi,
ci arrivo. Si dice così , tanto per fare un pochino gli sboroni. E a
proposito di sboroni - in Romagna non esiste la parolaccia, ma la
costruzione di una frase che vorrebbe essere offensiva, ma spesso
diventa ironica – oggi ho sentito questa frase di un ragazzo che
parlava al telefono con un amico : “se a te piace fare lo sborone
va bene, ma non puoi sempre fare lo sborone con il mio culo” in
dialetto. Ho spesso discussioni con Zappa il mio socio che da bravo
bergamasco, non riesce a capire queste sottigliezze e mi dice che
sono volgare. A me ste frasi piacciono tantissimo. Come la frase che
ho sempre riportato del ragazzo in ospedale. Esasperato dalla madre
che stava male, le aveva detto ( sempre in dialetto) : se da piccola
ti avessero mangiato le troie, non saremmo stati tutti meglio?”.
Con una frase del genere cosa fai? Ti metti a ridere e le
incazzature passano. Dicevo che a costo di massacrarmi ci arrivo, non
ora. Queste zone di cui parlo, hanno cambiato in continuazione
confini sia comunali che di diocesi, molti paesi non sono più paesi
, ma solo agglomerati di case spesso comperate da gente facoltosa che
le ha trasformate in ville blindatissime. Sono cambiate anche le
numerazioni e hai un bel da cercare avanti e indietro, poi cosa
cerchi, da chi vai a bussare? Non esistono neanche più le
parrocchie, diversi cimiteri sono abbandonati e gli unici preti,
ormai solo sud americani, sfruttati anche qua, fanno i pendolari fra
un paese e l'altro per cercare di mantenere almeno quell'usanza
chiamata messa. In un paese domenica scorsa mi hanno detto che fino a
due minuti prima della messa , non sapevano chi sarebbe stato il
prete che avrebbe officiato. Perchè un mese fa avevo deciso di
rivolgermi ad un prete dato che mi risulta che almeno fino agli anni
sessanta i preti erano i migliori informatori dei carabinieri dato
che sapevano e annotavano tutto. Trovato finalmente il prete,
Bolivano, responsabile di tutti gli altri, gli enuncio il fatto. Lui
mi dice “ come ti chiami, dati da nascita, nome dei tuoi
genitori,non ti preoccupare ti telefono io”. Sembrava una cosa
normalissima. Per un mese, due volte la settimana ho continuato ad
esasperarlo con telefonate “ vengo giù ci vediamo, le do una mano
nella ricerca” - “cosa vieni a fare, non ho avuto ancora tempo ti
telefono io” - Ieri gli telefono ancora e mi dice : “ si ho
capito chi sei, nei paesi che mi hai detto non ho trovato nulla,
adesso cercherò anche in altre direzioni”. L'unica sicurezza che
avevo, era di essere stato battezzato in un paese con tanto di nome,
neanche quello. Già nel mio stato di nascita, sotto il nome della
strada e del numero civico, era stato scritto qualcos'altro, poi
cancellato. Allora non esisteva il bianchetto e si raschiava il
foglio, ma non siamo riusciti a capire cosa ci fosse sotto. Io e
l'impiegata del comune. Quando il prete mi ha detto “non ho trovato
nulla”, sono crollato, per un attimo, ma sono crollato. Sono stato
cresimato, sono anche stato in seminario, da qualche parte mi avranno
battezzato. Allora ho deciso , non so per quanto, di fare finta che
niente ci sia stato. Non ho fratelli da nessuna parte, non sono stato
abbandonato o perso da nessuno, i miei genitori sono i miei genitori
e se non ho troppi elementi fisici in comune con loro dipende dai
miei geni e cellule antichissimi. Oppure , dato che in una di quelle zone di
cui parlo hanno avvistato gli ufo , forse erano comparsi anche anni
fa e mi hanno perso per strada. Dovevo parlare di Calcio, il paese di
Calcio in provincia di Bergamo, che ospiterà il maggior numero di
spettacoli della nostra rassegna, per chi è in zona “occhio
ragazzi, non mancate alla presentazione del 14 di novembre”. Ci
sarà anche un omaggio ad Alda Merini. Non letture di poesie, ma
stralci di vita raccolti e catalogati da un suo amico che quando Alda
Merini arrivava a Calcio, lui la proteggeva, La gente la
derideva e lei ne aveva paura. Il marito di Alda Merini era
originario di Calcio e a Calcio è seppellito. Avrei voluto parlare
di queste cose, come dei murales in giro sulle facciate delle case,
ma anche degli altri comuni che ci ospitano. Invece mi sono perso
nelle mie piccole cose private, ma in fin dei conti la Storia si fa
con le piccole storie private. O no? Si sono proprio fuso
martedì 30 settembre 2014
Strane cose qua nella bassa
Strane cose qua nella bassa. Un architetto aggredito, una sindaca che
gli è arrivata a casa una busta con tanto di lettera minatoria e
bossolo di pistola, mega centri commerciali sempre più vuoti, una
autostrada chiamata brebemi che affianca un'altra autostrada, che ha
devastato un territorio bellissimo e sempre vuota. Le prime nebbie
autunnali la mattina presto e in lontananza gli spari dei cacciatori.
Trattori carichi di mais, allevamenti di maiali e vacche, Gerundia
felix come il titolo del mio spettacolo che in aprile concluderà
questa nostra strana stagione di teatri di pianura. In questi giorni
e senza malinconie mi ritrovo, specie in macchina, a ripensare a
diverse cose della mia vita e la voglia e la necessità di essere
sempre un pochino nomade. Forse invidio , ma neanche troppo, chi nato
in un posto, li continua a viverci e li ci muore. Non ho mai fatto
ferie vacanze in vita mia, mi sono sempre spostato per lavoro, per
viaggiare, per cambiare la mia vita e non saprei ragionare
diversamente. Ora mi dispiace un po' per il mio cane che è un
pochino stanziale ed abitudinario e farlo salire in macchina devo
prenderlo su di peso come un sacco di patate da 35 chili. Quando
giovanotto , finito il militare, ho abbandonato Cesena per andare ad
abitare a Bologna ,uscivo da uno schema programmato e mi stavo
buttando, a qualsiasi prezzo, dentro viaggi avventurosi. Non avevo
mai girato, non ero mai andato da nessuna parte, d'estate poi
lavoravo al mare per mantenermi gli studi. E improvvisamente altri
mondi e altre realtà. E tanto cinema, praticamente un film a sera e
poi anche il teatro che all'inizio pensavo fosse solo quello
“ufficiale” e i concerti i pomeriggio tardi finito il lavoro.
Solo di musica classica dato che ero un po' fighetto e neanche sapevo
cosa fossero i grandi concertoni rock. Poi improvvisamente il 77 e
l'idea di realtà che mai avrei immaginato. Le prime performance di
body art, forse anche Marina Abramocic. Il teatro povero che veniva
dall'est, il living che veniva dall'ovest , la nuova danza dal canada
e dalla francia, il teatro di strada dall'Olanda e gli inglesi che se
non si spogliavano non stavano bene. Poi i trampoli scoperti per
caso. Me li ero fatti fare in legno di olmo mi pare, nessuno mi aveva
insegnato e quando potevo me li caricavo in spalla e andavo ai
giardini margherita. Tanto per non passare inosservati. Poi la
conoscenza di Marco e l'idea di fare teatro seriamente uscendo dal
fai da te . Un giorno Marco mi aveva spedito a Bergamo dal suo amico
Ludovico, allora del teatro tascabile, poi fuoriuscito, poi morto.
Uno che di teatro e di trampoli se ne intendeva. Mi ha detto indossa
il tuo schifo di trampoli e seguimi. Se cadi ti rialzi da solo.Un
giorno su e giù in giro per città alta. Cadere sono caduto, ma ho
fatto gradini, ho camminato, ho corso, sono caduto, sono andato a
sbattere contro colonne e quando credevo di essere una cima, Ludovico
mi ha fatto fare una scalinata in discesa che ho praticamente fatto
di pancia e di faccia. Salutandomi Ludovico mi aveva detto : “non
pensare mai di essere arrivato”. O come i miei maestri scandinavi
che io li guardavo che erano proprio belli e loro il massacro. Non
esiste non ce la posso fare, lo fai e se non ce la fai al massimo
cadi. Sto parlando di acrobatica. Sempre in questa ottica un mitico
laboratorio con Lindsay Kemp, alla galleria d'arte moderna. Lui su un
balconcino e sotto centinaia di giovanotte e giovanotti felicissimi
di farsi massacrare. Ho conosciuto poi Kemp dopo un suo spettacolo e
mi voleva portare via, ma forse non per fare il danzatore. E i tanti
ragazzi e ragazze morti per sete di vivere, belli nella loro
giovinezza. Tanti, tantissimi, troppi. Dicono che allora ero carino,
non me ne sono mai accorto, non mi interessava. Una cosa ho imparato,
non guardarsi mai allo specchio, non pensare mai di essere arrivati e
mantenere l'animo giovane e curioso, anche a costo di sembrare
qualche volta idioti. Poi diventati teatro io e Marco, 34 anni
passati in un soffio. Tante esperienze, tante realtà, tanti pianti,
tante risate, tante persone le cui facce spesso mi passano davanti
come in un film. Qualche amore importante, tanti non vissuti cui non
ho mai avuto il coraggio di dichiararmi, tanti che se anche non
c'erano non è che la mia vita cambiasse. Quello che mi piace di me è
che non ho malinconie per il passato neanche rimpianti, è stato
così. Punto. Sensi di colpa tanti. I miei hanno sofferto molto per
la mia vita, per il fatto che non ero il figlio che loro volevano e a
volte mi hanno reso la vita un pochino difficoltosa. Come se già non
l'avessi di mio. Poi hanno iniziato a stare male e questo figlio
strano è sempre stato presente e non li ha mai abbandonati. Pochi
mesi prima di morire mio padre mi diceva :” tu non sei un figlio
sei molto di più”. Ora mia madre mi dice “ sono orgogliosa di
te”. Meglio tardi che mai. Inizia ora, il 14 di novembre la
presentazione ufficiale, un'altra avventura, una delle tante. Ho
nella testa questo macigno di cui ho avuto la certezza poco più di
un anno fa, ho anche un cane che è bellissimo e adorabile. Ho degli
amori che mi vivo solo io e nella testa, ho una madre con una agonia
lunga e dolorosa, ho dei fratelli che forse non conoscerò mai, ho
degli amici non così belli come il mio cane, ma altrettanto
adorabili, ho una vita che non ha voglia di adagiarsi. E sono
stranamente felice. Speriamo non sia una forma precoce di demenza
senile
martedì 23 settembre 2014
fra eschimesi , mongoli e venti glaciali
Siamo un pochino in ritardo, ma partiremo. Con la stagione intendo e
anche con i laboratori, ma siamo in dirittura d'arrivo e partiremo.
Di fronte a me il mio socio Zappa, aria seriosa al computer, di
fianco il mio cane che ha i calori e sta cercando di farsi tutto
quello a portata di mano o di pisello e poi appoggia il muso sulle
mie gambe ed inizia ad ululare. Un breve salto al bar, incontri
piacevoli e il cane ormai senza pudore e senza remore. Negli ultimi
due anni, non che gli altri fossero stati meno pesanti, ho
appesantito troppo il cuore e la mente. In un momento di crisi avevo
detto con Zappa:” mi piacerebbe riavere la mia vita”. Lui mi ha
risposto :” è questa la tua vita”. In effetti la storia, la
personalità e il vissuto di una persona non si costruiscono con i
“se” o con i “vorrei o avrei voluto”. Ora sto cercando di
uscire dalla nebbia, la mia vita è questa, ci sono delle
responsabilità e vanno affrontate, ci sono dei dolori e delle
ferite, ma la gente è piena di dolori e di ferite. Io ho la
possibilità e anche la sfrontatezza di poterne parlare. E più
parlo, più diverse umanità mi si avvicinano e aprono il loro cuore.
E' un regalo bellissimo. Quando vado in struttura da mia madre,
faccio sempre quello allegro, conosco tutti, infermieri, oss, medici,
ricoverati, saluto tutti, faccio sempre un giro a salutare tutti. C'è
una signora che tutte le volte mi chiama , mi prende la mano e ci
appoggia la faccia. Ma quando esco dalla struttura, c'è sempre un
gruppo di signori seduti davanti alla porta di ingresso che saluto
con “ciao ragazzini”, quando esco dalla struttura, non riesco a
salire subito in macchina, devo aspettare un attimo perchè mi sembra
che la testa e il cuore scoppino. La vita di una persona non si fa
con i se e i tuoi parenti alla fin fine sono quelli che , nel bene o
nel male , ti hanno cresciuto. Probabilmente in questi giorni
arriverò alla conclusione delle mie ricerche. Ho scoperto che non
voglio più cercare nessuno, voglio solo sapere la verità, anche se
ogni verità ha tante sfaccettature non sempre visibili. Non so cosa
sia avere un fratello, non l'ho mai avuto, so quello che mi
raccontano i miei amici. Mi manca, come probabilmente a tutti i figli
unici, qualcuno con cui sei cresciuto assieme, mi manca magari stare
sul lettone quando hai paura dei temporali, mi mancano le litigate,
le gelosie, le solidarietà. Quello che immagino possa essere un
rapporto tra fratelli. Ma questo è il tempo della nascita ,
dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono i periodi in cui un fratello
di sangue cresce come tuo fratello. Ora, qualunque sia la verità, è
tardi. Dopo 60 anni non si possono recuperare dei rapporti che non ci
sono mai stati. Probabilmente fra non molto, se si riusciranno a
sciogliere i nodi, mi verrà data una busta o forse no. Mia padre e
mia madre, sono quelli che mi hanno cresciuto e non ho bisogno di
cercare altri padri e altre madri , però il motivo per cui sono
stato buttato via, questo mi brucia tantissimo e questo vorrei
sapere. Poi per i fratelli, ci sono non ci sono, credo sia ormai
tardi e aldilà dell'idea romantica, credo seriamente di non avere
più voglia di conoscerli. Mia madre mi aveva detto il nome di un suo
cugino che forse sapeva qualcosa. So che era ammalato, chiamo prima
il figlio, che mi risponde “ora sta bene e puoi parlare”. Nel
frattempo ho parlato con lui, con il figlio intendo. Non ha fatto
una piega e mi ha detto “ come mai alla tua età ti metti a
cercare, ora, stai cercando l'eredità da dividere?” e poi ha
continuato “ e se scopri che magari i tuoi parenti sono dei
delinquenti?” e se invece fossero brave persone? Parlo poi con il
cugino di mia madre che mi ha aggredito , mi ha dato del fanfarone,
del bugiardo paranoico, concludendo che se avevo delle fisime, dovevo
alzare il culo e andare a cercare. Fanculo. In effetti cosa vado a
cercare, quello che dovevo sapere lo so, per il resto avevo solo
bisogno di un sorriso e un abbraccio, ma il mondo è pieno di persone
disposte a darti un sorriso ed un abbraccio. Questa estate nei
giardinetti dove porto il cane quando sono a Cesena, c'era un
barbone, penso cinese. Comunque asiatico. Alto, magrissimo, una certa
dignità, sempre con la giacca, sporca, ma sempre giacca. Aveva una
bicicletta e li accatasto probabilmente tutto il suo mondo. Un tipo
strano che non guardava nessuno, parlava da solo. Totalmente
scoordinato un pochino effeminato. Poi un giorno il mio cane si è
sdraiato vicino a lui per avere le coccole. Quando sono riuscito ad
alzare il cane e riprendere la camminata, il giovanotto ha iniziato a
seguirci, completamente innamorato del cane e anche lui , quasi alla
ricerca di un padrone. L'ho depistato perchè non avevo voglia di
essere seguito. L'altro giorno, sempre con il cane e sempre solito
giardinetto, vedo in lontananza una persona seduta con grande
compostezza su una delle panchine, una donna che continuava a
fissarmi. Sembrava orientale e subito ho pensato fosse il giovanotto
barbone che si era vestito da donna. Quella era la mia direzione e
sono andato avanti , curioso di vedere la trasformazione. Non era il
giovanotto, ma una signora italiana, un donnone. Tutta in nero,
scarpe, calze, gonna ,camicetta, e giacca. Un bel donnone con la
faccia triste e lineamenti vagamente orientali. Una di quelle signore
che tu vedi e pensi “questa è abituata a comandare”, troppo
elegante e raffinata, un rolex al polso che costa più della mia
macchina, ottima fattura di vestiti, ottimo taglio di capelli. Una
donna così non va ai giardinetti. Troppo costosa la bicicletta e la
borsa, troppo a disagio la signora a stare seduta sulla panchina di
una giardinetto. Quando ormai ero vicino , mi ha guardato e si è
messa le mani in faccia, poi non mi ha più guardato e ha fatto finta
di parlare al telefonino. Non so cosa c'entra, ma mi ha inquietato
tanto, non si è mai voltata, poi in lontananza ho visto che prendeva
la bicicletta e ripartiva. Forse solo una coincidenza, ma in quel
momento ho pensato “voglio solo sapere la verità, non voglio nulla
da nessuno e non voglio incontrare nessuno”. La storia dei popoli,
aldilà della storia ufficiale è fatta di sangue di sudore e di
sperma e di battaglie e guerre solo per interessi economici. Non
esiste una razza privilegiata, non esistono razze, ma mescolamenti
continui a ferite continue. A me nella vita è sempre piaciuta la
ricerca, mai il risultato. Il bello di fare uno spettacolo è la
preparazione, poi, bello o brutto, è uno spettacolo. In questi
ultimi mesi ho avuto la mente annebbiata, per i problemi di mia
madre, per i problemi miei e ho continuato ad avanzare cercando di
spostare la nebbia. Ora forse la nebbia sta diradando e penso che non
mi interessa più. Un po' come “madame de sade” di Mishima.
Aspetta una vita che il marito possa ritornare a casa e quando questo
sta per succedere, chiede ai domestici di chiudere le porte e di non
farlo entrare. Gli scritti, i romanzi, i film, il teatro, le favole
hanno bisogno di storie forti, spesso maledette, quelle storie
appunto di sangue sudore e sperma, la vita reale avrebbe bisogno di
un pochino di tranquillità. Io non ho più voglia di cercare, anni
fa ho scoperto, per via delle allergie, che ho i valori del c1 e c2
(esami del sangue sulle cellule) alterati, una questione genetica mi
hanno detto. Allora mi piace pensare che magari appartengo ad una
delle etnie eschimesi ( così posso dare del terrone a tutti) oppure
immaginare di essere mongolo , diretta discendenza di gengis kan. “Il
gruppo etnico
mongolo è caratterizzato da pelle giallastra a volte un po' scura,
capelli neri e molto spessi e forti (la calvizie
è praticamente sconosciuta, la canizie
si manifesta rarissimamente prima dei 55 anni), barba
non presente prima dei 25 anni di età e non raggiungente lunghezze
superiori a 14 cm in genere, peli solo su ascelle e genitali
e spesso anche qui ritardati o radi.La statura non è alta
(circa 168 cm in media per gli uomini e 160 cm per le
donne), ma la corporatura è robusta, resistente alle fatiche, al
forte caldo e forte
freddo.” questo
da wikipedia. Non sono proprio giallino, ho pochi peli, anche se non
così glabro, ma tutto il resto ci sta. Continuo ad avere il magone,
ma anche anche tanta voglia di ridere e di vivere e il piacevole
sorriso che ho ricevuto stamattina al bar riempie il cuore e
dona un pochino di serenità. Il cane si è addormentato, Marco sta
continuando a lavorare, io a cazzeggiare e fuori c'è il sole.
lunedì 15 settembre 2014
di viaggi, di camminate sul fiume e di passere al vento
Ieri sera dopo la camminata, durante la mega cena ( si deve portare
qualcosa da mangiare e per fortuna esageriamo tutti ) mi sono
ritrovato a parlare di teatro, di politica, di madri anziane, di
viaggi, di morosi che scappano peggio dei soldi, ancora di viaggi, di
figli viaggiatori e artisti, di ulivi in mezzo alle campagne e dei
casini della mente. Che quando mi metto a parlare dei casini della
mente con il mio amico Stefano, poi ne usciamo fuori di testa tutti e
due come se già non lo fossimo un pochino di nostro. Infatti Stefano
mi chiama zio. Bella la camminata, un pochino strana e diversa dal
solito. Meno rituale, meno teatrale delle solite, ma altrettanto
fascinosa e misteriosa. Tanta la gente giovane, ero praticamente il
più vecchio. No dai , eravamo in tre ad essere i più vecchi. E
Marco, il mio socio Zappa, continuava a rimarcare che le altre
camminate erano più belle. Ma mi sono preso una bella soddisfazione.
Mi piace , con l'aiuto della notte e ieri anche di una natura
selvaggia a tratti, piena di rumori , stridii di uccelli e di echi
tumultuosi di fiume, mi piace fare perdere la cognizione di spazio e
di tempo. E ad un certo punto Marco, il mio socio Zappa, mi chiede
“non riesco ad orizzontarmi e qua non so dove siamo”. Cioè sul
fiume Oglio a Pumenengo, casa sua. Ho iniziato a volare. Mi piacciono
queste camminate, mi piace quando non si parla e si sentono le
persone, mi piace il popolo dei vaganti notturni, mi piace quando ci
si sente protetti e una serata così mi ci voleva proprio. C'erano
anche le stelle. Poi stamattina presto, solito rituale del caricare
le valigie in macchina e partire, che non sono proprio i viaggi che
desideravo per la mia vita, ma si deve fare e si fa. Sono cresciuto
iper blindato e d'estate , quando il lavoro era tanto, i miei per tre
mesi mi scaricavano su nelle colline dal fratello di mio padre che
aveva una figlia già grande e anche i vicini avevano quattro femmine
e un maschio, già grandi pure loro. I maschi non c'erano mai per cui
sono cresciuto fra le donne, ascoltavo i loro discorsi e di nascosto
spiavo i loro riti. Come le donne anziane che non tagliavano mai i
capelli, li scioglievano di notte e la mattina qualche colpo veloce,
annodati in testa, li nascondevano sotto un grande fazzolettone
scuro. Ho tanti buchi di memoria di quei periodi, stavo bene ed ero
coccolato da tutte ste donne, ma mi mancavano i miei anche se, quando
c'ero io litigavano sempre e quando non c'ero andavano d'accordo.
Avevo paura delle mucche , delle galline e di tutti quegli animali
che di solito vivono in campagna, comprese le bisce e anche i topi. E
quando le donne iniziavano il taglio e la cucitura per la
trasformazione dei galletti a capponi, io terrorizzato mi nascondevo
dietro qualche angolo e immancabilmente qualcuna mi chiamava “vieni
li tagliamo anche a te”. Loro ridevano e io scappavo urlando.
Ricordo le discese al fiume per abbeverare le vacche e per prendere
l'acqua da bere, l'unica fonte che c'era in zona. E il ritorno era
una meraviglia , con scene che spesso ho cercato di riportare nei
miei spettacoli. Le vacche in fila indiana, di fianco le donne con un
secchio per mano e uno in testa. Secchi di zinco pieni di acqua e mai
ne sia caduto uno. Io dietro aggrappato alla coda dell'ultima mucca
che come fanno le mucche, se devono cagare, cagano. Le ninna nanne
mancate e i secchi di zinco, oltre ai fiumi, rimangono la mia dolce
ossessione. Le figlie del vicino già in età di accoppiamenti e
molto vivaci, giravano sempre senza mutande sotto la gonna e ogni
tanto mi trovavo faccia a faccia con quegli strani peli. Più avanti
negli anni avevo saputo che una delle ragazze era rimasta incinta
senza fidanzato, in realtà ne aveva due e i genitori e il fratello
l'avevano cacciata di casa, poi l'hanno ospitata i miei fino al
momento del parto quando è ricomparso uno dei due fidanzati e ha
accettato di essere lui il padre. Padre si fa per dire dato che la
bimba è cresciuta e lui non l'ha mai considerata. Anche un'altra
delle figlie era rimasta incinta e li si sapeva di chi era la
“colpa”. Allora il padre e il fratello della ragazza sono andati
a recuperare il “delinquente” e a suon di botte l'hanno convinto
a sposarla. Ho ritrovato più tardi negli anni queste ragazze ormai
anziane, ma, pur con vite difficoltose, avevano mantenuto la
leggerezza delle loro risate e delle loro passere al vento. Volevo
parlare di storie e storiacce di donne che le mie ricerche attuali
fanno ritornare a galla, ma mi sono venuti in mente alcuni episodi di
quel periodo, episodi che spesso mi tornano e sempre rimangono un
pochino strani o quantomeno bizzarri. Piccolissimo , età forse due
anni, questa storia, poi diventata di “dominio pubblico”, me l'ha
sempre raccontata mia madre. Arrivano due ragazze, vestite
elegantemente, scarpe con tacco e macchina fotografica e
improvvisamente vedono me. Si ero bellino e i capelli sempre tirati a
banana, ma che due ragazze forlivesi eleganti e con scarpe coi tacchi
si aggirassero fra i sentieri polverosi delle colline romagnole con
tanto di macchina fotografica per fotografare me, con la scusa che
cercavano un bimbo per la pubblicità di una celebre marca di
biscotti, non sta in piedi. Mi hanno raccontato che mia madre ha
iniziato a litigare e ha impedito loro mi facessero le foto. Sempre
per non dimenticare, anni 50 e ancora la miseria del dopoguerra.
Qualche anno dopo, io 5, 6 anni sempre dagli zii, le ragazze non
c'erano, solo le donne anziane. E' sceso improvvisamente dal sentiero
alto un giovanotto elegante e bello, un venditore. Di solito i
venditori che giravano le campagne, almeno quelle delle colline,
arrivavano sporchi, sudati, pieni di mercanzie e puzzavano pure.
Ancora di più degli uomini che lavoravano nei campi. Le scarpe,
quando ce le avevano, erano consumate e decisamente non pulite. Io
avevo cinque o sei anni eppure questo episodio l'ho stampato come una
foto. Io continuavo a guardarlo, il giovanotto era bello, elegante,
pulito, era imbarazzato, sudato, aveva scarpe genere mocassini,
bellissime. E io sognante e innamorato continuavo a guardarlo . Non
aveva mercanzie solo dei campioni di stoffa. Stoffe pesanti per
vestiti, aveva versato della benzina per dimostrare che non
prendevano fuoco, non chiedeva anticipi, ma solo ordinazioni. Le
donne erano incantate per le stoffe, ma non si fidavano. Troppo
bello, troppo pulito , troppo elegante, troppo diverso dagli altri, le donne non si fidavano e
non hanno comprato nulla. Lui continuava a guardare me e faceva
domande genere “ma di chi è figlio questo bel bambino?” e cose
del genere. Le donne hanno rifiutato gentilmente qualsiasi tipo di
acquisto e sono corse ad accalappiarmi che già stavo inseguendo il
giovanotto. Poi delle convulsioni mie, non so esattamente il periodo
e non ricordo assolutamente nulla. Sono stato male diversi mesi, ma
non ricordo nulla. Mi hanno detto che le convulsioni erano state
causate da una indigestione . Ma tutte le volte che ho chiesto
indicazioni maggiori ho trovato muri pesantissimi. Ogni tanto, nelle
sue attuali allucinazioni, mia madre parla di due uomini violenti che
volevano “portarmi via”. A me? Ho amici e amiche che farebbero
carte false pur di essere portati via da qualcuno, due poi sarebbe il
massimo. Avevo fatto la camminata dicevo, quella di sabato in
notturna sul fiume Oglio, ero contento. Quando sono sceso, non c'era
neanche tanto traffico in autostrada e pensavo fanculo le origini, in
questo periodo non ne ho proprio voglia. Non posso continuare a
girare queste pur splendide strade spesso sterrate in mezzo ai
greppi, burroni e avvallamenti delle colline romagnole. Avrei delle
cose concrete da cui partire, ma la sto prendendo alla larga e tutto
diventa sempre più incasinato. Non posso permettermi di andare giù
di testa oltre quello che son già di mio. E questi fantomatici
fratelli, più grandi di me, oramai saranno già vecchi e ci
mancherebbe che debba badare pure loro. Arrivo tranquillo in
struttura e mi faccio i complimenti per il mio carattere cercando di
convincermi che sono una roccia. La mattina andata un po' così, il
pomeriggio con mia madre abbiamo riso tanto. Mitico Enzo.
Improvvisamente mia madre dice : “ma ti dispiace avere saputo che
hai dei fratelli?” sempre specificando che lei è mia madre e non
ha adottato me, ma ha adottato loro. Chi li ha mai visti? Ma quando
le chiedo chi erano, dove abitavano come si chiamavano questi
fratelli e i genitori di questi fratelli, lei ritorna muro. E ritorna
questo Giorgio, quello più piccolo degli altri, quello più grande
di me di qualche anno. Cerco di cambiare discorso, non ho voglia di
massacrarmi ancora il cuore e la testa, riesco a cambiare discorso e
poi prima di andare, mia madre mi dice di aspettare : “deve
arrivare Giorgio, lui è sposato è già nonno, ma vuole che tu vada
a dormire a casa loro”. Ma basta con questi fratelli che non mi
hanno mai cercato e mia madre serafica : “sbagli, è da questa
estate che ti stanno cercando, sanno che esisti, ma non sanno chi sei
e non sono ancora riusciti a trovarti”. Il posto dove sono nato,
non quello che mi hanno sempre detto, quello reale, lei lo chiama
Germania, ma le indicazioni sono talmente precise che il posto è
quello. Della madre dei ragazzi miei fratelli, diceva che era morta
durante i bombardamenti. Poi quando facevo notare che durante la
guerra io non ero ancora nato, mia madre si arrabbia. Da discorsi
successivi sembra comunque che questa donna sia morta, forse in
maniera cruenta e subito dopo il parto. Del padre, mia madre dice che
non saprebbe dove rintracciarlo, l'ha visto solo una volta e l'ha
sempre chiamato il tedesco. L'unica persona che ho incontrato in un
sopralluogo della settimana scorsa , era uno dei 18 abitanti di
questo paese che allora di abitanti ne faceva 400. Era anche di
un'altra zona, si era innamorato del posto e c'era andato ad abitare.
Mi ha detto che alla fine della guerra , c'era un insediamento di
tedeschi, che c'era anche un podestà, per il resto non sapeva dirmi
nulla. Credo risulti lampante come io non possa essere figlio di un
tedesco, ma cosa intenda per tedesco e germania mia madre, non sono
riuscito a capire. Morale della favola: stavo così bene quando
abbiamo terminato la camminata... L'ho già raccontato, l'anno scorso
al cimitero,( mi viene in mente adesso, subito dopo il crollo di mia
madre), c'era questo signore, poco più alto e poco più grande di
me, due tre anni. Minutino, magrolino, eleganza antica. Una bella
giacca di lana, quelle di qualche anno fa, tagliata su misura, ben
pettinato, pulitino , bellino, aveva qualcosa di strano, di diverso
dagli altri. Mi avevano colpito i suoi capelli, che pur pettinati
sembravano i miei, l'aria quasi da maestro o dottorino di campagna,
le mani grandi e rovinate da contadino e un sorriso dolce educato e
triste. Ho realizzato solo dopo, quando ormai eravamo lontani. La
parentela non è solo una questione di sangue o di geni, la parentela
è con chi stai, con chi vuoi bene, con chi divide la tua vita e le
tue esperienze per cui non ho bisogno di andare a cercare delle madri
, dei padri o dei fratelli. Non avrei bisogno. E' quell'omino di cui
non ricordo nulla se non i particolari che ho raccontato, è lui, che
parlava con delicatezza e gentilezza con mia madre tenendole le mani,
è lui che non mi è stato presentato, è lui che forse si chiama
Giorgio, che vado cercando.
giovedì 11 settembre 2014
tutto sarà giocato a dadi
Stratosferica
pioggia da paura stanotte, ora c'è il sole e fino a domenica il
tempo dovrebbe restare bello. Ho già concluso i sopralluoghi per la
camminata in notturna di sabato e tutto sarà giocato a dadi. Così
come il cavaliere e la morte nella loro interminabile partita a
scacchi del “settimo sigillo”. Ho un percorso chiaro da cui
si dipanano tanti altri percorsi. Escluso la parte iniziale e la
parte finale che sono quelle ( con relative azioni ) , ad ogni bivio,
incrocio o altro, io contro tutti. Chi vince stabilisce da che parte
andare e ad ogni bivio una strada è tranquilla rilassante, l'altra
conduce a posti da paura. Ci sarà la possibilità di rimanere sempre
asciutti o magari di finire nel fango o in mezzo a boscaglie
inesplorate. Il caso non esiste completamente e anche se è
impossibile prevedere tutte le possibili varianti, conosco abbastanza
bene i posti per evitare che ci possa perdere . Che poi non sarebbe
male, la notte e il buio aiutano a perdere la cognizione di spazio e
tempo, quindi se poi ci si dovesse perdere, da qualche parte si
arriva. E' la vita che voglio raccontare ed esplorare, sono i
fantasmi che ci annebbiano la mente che devono uscire per lasciare
posto alla leggerezza. Sono le cose non dette, i magoni che uno si
porta nel cuore, sono i dettami di una società che ci impongono di
tenere tutto dentro. Come se i magoni, le ferite, i dolori e le cose
belle appartenessero solo a noi e non anche agli altri. Perchè la
solitudine e le paure da soli, in coppia in gruppo, sono una brutta
cosa e ci rincretiniscono e ci fanno cattivi intolleranti. Perchè
dividere , anche se per poche ore e sotto forma di gioco leggero, il
proprio essere persona , mano nella mano di fianco ad altri essere
persona è , in questi periodi, di deflagrante possibilità. Io non
faccio per gli altri, faccio per me. E così chiederò ai
partecipanti quando le carte stabiliranno, (oltre i dadi ci saranno
anche le carte) oltre i percorsi, quali azioni fare. Dirò non
pensate al narcisismo della bella figura o di “faccio questo per o
contro”, dirò fate fare qualcosa che voi desiderate fare, qualcosa
che voi vorreste fare e dividetelo. Dirò di osare. Passando a
parlare di me, ma va?, oltre la situazione di mia madre, e la mia che
mi sono stancato di andare in giro a cercare è che sto scoprendo in
maniera negativa dei lati di parenti di mia madre, lati che non avevo
mai considerato. Anni fa a Bologna avevo visto un film indiano, non
ricordo il titolo. Un ragazzo vestito elegantemente, si toglie gli
abiti e sotto ha mutande e canottiera sporche e stracciate. A volte
cade la maschera delle persone e ti trovi la merda. A volte invece
trovi dei fiori. Non voglio più sprecare energie a dove sotto c'è
la merda, anche se appartiene a parenti, le mie energie le voglio
dedicare a dove sotto ci sono fiori. Stamattina appena sceso dalla
macchina, qua a Romanengo, mi ha investito un fortissimo odore di
borotalco. Che con tutto il rispetto e l'amore per Romanengo, non è
proprio il posto da fresco odore di borotalco. Magari qualcuno ha
fatto il bucato ed ha esagerato con l' ammorbidente. Per ritornare
alla camminata di sabato, so benissimo che nella vita non sempre c'è
possibilità di scelte, però spesso ci sono dei bivi e se non si sta
fermi, da una parte o dall'altra si deve andare. Senza voltarsi
indietro e senza rimpianti. Chiederò ai partecipanti di osare, le
paure e i pericoli che si creeranno, saranno solo mentali. Enzo ti
amo
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