lunedì 15 giugno 2015

Odissea partita. Venerdì la camminata in notturna, bella magica. 
Tutto alla perfezione, bello il pubblico, tanto, bravi gli attori con immagini che diverse volte sono riuscite a commuovermi, belli i passaggi in acqua, ma…. Oltre gli attori ci sono altri spettacoli che si intersecano fra loro: il canto degli uccelli, il rumore delle acque, la bellezza del paesaggio, le interazioni con il pubblico. Ecco, le interazioni con il pubblico: chiedo sempre di portare degli oggetti, possano essere fiori, sassi, pensieri scritti, qualcosa da bruciare, granaglie. Con questi inizia il gioco del rito. Finito tutto, applausi fragorosi e meritati agli attori , loro poi da una parte, io con il pubblico da un'altra, sento una voce che grida “ e le granaglie?” . 
Faccio sempre portare delle granaglie avvolte in una foglia che poi voglio siano lasciate in acqua come nostro regalo al viaggio appena terminato. Me ne ero dimenticato. E alla voce “ e le granaglie cosa ne facciamo? , la mia risposta : “cazzo!” . succede di dimenticarsi di qualcosa, d'altronde la perfezione, almeno per quello che riguarda me, non esiste proprio. Perfezione neanche raggiunta con lo spettacolo , vera partenza di Odissea. ieri sera, domenica, a Torre Pallavicina. Acqua, tanta , esagerata. Però si parlava di fisica e anche l'acqua ci sta. Ma era proprio troppa. Io bagnato fin dalla mattina per via del cane che a forza di essere bagnato pure lui, ieri sera aveva la febbre e neanche ha mangiato. Ora sta bene , dorme qua vicino, ha gli incubi e sembra sognare “ cosa mene frega a me del tuo festival , io voglio andare a correre”. Avrà ragione pure lui. Per cui ieri sera, spettacolo senza scarti di follia o confusioni, ma piacevole, pulito, attore bravo e allestimento quasi da stabile. Dai nonostante l'acqua, serata andata e anche se non c'erano le folle oceaniche , dai abbastanza pubblico attento e interessato. 
In questo momento alla radio, Murolo sta cantando “oi vita oi vita mia… si stata o primmo ammore e primmo e ultimo sarai pemmé”, peccato ha iniziato a cantare anche Marco, mi aspettavo gli rispondesse anche il cane. Sto facendo sogni esagerati in cinemascope, peccato che poi non riesco a ricordare. Si usa ancora il termine “cinemascope”? Questa settimana altri sopralluoghi e poi venerdì a Chiari con la splendida Arianna Scommegna. Prima un piccolo tour all'interno di un edificio restaurato che pur , ora, bianco e lucente, mette ancora paura. Erano le carceri del paese. Neanche sapevo che a Chiari ci fossero state delle carceri. In pieno centro vicino alla chiesa e dove fanno il mercato delle erbe. Ho continuamente il magone nel cuore, passerà anche questo. Immagino il magone come un grosso fantasma che si deposita nel cuore, ma poi si sgonfierà pure lui e rimarranno semplicemente le paure che attanagliano tutti. Semplicemente, si dice così? 
“ oi vita oi vita mia….” Sarebbe bello potere piangere quando piove forte, così tu puoi sempre dire “non è pianto, è solo pioggia”, ma quella grossa bestia del magone ti impedisce anche di piangere, allora pensi “ ma va a ….” e finalmente riesci a a sorridere. Non posso neanche fare intervenire il mio cane, ha più paure e incubi di me. Non è altissimo, tarchiato, cocciuto, dolce, delicato di pancia, scuro, occhi scurissimi a mandorla che ti fissano in continuazione, pieno di paure e di incubi, potevo scegliere altro cane?
E quando gli dico :”felice di averti incontrato” mi guarda come per dire “ cavolo vuoi da me?”

venerdì 29 maggio 2015

scaleremo le valli e le montagne e ci riprenderemo la nostra vita

Conferenza stampe per il festival Odissea andata e bene direi. Già diversi articoli con la foto dei “Quetzalcoatl”che campeggia ovunque. Amo molto questo gruppo e ho passato diverso tempo con loro. In scena sono di una bellezza (anche fuori) e un talento esagerati. Fuori scena sono persone splendide. Due messicani, di cui uno ora residente in Italia e un argentino naturalizzato messicano. Le prime volte che arrivavano in Italia erano scandalizzati dallo spreco di acqua , di cibo e di materiali dell'occidente cosiddetto evoluto. Mi hanno insegnato molto. In prova e dopo lo spettacolo miriadi di donne , e anche uomini, si catapultano verso di loro congratulandosi per la loro bravura e ipnotizzati dai loro fisici  notevoli. Ai “Quetzalcoatl” questo mette allegria, io sempre in fibrillazione perchè le orde dei fans , incuranti di tutto, mi calpestano cavi, vanno a sbattere sui fuochi non ancora completamente spenti , si appiccicano ai ragazzi che io devo proteggere. Loro saranno la conclusione del festival , prima il generoso , eclettico, grande amico Fullin , a dieci chilometri di distanza, ai Finiletti di Pumenengo, intratterrà sulla sua vera cucina gay con tanto di tacchini in foulard e travestite di kiwi. Sarà una estate bella, spero, un bel festival e il maggior merito va a Marco perchè io faccio ancora quello un pochino perso. Il clima è partito bene e vogliamo dare tanto, poi per quello che saranno l'inverno e la prossima estate e i prossimi , ancora non lo sappiamo e non lo vogliamo sapere. Io curo maggiormente le cose un po' altre come la camminata iniziale in notturna sul fiume con tredici attori che ripercorrono il sogno, il desiderio e la magia. Oppure il mio laboratorio intensivo in acqua, l'anno scorso avevo dovuto rinunciarci per questioni familiari. E ancora un incontro cui tengo tantissimo: con il “lupo” Roberto Ghidoni che diverse volte ha corso e vinto il “iditarod extreme” in Alaska. E poi praticamente è stato adottato dagli abitanti di uno di questi paesi. Ma tutto il festival è proprio bello. Che sia il nostro canto del cigno o l'inizio di un nuovo percorso di noi come araba fenice?Ad agosto mi fermerò, non voglio fare nulla, né pensare a nulla, e anche la maggior parte di settembre. Ma non partirò per le vacanze, partirò per il mio viaggio che è il viaggio della mia vita, a muso duro e spero, senza gli sbagli di qualche mese fa. E' tanta la confusione che ho in testa che ogni tanto ho bisogno di fare un piccolo riepilogo. Già la morte dei miei, cui ero preparato d'accordo, però il vuoto lo sento. Poi diversi amici e amiche che hanno avuto diversi problemi di salute e che li hanno affrontati così come forse io non sarei capace. Cazzo la vita può essere dura. E questa mia cosa, l'ho messa un attimo in disparte. Questa estate voglio dedicarmi al festival, voglio recuperare i rapporti con i miei amici, voglio ritornare a vivere, poi però senza dimenticare queste cose, voglio dedicare tempo per il mio viaggio. E' una vita che sono in fuga e non riesco a fermarmi. E' una vita che mi sento in debito con tutti. Vorrei non potere più fuggire e non sentirmi più in debito con nessuno se non per l'amore e l'amicizia che mi viene data. Riepilogo ancora e spero per l'ultima volta. Sono stato segnato come nato il 29 di agosto ( porca troia quest'anno faccio 64 anni che sembra o non sembra, ci sono) , ma ho sempre saputo di essere nato il 28. E ci sta. Come carattere mi riconosco nel segno della vergine, ma fino ad un certo punto. Dovessi guardarmi dall'esterno direi che sono del cancro, magari cuspide con leone. Da parte di mia madre sono tutti castani chiari con occhi chiari. Mia madre pelle chiarissima e occhi verdini con sfumature azzurre. Gli unici due cugini maschi, da parte di mia madre, sono altissimi e tutti con capelli genericamente mossi. Le donne piccoline, ma neanche troppo, e una scura quanto me, ma è sua madre (cognata della mia) che era scura di suo. Da parte di mio padre , sono tutti moro rossicci, pelle non chiarissima, ma neanche scura. Mio padre con occhi marroni più chiari dei miei, capelli neri e barba rossiccia. Tutti tantissimi parenti , dalla sua parte, sono alti e di più. Le mie cugine , da parte di mio padre, sono mediamente più alte di un metro e settanta ( una arriva al metro e novanta) e i maschi oltre il metro e ottanta. Tutti dicono che assomiglio in maniera incredibile a mia madre, in ogni caso ( dal colore della pelle, all'altezza, ai capelli fino ai tratti del volto) non ho nulla che possa rimandare a qualche mio parente. E mi fa rabbia, perchè sia da parte di mia madre che di mio padre, sembrano fatti tutti con lo stampino e sono subito riconoscibili. Inoltre nessuno dalla nascita fino ai vent'anni è stato grosso. Tutti magri magri, io ero praticamente obeso fin dalla nascita. Ora credo ancora di essere obeso e mi dicono che sono troppo magro. Scopro per caso , anni fa, in uno dei tanti ricoveri e operazione dei miei, che abbiamo tre gruppi sanguigni, praticamente incompatibili fra loro. Allora non ci avevo dato importanza liquidando tutto con “idiozie da medici”. Poi tanti indizi e messaggi quasi in codice, decido di andare a cercare il mio estratto di nascita. Tutto regolare, salvo che risulto nato da un'altra parte e non dove mi era sempre stato detto. Poi l'ultimo anno di mia madre, non era andata completamente di testa,le cose che mi diceva, diverse sono risultate essere vere. Non riuscivo a trovare un certificato di battesimo ed ad una mia lamentela “possibile che non sappia neanche dove sono stato battezzato”. Mia madre mi risponde “ alla Piavola come ti ho sempre detto”. In effetti, prima un prete imbranato, poi un altro prete con cui ho fatto amicizia e sono stato battezzato lì. Salvo che mi sono ritrovato un terzo nome di cui neanche sapevo l'esistenza. Il posto in cui risultavo essere nato è una casa , quella che è dietro la foto in fb, ma questa casa è a Piavola che è sotto il comune di Mercato Saraceno. Veramente Piavola ha anche una parte sotto il comune di Cesena e i confini sono un pochino labili. Per cui non ho mai dato importanza al fatto che risultavo nato nel comune di Cesena. Tutti i paesi di questa zona sono ai confini di diversi comuni. Che sono Cesena, Mercato Saraceno, Sarsina, Meldola e un pochino oltre anche Civitella di Romagna. Una bella zona, colline ancora non troppo alte, aria pulita che sa di mare e di montagna. All'anagrafe la strada in cui risulto essere nato ( ma sotto cancellata c'era segnata un'altra zona) si chiama strada Valdinoce che appartiene come il borgo Valdinoce al comune di Meldola. Sto parlando di una sorte di triangolo di quindici per quindici chilometri, non zone lontane, ma differenti in tutto, sia per economia, paesaggio e mentalità delle persone. E' vero che finito il comune di Cesena e prima di inoltrarsi nel comune di Meldola c'è circa un chilometro di strada che sembra non appartenere a nessuno. E' anche vero che negli anni 50 sono stati cambiati radicalmente molti confini, sono cambiati i numeri delle case e molte case sono ormai abbandonate distrutte in mezzo ai campi. Per tutta la vita, almeno fino a che non ho deciso di andarmene per i fatti miei, ho vissuto sempre blindato e iperprotetto, quasi ci fossero sempre situazioni di pericolo. Alcune reali ci sono state e raccontate in epoche in cui la lucidità dei miei era ancora totale. Come per esempio due signore eleganti del forlivese che giravano nelle nostre campagne e volevano fotografarmi e mia madre era fuggita con me in braccio, protetta dalle altre donne del paese. Oppure , mia madre ha sempre detto “due delinquenti che avevano la divisa da carabinieri” che erano entrati in casa, l'avevano minacciata di portarle via il bambino (io) e poi anche menata. Poi delle mie convulsioni molto strane , età circa cinque /sei anni che per diverso tempo mi hanno creato diversi problemi. E non ricordo assolutamente nulla. E poi ancora tante altre cose. Ma tante, fino agli episodi un po' strani, forse coincidenze, che mi sono capitati da quando ho iniziato a cercare e a parlare in giro. Nessuno sa niente o forse troppi sanno. E le ipotesi sono innumerevoli e anche i nomi delle persone cui potrei chiedere. Ma credo che ormai siano tutti morti e non voglio creare dei casini a figli che magari non sanno nulla. Alcuni preti che potrebbero sapere qualcosa e anche i carabinieri della zona, mi hanno risposto “sono passati tanti anni, tanti documenti sono stati persi, lascia perdere”. Ho tante strade da percorrere e da agosto le voglio percorrere tutte. Cosa vado a cercare? Non lo so. Genericamente mi dico che voglio arrivare alla verità sulla mia nascita. Balle. Fratelli se ne ho, probabilmente sono molto più vecchi di me e forse già morti pure loro. Ma ce n'è uno, forse, di uno o due anni più grande che dovrebbe essere ancora vivo. Ma nessuno mi ha mai cercato. Non ho radici da cercare, le ho, sconclusionate come me, ma le ho. Un fratello non è tale perchè ha un codice genetico vicino al tuo, ma perchè ci cresci assieme e io non sono cresciuto con nessuno. Forse è giusto che io mi senta in debito con la vita perchè la vita mi ha dato tanto però sono stanco di sentirmi sempre straniero anche con me. Certo avrei voglia di un fratello, ma forse ,ora, non avrei nulla da dire. Non so ancora come, intanto oggi ho iniziato a fare i nomi dei paesi casomai qualcuno leggesse, ma voglio vivere una bella estate di lavoro, poi mi rimbocco le maniche, io e il mio cane e sparirò. Se poi questo mio viaggio, come già avevo scritto altre volte, mi debba portare ad una soluzione o alla follia o a non so cosa, ora non mi interessa. Ho deciso di amare Enzo, ma anche Giuseppe, ma anche questo Paolo che sono sempre io e che non riesco a digerire. Ho deciso di amare i miei amici e a loro che magari in questo momento stanno lottando contro malattie pesanti do un abbraccio e dico “per favore non facciamoci fermare da nulla”. Scaleremo le montagne e le vallate se sarà necessario e ci riprenderemo la nostra vita.

venerdì 8 maggio 2015

Forse la pazzia finale ha bisogno di contornarsi di bellezza.

E' difficile ricominciare, dato che le cose che si accumulano nel cuore sono talmente tante, poi difficili da districare. La spinta : una mail di un amico buttato via come una gomma da masticare ormai inutilizzabile e una notte insonne, popolata una volta tanto non da fantasmi, che ci sono sempre e in qualsiasi momento della giornata, ma da preoccupazione e affetto per il mio cane. Bello, atletico, perfetto, ma delicato e fragile da paura. Improvvisamente ieri è stato male, difficile da capire perchè ha una alta sopportazione del dolore e non si lamenta. Quando sta male non si lamenta, mi viene a cercare e mi cade fra le braccia. Un buco nel palato per una scheggia di legno, infezione e coliche di quelle pericolose per i cani con le viscere che rischiano di aggrovigliarsi. Corsa dagli amici veterinari, anestesia, spero il buco si richiuda da solo altrimenti ci vorranno dei punti. A livello di fatica ed economie, sto cane molto più faticoso di quello che avevo preventivato, ma è il mio cane, il mio capitale affettivo e voglio che stia con me il maggior tempo possibile. Ieri sera, svegliato dall'anestesia continuava a girare ebete e gli stavo vicino perchè ogni tanto cadeva per terra. Poi tutta notte ha dormito appiccicato a me e il suo russare faticoso, mi faceva tenerezza. Stasera Roberta Biagiarelli qua a Romanengo, chiudiamo un progetto che ci legava ancora a questo paese, anticipiamo quello che sarà il nostro festival estivo. A fine anno chiuderemo la sede che abbiamo e poi si vedrà. Ripeto , Romanengo ci ha dato tanto, qualcosina credo abbiamo dato anche noi, non mi sento e non sono vittima di nulla e non devo recriminare nulla a nessuno. Le tante straordinarie persone che qua ho conosciuto, si possono pur sempre frequentare anche da altre parti. Il problema sono le altre parti. Non abbiamo problemi di sede o di lavoro, il problema sono io che mi sono perso e non ho neanche voglia di ritrovarmi. Il teatro, è chiaro è il mio lavoro, la mia vita, ma come dico da tempo, mi sta stretto ho bisogno di altro e questo altro si vedrà nel festival estivo. Il problema che mi pongo è che il teatro che voglio per me sono io, come posso proporlo o imporlo ad altri? Con i ragazzi del laboratorio di Calcio faremo la camminata in notturna che aprirà ufficialmente il festival. L'altra sera ho cercato di spiegare le scelte teatrali, filosofiche e spirituali che stanno dietro alle mie camminate in notturna o alle mie scelte. E' qualcosa di oltre, qualcosa di altro, è una concezione di vita, è una inquietudine, è il dolore nel cuore, è la voglia di vivere. E queste cose non le posso insegnare. Anni fa Grotowski aveva abbandonato il teatro e si era chiuso nelle colline toscane per portare avanti una propria idea, ma lui era Grotowski, il maestro. Io un po' di tecnica ce l'ho e questa posso insegnare, ma il resto no, il resto sono io , è una mia ricerca di cui fanno parte tutti i miei mondi. Ad agosto mi fermerò per qualche mese, ho bisogno di scrivere, seriamente, ho bisogno di fuggire, ho bisogno di costruire uno spettacolo ancora io e Marco. Secondo le mie regole e senza dovere mediare nulla. Io senza parole, non ho più voglia di parole, ho bisogno di silenzi, lui legato ad una sedia, gli occhi bendati ( pronto ad essere fucilato dalla vita?) solo voce. Io i fantasmi che danzano. In questi mesi parlando tanto riesco ad aprire anche i cuori degli altri e sto riscoprendo mondi, inquietudini, vissuti grandiosi. Ridiventare persone e non punti anonimi che si incrociano senza neanche accorgersene. Non mi pesa la morte dei miei. Sono stato preparato per anni, ho fatto quello che potevo, ho lottato con loro per quello che si poteva e li ho accompagnati per mano per quello che si poteva. E chi, invece, non ha potuto? E' l'idea della mancanza, cui peraltro sono abituato dalla nascita, questa si è pesante. Per mio padre, peter pan per tutta la vita sono sempre stato trasparente. Gli ultimi anni no. Si era affezionato e legato tantissimo a me e abbiamo cercato di recuperare un rapporto mai esistito e continuava a ripetermi “ sei molto più di un figlio, sei molto di più di quello che potevo desiderare”. Peccato che un padre, naturale o acquisito, dovrebbe esserci anche i primi anni della tua vita. Mia madre no, sempre presente, anche se a volte in maniera un pochino troppo ossessiva. Arrivo a casa, quella che continuo a chiamare la loro casa, le finestre chiuse , la porta chiusa. Non ho buttato ancora nulla, non ho cercato ancora nulla. Sono oggetti, quando morirò io qualcuno li butterà, ma ora di questi oggetti non riesco a separarmi. La mancanza: vestiti, lenzuola dentro armadi. Bicchieri e servizi da tavola ancora in bella mostra. La loro cucina grande e bellissima, i loro divani. L'assenza. Con pochissimi parenti ho parlato dei diversi misteri che riguardano la mia nascita e i primi anni della mia vita. Qualcuno è caduto dal pero, qualcuno mi ha trattato malissimo, qualcuno non sembrava troppo sorpreso. E ci sono diverse frasi che continuano a cavalcarmi i pensieri. Dicono tutti che assomiglio tantissimo a mia madre. Ma lo dicono con una sorte di stupore, non come dato di fatto. E delle tanti frasi, mi ha colpito un discorso che ho fatto con un cugino che anche in passato ridendo qualche volte mi diceva “ma chissà da dove sei uscito tu”. Mi ha giurato di non sapere nulla, però quando io dicevo che non conoscevo nulla delle nostre colline e le sto riconquistando e amando ora, mi ha risposto :” forse i tuoi non potevano farti vedere nulla, non potevano farti vedere oltre gli spazi protetti. Forse c'era realmente una situazione di pericolo. E poi ( dato che io avevo detto “ possibile che nessuno sappia” e gli avevo anche raccontato delle strane coincidenze e degli strani incontri) non è vero che nessuno sa. Sono tanti che sanno. Credo siano anche troppi. Quegli strani incontri che fai, forse non sono tuoi fratelli o tuoi parenti, ma è gente che sa , o figli di gente che sa. Si è sparsa la voce e sono curiosi di vedere chi sei e come sei”. Per essere ipotesi mi sembrano fin troppe concrete. Un mesetto fa al cimitero mi ha avvicinato una signora :”mi spiace non essere venuta al funerale, ma l'ho saputo in ritardo. Ero affezionata a tua madre. Mi fa piacere conoscere suo figlio. Tua madre in queste zone era molto conosciuta, tutti le volevano bene e tutti hanno avuto sempre un grande rispetto per lei e per tuo padre, sono i tuoi genitori e questo non lo devi mai dimenticare”. Oppure mia zia che è sempre caduta dal pero, quando ha saputo che stavo cercando una casa su in zona ha detto : “ penso ti troverai bene, ti posso assicurare che tutti sanno chi sei e c'è un grande affetto nei tuoi confronti”. La cosa che non avevo detto , ancora non so cosa farò o cosa sarà della casa dei miei, decisioni non ne ho prese e non ne ho voglia ora, ma già mi sto informando su una possibile casa da prendere su. Che poi in effetti andare a rinchiudermi fra queste colline tanto belle , ma che neanche conosco, è un po' da idiota. La mia vita ormai è qua e anche se ultimamente non sto frequentando nessuno oltre il lavoro e il cane, i miei amici e le persone cui voglio bene, sono qua. Però ho deciso, per un periodo voglio abitare la e non è una questione romantica, non solo. Potrebbe essere una situazione molto pericolosa, e non solo a livello mentale, però la voglio percorrere per riuscire ad arrivare a capire cosa possa essere successo in quei giorni di agosto di tanti anni fa. E anche qua una ulteriore coincidenza. Ho parlato un po' in giro, ho parlato delle caratteristiche della casa che voglio, piccola e con tanto giardino. Mi sono lamentato per i prezzi troppo alti per me ( anche in affitto) e ho parlato anche dei siti internet in cui stavo cercando. Ad un certo punto compare in uno di questi siti, non una , ma due case. Una, un bilocale bellissimo, arredato e con un prezzo di affitto praticamente la metà rispetto ad un immobile del genere. L'altra la casa esatta che volevo per me. Meravigliosa piccola casa contadina ristrutturata, persa in mezzo ad un bosco, con portico e circa un ettaro di giardino. Anche questa ad un costo di affitto, molto inferiore, a case del genere. E stranamente non ancora andate, dopo un mese del loro annuncio. Strane coincidenze. Forse la pazzia finale ha bisogno di contornarsi di bellezza.e come dice Roberto Ghidoni che inviteremo al nostro festival :" .. sono le cose che vengono a chiamarmi, io sto accanto ai miei amori rispettandoli... e sono diventato neve, vento, freddo e alberi"

martedì 24 marzo 2015

"grazie alla vita che mi ha dato tanto". Fanculo

Spettacolo performance sabato sera a Orzinuovi, domenica mattina decido di ritornare a Cesena. Per un giorno e mezzo non posso massacrare il cane e lo lascio in appoggio alla famiglia di Marco. Sonno, autostrada fino a Bologna con tanto traffico per via del cosmoproff, sembrava di essere a ferragosto. Dovevo fare un po' di cose che potevano essere fatte anche più avanti, ma ancora non riesco a stare fermo. Brutta giornata, senza il cane mi sento solo, non ho nulla da mangiare mi abbuffo di piadine e crescioni alle erbe. Da avere poi il mal di stomaco. Mi telefona un amico, ha una solitudine fortissima, ma facciamo finta di nulla e spariamo sciocchezze. Notte agitata , in lontananza sirene di ambulanze, poi saltati gli antifurto di alcune case vicine. Mi sveglio alle cinque e mezzo con l'idea di portare fuori il cane, mi ricordo che non ho dietro il cane. Ritorno a letto fino alle sette. E' lunedì devo fare diverse cose. Mi alzo con mal di testa atroce e stomaco messo male per via delle piadine. E' solo l'inizio di una giornata di crollo. Devo andare a ritirare dei documenti ne approfitto per andare alla struttura dove per diversi mesi è stata mia madre. All'entrata una ambulanza e una signora che veniva portata in ospedale, le figlie che per mesi non si erano mai viste, piangevano disperate. All'interno, alcune persone che mesi fa c'erano, non c'erano più. Alcuni che allora camminavano, ora erano in carrozzella. Le persone stavano facendo ancora colazione e appena mi hanno visto, non feste grandi, di più. A molte di queste , perlopiù donne, ero affezionato, desideravo andarle a salutare. Una, completamente persa mi dice : “mi dispiace che tua mamma stia poco bene, fai in modo che guarisca presto, desideriamo vederla”. Una, capelli lunghissimi legati a coda : dica una preghiera a sua mamma per me. Poi tante altre, abbracci sorrisi commozione. Poi la signora cui ero più affezionato. Una acquariona completamente fuori con cui ridevo tantissimo. Una volta mi aveva detto : “ quando è morto mio marito, ero giovane, poi con il tempo avrei anche desiderato un uomo. I filarini li avevo, ma i miei figli non volevano. E io ho pensato, e per avere un pezzo di carne a disposizione, vado a mettermi contro i miei figli?” poi aveva concluso : “ anche se quel pezzo di carne ogni tanto non mi sarebbe dispiaciuto” e aveva iniziato a ridere in maniera fragorosa. Una volta ad una delle tante feste si era agghindata con vestito elegante, unghie laccate, trucco. Le avevo detto “ chissà cosa diranno i tuoi figli vedendoti così bella” e lei con un sorriso aveva concluso: “ che sono una troia”. Ieri, appena mi sono abbassato per abbracciarla, ha iniziato a piangere. Poi altre persone, altri sorrisi, altre strette di mano, altri pianti, altri abbracci. Mi sono commosso e sono uscito con una tristezza indicibile. Poi sono stato dal marmista, ci conosciamo da una vita, siamo sempre andati da loro. Il figlio è un giovanotto alto magro, grande lavoratore, sorriso un pochino perso. Molto gentile, mi ha sempre vissuto con affetto, quasi fossi di casa. La lapide che ancora devono mettere su, una enorme lastra di marmo del peso di 250 chili, occorre montare il trabattello e almeno cinque persone. Da una parte, mia madre nella foto marmorizzata, dall'altra il nervoso per questa megalomania dei miei per la tomba di famiglia e per queste lastre , ognuna del peso di 250 chili. Marmo pregiato. Allora , quando mi avevano chiesto un parere, ero stato contrario, poi avevo detto “ i soldi sono vostri fate quello che vi pare”. Ma ora questa tomba, molto semplice, ma con lastre di marmo di 250 chili, fanculo, mi fa piacere. In questi anni costruisco all'interno dei giardini. Ora ci sono due camelie grandissime, alcune piante invernali e una gardenia esagerata. Non amo i fiori recisi e l'idea di portare delle piante, mi piace. Mi piace anche ritornare su, non amo la città , ma ieri mi pesavano anche i cinquanta chilometri andata e ritorno. Poi ho girato un po' a vuoto per le stradine sterrate di queste colline che sono state anche le mie. La casona dove i miei nonni e loro figli sono stati contadini affittuari per tantissimi anni, è completamente abbandonata, parte crollata. Poi una telefonata con l'ultima sorella di mia madre, proprio non ci prendiamo. Scendendo di nuovo a Cesena sono passato a trovare l'ultima sorella in vita di mio padre. Alta magra. Le lunghissime dita della mano oramai rattrappite. Fisicamente in forma, ma mentalmente ormai persa. Continuava a parlare e a sorridere. Sono poi tornato dal marmista che avevo dimenticato una cosa :”dai Paolo in settimana me la mettete su sta lastra di marmo?” Paolo. Mi sono ricordato che Paolo è il nome che mi sono ritrovato e di cui non conoscevo l'esistenza e mi sono ripiombati addosso tutti i misteri della mia nascita. Ore 12,30 sono ritornato a casa, mangiato, dato una pulita, chiuse finestre e porte e sono ripartito verso casa mia. Pensieri che ribollivano e che hanno continuato a ribollire, voglia di fuga, rabbia che non riesco a buttare fuori. Magone totale. Male di gambe, di stomaco e di testa. Su il cane, appena mi ha visto grandi feste, mi si è buttato addosso con le zampe sulle mie parti intime, da sdraiarmi per terra dal dolore. Poi non mi ha più considerato, fa così quando è arrabbiato con me perchè si sente abbandonato. Ma stamattina alle quattro e mezzo è ritornato di nuovo a dormire nel mio letto, appiccato a me. In questi anni non ho mai pianto, né per la morte di mio padre, né per la morte di mia madre. C'erano troppe cose da fare, troppe situazioni da gestire e mi dispiace non avere avuto il tempo per un pianto. Ora no, non ne ho voglia, ho il magone, ma non ho voglia di piangere. Si il crollo credo sia passato, ne arriveranno altri, ora sono ancora un po' scosso, ma qui di fronte a me Marco e il cane mi rassicurano. Sempre della serie giornate di merda, ma passeranno spero, le ferite rimangono, ma avrei anche voglia di ridere. Venerdì uno spettacolo qua a Romanengo poi per una anteprima del festival odissea un altro a maggio e il rapporto con questo paese che ci ha dato tanto e cui forse qualcosa abbiamo dato anche noi, si concluderà definitivamente. Sabato a Calcio le bolle di sapone del mitico Cafaggi, già tutto esaurito. Poi questa estate odissea, poi cosa sarà il prossimo anno ancora non lo sappiamo. Sia io che Marco abbiamo voglia di dare una sterzata totale alle nostre rispettive e separate vite. Si il crollo di ieri è passato, ma il “grazie alla vita che mi ha dato tanto” che spesso mi ripeto, oggi proprio non viene.

giovedì 19 marzo 2015

fallo

Fame, vado dal panettiere e mi chiede :”domani vuole il merluzzo?” - “scusi?” - “ dato che di solito viene a prendere il merluzzo” - “io?” - “si”. Ancora continuano a confondermi con Marco quando non pensano che io abiti con lui. Ormai oltre il bavaglino “non baciatemi” dovrò aggiungere un altro bavaglino “non sono Marco sono Enzo”. Come se già i miei tre nomi non fossero sufficienti. Come va? Si va. Mi sento come un pugile suonato che continua a saltellare e a menare pugni all'aria in attesa di un ipotetico gong. Non sono depresso, sono un pochino perso, un pochino più del solito. Mi ha spalancato la mente la lunga telefonata con un amico. Vorrei fare questo, vorrei fare quest'altro e questo amico ad un certo punto dice: “ cosa aspetti , non hai molto tempo” Porca troia. In effetti se mi va bene bene potrei avere a disposizione ancora poco più di trent'anni. Improbabile. Se va bene sarebbero più probabili venti anni. Se va male male , fra poco. In effetti a volte si ragiona come se la vita durasse una eternità, di contro a volte ci si immobilizza in attesa di . In attesa di cosa? Vorrei fare questo vorrei quello. Fallo. Bisognerebbe andare da certi politici, quelli che ti fanno vergognare di essere italiano :- “ehi tè , ma quanto tempo pensi di avere ancora?” . Sono sempre in movimento che il cane alle 19 crolla come una pera cotta . Devo svegliarlo per dargli da mangiare e obbligarlo ad uscire per l'ultima pipì. Poi lui continua a dormire e si sveglia alle quattro, quattro e mezzo, viene da me a scuotersi finchè non gli dico, “dai sali”. Salta sul letto. A peso morto si lascia andare, non di fianco, ma su di me e si riaddormenta. Poco prima delle sei ci si sveglia ed è già appiccicato alla porta. Dove abito, non c'è un giardino, ma un parco enorme, a volte anche molto frequentato. E il mio tipo di cane non può essere lasciato in giro da solo per cui mi sono ritagliato lo spazio del mio giardinetto per costruire una sorta di recinto per lui, oltre che per me. Scendi le scale, aspettami, lasciami bere il caffè. Un recintino giardino , sono stato bravo, ma lo sto apprezzando solo io perchè il cane non ne vuole sapere e Marco dice “ cos'è sta baracca?”. Non riesco a pensare o a decidere cosa farò i prossimi anni ( nella eventualità che ne abbia ancora trenta, di anni a disposizione) . Qua nella bassa bergamasca ai confini bresciani e cremonesi, non mi trovo male, ho il mio lavoro che mi piace e ho tante persone amiche. Gente in gamba che stimo molto. Anche se come carattere sono un lupo di quelli in fuga. Come se qualcuno mi braccasse. Quando mai? Magari qualcuno mi braccasse. Il legame con Cesena improvvisamente è diventato più forte di quello che avrei immaginato, non riesco a staccarmene, ma non mi ci vedo a vivere a Cesena. Ora mi stanno affascinando i posti delle colline in cui sono nato o quanto meno ho vissuto fino ai tre anni di età. Prima o poi riuscirò a decidere. Ora continuo ad andare sempre avanti e indietro senza sentirmi mai a casa da nessuna parte. Di contro ho la fortuna di potere andare sempre avanti e indietro che stare sempre in un posto si potrebbe impazzire. Continua la stagione, continuano i laboratori e siccome un laboratorio teatrale a volte può smuovere cose profonde, ogni tanto qualcuno mi va in crisi. Così riesco a rinverdire i miei sensi di colpa. Non sento la mancanza di sesso, non me ne frega niente o quasi. Ma ogni tanto una persona che mi si appiccichi addosso come il mio cane, si mi manca. Esperienze tante ne ho, avute. Sono consapevole di non essere di primissimo pelo eppure da qualche anno penso o mi innamoro o niente. In effetti niente. In questo ultimo mese credo mi si siano imbiancati molto i capelli, me lo hanno già fatto notare in tanti, e farsi i fatti propri no? Sono stato a trovare i ragazzini della periferia bergamasca dove riprenderò il lavoro a maggio e uno di questi mi dice “ ciao prof” - “non sono prof, sono Enzo” - ciao Prof Enzo, l'ultima volta avevi i capelli lunghi e grigi, ora li hai corti e bianchi, ma stai benissimo”. E' andata peggio a Marco. In palestra. Un giovanotto diciottenne lo guarda e gli dice : “ strano vedere gente della sua età in palestra”. Pota. Fuori il sole un pochino ammalato, il cane stravaccato nella veranda della nostra sede, Marco a lavorare, io a perdermi. Che giornate di merda.


martedì 3 marzo 2015

Giuseppe Paolo Enzo il mio nome

Sono nato il 29 di agosto, forse il 28, probabilmente il 27 e sono stato battezzato il 2 settembre, Era domenica e mi dicono che allora si usava battezzare pochi giorni dopo la nascita. Non riuscivo a trovare il mio documento di battesimo, nessun mistero, era il prete ad essere imbranato. E' cambiato prete, c'è anche un bel rapporto di amicizia, lui mi dice vieni a messa, io gli rispondo figurati. E comunque sto certificato è saltato fuori. Niente di particolare, quello che mi hanno sempre detto. La madrina una zia, moglie del fratello di mio padre. Certificata con un nome strano, ma noi la chiamavamo sempre con un altro nome. Si usa in Romagna, dai un nome e chiami il figlio con un altro nome. Io sono sempre stato chiamato Enzo, ma all'anagrafe segnato come Giuseppe. E ho sempre avuto difficoltà con i due nomi, però ho imparato a conviverci. Giuseppe è quello riflessivo, saggio, Enzo è quello adrenalinico un pochino pazzo, per nulla saggio. E Paolo chi è? Perchè ho scoperto che il mio primo nome è Giuseppe, il nome da sempre ufficiale, nessuna novità. Come secondo nome risulta Paolo e infine , finalmente, Enzo. Paolo? Ho sempre saputo di essere doppio, adesso scopro di essere triplo. Giuseppe Paolo Enzo, è una cosa sciocca lo so, non ho niente contro Paolo, è un bel nome, addirittura me lo mettono come secondo nome, e sono andato in tilt. Oggi è un mese che è morta mia madre, sono ancora un pochino perso e continuo ad andare giù con la stessa frequenza di prima. Un salto al cimitero, un salto a casa per dare aria alle stanze e poi di nuovo su. Le cose pratiche mi sto perdendo e non ho ancora toccato nulla delle cose dei miei. Sarà il tempo a farmi decidere. Dovesse capitarmi fra le mani un probabile o improbabile fratello lo massacro. Oggi è stata ricoverata anche la sorella di mia madre. In questi mesi abbiamo litigato spesso. Poi ad un certo punto le ho detto: “ sto sbagliando tutto, è tua sorella , l'ultima che ti è rimasta viva, ma renditi conto che io sono il figlio e che sono sempre io a correre. Però non posso dimenticare l'affetto profondo che legava voi fratelli e non posso dimenticare quanto hai corso per tutti, compresi i miei”. Questo era Giuseppe a parlare, Enzo invece pensava :” non rompetemi più le palle” soprattutto nei confronti della figlia di mia zia. Paolo invece era andato al bar. Ora è in ospedale , mia zia, mi dispiace e scenderò a trovarla. Concluso il secondo ciclo di laboratori con i ragazzini, questi di una scuola alla periferia di Bergamo. Ritornerò a maggio per tirare le conclusioni. L'ultimo incontro, dal primo giorno volevano fare gli zombi, ho detto: “dai adesso facciamo gli zombi”. E abbiamo iniziato a percorrere i corridoi e le scalinate della scuola , inseguiti da tutti gli altri studenti che volevano partecipare pure loro. Gli zombi più deficienti che abbia mai visto, però ci siamo divertiti. Sto continuando il laboratorio serale e mi trovo bene. Ieri sono stato in un negozio per comprare delle cose da giardinaggio e il commesso era uno dei giovanotti della sera. L'ho guardato : “sei tu?”. E' diventato rosso. Mi sono accorto di una cosa. Per troppa discrezione o pudore io non chiedo mai nulla della vita degli altri. Mi sono accorto che forse il non chiedere nulla, può non essere recepito come pudore, ma come indifferenza. Mercoledì chiederò vita morte e miracoli a tutti. Marco è seduto nella veranda della nostra sede, è pensieroso gli passerà, sdraiato vicino a lui io mio cane. In questi giorni stiamo facendo anche i sopralluoghi per il nostro festival Odissea. Bei posti e belle persone. Mi da fastidio scoprire che mi chiamo anche Paolo e non averlo mai saputo. Dai che c'è il sole e fra non molto la primavera.

venerdì 6 febbraio 2015

ciao ma, volevo che il tuo viaggio fosse leggero

Quando era morto mio padre, un mese prima avevo sognato che lo avevo accompagnato in stazione. Doveva prendere il treno, io portavo la valigia, lui di fianco a me, con il suo cappottone e il cappello in testa. Ma in treno non l'hanno fatto salire perchè dicevano era troppo pieno, dovevamo aspettare il treno successivo. Una settimana fa, dopo gli ultimi esami di mia madre avevo sognato che eravamo a casa, poi arrivava mio padre, molto serio. Mia madre si è arrabbiata con lui perchè l'aveva lasciata sola per tre anni, poi ha iniziato a piegare le lenzuola e a mettere a posto tutte le cose della loro stanza. Anch'io ho preparare la mia valigia e mio padre e mia madre si sono arrabbiati con me “non devi andare” mi dicevano. Io avevo risposto “ dopo tanto tempo, non pensate che anche io abbia diritto ad andarmene?”. E mia madre sorridendo aveva risposto “no”. Mio padre è morto durante la grande nevicata di , esattamente , tre anni fa. Mia madre gli ultimi giorni continuava a chiedermi “ma quando inizia a nevicare?”, oppure mi diceva “Enzo per favore lasciami andare, tuo padre mi aspetta, devo tornare a casa”. Sono stati anni pesanti, chiaramente più per i miei che non per me. Ma pesanti e ora mi accorgo che mi sono serviti. A riappacificarmi con loro, ad elaborare un lutto, a capire che la vita è sempre una cosa bellina che vale la pena di essere vissuta. Ho capito che nelle cose non si può stabilire un tempo e che molte volte il tempo non dipende da te. Anni fa nelle società contadine, almeno da noi in Romagna, quando moriva qualcuno, era un evento che riguardava tutto il paese, non perchè tutti partecipavano al funerale, ma perchè tutti si sentivano parte di questo lutto. Praticamente ci si trasferiva a casa del morto e per uno o due giorni rimanevano li, come parte integrante di quella famiglia. Ora non si riesce più ad attendere, sembra che non abbiamo più tempo per nulla. Anche il morto si deve seppellire in fretta, qualche pianto, qualche fiore, il dolore che uno si tiene nel cuore e via. Tre anni fa quando è morto mio padre, causa neve, c'era negli obitori di Cesena un accatastamento esagerato di bare, dato che per ordinanze ed impossibilità, non si riusciva a seppellire nessuno. IL primo giorno utile è iniziato il via vai dei furgoni delle onoranze, sembrava una catena di montaggio. Quei giorni, io e mia madre, siamo rimasti lì, lei non si voleva spostare dalla bara. Eravamo praticamente soli, in una delle tante stanze piene di bare con morti lasciati lì da soli. Per me questo era stato un tempo necessario per riappacificarmi con un padre sempre assente che ha iniziato a considerarmi figlio gli ultimi anni della sua vita. Per mia madre no. Dopo la sepoltura il crollo totale, le sue tante operazioni ritornate a galla, i suoi tanti mali, la sua vita difficile. Ero convinto morisse qualche giorno dopo. Non era ancora il suo tempo. Avevo sognato che avrebbe dovuto percorrere una lunga agonia di tre anni, e così è stato, sempre peggio fino agli ultimi giorni. A volte lucida, a volte persa nei propri fantasmi. In questi tre anni, alcune piccole e banali scoperte hanno creato alcuni misteri a proposito della mia nascita. Sono andato un pochino in tilt e nell'ultimo anno ho cercato di capire e di scoprire, ma ero partito con il piede sbagliato e avevo continuato in maniera altrettanto sbagliata e ostinata. Mia madre ha percepito queste cose, più che percepire facevo proprio delle domande e ad un certo punto ho smesso perchè stavo aggiungendo dolore ad un dolore che era già troppo. Dopo ho cercato solo di essere vicino e per lei ero diventato tutto: suo figlio , suo padre, sua madre, i suoi fratelli. Mi hanno aiutato la mia continua, comunque, voglia di ridere e di scherzare su tutto, ma soprattutto la consapevolezza che tanti altri vivono drammi anche peggiori. Ormai siamo abituati a vivere nelle nostre macchinine, nelle nostre casine, nei nostri piccoli mondi chiusi e questo non fa bene. Mi fa piacere pensare che ogni persona appartiene al mondo, non è una proprietà privata. Mia madre è morta martedì mattina e l'ho seppellita ieri giovedì. Ero appena partito da Cesena perchè sapevo che mancavano pochi giorni, dovevo sistemare alcune cose, lasciare Peter a Marco e poi volevo stare con lei fino al momento della fine. Mi ha preceduto di due giorni. Quel martedì mattina, alle cinque e mezzo quando sono uscito con Peter, lui continuava ad ululare, pensavo stesse male perchè non si è messo a correre, mi camminava vicino, lentamente, quasi a fatica. Ogni tanto si bloccava perso a guardare il vuoto. Poi la telefonata e la corsa in autostrada. Aldilà delle cose pratiche che bisogna comunque fare, ho cercato di stare li, con mia madre, il più tempo possibile. Mi serviva questo tempo. Non eravamo in uno stanzone da obitorio, ma in una stanza dell'istituto con un tavolino in cui avevo appoggiato i fiori, quasi fosse un tavolo di casa, di fianco il bagno e una cappella che mi è servita dato che ogni tanto ci andavo a sedere per riscaldarmi. Nel corridoio la macchinetta del caffè, vicino un cortile per fumare. Non avevo bisogno di altro. Avevo pensato che quando mia madre moriva , le avrei preso una ciocca di capelli per quella cosa chiamata esame del dna. Poi mi sono ricordato di una cosa che ho sempre saputo : che una famiglia non è tale per vincoli legali o per propaganda da estremismi politici e religiosi, una famiglia è tale perchè c'è un insieme di persone che si vogliono bene. E che ad un bimbo appena nato, non interessano cellule o questioni genetiche , ma qualcuno che lo possa tenere in braccio e volergli bene. Mia madre, quando mi hanno appoggiato a lei, dopo un iniziale rifiuto, mi ha sentito piangere, mi ha preso in braccio e mi ha detto “ sei tu mio figlio”. Poi che per un anno mi abbia fatto dormire sempre sdraiato sulla sua pancia, poi che per tutta la vita si sia rifiutata, anche in maniera sbagliata, di tagliare il cordone ombelicale, questa è un'altra questione. “tu sei mio figlio” e tutto il resto non ricordo, ma è giusto così. E non ho tagliato nessuna ciocca di capelli. Un padre e una madre li ho avuti, per un certo periodo mi hanno accompagnato loro, poi li ho accompagnati io. Sono loro la mia eredità e le mie radici. Poi qualcos'altro dovesse succedere, non sarò più io a cercare, ma lo vivrò come un regalo. Niente di più e niente di meno. In questi tre giorni ho voluto creare attorno a mia madre un clima di serenità. Ho una strana concezione della morte, non sono credente, ma credo che un viaggio comunque ci sia. Quale e come non lo so. Ma una viaggio si e ho sempre pensato che una persona che muore ne ha già abbastanza di suo, di bagaglio pesante da portarsi dietro, e che una volta morto bisogna avere il coraggio di lasciarlo partire senza fare pesare a lui il nostro dolore e i nostri pianti. Mia madre mi diceva “quando muoio non mi interessano fiori o offerte o un libro in cui lasciare il proprio pensiero, spesso solo frasi di circostanza, voglio la gente, amo stare con la gente, voglio un sorriso, voglio una carezza”. La gente c'è stata tanta, la stanza, la cappella e il corridoio erano pieni. Ho cercato di fare il padrone di casa, ho cercato di fare sentire tutti a casa e mi faceva piacere parlassero di tutte le loro cose, come appunto in una casa. Sono crollato solo quando un cugino, un omone altissimo con problemi al cuore, molto affezionato a mia madre, ha iniziato a tremare e a piangere, poi si è seduto assente, come un bambino. Esattamente come tanti anni fa, quando era un bambino ed era morto suo padre, il fratello di mia madre. In tutte le grandi famiglie, nel corso degli anni si creano o si possono creare dei problemi, a volte insormontabili. E' successo così anche con le famiglie da parte di mio padre e di mia madre. In questi giorni ho cercato di ricucire dei rapporti e ci sono riuscito. E lì con gli amici, i parenti, i conoscenti, ho sentito vivo e vibrante il mio concetto di famiglia. Tanti. E poi via su per le colline verso la chiesa e il cimitero di quel paese che mia madre ha sempre sentito e vissuto come il suo paese. Avevo chiesto al prete, un giovane africano con cui siamo entrati subito in sintonia, di essere io a fare il saluto di addio a mia madre. Non ho parlato di lei, non volevo parlare di lei. Quando qualcuno muore è comunque bravo, bello, dolce, gentile, grande lavoratore. Balle, mai che ci si ricordi che uno è stato anche una persona reale. Volevo parlare della generazione di mia madre, una generazione di uomini e donne, bambini durante la guerra e giovani donne e uomini dopo, che senza dimenticare la voglia di vivere, si sono rimboccati le maniche, hanno patito la miseria, ma hanno ricostruito quel mondo che sembrava bellissimo e che noi, i figli di quella generazione , abbiamo contribuito a distruggere. Ho voluto parlare di quel pezzetto di terra di Romagna che in realtà ho conosciuto solo da un anno, di quelle strade da paura su in cima a colline senza alberi che sembra siano state tagliate con una accetta da un gigante incazzato. Ho voluto parlare delle donne di questo piccolo fazzoletto di terra e di come, pur anche fra tante litigate, ogni problema o ogni evento non era una questione personale, ma diventava gioia, o dolore o problema di tutti. C'è un episodio che mi ha sempre colpito. C'era un giovanotto che era stato dato per disperso in guerra, ma la moglie non si arrendeva, il paese non si arrendeva. Poi un giorno, un giorno di festa perchè erano tutti a messa , arriva qualcuno che urla qualcosa. Tutte le persone sono uscite dalla chiesa con in testa la moglie di questo uomo, correndo giù per la stradina ripida. Nel frattempo, questo uomo che era riuscito a ritornare ,stava risalendo dal paese vicino, cinque chilometri , alla fine della discesa. Man mano saliva, le persone uscivano dalle case, lo applaudivano e gli si accodavano dietro. A metà percorso i due cortei si sono incontrati e tutti hanno iniziato a ridere, a piangere, ad abbracciarsi. Non ho malinconie per il passato, il passato è stato miseria, il passato è stato una cosa dura, ma non amo chi , oggi, si chiude nel proprio giardino e pensa che il suo orizzonte limitato sia la realtà del mondo. Mi sarebbe piaciuto che il giovanotto , che in chiesa suonava e cantava durante la mesa per mia madre, avesse suonato una ninna nanna, volevo che la bara di mia madre, uscendo, fosse accompagnata dal suono di una ninna nanna. Quella ninna nanna che mia madre, la sua generazione e i figli di quella generazione non hanno mai potuto avere perchè la miseria era tanta e c'era da lavorare. Ma il giovanotto non sapeva suonare senza uno spartito, allora ho dedicato questa ninna nanna metaforica a mia madre, a mio padre, ai miei parenti, quelli vivi , quelli morti, a quelli che avrei voluto conoscere, ma non ho mai avuto la possibilità di conoscere, ma soprattutto agli uomini e alle donne di quel piccolo pezzetto di terra di Romagna  in cui in questo ultimo anno anche io mi sono sentito a casa. Poi dopo baci e abbracci, molti mi facevano i complimenti, no non volevo i complimenti, volevo raccontare solo quello che avevo nel cuore. Molti mi hanno detto che sono una persona speciale, no non sono una persona speciale, sono un cretino come tanti. E sorridevo. Mi era venuta in mente una frase che una volta quando ero ragazzo, mia madre mi aveva detto arrabbiata : “ se tu fossi stato un po' più bello e meno intelligente, forse avresti vissuto meglio. Peccato non sei neanche troppo intelligente”. E lì era finita la sfuriata e abbiamo iniziato a ridere come due idioti. In questi mesi, tanti amici o persone che conosco, hanno perso persone care, a loro un abbraccio e un sorriso. Ciao ma, volevo che il tuo viaggio fosse leggero come il vento delle tue colline che si incrociano fra la montagna e il mare, forse non ci sono riuscito, ma ci ho provato