martedì 20 settembre 2016

No non sono stato adottato - terza parte


Non sono molto bravo a cucinare e con i dolci ancora peggio. C'era un dolce particolare che poteva però essere anche salato, l'avevo mangiato da piccolo, una specialità di mio padre . "É bustréng", il bustrengo. Dopo la morte dei miei mi era venuto il desiderio di preparare questo dolce. Ho cercato e trovato la ricetta, credevo di avere rispettato tutte le regole, gli ingredienti, tutto insomma. Il risultato: immangiabile. La mattina dopo, in giro con il cane, ho iniziato a canticchiare :"oh bà, ho fat é bustréng, ma é faséva schiv" ( babbo, ho fatto il bustrengo, ma faceva schifo). Improvvisamente mi è sembrato di vedere di fronte a me la faccia di mio padre che rideva divertito e diceva allegro " sei un patacca". Ho iniziato a ridere anch'io e continuavo a ripetere " a sò propri un pataca". 
 
Diversi anni fa , ancora prima del sogno in cui accompagnavo mio padre in stazione , l'avevo sognato che lui arrivava da me con un tappeto arrotolato e appoggiato a mò di sacco sulle spalle, e in mano una chiave , con targhetta numero 45. Mi sono perso mesi per interpretare questo sogno, ho anche cercato di scriverci sopra uno spettacolo, lavoro inutile e mi da ancora fastidio non essere riuscito a dare una interpretazione adeguata. Mia madre l'ho sognata poche volte dopo la sua morte, sempre seria e questo mi fa sentire in colpa per il tartassamento di domande cui l'avevo sottoposta. E anche per avere tirato fuori cose che lei non voleva si sapessero.

Da una parte c'è un figlio, subentrano dei misteri e credo il diritto di sapere. Dall'altra una madre che su questi misteri ha costruito un muro ormai sedimentato e ispessito dal tempo, una madre che sta male e che avrebbe diritto di viversi gli ultimi suoi tempi in maniera serena, aldilà delle malattie. Ma era più forte di me. Ad un certo punto mia madre ha iniziato a parlare di me come fossimo due. Io, il figlio naturale e l'altro quello adottato, poi sono arrivati racconti precisi e continui e ha iniziato a parlare di miei fratelli sempre rifutandosi di parlare della madre o del padre di questi fratelli e un nome ben preciso che continuava ad essere ripetuto. Ad un certo punto ho fatto una cosa che da un pezzetto volevo fare. Sono andato all'ufficio anagrafe del comune di Cesena per richiedere un certificato completo del mio atto di nascita. Prima volta un giovanoto gentile, freddo, non si riusciva a trovare il fascicolo. Il fascicolo dei nati nel mio anno c'era e molto grosso, poi il giovanotto ha avuto un colpo di genio ed è andato a recuperare un fascicoletto tutto sommato piccolino. 

Trovato il documento, noto con piacere niente di strano. Figlio dei miei genitori, allora ho avuto le visioni per tutta vita. Soddisfatto. In piazza del comune riguardo il documento e non riuscivo a capire bene. Nato in strada Valdinoce numero 23. Pensavo che strada Valdinoce, fosse una via di Cesena. Che strano, ma io ero nato in casa a Piavola, in quella parte che doveva essere Mercato Saraceno e invece segnato come nato a Cesena. Sempre fermo in piazza, sotto la fontana, telefono a Marco :" vammi a cercare in internet in quale zona di Cesena c'è una strada Valdinoce" . Dopo qualche minuto mi richiama : "Non esiste nessuna strada con quel nome a Cesena, l'unica strada Valdinoce è una frazione del comune di Meldola". Vacca boia.

Sono arrivato a casa, mia madre non stava bene : come mai sei stato via tanto?" – " ho incontrato degli amici e ci siamo fermati a parlare". Ho iniziato a fare le mie ricerche in internet e poi ho disegnato quel triangolo mappa di cui parlavo all'inizio. Borello, Casalbono, Case Venzi, Strada Valdinoce/ Borello, Borgo delle rose, Piavola/ Piavola, strade sterrate in mezzo ai campi, Strada Valdinoce.Veramente il triangolo andrebbe un pochino allargato, ma ci sono dei fatti e delle persone che potrebbero essere riconoscibili e non voglio creare ulteriori casini rispetto a quelli che ho già combinato. Da Piavola i percorsi per arrivare a Strada Valdinoce sono due. Tutta questa zona comunque abitata da persone vicine a mia madre, pur con diversi gradi di parentela. Una sorta di ragnatela protettiva. 

Da anni nessuno abita più questi posti. La casa dove abitavano i genitori di mia madre era in cima ad una collina, vicinissima a Piavola, ma frazione Casalbono. Una casa grande bianca, che per me è sempre stata meravigliosa. Da li si controllava tutto il paese, ora totalmente crollata. Da una parte la strada sterrata e i campi, da quell'altra ancora campi e una grossa buca per la raccolta dell'acqua piovana. Tutta attorniata da salici piangenti. Quella strada sterrata sempre in salita ripidissima , è la strada che attravrsando un borghettino di poche case, chiamato "le balze" e poi una casa detta " la casa bruciata" arriva su a Case Venzi e strada Valdinoce. Pochi chilometri tuttosommato, non distante da dove credevo di essere nato, ma altro territorio, territorio straniero. Aldilà del crinale, frazione di Meldola, zona forlivese. Che strano, i miei mi hanno sempre parlato della guerra, del dopoguerra, la ricostruzione, mi hanno raccontato i posti, ma non avevo mai sentito parlare di strada Valdinoce. 

 Mi sono studiato tutta la zona, poi ho preso la macchina ed ho iniziato a percorrere queste salite tortuose ripidissime. Ad un certo punto, finite le quattro case di Casalbono, finite le quattro case di Case Venzi, improvvisamente il vuoto. Vento forte, calanchi e burroni da paura, nessun albero. Bellezza allo stato pure, vertigine. Miniere abbandonate. Arrivato in cima, fine strada Casalbono, a sinistra, strada Valdinoce, a destra non lo so. Strada lunga, pianeggiante, stradine laterali che portavano alla diverse case contadine, cimitero abbandonato, poi il paese. Poche case diroccate, altre ricostruite come ville da lusso. Una chiesa e un castello. Piacevole il paesaggio, tranquillo, rilassante, ma io non avevo nulla a che fare con queste zone di "stranieri". Non avevo voglia di scendere dalla macchina, neanche un bar per fermarsi e fare quello che fa le domande. Al ritorno la casa tutta blindata da inferriate di cui avevo già detto e il cavalluccio a dondolo. 
 
Non c'era nessuno in giro, neanche un posto per parcheggiare, solo vento, aria pulita , stordimenti. Cosa c'entravo io con Val di Noce? Sono andato altre due volte in comune a Cesena. La seconda volta ho incontrato una impiegata molto gentile, disponibile, le spiego che non sono nei registri normali , ma in uno piccolino depositato in un altro archivio. Notiamo, mi fa notare che sotto nato a strada Valdinoce numero 23 c'era segnato un altro indirizzo (molto lungo) cancellato con un raschietto. Nè lei nè il primo impiegato che nel frattempo ci aveva raggiunti, mi vogliono spiegare del perchè del registro diverso. Vorrei vedere se nelle pagine successive c'è qualcun altro nato nello stesso posto, nella stessa via e stesso numero, ma dicono che non si può. La terza volta trovo una impiegata scorbutica con cui ci scontriamo subito, qualsiasi cosa io dica le da fastidio, riguardiamo i registro. Si, ammette c'è qualcosa di strano, si anche lei è originario delle zone di Borello e ammette che strada Valdinoce è altra cosa, altro territorio. Dice no, non sono stato adottato perchè il registro degli adottati è un altro. Le chiedo perchè non sono nel registro ufficiale. Ha un attimo di pausa e risponde : qua sono registrati quelli nati in casa. Prima anni 50, soprattutto in campagna tutti nascevano in casa. Le chiedo come mai nato in strada Valdinoce che è Meldola e io risulto Cesena? Mi guarda come per dire "cavolo vuoi da me?" Anche lei però ammette che la cancellazione del primo indirizzo è cosa strana, si vedevano dei segni , aveva fretta, neanche lei mi ha voluto fare vedere le pagine prima o le pagine dopo. E tutti mi dicevano, lascia perdere. 
 
Durante la guerra e subito dopo la guerra Valdinoce aveva più di trecento abitanti, ora saranno una ventina. C'era anche un podestà, forse anche dei presidi militari. Sono tornato diverse volte su, speravo che i fantasmi del luogo, quelli che mi invadevano la mente mi aiutassero a trovare una soluzione. Ho chiesto una volta ad un signore "Scusi dov'è il numero 23?" che non ho mai trovato. Eppure esiste nei mappali del comune di Meldola. Ma questo signore abitava li da pochi anni e non sapeva rispondermi, però era molto curioso. Ho farfugliato delle scuse, avevo mia madre ancora in ospedale, non volevo creare problemi
Gli ultimi tempi, mia madre alternava momenti di vuoto e sfasamenti a momenti di lucidità. Alcune cose ritornavano spesso nei discorsi, su alcune cose non ci sono mai state contraddizioni. Avevo analizzato tutti i racconti di donne disperate, buttate fuori casa, a volte irrequiete , a volte vedove. Avevo analizzato i racconti dei vari bambini abbandonati, ho cercato di entrare nella vita dei miei parenti, ma non sono riuscito a trovare nulla. Vorrei raccontare di queste cose, ma andrei a ferire la sensibilità di chi è rimasto, andrei ad aprire altre voragini che hanno a che fare con la vita di troppe persone. Non posso, e non devo. 
 
Alcune cose nei racconti di mia madre ritornavano in continuazione e in maniera assolutamete precisa. Quattro fratelli: tre maschi e una femmina, più grandi di me. Un nome, Giorgio, continuamente evocato e una grossa tragedia. Alcuni giorni prima di morire avevo chiesto e poi mi sono giurato che non avrei fatto più domande chi era la madre di questi mei fratelli , e mia madre mi ha risposto con grande dolore "non lo so, tutto quello che sapevo te l'ho detto, altre cose non lo so. Lei, l'ho vista solo una volta, è di Meldola, di più non so". 
 
Un amico che è stato adottato mi ha detto : " non hai diritto a chiedere, non hai diritto a cercare, qualunque cosa sia, le tue radici sono i genitori che ti hanno cresciuto". Una volta, negli ultimi periodi, mia madre mi aveva detto :"tu non hai fratelli gemelli perchè i gemelli nascono da una sola sacca, voi eravate in due sacche diverse" e ha iniziato a rimproverarsi di non averci presi tutti e due : "tuo padre non voleva, non ha mai voluto". L'altro era Giorgio?

Ho provato a chiedere ad alcuni parenti stretti, ma nessuno sapeva, anche se sì in effetti hanno cominciato ad ammettere che fisicamente non avevo nulla in comune con nessuno di loro. Ho provato a chiedere ad un cugino di mia madre che ai tempi abitava quelle zone, ma mi ha insultato trattandomi da millantatore bugiardo. Non mi ha ascoltato , è andato su tutte le furie. Ho provato a parlare con il figlio di una persona , già morta, di cui ho gli elementi necessari per ritenere che sapesse tanto, ma anche qua non mi ha voluto ricevere e al telefono mi ha trattato malissimo. 
 
Ho provato a cavalcare tante ipotesi, ma non esiste nessuna carta, non esiste nulla. Non sono stato adottato, dai fogli c'è scritto che sono figlio dei miei genitori. Ho analizzato le carte mediche accumulate negli anni: aldilà dei gruppi sanguigni ( non mi fidavo di internet e ho chiesto anche a diversi medici e tutti la stessa risposta : impossibile), c'erano anche tante altre questioni che stavano ad indicare che non avrei potuto essere figlio naturale di mia madre e di mio padre. Ma nessuno sa niente. I carabinieri di Borello, il capitano non mi ha voluto neanche ricevere, nessuno mi ha voluto ricevere, mi ha ascoltato per telefono – avevo, ho, degli elementi e delle ipotesi abbastanza fondate – mi ha risposto che non hanno più documentazione di quegli anni. 

Ho parlato prima al telefono, poi mandato una lettera alla guardia di finanza di Forlì, perchè mi risultava ci fosse di mezzo un ufficiale della guardia di Finanza. Non ho mai ricevuto risposte. Ho contattato tanti preti, ma tutti mi dicevano lascia perdere, non riuscivo neanche a trovare il mio certificato di battesimo. Dove avevo ricevuto la cresima in una chiesa di Cesena, non c'era . Ma poi ci sono riuscito e ho scoperto che oltre Enzo e Giuseppe, mi chiamavo anche Paolo: battezzato a Piavola quando invece avrei dovuto essere stato battezzato a Casalbono. Quattro giorni dopo la nascita. Giuseppe Paolo Enzo. Mi ha sempre creato problemi avere due nomi, con tre sono andato in tilt. 
 
Ci sono due signori, professionisti importanti allora, gente ricca, proprietari terrieri, due fratelli di cui ho sempre saputo, abitavano non lontano. Non so quale dei due, ma uno ogni tanto capitava da noi a Cesena finchè un giorno mia madre gli aveva detto di non farsi più vedere, lei era una donna per bene, sposata e non voleva si creassero chiacchiere su di lei. Questo signore mi era stato anche presentato. Non credo sia un ipotetico padre naturale che magari aveva approfittato di qualche ragazza contadina nelle sue proprietà. Però sono convinto che qualcosa sapesse. La mia ricostruzione dei fatti, neanche troppo campata per aria è questa: In una notte di agosto di tanti anni fa, una ragazza, bella , giovane con la vita nel corpo subiva un aborto di un bambino che lei e suo marito, altrettanto giovane, bello e pieno di vita, avevano voluto a tutti i costi dopo la morte della prima figlia. La levatrice si era arrabbiata con l'uomo perchè lo aveva avvertito "questa donna è a rischio di aborto, al primo segnale la devi portare in ospedale". Forse aveva detto loro che non potevano più avere figli. E forse gli ha detto di aspettare e di non parlare con nessuno. Forse anche l'intervento di un medico. Il signore o il fratello di quel signore che ogni tanto capitava da noi a Cesena. 
 
Forse la notte stessa, forse il giorno dopo, o forse il giorno prima, in un'altra casa , a non troppi chilometri di distanza, in un posto dove c'erano stati i fascisti e i nazisti, nasceva un altro bimbo, non voluto o non potuto tenere, forse per una tragedia familiare. So che quella notte c'è stato qualche via vai di macchine . Avevo già detto, allora la macchina era un lusso, i miei non avevano neanche una bicicletta. Forse la levatrice e il medico, hanno combinato le cose. Non posso raccontare i rapporti di alcuni parenti di mia madre con questo medico e con questa levatrice. So con sicurezza che nessuno dei parenti di mia madre o di mio padre erano presenti alla mia nascita, quando invece per qualsiasi piccola cosa c'erano sempre.

Un bambino nato morto e un'altro nato sano e pieno di vita. Il primo voluto a tutti i costi, anche della vita, il secondo non voluto. Quando avevo parlato con la terza impiegata dell'anagrafe di Cesena, quella antipatica, le avevo prospettato questa ipotesi dello scambio, poi sono dovuto stare zitto perchè lei ha iniziato a blaterare che questo era reato e andava denunciato. Denuncio dei morti? Per una ipotesi, molto verosimile , ma pur sempre ipotesi?
Da quando mia madre ha iniziato a stare seriamente male e dal momento delle mie ricerche, sono iniziate strane coincidenze. 

Un anno dopo la morte di mio padre, giorno dei Santi, eravamo al cimitero. C'era un signore, poco più alto di me, sembrava nessuno lo conoscesse. Faccia simpatica, vestito con una cura ed una eleganza quasi antiche, le mani grandi da lavoratore. Mi dava l'idea del proprietario di una azienda agricola o di un professionista che in pensione si fosse messo a lavorare nei suoi campi. Non l'ho guardato molto, lui guardava me e mia madre e stava fermo. Poi ad un certo punto ha iniziato a parlare con mia madre, lei sembrava non conoscerlo, poi ad un certo punto gli ha sorriso e gli preso le mani. L'uomo continuava a guardare me. Mia madre è sempre stata molto espansiva ed ogni persona che incontrava del proprio passato, erano, come si dice in romagna, grandi feste e sempre mi chiamava per presentarmi. Orgogliosa : "mio figlio". E ancora più orgogliosa dato che spesso dicevano che ero uguale a lei, che non era affermazione scontata. 

Io dovevo sistemare i fiori, non mi sono avvicinato per pudore, ho sorriso e siamo partiti. Questo signore rimasto sempre lì. In macchina al ritorno verso Cesena incomincio a focalizzare: non troppo alto, piacevole d'aspetto, suppergiù la mia età, un pò più chiaro di me. Diverso rispetto agli altri con una aria a me familiare e quasi da straniero e i tanti capelli esattamente uguali ai miei. Lui ben pettinato e curato, io no, non è mia abitudine pettinarmi. Ho chiesto a mia madre :"chi era quell'uomo?" . Lei di solito ad una domanda del genere mi elencava tutti i gradi di amicizia o parentela che l'avvicinavano ad una determinata persona. Mi ha risposto in maniera dura "è il figlio di una signora che conosco" e poi si è chiusa nel silenzio. Gli aveva preso le mani con affetto, con rispetto, era commossa, per un attimo aveva indicato me, l'uomo aveva sorriso lievente, ma era un sorriso da commozzione. Mai più rivisto. 

Dicevo sono iniziate una serie di strane coincidenze, che troppe volte non possono essere solo coincidenze, oppure sono pazzo. Gente che mi avvicinava , che aveva voglia di parlare, che cosa c'è di strano. Perloppiù gente giovane, ma tutti avevano caratteristiche molto simili, non altissimi, i capelli neri, la pelle un pochino abbronzata e gli occhi un pochino allungati da farli sembrare degli stranieri. Compresa una coppia di gemellini ventenni, ma con gli occhi azzurri. Ne avevo parlato con mia madre e lei con un sorriso : " ti stanno cercando anche loro, sanno che esisti, ma non sanno che sei tu". Mi pregava spesso dopo momenti di silenzi di andarli a cercare, i miei fratelli. Si sentiva in colpa perchè aveva potuto prendere solo me, ma eravamo molto poveri , non avrebbe potuto. Specialmente si sentiva in colpa verso quel Giorgio, di un anno più grande di me o addirittura mio gemello ( da sacche diverse) , mi diceva che era biondino di capelli e che era bello. Ridendo avevo chiesto a mia madre: " ti hanno dato quello brutto e si sono tenuti quello bello?" lei si era arrabbiata: "no li hanno messi tutti quanti in collegio". Ho cercato in internet tutti i possibili orfanatrofi di Forlì e Cesena e dintorni negli anni 50, ma non ci ho capito nulla.
 
Per due anni ho girato in lungo e in largo quel pezzetto di Romagna senza riuscire a trovare nulla. Un giorno, ero a Cesena con il cane, sapevo che mia madre non avrebbe avuto ancora molto da campare, allora ho deciso di portare il cane nelle zone bergamsche dove abito io, di organizzarmi in modo da potere passare gli ultimi giorni con lei. Neanche due giorni mi chiamano di notte, mia madre era morta. Ho corso in autostrada, quando sono arrivato già alcuni parenti e lei ancora calda. Fuori c'era la neve, ancora febbraio, esattamente tre anni dalla morte di mio padre. Ho fatto il padrone di casa, ho accolto i parenti e gli amici e anche se non avevo voglia, ascoltavo le loro chiacchiere. E ogni tanto qualche cugino buttava fuori una frase un pochino strana, ma avevo la testa altrove per chiedere delucidazioni. I miei mi hanno sempre insegnato che non si può piangere in pubblico, ci deve essere dignità anche nel momento della morte. Volevo che i fiori ricordassero un giorno di primavera e quando siamo arrivati in collina , la in cima dove c'era la chiesa e il cimitero, è spuntato un pochino di sole. Vicino al prete, il giovanotto che suonava la chitarra era un mio amico e questo mi ha dato un pò di sicurezza. 

 Ho voluto io ricordare mia madre. Avrei desiderato e forse lo avrebbe desiderato anche lei, raccontare pubblicamente le cose che avevo scoperto, ma non ho avuto coraggio. Erano presenti sua sorella e l'ultima sorella di mio padre e anche un'altra cognata, pure loro già anziane. Le avrei fatte svenire. Ho ricordato quel posto, Piavola, paese mitico per mia madre, ho raccontato della miseria e del dopoguerra. Ho detto che ad un bambino che nasce, non interessano dna o gruppi sanguigni. Un bambino che nasce ha bisogno di affetto e di essere cresciuto e di essere voluto bene. E di questo dovevo ringraziare mia madre. Avevo portato un cd con una ninna nanna dell'est europa, volevo che l'uscita dalla chiesa fosse accompagnata da questa ninna nanna, ma non ne ho avuto il coraggio. 
 
Fantasie di una persona forse impazzita, ma ho sempre avuto l'idea, l'impressione, che dal momento della mia nascita qualcuno mi abbia preso in braccio e prima di consegnarmi a mia madre, mi abbia cantato una ninna nanna. So che in quell'attimo mia madre mi ha rifiutato, non ero il figlio che voleva, me l'ha sempre raccontato chiedendomi scusa perchè si sentiva in colpa, ma poi mi ha sempre detto che io ho iniziato a piangere, mi hanno appoggiato al suo petto e lei ha detto :"si, sei tu mio figlio". 
 
Anni fa avevo portato mia madre a trovare una sua cugina, quella che ad un mese dalla mia nascita aveva esclamato : "fortuna che è già finita la guerra, altrimenti avrei detto fosse il figlio di un marrocchino". Non l'avevo mai conosciuta. Era stata data in sposa bambina ad un uomo molto più vecchio, grande invalido di guerra che lei odiava e si erano trasferiti. Appena ci ha visti , continuava a guardarmi divertita e stupita, poi aveva detto a mia madre :" ommioddio è uguale a te". E mia madre aveva risposto " per forza è mio figlio" ed hanno iniziato a ridere e ad abbracciarsi. 
 
Dopo due anni di ricerche , senza mai approdare a nulla, ad un certo punto faccio un sogno. Mi compare un uomo vestito con eleganza, la faccia oscurata e mi dice " e' inutile che continui a cercare, stai perdendo il tuo tempo. Io sono morto e sono tuo fratello". A parte il fatto che uno si sveglia di malumore, non so esattamente cosa voglia dire questo sogno. Forse ero io che mi stavo dicendo " stai perdendpo il tuo tempo". Come nelle depressioni, spesso ci si costruisce degli alibi, per girare attorno ai problemi, per evitarli, per non affrontarli, per paura della vita. 
 
Io non so cosa siano le radici o se esistano realmente, o se è solo un fatto culturale di questi ultimi anni. Allora non si capirebbero i popoli nomadi, non si capirebbero le migrazioni. Radici è dove vivi, è dove c'è gente che ti vuole bene, è dove tu ti trovi bene. Che non vuol dire necessariamente il posto dove sei nato o vissuto o le persone con cui sei cresciuto. Le radici sei tu, qualunque parte vai te le porti dietro. 
 
Cercare un fratello mai conosciuto, cercare dei genitori naturali , no io miei eventuali genitori naturali proprio non li vorrei conoscere, non è cercare delle radici. Quelle che tu avevi con loro sono già spezzate e ne sono cresciute altre. Un fratello non diventa tale perchè ha un dna simile al tuo, un fratello non diventa fratello dopo sessanta anni. Sono sempre stato invidioso di quei figli che sembrano la fotocopia dei loro genitori o dei loro parenti. A volte mi guardo allo specchio e penso , ma ci sarà pure in giro qualcuno con una faccia simile alla mia. A me sarebbe piaciuto trovare , casomai realmente esistessero , dei fratelli per vedere come sono le loro facce, i loro capelli, i loro occhi. Quello che non c'è stato non si recupera, però avrei desiderato un abbraccio e poi chiaro, ognuno per la propria strada. Mi sarebbe piaciuto trovare mio fratello, quello gemello, per vedere come le vite diverse possano avere plasmato uno o l'altro. Volevo un abbraccio.

Sono sempre stato affascinato dai gemelli, io sarei quello più chiacchierone, o quello più silenzioso che segue sempre l'altro? Ma non si può costruire una vita con quello che non c'è stato, si rischia di dimenticare quello che c'è stato, si rischia di essere ingiusti con quello che c'è stato. Nelle mie ricerche, praticamente tutti mi hanno sempre detto, lascia perdere. In effetti , dovrei andare a scavare nella vita di altri che non vogliono sapere o non sanno, non posso scombussolare la vita di altre persone. 

In mano non ho nulla, non sono stato adottato, non ci sono carte, risulto figlio dei miei, non ci sono carte, non ci sono ricordi, sembra che nessuno sappia e spesso sembra che io mi sia inventato tutto. In mano non ho nulla: delle sensazioni, dei sogni, delle parole forse in parte vere, forse in parte falsate dalla malattia. In mano ho tre gruppi sanguigni incompatibili fra loro. Ho delle cartelle cliniche che danno indicazioni ben precise. Sempre un altro medico una volta , dovendo mettere insieme i problemi fisici di mia madre mi aveva chiesto : " ma tu quando sei nato eri giallo, eri ammalato, come hai fatto a nascere?" fanculo ho pensato, sono nato, ero grosso, scuro di capelli e stavo benissimo. Ho un atto di nascita che dice come io sia nato non dove ho sempre creduto. Una via scritta sopra ad un altra cancellata con il raschietto. Niente altro.
Però ho me.......................... continua

martedì 13 settembre 2016

No non sono stato adottato - parte seconda


......Quando era morto mio padre, la neve era tantissima e le persone morte in quel periodo venivano lasciate in obitorio dato che c'era il divieto di sepoltura. Siamo stati giorni con mia madre in questo grande obitorio, io e lei le uniche persone viventi, Dopo nove giorni siamo riusciti a dargli sepoltura. Avevo raccontato questa brutta avventura e una amica mi aveva inviato via mail la foto di un omino dentro un cappotto troppo grande. Questo omino teneva in mano una corona di fiori, rose rosse e attorno a lui tanta neve. Non so dove abbia trovato questa foto, ma rappresentava esattamente me. Sempre questa amica, aveva pubblicato sul suo profilo la foto di un gruppo di uomini anziani, in apparenza mongoli, seduti in fila su di una panca. Rivestiti di coperte e tutto era gelato. La neve, le coperte, i baffi le barbe, le ciglia. Il dolore assoluto, il dolore quando il freddo ha ormai il sopravvento.
La casa dove sono nato o comunque dove sono stato portato dal mio primo giorno di nascita, una casina piccola,  è situata a Piavola. I miei erano in affitto. Nei documenti io sono nato a Cesena, La casina però è da quella parte che appartiene al comune di Mercato Saraceno. Non ho dato mai molto peso dato che i parenti di mia madre e il fratello di mio padre abitavano prima del rigagnolo, quindi zona Cesena. Mettiamo che i miei fossero lì in maniera provvisoria , come poi è avvenuto e non avevano ancora cambiato i documenti, risultavano ancora essere dall'altra parte. Dovevo essere nato a Mercato Saraceno, invece nato a Cesena, ci sta.
Mia madre ha sempre raccontato la mia nascita non come una donna che partorisce, ma come una donna che assiste un'altra donna nel momento del parto. Avrei dovuto essere battezzato, così come mia sorella, nata due anni prima di me e morta nel giro di una settimana nella chiesa di Casalbono, dove si erano sposati i miei genitori e dove erano stati battezzati , oltre mia sorella, anche i miei cugini. Quando poi ho iniziato a fare delle ricerche ho scoperto di essere stato battezzato a Piavola, il 2 di settembre. Nato il 28 o 29 di agosto, battezzato il 2 di settembre. Dicono che allora si faceva, battezzare il figlio pochi giorni dopo la nascita. Ci sta.
Dicevo che episodi strani hanno sempre accompagnato la mia vita, episodi a volte tragici , a volte bizzarri. Mi hanno sempre raccontato (io non riesco a ricordare nulla fino ai cinque anni di età) che un giorno, mia madre era andata con me a trovare i suoi, una casa in cima alla collina, una strada ripida sterrata , neanche un centinaio di metri, arrivano due signore giovani, eleganti con macchina fotografica e volevano fotografare me. Dicevano per la pubblicità di una marca di biscotti. Pochi anni dopo la guerra e la bellezza non poteva essere un bambino magro e io ero proprio grosso. Il simbolo della salute e della prosperità. Ma che due donne eleganti, con le scarpettine con i tacchi, arrivino da Forlì e fare a piedi una polverosa strada sterrata in salita per cercare un bambino per una foto di pubblicità è quantomeno bizzarro. Infatti so che mia madre si era rifiutata di farmi fotografare ed erano arrivati i suoi parenti per allontanare le due donne.Un altro episodio di cui ho sempre saputo, mio padre poco dopo la mia nascita era andato a lavorare in Belgio, più che un lavoro sembrava una fuga, ed erano entrati in casa nostra due carabinieri ( mia madre ha sempre detto che non erano carabinieri, ma due delinquenti vestiti da carabinieri), non ho mai saputo bene cosa sia successo, ma so che loro, forse chiedevano dei soldi che non c'erano, avevano minacciato mia madre di portarle via il bambino, io. Credo l'abbiano anche menata e qui sono arrivate in soccorso tutte le donne del vicinato che hanno sempre voluto un bene immenso a mia madre e sono riuscite a cacciare gli intrusi.
Quando sono nato, non era presente nessuno dei parenti dei miei, nè la madre nè la sorella di mia madre, neanche la moglie del fratello di mio padre, tutti abbastanza vicini e legatissimi fra di loro. Dopo un mese una cugina di mia madre era venuta a trovarci e io ero così scuro, tanti capelli nerissimi che lei aveva esclamato :"fortuna è finita la guerra, altrimenti avrei detto che era figlio di un marocchino". 
In effetti se riguardo le foto di quando avevo pochi mesi , più che al classico bambino romagnolo, assomigliavo ad un classico bambino cicciotto, non marrocchino, ma della mongolia. Anche adesso, d'estate, se prendo il sole, divento così abbronzato che poi la polizia mi ferma per chiedermi i documenti.
Quando tu nasci e cresci non dai importanza al colore della tua pelle, dei tuoi capelli, dei tuoi occhi. Sei tu, sei così. Neanche ti interessa l'altezza o il colori di capelli o di occhi dei tuoi genitori o dei tuoi parenti. Sono così e basta, ci cresci assieme , sei voluto bene, il resto non interessa. Solo da adulto mi sono accorto realmente come mia madre avesse la pelle chiarissima , i capelli castano chiari e gli occhi verdi. Solo da adulto mi sono accorto che mio padre, scuro di capelli, aveva gli occhi più chiari dei miei e la barba rossiccia e che era molto alto. Solo da adulto mi sono accorto, anche se mi hanno sempre detto che sono uguale uguale a mia madre, di non avere niente in comune , come tratti somatici, con nessuno dei miei parenti. E sono tantissimi.
Cambio di casa dopo cambio di casa i miei sono andati a vivere a Cesena. Non so che età avessi, forse 4 forse 5 anni. Fin da piccolo sono sempre stato blindatissimo, mai lasciato solo e di tutti questi posti delle colline ho conosciuto praticamente solo Piavola. Solo due anni fa quando ho iniziato le ricerche mi sono accorto di queste colline bellissime che profumano di terra , di mare e di montagna, solo due anni fa mi sono inerpicato lungo i borghi fino alla montagna, la dove nasce il tevere che una volta era zona toscana. E mi sono innamorato di questi posti che non avevo mai visto se non nei racconti dei miei.
I miei genitori avevano poco più di vent'anni quando si sono trasferiti a Cesena, ma non si sono mai considerati di città e per loro questi paesi in cui avevano vissuto, erano diventati ormai qualcosa di mitico, le loro radici mai abbandonate. E quando c'è la malinconia per un posto , si parla spesso di questo posto e si raccontano le vicende che hanno dato linfa a questo posto. Mi parlavano spesso della guerra, soprattutto quando erano diventati più anziani.
Se si prende la E45 da Cesena verso Roma, sulla destra i paesi di cui parlavo, sulla sinistra altre colline forse ancora più belle che si allungano verso il mare e verso le Marche. Nomi strani dei paesi: Roncofreddo, Sogliano sul Rubicone dove fra le tante cose c'è il famoso formaggio di fossa, Montecodruzzo. Mio padre era di Montecodruzzo e dato che erano tantissimi e molto poveri, i due figli più piccoli, mio padre e sua sorella, erano stati mandati a vivere, in età molto giovane, dai due fratelli più grandi. Mio padre da suo fratello Giovanni, detto Vanin, che si era sposato con una ragazza del mulino di sotto, poco prima di Piavola. Loro su a Montecodruzzo, erano i contadini del prete, diverse volte mio nonno l'ha cacciato inseguendolo con il forcale. Dei racconti di guerra a Montecodruzzo, mio padre , allora bambino, parlava sempre divertito che una volta erano arrivati i tedeschi e avevano razziato il bestiame, poi gli inglesi che si erano nascosti nella cantina dove c'erano le bottiglie di vino. La mattina questi inglesi erano così ubriachi che hanno iniziato a ridere, a spogliarsi e a girare nudi nel cortile.
Più forti , potenti e devastanti i ricordi di mia madre. Ma quello che a me affascinava maggiormente erano i racconti del dopoguerra e delle persone.
C'era un uomo, dato per disperso in Russia. Un giorno, una domenica, erano tutti a messa – la chiesa di Piavola non è in paese, ma in cima ad una collina, con il cimitero, la casa del prete e le vecchie scuole elementari – arriva di corsa qualcuno annunciando che l'uomo dato per disperso in Russia era vivo e stava arrivando da Borello verso Piavola. Tutta la chiesa improvvisamente si è svuotata e tutti con in testa la moglie dell'uomo dato per disperso, hanno iniziato a correre per arrivare alla strada che portava a Borello. Man mano loro scendavano , si passava voce, le persone uscivano dalle case e si aggiungevano a questo corteo. Da Borello nel frattempo, man mano l'uomo avanzava , si aggregavano dietro di lui tutte le persone che incontrava per strada. Ad un certo punto i due cortei si sono incrociati e c'è stato un abbraccio, un pianto e una risata collettivi.
Oppure ero affascinato dai tanti racconti , sempre dopoguerra e a cavallo degli anni 50, delle ripicche, delle vendette, degli strascici della guerra o le tante storie o storiacce di donne e di uomini. Mai raccontate con malizia o pettegolezzo, ma sempre con enorme rispetto. La donna allora era poco più che schiava e la donna che aveva un figlio fuori dal matrimonio o una storia fuori del matrimonio, veniva cacciata e trattata come una prostituta. Molto hanno fatto anche i preti. Quindi il neonato trovato in un fossato vicino a Casalbono. La donna rimasta vedova con figli piccoli e uno sul momento di nascere, così povera da non sapere come mantenere i figli, che si butta disperata da un burrone con la speranza che qualcuno potesse avere pietà per i figli. La donna che durante la guerra si era fatta un amante e quando il marito era tornato, lo ha ammazzato. Tutti racconti che non riguardano Piavola, perchè per mia madre a Piavola erano praticamente tutti perfetti, ma il triangolo geografico di cui ho parlato all'inizio. Ci pensava però mio padre a smantellare la perfezione. Oppure la ragazza un pochino irrequieta e con diverse frequentazioni, qualche aborto e una figlia già abbandonata, era rimasta ancora incinta e nel momento cruciale aveva preso la bicicletta ed era fuggita a partorire all'ospedale di Cesenatico. Sono chilometri. Dicono avesse avuto due gemelli che poi ha abbandonato all'ospedale e mai riconosciuti. Dicono anche che poi sia fuggita , subito dopo il parto, per tornare a casa e per strada, i chilometri sono tanti ed era estate, sia svenuta innumerevoli volte. Come i miei potessero sapere che lei era andata a Cesenatico, che avesse avuto due gemelli, grossi , belli e sani, questo non l'ho mai capito. Comunque era la cugina di mia madre.
Ho rivisitato, riportato alla memoria , quasi sezionato, queste e tante altre storie quando due anni fa è iniziata la mia ricerca.
No, non sono stato adottato.
In ogni caso di tutte queste storie, quelle che ho potuto verificare, non tornavano i conti , nel senso di date che potevano riguardare me. Mia madre ha sempre avuto problemi di salute, mio padre no, sempre sano come un pesce. Ma arrivati alla pensione hanno cominciato a cambiare , le malattie hanno cominciato ad essere tante e pesanti e gli ultimi dieci anni della loro vita sono stati un calvario doloroso.
Era successo circa dieci anni fa che un ricovero urgente e una operazione molto grave,mia madre sia andata in coma e avesse avuto bisogno di sangue. Il suo gruppo sanguigno raro e il sangue non si trovava. Arriva trafelato il medico da me e mi chiede che tipo di sangue avessi, poi mi chiede il tipo di sangue di mio padre, poi si blocca, mi guarda e perentorio : tu non puoi essere loro figlio. Mia madre era in coma e io ho pensato "cretino, mia madre sta morendo e tu te ne vieni fuori con queste sciocchezze?" , ma gli ho chiesto educatamente "non capisco". Lui mi ha spiegato che visti i tre gruppi sanguigni totalmente differenti e incompatibili fra di loro, era impossibile che io fossi nato da loro. Mi sono alterato " dottore ascoltami, non so niente di gruppi sanguigni , mia madre sta morendo , io sono figlio loro senza discussioni, andiamo a cercare sto sangue". Il medico che era mio amico, non mi ha più parlato e io questo episodio l'ho messo in un angolino della mente.
Valse uno di Shostakovic, l'angelo nero che danza e distrugge i vasi colmi di sabbia che incontra nel proprio percorso. Come in un rapporto amoroso, quando uno dei due tradisce , in maniera evidente eclatante che tutti se ne accorgono, tranne la parte tradita che sa , capta , vede, percepisce, ma rifiuta l'evidenza. Poi quando questa evidenza gli si spappola in faccia, cade dalle nuvole "non l'avei mai detto".
L'omino con il cappotto più grande di lui, con in mano la corona di fiori e disperso, tramortito in mezzo ad una tempesta di neve. 
Non c'è stato tempo per pensare, dovevo lavorare, non volevo abbandonare la mia vita, dovevo seguire i miei, dieci anni passati con il fiato in gola. Quando i miei stavano meglio mi facevo raccontare le loro storie di guerra, di dopoguerra, di gioventù, di miseria, di voglia di vivere per immaginare un futuro migliore. Storie sentite e risentite migliaia di volte, ma ogni volta mi sembravano nuove. I loro ricordi, la loro vita e si acquietavano. Con mio padre non ho avuto grandi rapporti , non belli, non brutti, non esistevo. Negli ultimi anni ci siamo incontrati e riappacificati.
Non sto a raccontare dei tanti episodi o imput che mi sono stati dati nel corso della vita e che non ho mai colto, lo devo per rispetto ai miei perchè come avevo detto a mia madre poche settimane prima che morisse :" comunque siano andate le cose, io sono tuo figlio e tu mia madre e basta"
 Dicevo che con mio padre ci siamo riappacificati gli ultimi anni, gli ultimi anni non cancellano una vita, ma improvvisamente per mio padre sono diventato importante e insostituibile e improvvisamente ha iniziato a darmi quegli abbracci che mai mi aveva dato.
Pochi giorni prima di morire , aveva le visioni, gli incubi, strani personaggi popolavano la casa, aveva paura e voleva gli stessi vicino e mi chiedeva di portarlo a casa. Eravamo già a casa. Pochi giorni prima di morire, ero seduto vicino a lui : " tu non sei figlio, sei molto di più, sei molto di più di tutto". La notte avevo sognato, io piccolino, lui grande con il suo cappello, il cappottone, una valigia in mano che lo accompagnavo in stazione perchè doveva prendere il treno. Era silenzioso , rassegnato e continuava a starmi vicino.
Con la morte di mio padre, i tanti giorni al freddo all'obitorio, la sepoltura camminando all'interno di muri di neve accatastata, le situazioni fisiche di mia madre sono peggiorate tantissimo e purtroppo anche diverse medicine sbagliate hanno contribuito al crollo fisico psicologico e mentale. Mia madre ha iniziato a dire in giro che lei aveva un segreto nella propria vita, ma che questo segreto l'avrebbe portato con sè nella tomba, poi tutte le volte che la portavo su al cimitero, in cima alla collina, di fianco alla chiesa di Piavola, ha iniziato a raccontare strane cose che mi inquietavano e mi ponevano interrogativi. Come il racconto di un figlio, suo e di mio padre, nato morto , dopo già una figlia vissuta solo per una settimana. Non avevo mai saputo nulla. Da allora ho iniziato a fare domande, non volevo fare un processo a mia madre, mi accorgevo che queste domande accumulavano dolore su dolore. Ne ero consapevole, ma era più forte di me.
In tutto questo un episodio divertente. Scendevo da Piavola verso Cesena, ci fermano i carabinieri. Mia madre, bionda, bianchissima, lo sguardo perso. I carabinieri guardano i miei documenti : " ma lei è italiano?" - "si sono italiano" – "e da Bergamo cosa è venuto a fare qua?"- "sono nato qua, abito in provincia di Bergamo,ho accompagnato mia madre al cimitero" – Chi è quella signora vicino a lei? - ( avevo dimenticato i suoi documenti a casa) – "E' mia madre" - " voglio sapere chi è quella signora. Signora chi è lei?" - "sono sua madre", la cosa è continuata per tanto tempo e ad un certo punto mia madre ha perso la pazienza e in dialetto gli ha detto " sono sua madre, la vuoi capire si o no"
..................... continua

mercoledì 7 settembre 2016

no non sono stato adottato - prima parte

 Ricomincio con le mie cosine a puntate. L'altro "l'aria leggera del nord", abbiamo già iniziato una serie di letture con Marco Zappalaglio, fra non molto inizieremo le prove vere e proprie per un probabile spettacolo. Questo non lo so, questa è la mia vita, pensavo di farne uno spettacolo, ma è la mia vita. Già da mesi volevo pubblicare, ma mi sembrava non fosse ancora tempo. Ora sono successe tante cose e forse il tempo è arrivato. Ho cambiato casa in un paese che mi piace, dove conoscevo già metà delle persone e l'altra metà la sto conoscendo ora. Non ho più i fantasmi che mi turbano il sonno e non ho più voglia di cercare o scoprire chissà cosa. Qualsiasi cosa sia successa, va bene così. Sto ricominciando un'altra fase della mia vita che non spero sia l'età della saggezza, ma della follia vissuta con leggerezza. Amo questo testo perchè è il più spudorato, perchè sono io, perchè mi piacerebbe possa servire a qualcosa.  In ogni caso per quegli amici temerari che hanno voglia di continuare a leggere, un grazie infinito. Conosco tantissime persone con dolore profondo nel cuore, il dolore chiaro, non può essere cancellato, ma arriva il momento che gli si può camminare di fianco, come il vento. 

"no non sono stato adottato" - prima parte

1

Non avevo voglia di parole, vedevo solo immagini, quasi sequenze di danza. La prima era un angelo indifferente, con un gonna ampia tipo dervisci, ma sotto i vestiti di un guerriero orientale. Aveva i capelli lunghi e una benda sugli occhi. Tutto vestito di nero. Nebbia e lui avanzava danzando leggero sulle note di Valse uno, quello di Sostakovich. In mano un bastone e dal soffitto pendevano diversi vasi di terracotta che l'angelo distruggeva con il bastone. Dai cocci distrutti si frantumavano in aria miriadi di particelle di sabbia. L'inizio e la fine della vita e un percorso a volte leggero, a volte disseminato di cocci caduti. Poi mi sono rimaste le immagini nel cuore e non avevo più voglia di immagini o di danzare e improvvise e prepotenti sono tornate le parole.

Quando era morta mia madre, avevo voluto essere io a raccontare di lei, non un prete che neanche la conosceva e avevo concluso con "Ciao ma, volevo che il tuo viaggio fosse leggero come il vento di queste colline che si incrociano fra la montagna e il mare". Era febbraio c'era la neve. Come tre anni prima quando era morto mio padre, ma lì la neve era stata tanta, metri. Non si potevano seppellire i morti in quei giorni. Poi improvvisamente il sole e siamo partiti verso quelle colline romagnole dove ci sono le tombe di tutti i parenti da parte di mia madre. I parenti, tantissimi, da parte di mio padre sono seppelliti in diversi cimiteri della Romagna, chi più vicino alle colline, chi più vicino al mare.

Non ho mai chiamato i fratelli di mio padre o di mia madre zio o zia. Ma sempre con il loro nome. Non ho mai chiamato i miei genitori babbo o mamma, ma sempre e solo con il loro nome e non ho mai capito perchè.

La seconda immagine che avevo in testa era un palcoscenico interamente ricoperto di terra rossa, non un palcoscenico, ma uno spazio grande quanto una prateria mongola. In lontananza, montagne illuminate al tramonto da quel proiettore che si chiama sole. E qua, prima uno, poi due, tre fino ad essere tantissimi, uomini che procedevano lentamente. Tre passi , si inginocchiavano, si sdraiavano per terra , si rialzavano, ancora tre passi e via via. Tutto lentissimo, esasperante, ipnotico affascinante. Le vesti lunghe di questi pellegrini preganti viandanti, frastornate da un vento impetuoso. Una preghiera collettiva, un saluto singolo e collettivo alla vita che nasce e a quella che va. Poca fantasia, ma l'unica musica che riuscivo ad immaginare, era quella che scaturiva dagli strumenti e dalle corde vocali dei musicisti e dei cantanti mongoli.

Da quando sono piccolo a volte mi succedere di chiedermi se sono pazzo e spesso non riesco a capire cosa è reale fra tutti i mondi possibili che mi annebbiano la mente.

Avevo sognato, da ragazzino, alcune volte notti di seguito, lo stesso sogno. Ero in un borghetto di collina , le strade lastricate e le case di sasso. E c'era il padre di mia madre che mi aspettava in cima alla salita. Era il paese in cui ero nato e in cui mi sarebbe piaciuto tornare. In realtà il paese dove sono nato , o comunque dove credevo di essere nato è totalmente differente. Ma nel sogno era il mio paese, era la casa che cercavo. Infatti mio nonno, piccolo biondo, occhi azzurri, a cui non è mai interessato nulla della moglie, dei figli e tantomeno dei nipoti, mi guardava sorridendo e diceva " questa è la casa in cui sei nato " . Ricorrente questo sogno e ne avevo parlato a mia madre – lei sapeva leggere e interpretare i sogni- era rimasta un pò così e mi aveva risposto " è solamente un sogno".

Per anni ho cercato questo posto, ho sempre pensato che esistesse davvero e volevo trovarlo. Sperduto secondo me in qualche vallata delle colline o delle montagne della Romagna, delle Marche o dell'Umbria. Sempre per anni, io figlio unico , ho pensato di avere non un fratello, ma un fratello gemello. E anche lui ho cercato. L'ho cercato per anni anche se tanti mi dicevano "fantasie di figlio unico" . Fantasie al punto di stare male. Una volta ho preso il treno e sono andato a Pesaro, ero convinto che lì avrei incontrato questo mio fratello, ho girato una intera giornata, il fratello non l'ho incontrato, però ho visto la città che non avevo mai visitato. Una volta sul traghetto per la Sardegna, ero convinto ci fosse anche lui, sempre il fratello gemello, e ho girato per tutta notte sperando che il tipo mi si piazzasse davanti e dicesse "sono io".

Diverse volte, fin da piccolo, chiedevo in casa " ho un fratello gemello?" , poi ho smesso di chiedere perchè mi accorgevo che questa mia domanda creava sofferenza. Un'altra immagine che avevo in testa era quella di un giovane padre contadino. Anni 50, vestito della festa, la giacchettina un poco stretta, sotto una canottiera e i piedi scalzi. Questo giovane padre teneva in braccio un bimbo appena nato e lo cullava, sempre danzando, al ritmo di una ninna nanna. Non quella classica o le variazioni popolari, una ninna nanna dell'est europeo, più ritmata, più allegra, più lancinante. Una apparizione veloce come un fantasma che ti compare per strada, ti guarda ti sorride, oppure fa un pezzo di strada vicino a te senza mai parlare e poi scompare.

L'inverno se ne è andato, fra poco la primavera, in anticipo rispetto ad anni fa , poi l'estate che in questi paesi dove ora abito è insopportabilmente carica di umidità, poi ottobre novembre e ancora inverno.

Sono nato in un paesino delle colline romagnole, così almeno ho sempre creduto, il 28 o il 29 di agosto , forse qualche giorno prima di tantissimi anni fa. E tutta la mia vita è sempre stata costellata di episodi quantomeno strani, a volte pericolosi e non sono mai riuscito a capire perchè. E tante persone hanno seguito gli avvenimenti della mia vita, correndo in parallelo senza avermi mai dato la possibilità di un incontro.

No, non sono stato adottato.

Sono nato il 28 o il 29. Ufficialmente mi è sempre stato detto che ero nato il 28 , ma mi avevano segnato all'anagrafe come nato il 29. Succedeva tanti anni fa. In realtà neanche i miei genitori avevano una data precisa, chi mi diceva che ero nato nella notte di un giorno, chi il pomeriggio dell'altra giorno. Una cosa so con certezza: nessuno dei parenti di mia madre, che pur abitavano a non più di cinquanta metri, è stato presente alla mia nascita. Mia madre e i suoi parenti erano legatissimi fra loro e niente succedeva che gli altri non sapessero o non fossero presenti.

Uno da fuori, quando pensa alla Romagna pensa al mare, il mare adriatico, i pedalò, le spiagge affollate, la piadina, gli amori notturni con le ragazze straniere, i ragazzotti con la esse strascicata a pagamento per le signore mature. Le famiglie con i tanti bambini e le ciabattine ai piedi e i racconti di Tondelli. Eppure a pochi chilometri inizia la romagna delle colline, colline strane, belle , dolci a volte, ostiche spesso, poi i boschi e le foreste abbandonate, poi le montagne che una volta erano toscana, ma che il duce aveva stabilito fossero Romagna.

Con il duce che nasce a Predappio, con Forlì devastata per farne diventare l'emblema dell' architettura e della grandiosità fascista, il Tevere mica poteva nascere in Toscana. Tevere, terra di Romagna , provincia di Forlì.

La cosa affascinante della Romagna è che ogni paesino pensa lui di essere Romagna, gli altri no. Per cui uno della campagna , delle colline o della montagna, guarda con disprezzo quelli di altri comuni o del mare, considerandoli romagnoli un pò imbastarditi e viceversa. C'è un divertente monologo di un attore che abita dalle parti di Bagnacavallo e alla fine riesce a sostenere che la Romagna è praticamente attorno a casa sua. Figuriamoci , è provincia di Ravenna.

La Romagna di cui parlo io, è quella incastonata tra Forlì ,Cesena, la strada E45 quella che porta a Roma e ai confini con la Toscana e un'altra strada che da Forlì porta su sempre ai confini con la toscana, due mondi comunque differenti perchè in mezzo c'è un crinale di colline – su questo crinale ci sono i percorsi dei tedeschi in fuga-. Da una parte Borello, Casalbono, frazioni del comune di Cesena, poi Mercato Saraceno, Sarsina, San Piero in bagno, Bagno di Romagna. Questi i comuni , ma in realtà i paesi che intendo io sono piccoli borghi o frazioni più all'interno e ai confini stretti con il crinale di cui dicevo. Dall'altra parte Forlì , Meldola, Predappio, Civitella di Romagna, Santa Sofia. Che poi qualche paesino di uno piuttosto che un altro comune , possa essere di qua o di la dal crinale, non ha importanza. E' anche successo che dopo la seconda guerra mondiale, sono cambiati diversi confini e dagli anni '50 una frazione magari veniva passata da un comune all'altro, cambiavano le strade, le mappature e le numerazioni. Paesi di confine.

Io intendo parlare di un triangolo, un triangolo in parte maledetto che qualcuno aveva anche definito il far west della romagna. Un triangolo fatto di povertà, contadini al servizio di grandi e piccoli proprietari terrieri, un terreno fertile, da diventare uno dei granai del duce, e soprattutto i traffici di diverse miniere di zolfo e rame.

Non si usa più prendere la cartina geografica di una zona, google maps è molto più comodo, poi se devi andare da qualche parte e non sai come muoverti hai il navigatore. Io l'ho buttato perchè preferisco fermarmi per strada e chiedere alle persone così magari ci scappano anche quattro chiacchiere. Però se uno prende una cartina geografica, quelle che non sai mai come ripiegare, segue la traiettoria da Cesena, lungo la E45 ed esce a Borello - Borello è un paesone frazione di Cesena - poco dopo Borello in direzione Piavola, Linaro, Ranchio c'è una strada sulla destra.Qua iniziamo a segnare una linea di quel triangolo di cui parlavo prima. Si va su , pochi chilometri , grossa pendenza. Prima Casalbono , diventato famoso perchè si diceva che ci passassero gli ufo, poi case Venzi, una linea praticamente diritta e in cima dove finisce la strada , sulla sinistra ne comincia un'altra: strada Valdinoce. Qua siamo già in territorio straniero infatti si passa sotto il comune di Meldola. Il paesaggio è spettacolare. Pochissimi alberi, calanchi di bellezza infinita tagliati con l'accetta da un gigante arrabbiato. Il vento di queste colline incastonate fra la montagna e il mare, è forte veloce, fresco e frizzante. A volte sembra che canti. Più avanti verso le montagne cominceranno poi anche i boschi e le foreste, ma qua nulla. Mandrie al pascolo, erba medica. In cima un grande ricevitore non so se per le linee telefoniche o per la televisione.

Dove finisce questa strada , proprio ad angolo, fra statale Casalbono, frazione di Cesena e strada Valdinoce , frazione di Meldola,una casa enorme, tutta recintata e con le porte e le finestre chiuse da inferriate che la fanno assomigliare più ad una armeria che non ad una casa. Dalla parte di strada Valdinoce, un palo con su issato a mò di bandiera un cavalluccio a dondolo. La prima volta che ho visto questa casa e questo cavallo a dondolo, sono stato male, la testa ha avuto dei giramenti e non riuscivo a capire più dove fossi. Come se centinaia di persone che avevano abitato quei luoghi, mi passassero vicino senza vedermi, tristi come la loro miseria, le loro ferite, poi i partigiani nascosti, e i tedeschi, massacro dopo massacro, in fuga. E ancora i partigiani, i fascisti, quelli che si fingevano di volta in volta partigiani o fascisti per andare a razziare e rubare nelle case. I minatori. Tutto in pochi attimi di stordimento. Niente di angosciante, ma leggero e veloce come il vento in quei giorni fortissimo.

Ritorniamo indietro sulla nostra cartina dove già abbiamo tracciato una linea e ne tracciamo un'altra, dal nostro punto di partenza andando su verso le montagne lungo una strada che si chiama via Linaro. Costeggiamo sulla destra Borgo delle Rose. Ci passi dentro una volta con la macchina, più che sufficente. Arrivi a Piavola quattro case messe in croce, divisa in due parti. Prima del rigagnolo che va a buttarsi nel torrente Borella che a sua volte giù nel paese di Borello , va a buttarsi nel fiume Savio, siamo ancora comune di Cesena. Dopo il rigagnolo, comune di Mercato Saraceno. Credo che le case un pò prima della curva che porta a Piavola e sono asserragliate sulle cime di qualche collina, facciano parte della frazione di Casalbono. Da Piavola la linea finale del triangolo , su attraverso le strade sterrate con pendenza da brivido in mezzo ai campi, arriviamo di nuovo a case Venzi e poi strada Valdinoce. Tutto sommato pochi chilometri. 
Questo è il triangolo in cui tutto succede, o meglio sono successe, le cose che sto per raccontare. 
............. continua 

giovedì 14 luglio 2016

Sintomi sindrome gemelli pesci lamentazioni e traslochi

e magari anche acquari capricorni e vergini. Tutti, a modo loro, maestri nel gran campo della lamentazione , delle sindromi più svariate e delle fughe. Salvo poi vivere benissimo e lasciare agli altri il peso del loro essere così sfigatamente unici. Ho parlato di gemelli, pesci, acquari, capricorni e vergini che, ad esclusione delle vergini che a volte dici “per favore piuttosto sparami sulle palle”, sono segni comunque affascinanti e in cui , non so per quale motivo, spesso mi ci ritrovo. Io in questi giorni non ho nessun sintomo, nessuna sindrome e pur a volte colpito da atroci malinconie, non ho nessun motivo di lamentazioni. Terribile. Ho iniziato con molta, moltissima calma un trasloco e urgerebbe mi dessi una mossa sennò finisco a natale. Abito in un posto con un parco meraviglioso attraversato da rigagnoli d'acqua in cui spesso mi infilo assieme al cane. Qualche mese fa mi sono detto, è ora di cambiare e mi sono messo a cercare. Volevo un giardino per il cane , un giardino in cui farci un po' di orto. Si qua c'è un parco, ma non ho possibilità di lasciare il cane libero, neanche posso farci l'orto. Volevo un porticato coperto in cui fare la mia sala da pranzo ( un tavolo e quattro sedie) estiva.
Volevo un terrazzo in cui mettere due poltroncine a dondolo ( perché due che sono sempre solo?) e volevo una cucina grande (so fare da mangiare una volta ogni tanto, il resto insalate variamente miste) e volevo non essere più così isolato. Ho trovato la casa, è lei, in un paese poco distante da qua. Ho già vinto la diffidenza di vicini un po' chiusi, genere bergamaschi della bassa con tanto di madonnina davanti al cancello, ma il cane non gliene frega niente del giardino dato che preferisce starmi sempre appiccicato. Vado la una volta al giorno, saluto i vicini, faccio un giretto con il cane e poi in macchina mi dico “dai domani inizio il trasloco”. Così da un mese. Enzo ti amo. Ho appena visto Carlo Gabardini che stasera sarà al mulino di Torre a presentare il suo ultimo libro. E' esattamente così come l'avevo conosciuto tanti anni fa. Allora era un ragazzino, allora un pochino imbranato, sempre indaffarato, sempre curioso di tutto, grande intelligenza e sorriso sempre. E' esattamente uguale ad allora. Sia come fisico , sia come testa. Tanto di rispetto. Non è facile mantenere la propria anima. Avevo pensato di avere chiuso la storia delle mie ricerche, delle mie origini, ma se di giorno me ne dimentico, di notte affollano in maniera sconsiderata i miei sogni. E va bene così. Cercare, camminare, farsi prendere dall'allegria, dalle malinconie, l'importante è non stare mai fermi sperando che un finale non arrivi mai. Perchè sarebbe comunque sempre diverso rispetto alle tue fantasticazioni. Non sono mai riuscito ad abitare una casa per più di 8/9 anni, a volte anche meno. Ho la fortuna di non avere rimpianti. Quando si cambia, è normale un attimo di smarrimento, ma poi basta. Può andare bene può andare male. L'importante è avere la possibilità eventualmente di cambiare ancora.
Ho deciso da prossima settimana di pubblicare, ancora a puntate e ancora per sentirmi un pochino Dostoyewskj, il testo che parla delle mie ricerche romagnole e da cui vorrei spudoratamente ricavarne uno spettacolo. Per ora chiudo, mi devo preparare per la serata al mulino e sarà una grande serata perché Carlo è realmente un grande. 

Quindi chi abita qua in zona e non ha anora programmato la serata; a Torre Pallavicina, mulino di basso, ore 21,30, Carlo Gabardini. Ciao 

martedì 5 luglio 2016

appendice "l'aria veloce del nord"

L'aria veloce del nord, appendice
Le parti che ho pubblicato de “L'aria veloce del nord”, erano la riduzione per uno spettacolo teatrale che prenderà vita quest'inverno. Abbiamo già fatto una lettura Work in progress a Ostiano, probabilmente ne faremo altre. Manca in questa riduzione tutta la parte italiana o nazioni come la Francia, la Spagna , l'Inghilterra. Per quanto riguarda l'Italia, ho già scritto , ma sarà un capitolo a parte e probabilmente anche questo un altro spettacolo, un resoconto su e giù per le colline romagnole . Partendo spudoratamente da mie vicende personali e da una altrettanto personale ricerca. Vorrei poi scrivere , non sulla Lombardia, ma su queste zone della bassa che amo e sono la mia seconda terra. Ci sono altri posti che amo senza se e senza ma, per esempio la Val di Cembra in Trentino. Anche questo sarà un capitolo a parte. Per ora metto come appendice e definitiva chiusura de “l'aria del nord” un pezzetto che a me piace, totalmente diverso dagli altri, in cui parlo della mia prima volta in Calabria, passando per la mia prima volta a Napoli. Intanto si procede con il festival Odissea e se qualcuno passa da queste parti , un sorriso e un saluto sono sempre una gran bella cosa
  Appendice a "l'aria veloce del nord"
La prima volta che sono stato a Napoli, non dovevo andare a Napoli. Volevo
andare in Calabria. Non sapevo dove, ma volevo andare. Era l'epoca per me degli zaini sulle spalle con tanto di sacco a pelo e tenda. Tutto era nuovo e tutto straordinario. Ero già stato a Parigi e avevo visto che viaggiare non era poi così male. A Napoli il treno si era fermato perchè iniziavano degli scioperi a singhiozzo. Era mattina e di sicuro treni non ce ne sarebbero stati fino a sera. Era la mia prima volta con zaino, sacco a pelo e tenda e non volevo lasciarli al deposito bagagli, per cui ho gironzolato un pochino non troppo lontano dalla stazione, poi mi sono accampato nell'atrio di attesa sperando che qualcosa succedesse. Dopo un pò mi sono accorto che gironzolava attorno a me un ragazzino di non più di sedici diciassette anni. Piccolino, faccia vivace, occhi svegli. Poi ho capito e mi ha confermato che era un prostitutino, piccolo delinquente tanto per passare la giornata, conoscere gente e fare un pò di cassa.
Un cucciolo di cane lasciato a sè stesso. Scompariva spesso, sempre in una unica direzione frequetantata da gente adulta e senza problemi, Ma sempre ritornava dove ero io finchè alla fine si è seduto e mi ha detto ciao, dove vai? Gli ho spiegato e abbiamo continuato a parlare, era stupito di tutto, era affascinato da tutto. Era poco più giovane di me, ma era un bambino, di quelli già scafati e vissuti, ma il cuore ancora da bambino. Per tutto il giorno è rimasto, salvo i suoi viaggetti andata e ritorno, seduto vicino a me. Ho preso dei panini, li abbiamo mangiati assieme. Era commosso "sei l'unica persona che parla con me e non vuole niente da me" poi ad un certo punto ha iniziato a raccontare la sua vita, non aveva mai viaggiato, non era mai uscito da Napoli e probabilmente mai andato oltre la zona della stazione : "non ho niente qua, non ho nessuno, portami con te, sono piccolino, occupo poco spazio nella tenda, mangio poco, sono bravo, portami con te". Gli ho spiegato che non potevo e tante cose, alla fine doveva arrivare il treno, mi ha salutato con un abbraccio e gli occhi lucidi. Lui è scomparso e anche il treno non è arrivato e io già pronto a correre ai binari, mi sono di nuovo accampato nella mia postazione. Pomeriggio inoltrato finalmente l'annuncio del treno.
Improvvisamente ricompare il ragazzino che camminava di fianco ad un altro ragazzino, un transessuale. Tutti e due piccolini, ridevano in continuazione, c'era amicizia e complicità fra i due. Mi vedono e si avvicinano " non sei ancora partito?" - "dovrebbe arrivare fra poco il treno". Come fossi stato uno della sua famiglia, il ragazzino mi presenta l'altro ragazzino, il trans. Era truccato , ma talmente male come le unghie laccate e smangiucchiate che non sapevi se metterti a ridere o prendere un fazzoletto e pulirgli la faccia. Il ragazzino trans mi guarda, mi da la mano come se io dovessi baciargliela, in efetti poi ridendo gliel' ho baciata e con sguardo furbo e sognante mi dice "énchanté" , pronunciata "ensianté". É arrivato il treno, il primo ragazzino mi ha abbracciato di nuovo e sono partito.

Finalmente in Calabria, ma a Paola il treno si è fermato di nuovo, ancora sciopero fino al giorno dopo. Stava arrivando sera. Ho cercato qualcosa da mangiare , ma c'erano stati forti temporali e tutta la zona attorno alla stazione era allagata. In giro, causa allagamento non si poteva andare, treni non c'erano e la stazione era vuota. Con l'incoscienza degli anni di allora ho tolto il sacco a pelo e anche se non riuscivo a dormire, almeno stavo al caldo. Ad un certo punto della notte mi accorgo di qualcuno seduto vicino a me. Era un giovanotto, suppergiù della mia età, doveva andare a Roma, gli avevano trovato un lavoro a Roma, ma anche lui, bloccato in stazione per via dello sciopero. Era divertito, meravigliato che me ne stessi lì da solo rannicchiato in un sacco a pelo, lui vestito bene, la giacca buona, la valigia nuova, era il primo viaggio che faceva e non era mai andato fuori dalla Calabria. Aveva paura del nuovo mondo che lo aspettava. Dopo un pò che si parlava ho aperto il sacco a pelo e ci siamo addormentati vicini. La mattina dopo c'erano finalmete i treni, io dovevo andare più a sud, lui più a nord. Mi ha abbracciato, mi ha ringraziato per cosa non so, siamo riusciti a berci un caffè e ci siamo salutati. Più a sud, dove volevo arrivare e sono arrivato, avevo fatto amicizia con una coppia anziana.
Lui diceva che io ero il figlio che avrebbe voluto. In effetti poi ho conosciuto il figlio e ho capito perchè. Tutte le mattine salivo sull'apecar con questo signore e si faceva il giro dei paesi sulle montagne. Avevo paura nelle discese perchè spegneva il motore e scendeva in folle. Per risparmiare benzina. Una apecar con su un giovanotto e un signore anziano, in discesa senza marcia inserita e senza toccare i freni sennò si consumavano , può raggiungere velocità ragguardevoli. Spesso con questo signore andavo in giro nei campi a raccogliere erbe. E poi un giorno è arrivato anche il figlio. Molto alto, un pochino perso, i capelli lunghi nerissimi. Mi dice un giorno "prendiamo la barca e facciamo un giro". Non so nuotare , ma l'idea di fare un giro in mare mi affascinava. Si remava e mi raccontava come avesse un campo su in cima alla montagna dove coltivava canapa e ha iniziato a farsi una canna. Io non avevo mai provato e mi sembrava poco educato dire no non voglio fumare, sono contrario. A lui sembrava non facesse nessun effetto. Due tiri e ho iniziato a vedere il mare in tempesta, onde paurose che alzavano di metri la barca, onde minacciose nere. Il giovanotto continuava a dire "guarda che il mare è calmissimo, smetti di camminare". Io avevo iniziato a camminare sulla barca per evitare che pendesse troppo da una parte o dall'altra. "mai visto un mare così calmo" continuava a ripetere il giovanotto. Quando siamo arrivati a riva, pensavo fossero passate ore e giornate intere, al momento di tirare su la barca :"mi raccomando fai finta di niente, non dire niente a mio padre" Giuro e spergiuro " fidati non dirò niente". Quando è arrivato il signore anziano, il padre, io continuavo a ridere e a dire con un fil di voce "giuro non dico niente". Una sera ho preso il trenino e sono andato a Reggio Calabria. Volevo visitare la città. Tempo ne avevo , fino alla mattina dopo non ci sarebbero stati altri treni e mi sono trovato in una grande piazza dove c'era la festa per la Madonna. Gente che suonava e gente che ballava, la taranta che io pensavo fosse una cosa pugliese.
Ad un certo punto le donne sono scomparse e sono rimasti solo uomini che hanno ballato tutta la notte. Non ho visitato la città, ma anch'io sono rimasto tutta la notte e siccome mi avevano detto di ballare, anch'io ho iniziato a danzare. Sono ritornato diversi anni in Calabria, ma i treni non hanno avuto più scioperi , il giovanotto figlio dei due signori anziani , non l'ho più rivisto e la festa della "Maronna" me la sono sempre persa.